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Della P2, di Licio Gelli e delle riforme.

Della P2, di Licio Gelli e delle riforme.

In questi giorni, per l’ennesima volta, è stato nominato Licio Gelli, la P2 ed il suo noto “piano di rinascita democratica”.

 

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La storia la conoscevo in parte, è certamente nota la questione di una loggia massonica che era andata “oltre” e nel corso degli anni settanta essa si sarebbe qualificata per aver concentrato i protagonisti di un disegno eversivo, di cui fu descritto il contenuto nel già citato “piano di rinascita democratica“, deviando quindi dal cosiddetto ordine costituito. Tra i vari crimini attribuiti alla P2, oltre al cospirazionismo politico per assumere il controllo dell’Italia, si possono citare la strage dell’Italicus, la strage di Bologna, lo scandalo del Banco Ambrosiano, l’assassinio di Roberto Calvi, l’ipotetico assassinio di Albino Luciani (ovvero Papa Giovanni Paolo I), il depistaggio sul rapimento di Aldo Moro, l’assassinio di Carmine Pecorelli e alcune affiliazioni con lo scandalo di Tangentopoli (fonte Wikipedia). I protagonisti della “Propaganda 2” (P2) erano in effetti i massimi dirigenti dello Stato, importanti uomini di affari (l’allora Berlusconi in veste di imprenditore…) generali, servizi segreti ed editori che avevano maturato la concreta possibilità, secondo una certa storiografia moderna, di partecipare attivamente al “golpe Borghese”, guidato appunto dal principe Borghese per fare arrestare il presidente della Repubblica Saragat. I legami con la loggia massonica di Gelli hanno contorni poco chiari, pare che sia  stato lui stesso a stoppare il golpe visto che vi stavano prendendo parte nei ruoli chiave moltissimi dei suoi affiliati o in altra tesi che fosse una semplice prova per scatenare successivi eventi, ma l’aspetto più interessante è proprio nel documento guida di Gelli che fu ritrovato ai tempi del suo arresto e di fatto successivamente reso pubblico.

Il documento è molto semplice, sono 8 pagine di quello che potrebbe essere un programma politico a 360° con obiettivi e breve, medio e lungo termine. Interessante fin da subito l’aggettivo democratico in quanto nel piano non si vuole prevedere alcun tipo di rovesciamento del sistema, violento, a conferma forse della tesi di non avvallare il golpe di Borghese.

Poi, si parte con gli obbiettivi che puntano agli allora partiti di centro – sinistra con DC e PSI in primis e i relativi sindacati confederali di quell’area ovvero CISL e UIL. A seguire individua precisi organi di stampa, per puntare a governo e parlamento, ma come? Semplice, è sufficiente, cito testualmente: “La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi (15 – 20 milioni di Euro, ndr) sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo”.

In tutti i 3 ambiti (politica, stampa, sindacato) quindi si puntava ad avere persone di fiducia con disponibilità economiche che prendessero la guida delle rispettive aree politiche per poi sodalizzare con la stampa puntando ad iniziative per controllare organi TV ed editoriali, oltre che l’eliminazione della RAI, e smontare l’azione sindacale dall’interno per cambiarne il peso e l’azione.

Ma veniamo alle riforme, visto che il piano ha una “vision” completa, c’è una serie di punti ben precisi che intervengono sull’assetto stesso dello Stato e dei suoi organi, a breve termine, di cui ne cito alcuni interessanti.

  • Interventi sull’ ordinamento giudiziario per la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati;
  • sul governo per la legge sulla Presidenza del Consiglio e sui Ministeri (Cost. art. 95) per determinare competenze e numero (ridotto, con eliminazione o quasi dei Sottosegretari);
  • sul Parlamento ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR)….molto attuale peraltro no?
  • modifica dei Regolamenti parlamentare per ridare forza al principio del rapporto (Cost. art. 64) fra maggioranza-Governo da un lato, e opposizione, dall’altro;
  • abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione);
  • adozione di un orario unico nazionale di 7 ore e 30 per tutte le attività pubbliche e private, tema spesso dibattuto e citato da Landini della FIOM come strumento per aumentare l’occupazione;
  • eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti; (come quanto aveva detto Berlusconi qualche anno scorso);
  • revisione della riforma tributaria nelle seguenti direzioni: revisione delle aliquote per i lavoratori dipendenti, inasprimento delle aliquote sui redditi professionali e sulle rendite, abbattimento delle aliquote per donazioni e contributi a fondazioni scientifiche e culturali riconosciute, costituzione di un fondo nazionale per i servizi sociali, sovraimposta IVA sui consumi
  • un piano edilizio che imponga alle Regioni programmi urgenti straordinari con termini brevissimi surrogabili dall’intervento diretto dello Stato;

Il requisito è che ci sia un Governo autorevole che porti avanti questi interventi con decisione e nel caso che le forze dell’ordine possano essere mobilitate prontamente, dandogli peraltro poteri molto forti a scapito delle garanzie di cui siamo tutelati.

Poi ci sono quelli a medio lungo termine, di cui alcuni sono realmente forti e costituzionalmente rilevanti:

sull’Ordinamento Giudiziario,

  • riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale);
  • riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile;

sull’Ordinamento del Governo,

  • il Presidente del Consiglio è eletto dalla Camera all’inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso le elezioni
  • revisione della legge sulla finanza locale per stabilire che Regioni e Comuni possono spendere al di là delle sovvenzioni statali soltanto i proventi di emissioni di obbligazioni altrimenti il concetto di autonomia diviene di sola libertà di spesa basata sui debiti; questa sembra calzante per la Liguria ed il recente controllo della Corte dei Conti.
  • riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari;

sull’ Ordinamento del Parlamento,

  • nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati – ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.);
  • modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed alla Senato preponderanza economica (esame del bilancio);
  • norme per effettuare in uno stesso giorno ogni 4 anni le elezioni nazionali, regionali e comunali (modifica costituzionale);
  • stabilire che i decreti-legge sono inemendabili; (quindi un forte potere al Governo)a

 

Ci sono poi altri punti, interessanti, ma per esigenze di spazio non sto qui a riportare, fermo restando che si può facilmente reperire il documento http://web.tiscali.it/comunisti-pistoia/Memoria/RinascitaDemocratica.htm e relativi articoli come questo http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/23/licio-gelli-il-bambinone-renzi-e-gli-ex-lacche-di-berlusconi/996830/

Leggendolo nelle proposte si vede chiaramente come di fatto ci siano molti punti sposati negli ultimi venti anni dal centrodestra e dal centrosinistra di cui ora, con Renzi, per la parte di riforme parlamentari, non si può dire che oggettivamente vi siano punti di contatto con le proposte di Gelli. Non solo, al di là di condividere o meno i punti, vi sono comunque elementi che impongono delle riflessioni, solo che manca l’ingrediente fondamentale: di democratico non vi è nulla.

L’intero processo riformista di Gellli si fonda su di un potere dato a pochi grazie al denaro e non richiama in alcun modo la gente comune e le scelte consapevoli: francamente è lo scenario che viviamo ai giorni nostri e che, con l’Unione Europea e l’Euro si è attuato “dolcemente”, moderatamente e pacatamente….

Quindi la domande, provocatoria, nasce spontanea: perché uno è andato ai domiciliari e l’altro governa insieme ad un ex affiliato della stessa P2?

Vada Sabatia, rimangano i pazienti.

Vada Sabatia, rimangano i pazienti.

Il 29 Gennaio 2010, la Giunta regionale ligure, con delibera nr. 65

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Da allora la già problematica vita della struttura nata tramite la Fondazione Ferrero, per cui rimando all’ esaustivo articolo di Aldo Pastore http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5082:istituto-ferreroq-di-vado-ligure&catid=59:aldo-pastore&Itemid=57, viene affidata nelle mani della Segesta Gestioni s.rl., azienda privata operante nel settore delle RSA la cui nascita è fissata nel 1994 per poi venire acquisita dal gruppo francese Korian, con numeri e fatturati da capogiro, un business importante che nella Liguria trova terreno fertile visto l’alta percentuale di popolazione over 60.

Quanto è successo nella clinica è inutile ribadirlo, agli onori della cronaca e nelle mani della magistratura per evidenti reati della più bassa leva, commessi da una parte del personale operante in un settore specifico, almeno fino  a quanto oggi emerso.

Delle violenze perpetrate ai malcapitati pazienti è stato detto pertanto quanto ora possiamo vedere è una catena, un processo che vede coinvolti 5 diversi attori: la struttura, il soggetto privato gestore, l’ASL, la Regione  e i pazienti.

Provo a vedere brevemente chi può avere delle responsabilità a vario titolo. Escludiamo fin da subito i pazienti: salvo il fatto di essere affetti da problemi di salute non sono imputabili di alcunché. Passiamo alla “struttura” intesa come l’insieme dei muri, dell’edificio, dei macchinari, dei letti etc… direi che anche questo attore di per sé non ha responsabilità, peraltro la struttura nel suo insieme è nuova, un po’ asettica me certamente non per questo gravata da colpe.

Arriviamo ai protagonisti principali: soggetto privato gestore, Segesta appunto, Regione e ASL.

La Segesta è per conto mio il principale responsabile oggettivo della cattiva gestione nella residenza Vada Sabatia, vi invito a leggere nel sito della proprietà Korian, nella pagina dedicata http://www.grupposegesta.com/case-di-riposo-per-anziani/assistenza-segesta/ , tutto il materiale relativo a qualità, codice etico, codice disciplinare etc… tutta “fuffa” ovvero parole al vento. Inutili, visto quanto è accaduto.

Poi arrivano le responsabilità di Regione e ASL che vanno a braccetto in quanto la prima è il soggetto che ha affidato il servizio tramite la convenzione con il servizio sanitario pubblico ad un privato che è risultato ampiamente inadempiente, il secondo, l’ASL, è il soggetto che per conto della Regione doveva controllare e garantire che non avvenissero disservizi.

Ora cosa sta succedendo? Che l’ASL e la Regione sostanzialmente stanno rescindendo il contratto con la Segesta per gravi inadempimenti, contratto da verificare perché la convenzione aveva durata 3 anni pertanto evidentemente ora era in regime di proroga in attesa di affidamento definitivo, dando 180 giorni di tempo per rimettersi a norma oppure di fatto rescissione del contratto.

Fermo restando che trovo formalmente corretto che se uno dei 2 contraenti è gravemente inadempiente si proceda a rescindere un contratto, vedo però che perdiamo di vista il soggetto al centro di tutto: il paziente. Ho letto le dichiarazioni rilasciate dal manager dell’ASL 2 Neirotti a riguardo e le ipotesi sono trovare un nuovo soggetto da accreditare nella gestione o spostare i pazienti.

Io voglio sperare che i pazienti non vengano minimamente coinvolti in questa delicata vicenda, stiamo parlando di soggetti con problemi di salute molto gravi, situazioni al limite per cui ogni intervento destabilizzante è possibile causa di gravi conseguenze. Credo che la ricerca di un nuovo soggetto cui affidare la convenzione, per riequilibrare il servizio fornito, passando da un bando aperto possa essere meno peggio ma del meno peggio ne vorremmo fare a meno.

A me piacerebbe che tutti i comuni di cui uno o più cittadini fossero ricoverati nella clinica, facessero una causa per danni al gruppo Korian chiedendo un risarcimento pari ad almeno il prezzo cadauno pagato per ogni paziente ricoverato dall’inizio della convenzione. Vorrei vedere i comuni di Savona e Vado, ora uniti grazie a Renzi, intraprendere questa iniziativa forte pretendendo che la Segesta, anziché minacciare il licenziamento dei lavoratori privi della qualifiche che utilizzava in mansioni non consone, si mettesse in regola, sostituendo soprattutto l’intera classe dirigente ed assumendo personale qualificato.

Che non passi insomma l’idea, magari sbagliando, che sia arrivata l’occasione buona per l’affidamento ad una qualche cooperativa, con le necessarie qualifiche certamente, ma facendolo in fretta e con urgenza si potrebbe cadere in errore e scegliere male. E noi non vogliamo questo, vero?

Liste civetta, gatta ci cova.

Liste civetta, gatta ci cova.

Il “meccanismo” della lista civetta nasceva formalmente per creare una lista ad arte da partiti e coalizioni al fine di aggirare il meccanismo dello scorporo contemplato dalla vecchia legge elettorale del 1993, per quanto riguardava la Camera dei deputati.

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Quella legge elettorale, per tre quarti maggioritaria (con collegi uninominali di tipo anglosassone), e per il rimanente quarto proporzionale con sbarramento, prevedeva che un candidato nel collegio uninominale dovesse collegarsi ad una lista presente nella parte proporzionale, cui sottrarre (scorporare) la differenza di voti tra il primo candidato risultato vincente e il secondo.

Per aggirare questo meccanismo, i grandi partiti e le coalizioni evitavano di collegare i loro candidati nei collegi uninominali alle liste reali di partiti reali, a cui nel qual caso sarebbero stati sottratti dei voti, e li collegavano a liste fittizie, liste civetta per l’appunto. [Fonte Wikipedia]

Da allora hanno assunto, cambiando la legge elettorale nazionale, connotazioni diverse, come i casi di liste civetta che si presentano anche a competizioni regionali, nazionali e non solo richiamando direttamente e volutamente liste o partiti senza che questi ne abbiamo conoscenza, ma con lo scopo di sfruttare biecamente il raggiro all’elettore, magari disattento, e ottenere dei voti validi.

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Inoltre, vi è la casistica dei Comuni sotto i 15 mila abitanti laddove, in caso di presentazione di una lista unica, al voto si dovrebbero recare il 51% dei residenti: circostanza molto difficile in alcune realtà territoriali. La “lista civetta” evita il problema fornendo una blanda, se non farlocca, alternativa per una validità a maggioranza semplice dei voti e la conseguente vittoria di chi di fatto doveva vincere. Insomma, un accordo sottobanco.

Veniamo comunque al caso, anzi ai casi, che più ci sono vicini, ovvero le innumerevoli liste civiche presenti nelle elezioni amministrative dei comuni intorno a Savona: da Varazze ad Albenga, passando per le Albisole, Quiliano, Vado è un allegro fiorire di liste civiche, tutte innovatrici e rinnovatrici, tranne scoprire poi che molte di queste, soprattutto quelle papabili per la vittoria, sono legate mani e piedi ai partiti.

Mi domando perché tutte nascondono dal proprio simbolo il chiaro legame al partito che rappresentano? Perché come per la lista dei candidati sindaco delle Albisole, o di Vado non viene mostrata l’evidente e nota appartenenza al partito politico cui sono legati.

Il partito che si vergogna del partito? Eppure l’elettore ha diritto di sapere chi sta votando, non solo dalle parole, ma anche dall’ispirazione e dai principi di riferimento di cui molti parlano riempiendosi la bocca. Sembra più una partita a Risiko, dove si occupa il territorio con le proprie milizie, nascondendole dietro delle liste civiche per attrarre più voti, anche di chi, se ci fosse il tanto amato/odiato simbolo forse non sarebbe propenso a dare il voto.

Quindi ancor più grave, senza andare a pensare male, ma francamente trovo più encomiabile una lista civica vera, dove nessuno è realmente iscritto ad alcun partito, soprattutto il candidato sindaco, che quantomeno è coerente e trasparente con i cittadini

Queste interpretazioni delle “liste civetta”, perché questo sono, dove apparentemente non ci sono riferimenti salvo poi “scoprire”, come ad esempio a Stella, che la lista civica è una lista del PD dove il Sindaco è candidato alle europee per il Partito Democratico, rappresentano un aspetto a dir poco “spiacevole” nel rapporto con gli elettori, dimostrando sempre più quanto sia importante la coerenza anche nell’ uso dei simboli.

Che poi, ad essere un po’ maligni, la civetta è simbolicamente ambigua, spesso associata a cattivi presagi in virtù del fatto di essere animale notturno…. se tutte queste liste civetta portassero pure un po’ sfiga?

Aria fritta, fuffa e un pò di sale.

Aria fritta, fuffa e un pò di sale.

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Una delle più ghiotte specialità napoletane, note anche come Zeppole (Aria Fritta…), sono state  preparate in gran quantità e sono pronte per essere servite dal nostro MasterChef Renzi, che peraltro sta preparando contemporaneamente un sacco di altre prelibatezze.

“Nell’attesa della riforma costituzionale del Titolo V” – così recita espressamente il comma 1 dell’articolo 2, questo provvedimento comporta l’istituzione di 9 città metropolitane – Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria – che si insedieranno fisicamente al posto dell’omonima provincia (Reggio Calabria con tempi diversi). I comuni delle province che diventano città metropolitane potranno decidere di non aderirvi, questo perché a parte le nove province che diventano città metropolitane, tutte le altre rimangono vive e vegete fino a quando non si procederà alla loro soppressione con un disegno di legge costituzionale. Dovrebbero comunque avere le seguenti funzioni generali: cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città metropolitana; cura delle relazioni istituzionali afferenti il proprio livello, comprese quelle a livello europeo, ossia quelle con le città e le aree metropolitane europee.

Ad esse sono state aggiunte alcune funzioni:

  1. tutela ambientale e gestione dell’edilizia scolastica (non solo per le scuole secondarie di secondo grado, ma sembrerebbe, in assenza di specificazione, su tutte). Alla fine, sarà una funzione fondamentale delle province, che gestiranno anche tutta la partita dei contratti, appalti, procedure concorsuali e selettive che vi sono inerenti.

Renzi ha dichiarato di far piovere 2 mld di euro. Da chi saranno gestiti? Dalle Provincie, dai commissari, dalle città metropolitane….boh e poi quanto tempo dureranno queste province “provvisorie”? E quanto ci costeranno?

E’ stato poi definito un abnorme aumento dei consiglieri ed assessori fino ai 10.000 abitanti (ma ne avevamo bisogno?):

  • Nei comuni fino a 1.000 abitanti il numero dei consiglieri sale da 6 a 10 e si introducono 2 assessori (prima non erano previsti).
  • Nei comuni da 1.001 a 3.000 abitanti il numero dei consiglieri sale da 6 a 10, rimane invariato il numero di 2 assessori.
  • Nei comuni da 3.001 a 5.000 abitanti il numero dei consiglieri sale da 7 a 12, gli assessori aumentano da 3 a 4.
  • Nei comuni da 5.001 a 10.000 abitanti il numero dei consiglieri sale da 10 a 12, rimane invariato il numero degli assessori.

Tutto ciò cosa ci regala:

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  • una moltiplicazione di poltrone. E’ scritto che dovrà essere ad invarianza di spesa, in quanto la spesa per le indennità attuale dovrà essere semplicemente spalmata anche sui nuovi arrivati. Ma questo riguarda le sole indennità, i costi di funzione e di struttura ci saranno!
  • una concentrazione di potere. In sostanza, le province saranno gestite dai sindaci e dai consiglieri comunali, si tratta di potere già concentrato di suo, perché si tratta delle stesse “zone”, di potentati “locali”.

–      Ci lasciano poi l’indispensabile, della serie “non ne potevamo fare a meno”,  terzo mandato dei sindaci per i comuni fino a 3.000 abitanti.

Si poteva fare di meglio? Si, semplicemente sopprimere le province per via costituzionale, affidando competenze e funzioni amministrative alle amministrazioni centrali, alle Regioni e ai Comuni, al contempo, con legge ordinaria, provvedendo all’accorpamento dei Comuni più piccoli, attraverso le unioni e le fusioni, e, soprattutto, disboscando e tagliando la giungla di enti e società che sono proliferati a livello territoriale (strumentali, “inutili”, intermedi).

Non è infatti da sottovalutare il parere della Corte dei Conti laddove evidenzia la probabilità che la prospettata coesistenza di Città metropolitane e Province comporti aggravi di spesa, confusione ordinamentale e moltiplicazione di oneri. Il meccanismo di riordino contenuto nel disegno di legge del Governo risulta molto complesso e articolato, suscettibile di alimentare il contenzioso, in particolare nella ripartizione di funzioni tra Provincia e Città metropolitana.

Cosa ci resta? Tanta aria fritta e fuffa, come la legge elettorale, l’ITALICUM: vi siete accorti che non se ne discute più? Perché è stato approvato alla Camera ma non al Senato dove non c’è una maggioranza e per ora nulla si dice e nulla di discute.

Faremo indigestione di Zeppole nei prossimi mesi….

Tu quoque, Brute, fili mi!

Tu quoque, Brute, fili mi!

imgDentro questa storica espressione attribuita a Giulio Cesare morente sotto le pugnalate inferte dai congiurati, quando vide il proprio figlio adottivo Bruto anch’egli fra gli assassini, c’è tutto il significato profondo del tradimento.

Quantomeno ci sono gli elementi più importanti del tradimento: l’imprevedibilità del fatto stesso ovvero il fatto che ci sia un azione non prevista volta a modificare radicalmente lo svolgimento di fatti e azioni condotte dal soggetto/soggetti passivi, colui/coloro che subiscono il tradimento, e la presenza di uno o più soggetti attivi ovvero colui o coloro che compiono il tradimento dei quali si ignora il coinvolgimento.

Certo la storia ci tramanda altri noti tradimenti, ad esempio il più antico giunto ai giorni nostri è quello di Giuda o dell’apostolo Pietro nei confronti di Gesù, benché in ambedue i casi venga a mancare il fattore dell’imprevedibilità. Altri ancora ve ne sono a seconda delle interpretazioni: l’armistizio del Maresciallo Badoglio, il generale americano Arnold che durante la Guerra di Indipendenza americana tradì il suo esercito passando a quello britannico,  il Maresciallo Pétain che nella Seconda Guerra Mondiale fu a capo della Repubblica di Vichy, il governo collaborazionista con le truppe tedesche che, nel frattempo, occupavano Parigi e il resto della Francia etc…

Ad eccezione dei tradimenti per amore, il tradimento segue sempre regole di mero interesse: possa essere economico o di potere poco importa.

Si è parlato molto del tradimento di Renzi su Letta per il quale non darò opinioni politiche su cui mi pare già noto come possa vedere la vicenda nel suo complesso, ma è possibile vedere e capire cosa sia avvenuto: si può parlare effettivamente di tradimento? Ci sono gli elementi di imprevedibilità ed un preciso soggetto attivo che compie il tradimento? C’è l’interesse?

Secondo me no, in buona parte non è un vero tradimento.

L’ex Sindaco Renzi aveva concluso la sua cavalcata trionfale da poco, pochissimo, e visto il suo evidente arrivismo non poteva non sfruttare l’abbrivio fornitogli da stampa, finti avversari, elettori delle primarie, De Benedetti etc…in sostanza era assolutamente lecito aspettarsi che puntasse dritto al podio più alto, zona medaglia d’oro per intenderci e per rimanere in tema olimpiadi.

Quindi tutt’altro che imprevedibile.

Inoltre, c’erano o ci sono i soggetti attivi che mai ti saresti aspettato? Assolutamente no, era chiarissimo chi avrebbe fatto piazza pulita e su chi. Quindi nomi noti, chiari fin da subito, pronti ai nastri di partenza.

C’era l’interesse? Bè questo è l’unico fattore che credo sia stato determinante. La corrente politica dei renziani doveva prendere il potere, ormai non poteva più attendere ed il momento era propizio: Letta inerme, sfiduciato da Confindustria e dalle banche, benchè l’ultimo regalone gli avesse dato un po’ di crediti, si è visto dare un calcio in culo da Napo&Co. Alla volta di Renzi quindi, un po’ come nei videogiochi quando le vite disponibili sono in esaurimento.

Concludendo quindi non c’è stato alcun tradimento ma un semplice, chiaro, prevedibile, cambio di potere fra diverse correnti della Democrazia Cristiana.

Ma non basta, i tradimenti sono arrivati anche sulle bacheche di facebook, divampa in questi giorni la vis polemica dove tutti sono statisti ed hanno la soluzione, come al bar sport tutti sono allenatori. Piccoli tradimenti quotidiani si consumano nelle pagine di “amici” virtuali che si attaccano a favore di una o dell’altra squadra senza però andare alla sostanza ma solo la forma.

Leggo di quello che dice che non l’ha fatto parlare, perché non aveva nulla da dire, l’altro che sostiene che i rimborsi poi li prendono, non è vero basta documentarsi se si è in grado, che il minuscolo gruppo parlamentare destrorso ha le chiavi per la verità quando invece è illegale, ovvero senza numeri per essere un gruppo parlamentare, che i fuggitivi del Cavaliere tengono alle sorti del paese e stanno al Governo (chi ci crede…. vogliono solo rimanere perché altrimenti non verrebbero eletti visto l’esiguo livello di rappresentanza ), ma alla fine nessuno che dice: io sono d’accordo o contrario a questo provvedimento, quest’altro e questo no. Perché alla fine chi lo fa senza preconcetti, scopre quanto è profonda la tana del bianconiglio.

Si guarda sempre il solito dito ma a suon di guardarlo, alla fine, si gireranno le orbite perché è sempre più dietro.

Boldrini? No grazie.

Boldrini? No grazie.

Facciamo subito una premessa, il Presidente della Camera non ha responsabilità diretta del contenuto presente nel cosiddetto decreto IMU/BankItalia, visto che non è coinvolta direttamente nell’attività di governo e visto che tantomeno non ha scritto il testo.

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Ma ha una responsabilità indiretta. Innanzitutto perché appartiene ad una forza di opposizione che dovrebbe essere indagata per “manifesta incoerenza”, reato inesistente ma comportamento politicamente diffusissimo: in sostanza i parlamentari di SEL sono comodamente seduti al caldo delle stanze del Parlamento perché alleati con il Partito Democratico. Ma ora sono all’opposizione….se lo fossero stati fin da subito, ovvero non nella coalizione di centro sinistra, sarebbero fuori…come direbbe Briatore.

In secondo luogo è chiaro che un decreto che il governo vorrebbe trasformato in legge che contiene e mescola pere con mele chiedendone una valutazione unica è una porcata: gli ultimi vent’anni hanno visto il legislatore cadere sempre più in basso in termini di qualità della forma e della sostanza con cui vengono scritte le leggi ma purtroppo non è solo per l’incompetenza di molti politici, ma per una precisa volontà e strategia. E’ facile, basta mettere dentro cose che tutti i cittadini chiedono a gran voce e contestualmente inserire regalie, pizzi, tangenti, mutandine incluse alle quali non si può negare, nel complesso, la necessità di approvare e tramutare in legge dello Stato. Povero Stato e poveri noi.

Negli accadimenti in Montecitorio che tanto hanno destato stupore perché si è scoperto che esiste una opposizione (dai?), sul decreto di cui sopra, si è arrivati ai ferri corti; il Movimento 5 Stelle voleva scorporare le 2 principali tematiche in modo che si potessero fare votazioni dell’IMU in un modo, e degli altri contenuti in altro ovvero non accorpando in unico testo era tecnicamente possibile salvaguardare i cittadini dall’ulteriore pagamento dell’IMU ed avere la flebile possibilità di non regalare alle banche oltre 7 miliardi.

Veniamo ora al punto della Banca d’Italia. Il 56% delle quote della nostra banca nazionale sono detenute da un numero determinato di banche privati, tra cui anche la nostrana Carige. Il decreto legge che era ormai prossimo alla scadenza se non convertito in legge in Parlamento, prevede che le quote, valutate prima 155.000 Euro, ora siano rivalutate a 7, 5 miliardi di Euro senza alcun aumento di capitale: fantastico, come e meglio del Superenalotto. Le varie banche, ciascuna possiede percentuali diverse anche al 20% o al 30%, non possono detenere più del 3% quindi devono vendere al nuovo valore nominale, ovviamente. E incasseranno l’87,5% dell’intero importo mentre il resto del 12,5% saranno interessi pagati allo Stato: una scorreggia, flebile.

Di punto in bianco le banche italiane sono piene di soldi senza aver fatto nulla. Ma non finisce qui: proprio perché vincolate all’obbligo di non detenere più del 3% di quote, qualora non riuscissero a vendere, la Banca d’Italia ricomprerà quelle invendute, ovviamente rivalutate. Spettacolare, meglio di una assicurazione sulla vita fatta ad un morto.

Ora, secondo voi, avere un po’ di mal di pancia per questa operazione, non è naturale? Ma torniamo al Presidente della Camera (la Boldrini…): cosa poteva fare?

Niente. Doveva semplicemente consentire all’opposizione di fare i propri interventi come previsto dai Regolamenti e, se non si fosse stati nei tempi, il decreto sarebbe decaduto nella sua interezza. Il Governo, se avesse a cuore l’interesse dei cittadini, avrebbe rifatto un decreto urgente per la sola IMU, le forze di maggioranza come il PD, se avessero a cuore il bene dei cittadini (o no?), avrebbero sostenuto una conversione in legge dell’annullamento della mini IMU ed il resto si sarebbe discusso democraticamente.

La Boldrini è “incompetente” perché non le compete applicare regolamenti che non esistono: la cosiddetta “tagliola” che chiude il dibattimento parlamentare è una modalità prevista nel regolamento del Senato e non della Camera. Peraltro i deputati del Movimento in quel frangente avevano appena depositato una mozione appunto per scorporare la parte di IMU dal resto. Bastava discuterla, metterla ai voti…et voilà.

La Boldrini è “impreparata” perché non è preparata a gestire situazioni dove l’opposizione fa l’opposizione: d’altronde SEL l’opposizione la presenta nei libri di storia e nelle memorie di qualche storiografo.

La Boldrini è “incoerente” perché se nel suo mandato innanzitutto deve garantire tutte le parti in causa, non è stata coerente nei fatti poiché non ha consentito alla minoranza di esprimere le proprie opinioni pur avendo, la minoranza stessa, fin da subito richiamato il regolamento in maniera esplicita e segnalando, con le mani alzate, che l’incombenza di questa tagliola era illegittima.

La Presidenza della Camera, nella persona della Boldrini, deve dimettersi perché non è di fatto più credibile come garante di tutte le forze politiche. Suoi predecessori, come Fini o altri, hanno interpretato decisamente meglio il ruolo della terza carica dello Stato.

Nota di colore: come avevo scritto in passato su Vendola e le intercettazione con il portavoce dell’Ilva di Taranto, dopo l’Ecologia, la Libertà ora SEL si è giocata pure la Sinistra facendo gli interessi, chiari ed evidenti, del mondo della finanza.

Nota di constatazione: l’Italia è commissariata. L’arrivo di Monti, contestuale a l’immobilismo di Berlusconi sbattuto fuori dallo spread, ha segnato l’inizio del commissariamento del nostro paese che non poteva esserlo alla luce del sole come la Grecia ma era necessario prima spolparlo, poi mettere “in bolla” le banche per evitare perdite agli azionisti ed ai grandi investitori e successivamente…mandarci a quel paese.

Quindi ora si discute di quanto sono stati brutti e cattivi i grillini (il dito), ma non stiamo guardando che il proprietario del fondoschiena (noi tutti), lo ha preso in quel posto…e non era un dito.

Renzusconi.

Renzusconi.

Al di là dell’aspetto morfologico che potrebbe non piacere,  la creatura di Renzusconi è una forma di animale leggendario,  simile al centauro, che ha trovato il suo momento di massima diffusione nel secondo decennio del 21° secolo. Vive in zone mediterranee,  ama le temperature miti e le località balneari, pur non disdegnando località invernali, le Dacie (non la macchina…) e le città d’arte dove pare trovi serenità nel riposare prima di andare a caccia, di voti.

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Ama farsi vedere, salutare tutti con pacche sulle spalle, molto sorridente, arriva anche a farsi dare del tu da tutti, ma proprio tutti. Và a cena con tutti, incontra tutti, parla con tutti.

Certamente vive in branco, con altri suoi simili, con i quali condivide il suo più nobile interesse: la ricerca del bene, il proprio.

A parte le battutaccie è evidente il riferimento al rapporto tra Renzi e Berlusconi, rapporto non iniziato solo ora ma che lega le 2 figure da lungo tempo e che tanti hanno già avvicinato, compreso il sottoscritto in un precedente articolo. Non commenterò certamente l’incontro sulla legge elettorale, era assolutamente inopportuno per tante ragioni ma saranno soprattutto gli elettori del partito di cui Renzi è segretario a giudicare: se va bene a loro amen.

Ne tantomeno di Berlusconi, del quale non c’è altro da dire,  ma se di qualcosa si può parlare è della sostanza:  un preaccordo per una nuova legge elettorale, almeno per questo caso specifico. E’ curioso che tanto sforzo dei 2 statisti abbia prodotto un “Porcellinum”,  amato in Sardegna come specialità culinaria, evidentemente  il Cavaliere è riuscito a convincere il Sindaco che la regione sarda è bella e debba essere valorizzata in modi e forme innovative.

 

Tant’è che ora in sostanza i nostri (loro) hanno presentato in commissione una proposta incompleta di legge che parla di un ampio premio di maggioranza e di liste bloccate. Ciò che sostanzialmente ha sentenziato la Corte Costituzionale essere incostituzionale viene riproposto con numeri lievemente diversi ma soprattutto con la benedizione delle larghe intese, anzi, larghissime intese tali da mettere all’angolo Alfano.

Infatti il punto in questione è proprio questo:  Renzi è in linea con l’attuale scenario politico perché di fatto è promotore di una sorta di nuovo centro, abbiamo NCD (Nuovo Centro Destra), avremo NCS (Nuovo Centro Sinistra) + PD: il gioco delle sigle è solo un gioco ma le conseguenze delle azioni e delle modalità di gestire il PD come “Uomo Forte”,  sta già producendo del “remescio” e qualche conseguenza ci sarà. Renzi non innova assolutamente nulla ma è solo, come ho già scritto in passato, un esempio di nuova corrente politica all’interno di uno dei più grandi partiti italiani. Intanto è abbastanza probabile che non ci siano i numeri per portare avanti queste proposte di riforma, proprio perché non condivise nel PD, poi alla resa dei conti pare essere più una mossa in ottica propaganda elettorale per le imminenti elezioni europee.

Comunque sia Berlusconi ha dichiarato che Renzi è il suo erede: se fossi nei figli la prenderei molto a a male. C’è il rischio che gli lasci Arcore…vuoi mettere?

Tanta confusione che chiaramente non piace a nessuno.

Cosa succede a Savona anche dal punto di vista politico? Ci sono delle conseguenze o degli impatti?

Certamente ci sono dei nomi, delle ipotesi, di “renziani” della prima ora, della seconda, forse pure della terza, che si propongo o vengono proposti in ruoli direttivi del partito o ai nastri di partenza per le prossime amministrative. Ci sono poi il moltiplicarsi dei gruppi consiliari, come fossero dei gremlins, quei mostriciattoli del film che se bagnati diventavano cattivi e si moltiplicavano, soprattutto nell’area di centro destra.

Il Sindaco pare più preoccupato al futuro (in Regione) che al presente, in un clima piuttosto statico dove in sostanza si procede per ordinaria amministrazione: lavori assegnati ad ATA, servizi assegnati ad ATA, progettazioni assegnate ad ATA…. ma la domanda vera è: ATA sarà renziana della prima ora?

A Scuola di “tagli”.

A Scuola di “tagli”.

Sono rimasto colpito dalla vicenda dei 150 Euro che la categoria degli insegnanti ha rischiato di vedersi trattenuti in busta. Una vicenda che ha del surreale non solo per la trattenuta in sé, ormai le tasse ed i balzelli sono annidati ovunque e sommati danno delle cifre più alte  di uno stipendio netto, ma quanto per il principio inviolabile, a mio avviso, che se delle somme e dei pagamenti, dovuti per accordi e/o per previsioni contrattuali sono stati versati, non può lo Stato riprenderseli indietro.
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Non è di fatto accettabile che su una categoria professionale che certamente ha degli stipendi dignitosi ma non da nababbi, si arrivi con questa facilità solo a pensare che si possa fare una trattenuta del genere per ripristinare o adeguare un qualche tecnicismo che si era previsto adottare.

Ma vi è di più. Se dalla funzione politica emerge che sia necessaria un’azione che tocca delle retribuzione in modo così profondo, è possibile non intervenga prima un confronto per verificarne la correttezza e la coerenza? E’ possibile che se anche non fosse solo responsabilità politica ma burocratica, un Ministro non si faccia degli scrupoli? E’ possibile che solo SuperRenzi (si vabbè la denuncia è stata fatta dal Movimento 5 Stelle ma vuoi mettere con il Sindacone che figurona….) con la sola imposizione delle mani potesse risolvere tutto?

Solitamente non sono votato alla dietrologia ma questi episodi mi lasciano fortemente toccato. Ho avuto la netta sensazione che ci fosse un timido tentativo di “provarci”, un approccio tipo Grecia per intenderci, motivato da qualche somma non dovuta per l’anno corrente per qualche aspetto contrattuale o normativo, e che così facendo si faceva un po’ di cassa.

Su un settore del pubblico impiego, quello della pubblica istruzione, già a pezzi, ma il fondo purtroppo non l’abbiamo ancora raggiunto, così almeno ci stanno mostrando.

A chi fosse passato inosservato infatti, scuole del veneto sono state chiuse per le scarse condizioni igieniche: le cooperative vincitrici degli appalti non riuscivano a garantirne le condizioni minime per mandarci i nostri figli. La gestione della pulizia nelle scuole è faccenda complessa ma si tratta in sostanza di un servizio che viene affidato da soggetti diversi dal Comune che generalmente ha in carico i servizi mensa, con relativi appalti.

Dal punto di vista dello Stato centrale, ringraziamo Letta ed il PD, si è evidenziato un drastico taglio nel decreto del Fare sul budget disponibile per i bandi dei 13 lotti con cui è diviso il territorio italiano per l’esternalizzazione del servizio: addirittura in sede di discussione parlamentare, sollevate con alcuni emendamenti dal M5S, ci sono state considerazioni sull’antieconomicità del servizio e della qualità, i lavoratori di queste cooperative prendono retribuzioni talmente misere ai limiti dello sfruttamento, ed il settore non è affatto ricco di concorrenza, anzi, gravitano le solite cooperative…. “colorate”. Internalizzare il servizio, ridandolo al settore pubblico stesso, potrebbe essere migliore in termini qualitativi ed economici.

Tant’è ora siamo arrivati a non avere scuole pulite e rischiamo di peggiorare ulteriormente: tagli alle retribuzioni degli insegnanti, un ruolo fondamentale per la crescita dei giovani, trattamenti di favore alla scuole privati dei ricchi contro una scuola pubblica sempre più malconcia.

E’ inaccettabile.

Come sosteneva Mandela, recentemente scomparso, la crescita di un popolo, di una nazione e dei suoi ragazzi, passa dall’istruzione e noi in Italia l’abbiamo scambiata per Drive In, Ballarò, A porta a porta o la Gazzetta dello Sport.

Massimo rispetto per tutti e a tutti l’opportunità di esserci, ma la scuola pubblica deve tornare tassativamente ed assolutamente a primeggiare come fu, senza andare lontano nel tempo, in Italia quando nacque il nostro paese e serviva fare una popolo, come fu sempre in Italia nel dopoguerra, per ridare luce alla coscienze annebbiate. Come serve ora per dare a tutti i bambini ed i ragazzi l’opportunità di primeggiare, alla pari di tutti gli altri. Le cose ora non funzionano così, vanno controllate da tutti i cittadini le modalità con cui le nostre scuole sono gestite, pulite e cosa danno da mangiare nelle mense.

Si può cominciare anche da Savona, con il bando del Comune con cui viene affidato il servizio mensa su cui ogni cittadino può e deve pretendere un servizio in linea con quanto stipulato nel contratto di appalto……..buona lettura…..

Finanziamenti, Rimborsi e Paduli.

Finanziamenti, Rimborsi e Paduli.

Volevo fare una riflessione approfondita e con molte citazioni alle normative passate e vigenti ma non credo sia necessario per definire un principio cui traguardare.

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Le modalità di raccolta fondi per i partiti tradizionali sono strettamente legate alla stesso percorso intrapreso dagli anni del dopoguerra volto alla ricerca di strumenti finanziari che ne consentissero l’autonomia operativa. Fin dagli anni sessanta e successivi in Italia si sono accavallate norme su norme per modificare o intervenire sui criteri di finanziamento pubblico ai partiti, peraltro non disciplinato in Costituzione volutamente affinchè non venissero “istituzionalizzati”: ancora una volta la nostra Costituzione si conferma migliore dei tempi che trascorrono e dei politici che si avvicendano.

Purtroppo però non è riuscita nell’intento di contrastare la fame di denaro che con gli anni i partiti hanno manifestato parallelamente a come gli stessi sono entrati purtroppo nelle istituzioni, spartendosi tutto: dai media alle banche, dalle industrie alle infrastrutture ed altro ancora. Finanziamento pubblico ed erogazioni liberali: questi sono gli assi portanti delle entrate. Ma se per le seconde, opportunamente limitate, disciplinate e rendicontata si rifanno alla libertà di ciascuno di sovvenzionare qualunque forma associativa in cui crede con il proprio denaro, per il “finanziamento pubblico” ci vogliono ben altre attenzioni. Si tratta di denaro nostro, di tutti, presente nelle casse dello stato grazie alle nostre tasse, in un modo o nell’altro. Nell’istante in cui questo denaro viene riversato o tramite finanziamento o, in forma “truffaldina” come rimborso elettorale, è assolutamente necessario capire come vengono spesi questi denari, chi li incassa, se sono giustificati e se sono “opportuni”. Si, anche l’opportunità di disporre di ingenti somme in un periodo di forte contrazione economica è motivo di riflessione attenta che purtroppo non è mai stata fatta.

Enormi fiumi di denaro sono finiti in mano  e tuttora sono in mano ai partiti con i quali si sostenta la partitocrazia fine a se stessa,  gli italiani però nel ’93 mandarono già un messaggio piuttosto chiaro che fu immediatamente raggirato. img1Oggi siamo per certi versi in un contesto simile ad allora ma con meno processi in corso o forse con meno indignazione, ci siamo abituati.

 

E comunque sia da tutti, senza distinzioni di credo politico, magari senza manifestarlo chiaramente, c’è il forte desiderio che vengano limitate le ingenti somme di finanziamento pubblico ai partiti. Il Movimento 5 Stelle  ad esempio vi ha rinunciato direttamente, questi comunque sono fatti concreti ed interessanti esempi.

I partiti tradizionali hanno discusso, dibattuto, sentenziato, pontificato e sono arrivati, tramite “Palle d’acciao” Letta, a formulare una proposta geniale: togliere formalmente il finanziamento pubblico ai partiti nell’arco dei prossimi 3 anni e contestualmente inserire forme di detrazione su presunte scuole di politica tenute dai partiti (ma non c’è già la facoltà di Scienze Politiche per questo) e detrazioni sulle erogazioni liberali, oltre che la destinazione del 2 per mille sottratta, inevitabilmente ad altre voci di bilancio.

Insomma, i conti non sono ancora fatti ma c’è chi giura di avere ottenuto un sostanziale pareggio tra quanto si rinuncerebbe e tra quanto alla fine si andrebbe a prendere con queste forme di finanziamento indiretto.

Peccato perché non hanno compreso che la volontà degli italiani era diversa, ma con la finzione e l’arte del mistificare purtroppo non è stata colta la delicatezza dello scenario attuale.

Tutti i partiti tradizionali (PD+-L) fanno molte parole su molte questioni ma in concreto reali e vere riforme, coraggiose, non se ne vedono. L’esempio dato dai “grillini”, così sporchi brutti e cattivi, non è certo un voto di povertà e castità ma un messaggio a dimostrazione che per fare politica, a tutti i livelli, sono sufficienti minori risorse e che se queste sono dedicate ad altre aree economiche ne possiamo trarre vantaggio tutti: in ultimo ad esempio l’attivazione del conto in un preciso capitolo di bilancio dove destinare le varie eccedenze di diarie che il Movimento 5 Stelle ha “lasciato” allo Stato, pretendendone però una precisa destinazione, nel caso specifico alle piccole-medie imprese in difficoltà.

Un altro esempio di come investire meglio i fiumi di denaro che i partiti ricevono e che, Berlusconi docet, non hanno affatto impedito ad un uomo con ingenti somme di dominare la scena politica italiana. Quindi è dimostrato come non ha funzionato il principio di dare soldi alle forze politiche per fare in modo che non divenissero preda di uomini assetati di potere e scarsi principi morali.

E’ invece dimostrato come possano essere ridotti ed usati meglio, senza prendere in giro gli italiani, i presunti fondi di finanziamento pubblico o  rimborsi elettorali anziché inventare ulteriori forme di “sottrazione di fondi pubblici” per spese inutili, l’ennesimo Padulo…natalizio per di più.

P.S.: Buone Feste.

Telefono e Papere.

Telefono e Papere.

C’era una volta il telefono che salvava la vita, per tanto tempo lo ha ricordato il bravo attore comico Lopez per uno spot di una nota compagnia telefonica, ora prossima alla vendita peraltro.

Effettivamente con una telefonata si possono chiedere informazioni, dare aiuto o chiederlo, passare un po’ di tempo con un amico lontano, anticipare delle informazioni o semplicemente tenersi compagnia. Per alcuni nostri politici però il telefono è un problema, pare che “questo matrimonio non s’ha da fare”, come dicevano i Bravi.

Inutile dirlo, ma le telefonate di Cancellieri e Vendola potevano evitarsele, l’uno e l’altra hanno fatto delle figure meschine e quanto dichiarato successivamente li mette ancor di più in ridicolo, per essere gentili.img

La Cancellieri ha mentito, di fronte al Parlamento, per il vizietto nascosto di continuare, pur nel suo ruolo istituzionale, ad intrattenere rapporti con gli amici di famiglia Ligresti: non proprio dei semplici popolani. Poche palle, un Ministro della Repubblica deve gestire i suoi rapporti personali con ben altre attenzioni alle consuete frequentazioni e se il caso, interromperle, anche perché la questione di fondo è sulla fiducia che si può concedere ad un Ministro della Repubblica che mente: negli Stati Uniti, per una questione che in Italia diverte, hanno chiesto le dimissione del Presidente. Certe amicizie, se sono disinteressate andrebbero “sospese”, se sono disinteressate appunto.

Poi Vendola, di Sinistra Ecologia Liberà: allora, l’Ecologia direi che ce la siamo giocata, la Sinistra da tempo anche se alcuni non se ne sono accorti e la Libertà….bè la sudditanza del tono assunto durante un colloquio con un “portavoce” dei Riva la dice lunga. Succubi dei poteri forti riporta un interessante articolo del Fatto Quotidiano.

Insomma, se una volta una telefonata allungava la vita, direi che ora una telefonata accorcia la carriera del politico di turno.

Le soluzioni sono 2: non telefonare, oppure essere coerenti, certo la prima costa molto meno.