“TARES e quales” ad un balzello medioevale.

In questi giorni per molti savonesi, con l’arrivo del primo caldo estivo, è giunta un’amara sorpresa: gli “avvisi bonari” di pagamento del nuovo tributo TARES, ma di bonario, nella reazione di chi lo riceve c’è ben poco, anzi, solo la vergogna che si può provare nel mettere il classico dito nella piaga.

E’ una batosta rispetto alla vecchia Tarsu, ora molto più simile all’IMU, ma già lo si sapeva: cifre persino raddoppiate, o giù di lì, ma facciamo un po’ di cronistoria degli eventi per capire come siamo arrivati a questo punto.

IERI, 2012

uno

OGGI, 2013

due

 

Con il Dl 6 dicembre 2011, n. 201Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici (cd. “Salva Italia”)”, il buon Monti parte alla carica con le sue iniziative illuminanti ed innovative, aumentare la pressione fiscale sui ceti medi: che trovata geniale e realmente innovativa!

La nuova tassa sui rifiuti e sui servizi viene introdotta per accorpare in un’unica tassa  le diverse fasi della gestione dei rifiuti, indirizzata a tutti i destinatari ed utenti potenzialmente in grado di produrre rifiuti appunto; il nuovo tributo andrà a finanziarie sia il prelievo previsto per il servizio di smaltimento dei rifiuti svolti dai singoli comuni sia all’amministrazione centrale  così come originariamente previsto dal decreto sul federalismo municipale. Quindi l’obiettivo è avere un’unica tassa sia per la gestione, sia per la raccolta, che per lo smaltimento e che abbraccerà utenti persone fisiche ed esercizi commerciali. Da notare che l’elemento distintivo per il pagamento è il possesso e non la proprietà del “bene”, al contrario di quanto poteva avvenire con TIA e TARSU.

Sfogliando un po’ di normative come la delibera comunale di attuazione (http://images.comune.savona.it//IT/f/ilconsiglio/Delibere/2013/15/15307_COMUNESVML_2342013.pdf) ed il regolamento comunale di Savona che ne regolamenta l’applicazione (http://images.comune.savona.it//IT/f/Tributi/TARES/15/15379_COMUNESVML_2442013.pdf), deliberato dal Consiglio comunale nell’Aprile 2013, con i voti contrari dell’opposizione, in particolare del M5S,  si può rilevare che la struttura dell’imposta è data dalla componente rifiuti, comprensiva di tutti i servizi connessi all’intero processo di gestione dei rifiuti  e componente servizi: qui si paga pure l’illuminazione pubblica, cosa c’entra con i rifiuti non è chiaro. Forse serve ai netturbini di ATA di prima mattina in inverno.

A parte le battute, la determinazione della tariffa avviene “in base alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie e ad essa si applica una maggiorazione, pari a € 0,30, modificabile in aumento dal Comune fino a € 0,40, per metro quadrato di superficie assoggettabile allo stesso, costituente la componente servizi del tributo.

Il gettito della componente rifiuti è destinato in toto alla copertura del 100% del servizio per il quale, il soggetto gestore, nel caso del Comune di Savona è ATA, deve annualmente fornire il piano finanziario dell’anno successivo comprensivo degli obiettivi di miglioramento, salvo conguagli, disciplinato secondo i criteri di determinazione dei costi del servizio di gestione dei rifiuti stabiliti con i criteri contenuti nel D.P.R. 158/1999 che di fatto dà ai Comuni ampio mandato per la determinazione della tariffa.

La tariffa è composta da due quote, l’una – detta quota fissa – determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio di gestione dei rifiuti, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti, e l’altra – detta quota variabile – rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione. Ad essa sono connessi 2 coefficienti, uno per la quota variabile, più elevato, ed uno per la quota fissa che vengono moltiplicati con la cosiddetta tariffa unitaria al metro quadro, e le maggiorazioni, dando luogo in estrema sintesi al calcolo del tributo ed alla somma da versare.

Il significato di questi coefficienti può essere così sintetizzato:

  • UTENZE DOMESTICHE
  • QUOTA FISSA: E’ determinata in modo da privilegiare i nuclei familiari più numerosi e le minori dimensioni dei locali (coefficiente di adattamento Ka) .Ha una differenziazione per Comuni sopra o sotto i 5000 abitanti e tra aree del Nord, Centro e Sud. L’applicazione per il Comune è stata di facile interpretazione.
  • QUOTA VARIABILE: E’ rapportata alla produzione individuale di rifiuti differenziati e indifferenziati (coefficiente di produttività Kb, in funzione del n° dei componenti).
Massimi e Minimi di legge Coefficiente variabile applicato a Savona

Come si può vedere il Comune ha applicato le tariffe sopra la media fino a 3 componenti del nucleo familiare, dopo è rimasto in linea alla media o sotto. Mai ovviamente al minimo…

  • UTENZE NON DOMESTICHE
  • QUOTA FISSA: E’ attribuita in base a un coefficiente relativo (Kc)di potenziale produzione di rifiuto legato al tipo di attività per unità di superficie.
  • QUOTA VARIABILE: E’ rapportata a un coefficiente di produzione (Kd) in kg/mq che tiene conto della quantità di rifiuto connessa alla tipologia di attività.

tre

Non c’è spazio sufficiente per riportare le tabelle, disponibili comunque sia sul regolamento comunale con i coefficienti  fissi e variabili, ed in rete (http://www.tares.it/wp-content/uploads/2012/10/PROSPETTO-DI-ANALISI-REGOLAMENTO-bozza-del-17-10-2012.pdf) per eventuali confronti. Anche qui il criterio di applicazione dei coefficienti è difficilmente se non raramente sui minimi, ma piuttosto il contrario.

L’ammontare del tributo può essere sensibilmente ridotto se la raccolta differenziata aumenta. Quanto più aumenta, tanto più si riduce sia il computo dedotto sia dal coefficiente di quota variabile sia la maggiorazione per i servizi (da 0, 30 Euro/mq a 0,40 Euro/mq). Idem per i rifiuti assimilati urbani. Insomma, ci sarebbe un sensibile risparmio se si raggiungessero gli obiettivi da molti auspicati:

cinque

Durante la discussione antecedente alla delibera di Consiglio per il nuovo regolamento attuativo comunale pare che l’Assessore al Bilancio Martino avesse dichiarato in pompa magna che tale tributo rappresenta “ una imposta dedicata per definizione a spesare il servizio rifiuti“. Non importava però allora che la Tares fosse ancora in forse, o fosse prevista la possibilità prudenziale di mantenere le vecchie tariffe. Non importava che in Parlamento fosse oggetto di ben tre diverse mozioni: PD, PDL, MoVimento 5 Stelle, diversamente uniti ne chiedevano una sospensione, a indicare quanto fosse criticata e quanto fosse tutt’altro che scontata la sua applicazione.
Nulla, il Comune di Savona aveva deciso di metterla a bilancio e di chiudere anticipatamente la partita.

Attrezzarono così in fretta e furia l’ufficio tributi per calcolare la nuova tariffa, con i risultati che si vedono in questi giorni, senza possibilità di tornare indietro. Inutili le proteste e le richieste dell’opposizione, di fronte ad un bilancio presentato già blindato, deciso nelle segrete stanze e ad una approvazione data per scontata, nel perfetto silenzio assenso della maggioranza, con qualche laconico mugugno a bassa voce forse.

Con le tariffe già elevatissime dell’IMU, e con quest’ulteriore “balzello” che va a gravare sempre sugli stessi settori, il quadro è realmente desolante. Ma è ancor più desolante sapere che Savona si attesta a circa il 22% di raccolta differenziata, altro che riduzioni della tariffa, c’è il rischio di incorrere in sanzioni per il mancato raggiungimento degli obiettivi europei di gestione dei rifiuti, ed ogni comune ne è corresponsabile.

L’allarme lanciato di quanto la Tares sia arbitraria e iniqua è stato puntualmente inascoltato dando luogo ad una patrimoniale subdola: fra tariffa e addizionali fa pagare carissimi dei servizi sempre più discutibili, è penalizzante per le famiglie, un “massacro” per le imprese e gli esercizi commerciali già boccheggianti. Per non parlare del fatto che è assolutamente slegata da logiche di raccolta differenziata virtuosa, dove magari il cittadino “smart” è contento di pagare di più ma avere una città più pulita, un processo di gestione dei rifiuti ottimale e quindi una sorta di ritorno di investimento.

No, nulla di tutto questo, stiamo purtroppo parlando dell’ennesimo salato balzello applicato dal nostro Sceriffo di Nottingham (qui ognuno è libero di dare il volto che più gradisce, la scelta è ampia), insomma, una tassa da ripensare in toto.

Il Comune di Savona, teso a far quadrare ad ogni costo i conti, senza tagliare spese superflue e compensi quantomeno discutibili, non sembra particolarmente toccato. Benché abbia lasciato la quota parte di tariffa di maggiorazione dei servizi a 0,30 Euro/mq quale soglia minima, aveva certamente margine di manovra su tutti i coefficienti, tranne la quota fissa per le utenze domestiche, ed è ormai necessario e non più accettabile alcun rinvio del l’avvio della raccolta differenziata. Senza ovviamente dimenticare che tutto ruota attorno ad ATA, per il suo ruolo ovviamente, che riporta i seguenti costi:

quattro

Speremmu.