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Draghi Vs Conte

Draghi Vs Conte

La crisi di governo non è inspiegabile, al netto della miccia che è stata accesa da Italia Viva, da tempo era evidente il fermentare di spinte variegate per dare una spallata alle attuali forze di governo.
Peraltro facendo un passo indietro, a valle delle elezioni politiche 2018, già si era palesato non esserci una maggioranza netta e solo grazie alle scelte dei partiti, Lega, M5S, e poi PD, si sono create delle condizioni parlamentari perché ci fosse un governo, al netto che per i rispettivi elettorati e gli stessi partiti, siano state impreviste o comunque dettate dal timore di ritornare alle urne, complice una legge elettorale poco funzionale.
Questo già di per sé era un campanello di allarme sulla qualità della proposta politica ma soprattutto sulla capacità di governare con un indirizzo chiaro.
La crisi pandemica, dal punto di vista politico, ha di fatto acuito questo scenario mostrando la difficoltà oggettiva di rappresentare una maggioranza chiara con un altrettanto indirizzo politico. Non condivido la tesi per cui se le regioni sono per gran parte di orientamento di centro destra, necessariamente il paese sia orientato in quella direzione, ne tantomeno che si dovesse votare anticipatamente, avremmo altrimenti una sola votazione nazionale mentre invece ci sono più livelli e possono normalmente esserci differenti maggioranze, tra comuni, regioni e stato. A mio avviso tutto ruota sulla effettiva e iniziale assenza di una maggioranza chiara in sede parlamentare che si era creata in modo artificiale con scelte oggetto di profondo dibattito, acuite ora dall’emergenza sanitaria e dalle scelte che nell’arco di quest’anno dovranno essere intraprese anche e soprattutto in campo economico.
È evidente che per passaggi così sensibili il coperchio, già in equilibrio precario, saltasse: non è Renzi il punto; ha fatto da semplice detonatore di pulsioni e pressioni interne ed esterne. Interne alla politica, presumibilmente dalle stesse forze politiche di centro destra, esterne, da molteplici categorie, gruppi economici o “think tank” di ogni genere.

La scelta del Presidente della Repubblica, dalle dichiarazioni, la trovo ragionata con alcuni limiti di tipo politico. Condivido che le elezioni anticipate, in questi mesi, vadano a contrapporsi con le priorità di gestione emergenza sanitaria. Non condivido però che sia un governo tecnico a sancire come indirizzare il più importante piano di investimenti economici del dopoguerra ad oggi. Perché questo è un indirizzo politico, dovrebbe essere una rappresentazione delle istanze degli elettori per come vorrebbero sia disegnata l’Italia del futuro.
Per questo spero si valuti lo spiraglio di sciogliere le camere sul limite del semestre bianco di Mattarella, traguardando quindi Giugno come periodo perchè successivamente non si potrebbe fino a nuovo Presidente della Repubblica, andando quindi al 2022. Abbiamo già visto come il periodo estivo abbia minore diffusione del contagio, e potrebbe essere il momento adatto per i tempi canonici di una campagna elettorale e le varie prassi di avvio nuova legislatura.
Cosa dovrebbe fare un eventuale governo tecnico nei mesi da Febbraio a Giugno, quindi un governo a tempo determinato?
Gestire sicuramente l’emergenza sanitaria e il piano vaccini. Tenere aperto il dialogo con l’Unione Europea per tutti i fondi di cui si discute, circoscrivendo gli accordi per avere un indirizzo su come il paese intende investirli ma trattare perché siano raffinati e ratificati da Settembre in poi, con un governo politico nuovo e soprattutto un nuovo parlamento.
Mettere in sicurezza alcune questioni di impatto sociale rilevante, tra cui i vari ristori e il blocco dei licenziamenti per tutto il 2021 con il contestuale finanziamento delle varie forme di cassa integrazione. E fare una legge elettorale, coerente con la riduzione dei parlamentari, possibilmente che consenta maggiore stabilità.

In sintesi credo si debba andare al voto e si possa fare durante questa estate prendendo atto che questo parlamento non esprime una maggioranza. E credo che i partiti abbiamo mostrato ancora una volta l’incapacità di superare i momenti più difficili o forse il coraggio di fare scelte perdendo consenso, scelte che guardino al bene comune e non alle proiezioni dei sondaggi.


In ultimo ringrazio il Presidente Conte, io credo abbia fatto del suo meglio in condizioni francamente proibitive per chiunque, con serietà e impegno.

Il drago Draghi.

Il drago Draghi.

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Mario draghi, il presidente della Banca Centrale Europea, con una mossa parzialmente inaspettata ha abbassato ulteriormente il livello dei tassi di interesse nell’Eurozona, portandolo allo 0,25%, minimo storico dall’esistenza della moneta unica.

Per Draghi l’andamento dei tassi di interesse è correlato all’andamento del tasso di inflazione e la sua policy, nella strenua difesa del fortino Euro, è stata fino ad oggi quella di allontanare il rischio, concreto, della  “deflazione” intervenendo con una politica accomodante.

Le questioni in gioco sono 2 quindi: l’andamento dell’Euro in termini di tasso di interesse e il livello di inflazione nei paesi con moneta unica.

Abbassare il tasso di interesse ad un ulteriore minimo storico non avvantaggerà certamente i normali cittadini con mutuo, cosa a cui tutti normalmente pensano: i mutui legati al tasso di scambio dell’Euro si stima siano, in Italia, meno del 2%. Gli altri sono tutti legati all’Euribor, per lo più a 3 mesi, che non è in diretta relazione con il tasso Euro e peraltro sono già a livelli talmente bassi che non è pensabile una ulteriore riduzione: nessuna banca oggi presterebbe denaro senza un tasso minimale di interesse ad altre banche. Potrebbe avvantaggiare le varie banche che si fanno prestare denaro dalla BCE ma ad oggi le stesse non rimettono in circolo il denaro ricevuto e questo, di per sé, è un grosso limite ed un errore nelle regole esistenti.

L’altra questione che preoccupa è il tasso di inflazione che si attesta mediamente sullo 0,7%, in picchiata dall’anno scorso in cui era al 3,2%. Non entriamo nelle teorie economiche che definiscono cos’è l’inflazione ma basti sapere che l’effetto finale è che a parità di moneta disponibile, un bene o un servizio costa di più. L’inflazione per la BCE deve essere mediamente al 2%, valore peraltro simile a quanto veniva perseguito in Italia nella prima metà del ‘900, ed oggi la tendenza è che il valore dei prezzi salga sempre di meno, addirittura in uno scenario simile a quanto accaduto in Giappone, possa scendere ancora. Da notare che il Giappone non è fallito, non ci sono state orde di barbari nelle strade ma ha, con fatica, tenuto i tassi di interesse allo zero per molti anni, aumentato le esportazioni e “svalutato” la moneta. Qui si parla di “deflazione”. Cosa comporta?

Pensare che la diminuzione dei prezzi sia un vantaggio oggettivo è sbagliato perché tutti noi siamo consumatori ma anche “produttori” e tutto il sistema produttivo si troverebbe a fare i conti con prodotti o servizi con minore utile, conseguenze dirette sono la riduzione dell’occupazione, in un contesto dove la produzione stessa diminuisce proprio perché viene ridotta la domanda ed il valore del prezzo finale.

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Un gatto che si morde la coda visto che il livello di disoccupazione medio in area Euro è al 12%, senza contare quella giovanile che in paesi come il nostro supera il 30%.

Fatte queste premesse è chiaro che lo scenario futuro è grigio, per usare un eufemismo, ma soprattutto non è condivisa la visione dello stesso futuro monetario. La politica di austerità imposta dalla leadership tedesca sta mettendo a dura prova la tenuta sociale dell’Europa che dimostra enormi differenze da paese a paese, ne avevo già fatto cenno in un mio precedente articolo.

Siamo di fatto tenuti forzatamente uniti da una moneta che molti economisti mettono in discussione non tanto per pregiudiziali politiche ma quanto perché non ha la flessibilità necessaria per affrontare un periodo come questo.La realtà è che siamo sempre più prossimi all’inevitabile scelta da affrontare ovvero se investire tutto nella costruzione di una Europa Unita, disegnata tramite la politica sui bisogni della società e dei cittadini che ne fanno parte, anziché una “Moneta Unita” disegnata sulle necessità di alcune lobby di potere, grandi banche, pochi paesi beneficiari di cui noi cittadini ne subiamo le scelte, senza reali benefici.

Forse dovremmo rispolverare le speranze e le idee di Giuseppe Mazzini che con la sua Giovine Europa si prefissava di promuovere l’indipendenza e l’emancipazione dei popoli dalla sudditanza ai regimi assoluti, ma oggi chi sono i regimi assoluti? Gli Stati sovrani o, forse, le Banche Assolute?