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La Bestia ovvero i social.

Premesso che Renzi è a parere mio un pessimo politico e se vi fossero degli illeciti nelle inchieste in corso ben faccia la magistratura a fare il suo corso, non condivido però la crociata del Fatto nell’uso dei social, della “bestia” organizzativa per fare propaganda o contropropaganda.

Si perché fra i primi ad usare i social con aggressività e intensità per costruire consenso fu ad esempio il movimento 5 stelle, poi anche Renzi, dopo la Lega ora piu recentemente Fratelli d’italia. Spesso i voti di massa si spostano oggigiorno grazie a campagne e social, e spesso la riprova è che sui territori non c’è nessun rappresentante di quel partito piuttosto che l’altro. Per cui forse il tema è se e come regolamentare l’uso dei social per fare campagne politiche. Un po come regolamentare le liti al bar sport ai tempi di don Camillo e Peppone, che però in fondo erano dei galantuomini e si rispettavano.

Elezioni a Savona, le mie considerazioni.

Elezioni a Savona, le mie considerazioni.

Generali.

  • Ha vinto l’astensionismo, record storico assoluto e dato negativo sotto tutti i punti di vista. Colpisce tutti, fa riflettere quelle forze politiche come il Movimento che molto avevano puntato sulla partecipazione, a tratti pareva esserci riuscito, ma i dati a livello nazionale bocciano tutti indistintamente.
  • Ha vinto il candidato Sindaco che ha lavorato da anni ad un progetto coinvolgendo moltissime persone, realtà, gruppi e associazioni. Ha vinto un modo di fare politica bello, di studio, analisi dialogo e “tempo”, il contrario di quello che oggi con i social viene imposto di dover fare una dichiarazione dopo 1 minuto che è successo qualcosa, invece qui si è costruito con il tempo.
  • Ha vinto il candidato che ha fatto un percorso avviato anni addietro e ha prodotto insieme ad altri un progetto politico presentandolo al civismo interessato a fare politica e ai partiti. Convincendoli. Contrariamente ad altre esperienze, quella delle scorse regionali, ad esempio, che ho seguito in prima persona, la scelta è partita dal basso verso l’alto e non viceversa. Non sono stati i partiti in segrete stanze a scegliere candidato e programma ma l’esatto opposto.E questa strada ha pagato fruttuosamente.
  • A mio avviso il centrodestra ha perso perché ha pagato 5 anni di amministrazione immobile, ha individuato un candidato sindaco sbagliato, ottimo professionista ma oltremodo avulso dalle questioni locali, e con un metodo sbagliato, fatto a tavolino, a Genova.
  • Ho trovato 2 elementi gravi nella campagna elettorale del centrodestra. Il primo l’offerta della presidenza del consiglio al candidato sindaco del M5S: sbagliata perché porta con sé una enorme lacuna nel rispetto dell’autonomia del consiglio comunale, ancor più esacerbata dal fatto che proviene da un Presidente di Regione, quindi anch’egli organo istituzionale. L’altro, il famoso “trenino” dell’ultimo giorno di campagna elettorale, con gran parte degli esponenti politici regionali sopra: appariva come una visita allo zoo, dove gli animali erano i savonesi.
  • Ero presente ed ho apprezzato moltissimo il gesto di Angelo Schirru nel venire di persona a complimentarsi con il vincitore: roba da democrazia anglosassone che qui manca ancora moltissimo.

Del Movimento.

  • Ho letto nei mesi scorsi che venivo considerato ex grillino da alcuni esponenti locali e anche dai media locali. Devo rilevare che sono regolarmente iscritto, lo ero prima, pienamente in regola con tutti gli adempimenti previsti anche in virtù del mio ex ruolo istituzionale, e lo sono tutt’ora nel nuovo Movimento 5 Stelle 2050. Non ho mai volutamente risposto a queste considerazioni perché non era mio interesse farlo, non avevo e non sentivo il bisogno di cavalcare un ruolo pregresso, ho rispettato la scelta di chi ha deciso di correre in autonomia senza volutamente creare confusioni (benchè avessero scelto uno con quasi il mio cognome…), ma è bene che si chiarisca, agli addetti ai lavori, che gli statuti dei partiti cui si appartiene vanno letti attentamente e tali differiscono dalle regole di candidatura che di volta in volta vengono elaborate. E così ad esempio ho potuto votare il nuovo statuto, così ad esempio ho potuto votare per la nomina o meno di Giuseppe Conte a presidente del Movimento 5 Stelle etc.… E non poteva essere altrimenti visto che il Movimento ha corso in coalizione in diverse città, come Napoli e Bologna. Senza dimenticare che governa a livello nazionale un po’ con tutti. Detto questo se per qualcuno questo è o dovesse essere un problema ci saranno organi e sedi opportune che lo valuteranno, fino a prova contraria, o mia eventuale disiscrizione, le cose stanno così.
  • Il mio rammarico più grande è che la scelta di partecipare al progetto del Patto per Savona, quando ancora in itinere, non sia stato posto all’attenzione di tutti gli iscritti al Movimento, quantomeno i savonesi. Magari avrebbero dato un’opinione differente, come accadde prima delle elezioni regionali dove gli iscritti con alcune condizioni diedero mandato di partecipare alla coalizione.Non lo sapremo mai. Certo che diventa discutibile tutto se non c’è un processo chiaro di coinvolgimento degli iscritti perché il coinvolgimento non può essere a intermittenza a seconda delle condizioni a contorno, ed in altre scelgono pochi per molti.
  • Il Movimento 5 Stelle continua la sua discesa, a livello locale ormai sempre più netta. Una forza politica che governa a livello nazionale e che in Liguria sta scomparendo da tutti i consigli comunali, benché già pochi nella migliore fase. Anche a Savona ho letto che Manuel Meles il candidato sindaco ha dichiarato, con un po’ di frasi di circostanza cui quando si ha un ruolo istituzionale si deve fare i conti, che “abbiamo tenuto” e meglio “della media nazionale” ma i numeri dicono, limitandomi ad un solo raffronto, che alle elezioni regionali dello scorso anno, andando in coalizione, i voti presi nel solo comune di Savona erano 2.288 contro i 1.526 voti di queste elezioni comunali, dove il Movimento ha corso da solo, attutiti dalla lista Conte con 634 voti ma comunque sommati rimanendo inferiori arrivando a 2160. Quindi il tema non è coalizioni si o no ma radicamento “reale” sul territorio, presenza, esperienza, persone, competenze, programmi. La non presenza a livello locale crea un circolo vizioso dove si è esclusi da scelte che sono fondanti della stessa forza politica: il trasporto pubblico, la gestione dei servizi pubblici, dell’acqua pubblica, e tanti temi cari su cui di fatto non si potrà incidere e non si potrà fare esperienza.Detto questo fino a quando non ci sarà una profonda riorganizzazione che parta dal livello locale sarà inutile avere Giuseppe Conte, persona che ritengo più che valida in un ruolo di rappresentanza centrale, senza avere una struttura alla base, struttura che deve essere scalabile, devono esserci processi decisionali e persone che possono proporsi, essere sostituite da altre con delle elezioni avvicendandosi e così via. Il contrario di quanto oggi si regge su un autogoverno locale.
  • Mi reputo un “risultato” del Movimento perché non mi interessavo di politica locale, non partecipavo e tendevo a osservare solo il palcoscenico nazionale. Invece negli ultimi dieci anni sono entrato nella carne viva della politica locale e pure nelle istituzioni perché ho creduto nella partecipazione attiva e non nella mera delega; osservo quindi questi risultati negativi del Movimento con dispiacere e rammarico perché doveva andare diversamente.

Personali.

  • Ho conosciuto Marco a Settembre del 2021, quando ormai concluso il mio mandato in regione, avevo decisamente voglia di prendermi una pausa dalla politica, sia per ovvie ragioni sia perché ero un po’ stanco di alcune dinamiche di partito. La sua proposta mi ha convinto fin da subito, avevo posto una unica condizione: se ci crediamo andiamo avanti fino in fondo, ovvero arrivando ad avere un progetto politico e un candidato. Così è stato.
  • Mai si è posto il tema di posti e poltrone garantiti, vedasi il punto precedente come unica “richiesta”. E quindi, potrà stupire, mi sono impegnato in questa avventura sapendo benissimo cosa andassi a perdere e, non avendo alcunché a pretendere, non sapendo nulla sul dove andavo. Mi sono candidato perché se ci metto la faccia la metto fino alla fine, conscio di essere in un gruppo di qualità e di non avere particolari opportunità ma la cosa bella di fare politica è quando sei davvero libero e senza alcuna ansia da prestazione. Allora sforni idee, collabori e hai la massima serenità di non dover dimostrare niente a nessuno, ovviamente non nego che avrei avuto piacere a entrare nelle istituzioni ma l’ho affrontato con spirito molto positivo.
  • Potevo stare tranquillamente in disparte e rimanere nel “giro buono” del Movimento, dove con un solo mandato svolto avrei certamente avuto titolo per tenermi pronto per altre candidature, magari le politiche: a livello locale ci sono persone che non ne mancano una da anni, stando buono e in disparte. Non faccio calcoli personali, non li ho fatti in passato (magari avrei dovuto…) e non li ho fatti adesso.

E ora? C’è un nuovo Sindaco, un nuovo consiglio comunale e persone che hanno voglia di partecipare, in alcuni vedo lo stesso spirito del Movimento nei primi anni. Arriveranno i problemi, le difficoltà, i compromessi che in politica fanno tutti e quelli che dicono non ne fanno mentono spudoratamente, ma ci sono le prospettive.

Al di là di tutte le sfide, una però è per tutti: riconquistare interesse nel seguire la cosa pubblica perché chi partecipa oggi a Savona è una esigua minoranza rispetto a tutti gli elettori.

 

Sostegno alle famiglie nel percorso di crescita dei figli.

Sostegno alle famiglie nel percorso di crescita dei figli.

L’Italia è un paese particolare, bellissimo ma ricco di contraddizioni. Una che mi ha sempre colpito è la difficoltà nel ricevere un aiuto concreto per quelle famiglie che devono  crescere figli, dal principio e poi nel percorso di sviluppo scolastico, per non parlare della fiscalità che spesso e volentieri non è particolarmente favorevole per genitori con figli.

Un amministrazione comunale non può certo intervenire direttamente su temi governati a livello nazionale, ma può prevedere reali percorsi di sostegno ai ragazzi e quindi alle loro famiglie, dal periodo del nido di infanzia fino all’università, passando per le scuola dell’obbligo e gli istituti superiori.
Ho esperienza diretta come genitore di figli in piena età scolastica e nel programma del Patto per Savona sono felice che trovi posto una visione graduale dove per ogni età devono essere introdotti e disponibili aiuti alle famiglia, non solo di carattere economico, ma organizzativo, logistico, nella disponibilità di posti e collaborazione con le realtà associative del territorio per sport e tempo libero, per fornire ai ragazzi dai 3 anni fino all’università un insieme di opportunità per loro e aiuti ai genitori.
Un sistema che chi ha governato la città di Savona in questi 5 anni ha completamente
abbandonato delegandolo a qualche iniziative sporadica, grazie più all’interesse di gruppi di genitori che si sono adoperati e hanno fatto squadra per questo.
Fra le mie priorità sicuramente c’è l’attenzione che meritano le generazioni future e le famiglie che si occupano di loro troppo spesso lasciate sole alle loro forze, ancor più durante questo ormai lungo periodo di pandemia che speriamo stia volgendo al termine.

Campus universitario di Savona: opportunità per creare occupazione

Campus universitario di Savona: opportunità per creare occupazione

Il campus universitario di Savona non è solo luogo di studio per i giovani, ma può e deve essere attrattore di imprese innovative, orientate a cogliere le sfide del futuro.

Per arrivare a questo, migliorando e integrando quanto già fino ad oggi è stato fatto, servono alcune azioni che la politica comunale dovrà attuare.

Innanzitutto un accordo di programma tra Comune e Università per co-definire gli obiettivi e l’integrazioni delle attività universitarie nella nostra città, estendosi anche alle scuole superiori di Savona.
Dovrà poi essere rivisto il ruolo del Comune per tornare ad essere protagonista nelle politiche del lavoro che coinvolgono il campus come soggetto promotore di aziende che si vogliono insediare sul territorio savonese, partendo proprio da esperienze universitarie: aziende giovani, innovative che hanno e possono dare prospettive di crescita.
Il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) metterà in circolo centinaia di milioni di Euro per sviluppi verso la digitalizzazione, l’innovazione, la green economy, la mobilità sostenibile, tutti filoni che a Savona si possono già vedere: tocca alla politica locale dare sostanza alle idee perchè si tramutino in posti di lavoro per i nostri giovani.

Ed infine dovranno essere individuati nuovi spazi per l’insediamento delle imprese connesse alle attività del Campus, in Legino, e nelle aree limitrofe, e spazi per gli studenti che debbano cercare alloggi universitari, oltre che servizi legati alla loro permanenza nella città.
Queste iniziative, avviate in accordo con l’Università, possono contribuire realmente ad attrarre studenti cui offrire servizi adeguati, che possano poi scegliere Savona come città in cui avviare le loro esperienze professionali creando valore aggiunto al nostro sistema economico e vera occupazione, divenendo anche i savonesi del futuro.

Parco Urbano Madonna degli Angeli, outdoor e prevenzione al dissesto idrogeologico chiavi per il nostro entroterra comunale.

Parco Urbano Madonna degli Angeli, outdoor e prevenzione al dissesto idrogeologico chiavi per il nostro entroterra comunale.

La proposta del nostro candidato Sindaco Marco Russo, di realizzare sull’area della chiesa di Madonna degli Angeli, seguita con passione dall’Associazione GPN2010-ODV, un parco urbano, non solo è utile per tutelare la zona da qualunque mira diversa dalla salvaguardia del territorio, ma porta alla ribalta diverse questioni.

La prima, il fallimento di chi ha governato Savona in questi 5 anni perché proprio su quell’area era a disposizione un bando di regione Liguria, peraltro governata dalla stessa parte politica, tale da indirizzare già la strada per accedere a fondi del piano di sviluppo rurale, nella fattispecie la misura del “PSR 8.2.8.3.1. M08.03 – Prevenzione dei danni cagionati alle foreste da incendi boschivi” con cui il Comune poteva disporre di quasi 400 mila completamente coperti dal fondo regionale, utili primariamente alla prevenzione incendi e indirettamente al contrasto contro il dissesto idrogeologico. Ebbene questa opportunità è stata abbandonata e l’area non ha potuto beneficiare di un intervento a costo zero per le casse comunali con un progetto già pronto Dimostrazione di quanto sia utile una task force dedicata alla gestione dei bandi in generale e quanto sia inutile pensare di avere alla guida dell’amministrazione savonese la stessa parte politica che guida la regione.

Il secondo aspetto è la valorizzazione del nostro primo entroterra, dalle zone della Madonna del Monte al Naso di Gatto, passando per la Conca Verde, dove tanto stanno facendo gli appassionati di downhill della “Koncaverde”, al Santuario, un’area enorme ricca di natura che può diventare facilmente una opportunità economica per sviluppare sport, outdoor, escursionismo leggero connettendo i numerosi punti di interesse e creando una vera e propria rete a disposizione dei savonesi e dei turisti. Sviluppando e promuovendo anche formule di accoglienza ed eventi sportivi ci sono le potenzialità per trarre benefici collettivi oltre che per migliorare la prevenzione sul territorio per problemi di carattere idrogeologico.

Questo è un tema dirimente, il contrasto al dissesto idrogeologico passa attraverso la valorizzazione del territorio, quindi l’esatto opposto dell’abbandono e dell’incuria, che possiamo ottenere mettendo in campo iniziative per raggiungere questi obiettivi.

Patto Per Savona, opportunità per la città, mia priorità ricerca e gestione fondi.

Patto Per Savona, opportunità per la città, mia priorità ricerca e gestione fondi.

Come già in passato ho detto, sposo e partecipo al progetto di Marco Russo e del Patto Per Savona, lista civica che a breve sarà presentata con tante persone in gamba, con esperienze diverse e variegate che danno un valore aggiunto ai tanti progetti che Marco sta proponendo in questi giorni in risposta ai problemi della città, progetti nati da un lungo percorso di incontri negli ultimi anni. Sono felice di poter dare il mio contributo portando la mia esperienza di persona e lavoratore e poi di chi ha avuto l’opportunità di sedere nei banchi del consiglio regionale dove ho partecipato e seguito attivamente alle tante tematiche del territorio e di Savona.

Fra i progetti che abbiamo uno in particolare mi sta a cuore, per dare gambe proprio alle numerose idee, perché per realizzarle servono risorse economiche e questo nessuno lo mette in dubbio.

Un modello di governance per cercare fondi europei, nazionali, regionali e non solo, attraverso la partecipazione a bandi che mettano a disposizione quelle risorse necessarie per realizzare i tanti progetti di sviluppo per la nostra città.

Una proposta che vede 3 diversi livelli di intervento: innanzitutto la creazione di un sistema partecipativo strutturale che metta a fattor comune, oltre alla politica, le rappresenze del mondo scolastico, universitario, sportivo, economico e non solo, al fine di disporre di una ampia visione delle esigenze e anche delle opportunità. Poi un livello di intervento nella parte amministrativa che investa sul personale al fine di creare una task force, un ufficio fondi specializzato e, compatibilmente con le risorse economiche e il piano di fabbisogno del personale, l’inserimento e la collaborazione con professionisti “europrogettisti” anche in sinergia con il mondo universitario. Ed infine una maggiore responsabilizzazione della parte politica a partire sia della Giunta che del Consiglio comunale.

Credo che un intervento così strutturato vada avviato nei primi 100 giorni di governo della città per poi raccogliere risultati importanti nei successivi anni portando contributi economici a Savona per investire su più fronti. E farla crescere come merita.

Diario di un Covid-19 normale.

Diario di un Covid-19 normale.

Con l’esito dell’ultimo tampone ho ricevuto il pedigree che attesta la non presenza del virus che, ai primi di Marzo, si era affacciato per poi essere attestata con tampone dell’ASL la positività al virus SARS-CoV-2 ed avviare la quarantena.
Devo dire che se non esistesse potrei raccontare di una fastidiosa e lunga influenza con una serie di sintomi tipici del Covid ma contenuti, un paio di giorni di febbre, un po di tosse (poca) molta molta stanchezza e gusto e olfatto spariti, tutt’ora scarsamente funzionanti. Ricordo che nel ‘96 a militare ci fecero il classico vaccino che si usava a inizio “naja” attraverso il quale non ho mai avuto influenze fino al 2021….  nessuno sapeva chi era il produttore e non c’era dibattito. Quella volta in una caserma di 700 ragazzi almeno 400 con la febbre post vaccino a 40. Ero stato decisamente peggio.

Alcune riflessioni ho avuto il tempo di farle e provo a elencarle in ordine sparso.

La presa in carico di chi ha il Covid-19 sul territorio è identica a Marzo 2020. Ci sono 2 modalità ON/OFF. O stai male male e chiami soccorso e allora si parte con il ricovero altrimenti attendi in casa chiamando i centralini ASL per fare il primo tampone, poi il secondo di controllo e poi cerchi di capire se puoi uscire tu o i tuoi familiari, in mezzo poco o niente quanto un monitoraggio regolare sui sintomi, non pervenuto. Mi domando se ci fosse più potenza di fuoco, ovvero se non fosse stato smantellato il servizio sanitario, avremmo forse avuto un controllo sul territorio più accurato e una presa in carico a prescindere migliore che potrebbe intercettare evoluzioni peggiori e prevenirle prima che tali richiedano il ricovero.

Alcuni pongono la domanda “da chi lo hai preso” come se qualcuno volontariamente avesse sparato a bruciapelo un colpo di saliva nell’occhio. Non lo so. Per non prendersi un virus bisognerebbe stare chiusi in un bunker da soli con un sistema di approvvigionamento sterile dei beni di prima necessità, qualunque altra opzione apre a questioni meramente “probabilistiche” con anche tutte le precauzioni del caso. Mi pare che si tenda a una caccia all’untore a prescindere.

lockdown is for babies, 3 settimane di quarantena in appartamento is for men“, nel mio caso ho fatto anche un tampone che ha fatto cilecca e quindi si sono allungati i tempi. Mi viene in mente quando nel lockdown 2020 c’erano le faide tra quelli che a norma di DPCM scendevano a fare nei pressi di casa attività sportiva e quelli che non lo tolleravano (e magari avevano case con bei grandi giardini…). Era allora ed è tutt’ora nei casi non gravi il trionfo dei pigri.

Curioso come si stia creando una corrente di talebani al contrario per i quali se ti ammali è perché sicuramente hai sbagliato tu o non hai seguito le regole (“te la sei cercata”): come un tempo chi contraeva l’HIV era necessariamente un omosessuale drogato. Questi sono pericolosi tanto quanto quelli che ignorano ogni regola perché se i secondi sono irresponsabili, i primi sono quelli che se gli dai potere poi godono nell’esercitarlo senza senso, forse sono gli stessi che controllano dalla finestra chi esce e mette la mascherina;

L’alto livello di contagio è indubbio, però dal punto di vista percentuale, benché i numeri siano alti,  evidenzia che sintomi gravi sono per una fetta molto contenuta sulla massa dei positivi.

Rapport tra positivi e ospedalizzati positivi (quindi con sintomi più gravi), aggiornato al 23 Marzo:

Il dato percentuale (non l’assoluto) al 5,7% per il 23 Marzo è importante perché a mio avviso la questione è il dimensionamento e quindi la capacità di gestione dei malati nei sistemi sanitari dei paesi ricchi (come il nostro). Con il passare del tempo non sono state prese reali contromisure di potenziamento dell’assistenza sul territorio e della forza lavoro ospedaliera, chiaramente se i numeri assoluti crescono si può arrivare a troppi casi di ricovero difficile da gestire, ma il valore percentuale indica che la patologia crea problemi più seri per circa il 5,7% delle persone. Non voglio né sottodimensionare il problema né tantomeno fare un ragionamento semplicistico, valuto solamente la casistica e come viene gestita sulla percentuale degli affetti con complicanze che richiedono il ricovero.

È probabile che il virus circoli anche fra i giovani e i bambini che fortunatamente non hanno sintomi o sintomi lievissimi. E probabilmente il contagio arriva in casa ma il tema rimane e non può che essere proteggere i soggetti “deboli”, in primis con opportune azioni adottate dai soggetti “non deboli”. Le misure di contenimento vanno rivolte soprattutto alle fasce deboli o con patologie mentre deve essere possibile maggiore elasticità alle altre tipologie di soggetti anche per ragioni di lavoro, di tutti i lavori.

Questo potrebbe essere un dibattito già visto in tante occasioni, ovvero tra “salute e lavoro”; nella nostra storia sono tanti i casi di lavoro che ha causato danni alla salute, esempi attuali potrebbero essere l’Ilva di Taranto, oppure le centrali a carbone come a livello locale fu la questione Tirreno Power di Vado Ligure, e tanti altri. Il delicato rapporto tra questi 2 pilastri della nostra stessa Costituzione si ripropone nella gestione della pandemia, in modo molto più ampio.

Le scuole devono essere aperte, devono andare avanti. La didattica a distanza va bene a piccole dosi ma obiettivamente oltre a togliere un valore inestimabile per i ragazzi e i bambini, la socialità, evidenzia tanti (troppi) che si perdono per strada per i più svariati motivi.

Vaccinarsi senza se e senza ma. Personalmente non ho timori di sorta, tantomeno fretta visto che sono fresco di guarigione, e ritengo sia innanzitutto a proprio vantaggio, quindi ben venga quando arriverà il mio turno. Non c’è spazio in una pandemia per i novax ideologici, se non ci sono patologie di sorta accertate che rendano pericolosa la somministrazione. Ho comunque alcuni dubbi generali. Non credo ad esempio che a settembre sia possibile arrivare all’80% di copertura nel nostro paese. Non tanto per incapacità organizzative, ma più che altro perché non c’è alcun controllo nell’approvvigionamento della materia prima, il vaccino. La più grande pandemia moderna è combattuta con dei vaccini creati da aziende private con le quali gli stati fanno dei contratti: se ci pensiamo direi che hanno un bel potere contrattuale, le aziende.
Non è chiaro poi se ogni anno dovrà essere rifatto, come il vaccino influenzale stagionale. Mi chiedo inoltre se la vaccinazione non verrà perseguita a livello globale, la cosiddetta immunità di gregge complessiva non potrà esserci quindi la circolazione nel mondo rimarrà ancora sottesa a diverse limitazioni.

In Liguria la gestione dei vaccini è fra le peggiori ma soprattutto pare disordinata. Per non parlare delle file apparentemente privilegiate che intere categorie stanno avanzando, alcune francamente imbarazzanti. Voglio però essere ottimista auspicando che sia data precedenza senza troppi giri di parole agli anziani e mi aspetto che si possa ripartire per il periodo estivo a una sorta di normalità.

Purtroppo, questa vicenda, al netto dell’impatto sulle persone e sulla salute che è stato oggettivamente pesante per molte, sta marcando gli aspetti peggiori delle comunità perché porta all’isolamento, alla cultura del sospetto e un po’ di egoismo latente. Vorrei però che non fosse dimenticato di porre al centro delle politiche di ogni livello il potenziamento ed il miglioramento del servizio sanitario come anche la ricerca: uno degli insegnamenti di questa pandemia per gli stati moderni è questo, per il nostro paese anche il modello organizzativo con la sanità regionalizzata che ha mostrato evidenti disparità di trattamento e gestione incompatibili con lo spirito di uno stato nazionale che dovrebbe essere unico.

Riflessioni sulle elezioni amministrative di Savona 2021.

Riflessioni sulle elezioni amministrative di Savona 2021.

La proroga delle elezioni amministrative ricorda per certi versi lo scenario vissuto nelle scorse elezioni regionali. Ci sono alcuni vantaggi e alcuni svantaggi.

Per i primi chi non ha ancora elaborato proposte, idee e strategie ci sarà più tempo, per i secondi è proprio averli già elaborati e il trascorrere del tempo a logorarsi nell’attesa. Personalmente ritengo credibile la proposta del Patto per Savona, ma soprattutto credibile come collante civico di una ampia area di persone e di forze politiche: questo in realtà è il vero elemento su cui lavorare perché ci sia una coalizione che comprenda tutte le forze civiche e politiche accomunate da una visione dove si riconoscono in diversi temi chiave, non solo per essere “contro” quelli di adesso o di prima, ma per essere proattiva per la comunità di Savona e dei savonesi.

Nel tempo ho letto e leggo critiche alle proposte del Patto, per alcuni ritenute poco chiare o critiche sulle persone che vi hanno aderito e provengono da esperienze pregresse, vorrei fare alcune considerazioni su questo.

Spesso chi si interessa di politica sostiene la tesi che ci debba essere un indirizzo, una direzione in cui tracciare poi la proposta politica vera propria, tale mi sembra che sia l’approccio del Patto. Non credo bastino le semplici liste della spesa, chiunque può vedere cosa non va in città e dire che si deve cambiare. Se dovessi sostenere che la città è sporca e va pulita, direi di avere centrato un punto del programma con facilità. Ma come arrivo a questo obiettivo? Quali azioni vanno introdotte? Come si deve organizzare il sistema nel suo complesso? È il modo con cui si vuole intervenire che fa la differenza.

Ho letto attraverso i media che secondo alcuni le proposte del Patto non ci sono o non sono puntuali. Premesso che ritengo ce ne siano, alcune puntuali altre correttamente applicabili nel momento in cui si possono disporre di tutte le informazioni, devo anche dire che nel panorama politico locale, lo scrivo garbatamente, non vedo molte proposte concrete all’orizzonte, a parte alcuni NO o SI a prescindere essenziali per dare risposte verso il proprio elettorato di riferimento. In sostanza mi pare che al Patto si voglia pregiudizialmente criticare l’assenza di proposte quando le stesse non arrivano da chi muove queste osservazioni: parrebbe più un modo per muovere critiche a prescindere, un po’ approccio savonese.

Leggo inoltre di osservazioni perché alcuni aderenti che hanno fatto esperienze politiche pregresse seguono o sostengono il Patto. Esperienze in alcuni casi negative, a livello amministrativo, non a caso bocciate dagli elettori. Allora qui dobbiamo capire cosa si intende, perché o per qualcuno vanno tolti i diritti civili a chi ha avuto o fatto esperienza politica pregressa, e allora lo dichiari pubblicamente e vediamo l’esito oppure deduco che ragioni per “opportunità”. Posso condividere l’osservazione solo se l’opportunità si valuta eventualmente nel tipo di ruolo o incarico che mai in futuro dovesse venire, se mai dovesse esserci un futuro. Fintanto che come qualunque cittadino si partecipa ad un progetto dove si propone e si discute, sfido chiunque a muovere questioni. Peraltro, spiace rilevare che pur avendo pubblicato l’elenco di chi collabora con il Patto, potrei dire un centinaio di persone, per alcuni il tema siano 4 o 5 persone.

Io auspico e invito le forze politiche di area a intensificare il confronto fra loro e il Patto per Savona sui temi, sulle proposte cogliendo questo tempo per dare una proposta collettiva di ripartenza per la nostra città che sappia essere anche puntuale ma non si limiti ad una lista della spesa, io credo debba esserci a monte un’idea di sviluppo e la voglia di mettersi in gioco.

Sfruttamento minerario di titanio nel parco Beigua.

Sfruttamento minerario di titanio nel parco Beigua.

Come noto con il decreto 1211-2021 Regione Liguria ha autorizzato le attività di esplorazione e ricerca di minerali, in particolar modo il titanio, nelle aree che da molti anni sono oggetto di interesse della CET, la Compagnia Europea per il Titanio.
Ricordo bene che già nel 2015 ci trovavamo in una situazione simile, con allora un procedimento di VIA in corso al quale partecipai direttamente depositando delle osservazioni volte a scongiurare questa ipotesi. Tale fu anche l’interesse dei comuni come quelli di Urbe e Sassello che le varie associazioni ambientaliste che l’ipotesi allora sembrava fosse tramontata definitivamente. Purtroppo così non è stato e nuovamente si riapre questa scelta, con l’aggravante che in questo caso non si è passati per una procedura di Valutazione di Impatto ambientale, complice anche il fatto che nella scorsa legislatura la giunta Toti ha di fatto abrogato la legge regionale che disciplinava la VIA regionale creando guarda caso le condizioni per questo genere di atti: nulla è mai casuale se si seguono le vicende sia politiche che amministrative.
Ad una lettura attenta del decreto, che è pubblico, ci sono diversi punti non chiari, uno fra tutti è l’area che si vorrebbe autorizzare, confrontando infatti il testo nella parte del “considerato che si riporta che la richiesta insiste su 458 ha di cui 229 ricadenti in area parco e di questi 46 sono in area protetta ZSC:

Nella parte di decreto vero e proprio però si autorizza per 229 ettari, e non per i soli 183 al di fuori sia della zona parco che della zona ZSC.


Ben fanno ad avviare un ricorso su questo provvedimento perché non è solo, da un punto di vista politico, sbagliato ma anche da un punto di vista amministrativo manifesta alcuni limiti.
E non posso fare a meno di pensare alla vicenda dell’ingresso del comune di Urbe nel Parco del Beigua, vicenda per la quale avevo presentato un emendamento al piano regionale che disciplina i parchi e i confini, richiesta bocciata senza alcuna ragione tecnica: non vi erano osservazioni da nessun ufficio tecnico, dai comuni e dall’ente parco che non fossero a favore di questa scelta. Scelta che vedeva contraria la parte politica regionale senza apparenti motivazioni. Benchè la richiesta di ingresso nel parco comprendeva un’area contenuta del comune di Urbe, per un 2% circa della superficie ed in particolare nei pressi del passo del Faiallo, si era creato un dibattito tale che non era allora comprensibile la ragione di questa avversione. Non era comprensibile allora, ma se invece fosse legata ad avere più libertà nel concedere in un prossimo futuro la possibilità di una miniera di titanio nei pressi del parco?
Credo sia una scelta sbagliata e spero che tutti gli attori che hanno gli strumenti per intervenire e fermare questa ipotesi si attivino in tutte le sedi.

Draghi Vs Conte

Draghi Vs Conte

La crisi di governo non è inspiegabile, al netto della miccia che è stata accesa da Italia Viva, da tempo era evidente il fermentare di spinte variegate per dare una spallata alle attuali forze di governo.
Peraltro facendo un passo indietro, a valle delle elezioni politiche 2018, già si era palesato non esserci una maggioranza netta e solo grazie alle scelte dei partiti, Lega, M5S, e poi PD, si sono create delle condizioni parlamentari perché ci fosse un governo, al netto che per i rispettivi elettorati e gli stessi partiti, siano state impreviste o comunque dettate dal timore di ritornare alle urne, complice una legge elettorale poco funzionale.
Questo già di per sé era un campanello di allarme sulla qualità della proposta politica ma soprattutto sulla capacità di governare con un indirizzo chiaro.
La crisi pandemica, dal punto di vista politico, ha di fatto acuito questo scenario mostrando la difficoltà oggettiva di rappresentare una maggioranza chiara con un altrettanto indirizzo politico. Non condivido la tesi per cui se le regioni sono per gran parte di orientamento di centro destra, necessariamente il paese sia orientato in quella direzione, ne tantomeno che si dovesse votare anticipatamente, avremmo altrimenti una sola votazione nazionale mentre invece ci sono più livelli e possono normalmente esserci differenti maggioranze, tra comuni, regioni e stato. A mio avviso tutto ruota sulla effettiva e iniziale assenza di una maggioranza chiara in sede parlamentare che si era creata in modo artificiale con scelte oggetto di profondo dibattito, acuite ora dall’emergenza sanitaria e dalle scelte che nell’arco di quest’anno dovranno essere intraprese anche e soprattutto in campo economico.
È evidente che per passaggi così sensibili il coperchio, già in equilibrio precario, saltasse: non è Renzi il punto; ha fatto da semplice detonatore di pulsioni e pressioni interne ed esterne. Interne alla politica, presumibilmente dalle stesse forze politiche di centro destra, esterne, da molteplici categorie, gruppi economici o “think tank” di ogni genere.

La scelta del Presidente della Repubblica, dalle dichiarazioni, la trovo ragionata con alcuni limiti di tipo politico. Condivido che le elezioni anticipate, in questi mesi, vadano a contrapporsi con le priorità di gestione emergenza sanitaria. Non condivido però che sia un governo tecnico a sancire come indirizzare il più importante piano di investimenti economici del dopoguerra ad oggi. Perché questo è un indirizzo politico, dovrebbe essere una rappresentazione delle istanze degli elettori per come vorrebbero sia disegnata l’Italia del futuro.
Per questo spero si valuti lo spiraglio di sciogliere le camere sul limite del semestre bianco di Mattarella, traguardando quindi Giugno come periodo perchè successivamente non si potrebbe fino a nuovo Presidente della Repubblica, andando quindi al 2022. Abbiamo già visto come il periodo estivo abbia minore diffusione del contagio, e potrebbe essere il momento adatto per i tempi canonici di una campagna elettorale e le varie prassi di avvio nuova legislatura.
Cosa dovrebbe fare un eventuale governo tecnico nei mesi da Febbraio a Giugno, quindi un governo a tempo determinato?
Gestire sicuramente l’emergenza sanitaria e il piano vaccini. Tenere aperto il dialogo con l’Unione Europea per tutti i fondi di cui si discute, circoscrivendo gli accordi per avere un indirizzo su come il paese intende investirli ma trattare perché siano raffinati e ratificati da Settembre in poi, con un governo politico nuovo e soprattutto un nuovo parlamento.
Mettere in sicurezza alcune questioni di impatto sociale rilevante, tra cui i vari ristori e il blocco dei licenziamenti per tutto il 2021 con il contestuale finanziamento delle varie forme di cassa integrazione. E fare una legge elettorale, coerente con la riduzione dei parlamentari, possibilmente che consenta maggiore stabilità.

In sintesi credo si debba andare al voto e si possa fare durante questa estate prendendo atto che questo parlamento non esprime una maggioranza. E credo che i partiti abbiamo mostrato ancora una volta l’incapacità di superare i momenti più difficili o forse il coraggio di fare scelte perdendo consenso, scelte che guardino al bene comune e non alle proiezioni dei sondaggi.


In ultimo ringrazio il Presidente Conte, io credo abbia fatto del suo meglio in condizioni francamente proibitive per chiunque, con serietà e impegno.