L’IMUrtacci! (loro)

 

 Dunque siamo arrivati alla resa dei conti, e che conti! Con il 17 Dicembre si chiude il termine per il pagamento dell’ultima tranche dovuta per l’IMU (Imposta Municipale Unica o anche Propria) che per sua natura è di fatto una reintroduzione dell’ICI per la componente immobiliare e dell’l’IRPEF, con le relative addizionali regionali e comunali,  per la componente di redditi fondiari su immobili non locati e non affittati.
 La tassa, in particolare l’ICI che fu abolita dal faccione sorridente di Berlusconi ad un Porta a Porta di alcuni anni fa, è in realtà opera dello stesso Governo Berlusconi ultimo che,  con il d.lgs. nº 23 del 14 marzo 2011, ne stabiliva l’introduzione a partire dal 2014 limitatamente agli immobili diversi dall’abitazione principale.

Il Governo Monti, il governo delle banche e delle agenzie di rating per intenderci che sta per lasciarci, con il decreto legge nº 201 del 6 dicembre 2011 (noto come “manovra Salva Italia”) poi convertito, con modificazioni, dalla legge nº 214 del 22 dicembre 2011 ha modificato nella sostanza l’imposta rendendola di fatto una nuova ICI sulle abitazioni principali ed anticipandone l’introduzione, in via sperimentale, a partire dal 2012  per poi essere applicata a regime a partire dal 2015.

Va detto che del concetto di “sperimentale” o “a regime”, nella tassa, di fatto non vi è traccia ed è pertanto opinione diffusa che tale così è e così, per ora, ce la teniamo. Proviamo ora a fare una sintesi schematica di questa imposta che, a parere dello scrivente, si affianca al canone RAI nella classifica delle imposte più odiate.

Gli “oggetti” tassati sono:

. fabbricati in cui rientrano anche i fabbricati rurali ad uso sia abitativo sia strumentale;

 . aree fabbricabili;

 . terreni in cui rientrano sia quelli agricoli sia quelli incolti.

I soggetti passivi, colore che pagano, sono:

 . il proprietario di fabbricati, aree fabbricabili e terreni a qualsiasi uso destinati;

 . il titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi;

 . l’ex coniuge affidatario della casa coniugale;

 . il locatario per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria

 In estrema sintesi gli elementi che compongono l’IMU sono, tutto sommato, semplici:

  . rendita catastale: rivalutata del 5% e poi moltiplicata per dei fattori fissi per categoria catastale, ferme restando alcune specifiche eccezioni

I fattori fissi in questione sono:

  •  160 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale A e nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, con esclusione della categoria catastale A/10. Per intenderci il gruppo catastale A è il più rappresentativo delle abitazioni in cui viviamo regolarmente.
  •  140 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale B e nelle categorie catastali C/3, C/4 e C/5;
  •  80 per i fabbricati classificati nelle categorie catastali A/10 e D/5;
  •  60 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale D, ad eccezione dei fabbricati classificati nella categoria catastatali D/5; tale moltiplicatore è elevato a 65 a decorrere dal 1° gennaio 2013;
  •  55 per i fabbricati classificati nella categoria catastale C/1.

    . delle aliquote: sia per l’abitazione principale, dove proprietario e proprio nucleo familiare risiedono abitualmente, sia per le altre tipologie di fabbricati, che hanno rispettivamente delle forbici da un minimo ad un massimo, a discrezione del Comune

    Le aliquote in questione sono:

    –  per l’abitazione principale: è pari a 0,4%, i Comuni possono aumentarla o diminuirla sino a 0,2 punti percentuali;

    –  per gli altri fabbricati: l’aliquota di base è pari a 0,76 %, I comuni possono aumentarla o diminuirla sino a 0,3 punti percentuali

    Per quanto concerne l’aspetto dell’incasso, lo Stato si riserva la quota di imposta pari alla metà dell’importo calcolato applicando alla base imponibile di tutti gli immobili, ad eccezione dell’abitazione principale e delle relative pertinenze, nonché dei fabbricati rurali ad uso strumentale, l’aliquota di base pari allo 0,76%: quindi ad esempio se in un Comune si applica una aliquota più alta per altri fabbricati, comunque sia la quota parte dello Stato è sempre basata sul 50% dello importo calcolato con l’aliquota 0,76.Questo almeno per ora, è prossimo un emendamento alla legge di stabilità ora in discussione, per dare tutto ai Comuni.

Bene, anzi male. Già nella formulazione della legge, per quanto attiene i fattori moltiplicatori della rendita catastale ci sono delle iniquità incredibili: ovvero per la rendita catastale di fabbricati del gruppo catastale A si moltiplica sempre per 160 sia che si tratti di un Castello, classe A8, sia che si tratti di una abitazione “ultra popolare” A5. Questo al momento è quello che il Governo dei tecnici ci ha lasciato, è doveroso un approccio più incrementale e adeguato alle realtà abitative.
Passiamo ora al nostro beneamato Comune di Savona: con ampia visione amministrativa, equo senso di giustizia sociale e visione sistemica della Cosa Pubblica, è partito già il 1 Febbraio 2012, in Prima Commissione, ad illustrare che avrebbe applicato l’aliquota massima dell’1,06 per tutti gli immobili al di fuori dell’abitazione principale. Come dire: nel dubbio spariamo proiettili a grappolo che ne becchiamo quanti più possibile.

Come già diceva giustamente l’amica Milena DeBenedetti del Movimento 5 Stelle di Savona, mi permetto di riportare un suo passaggio: “Siamo abituati a considerare chi ha casa un “ricco”, ma spesso, al di là di grossi proprietari e speculatori, si tratta solo di persone che sono state previdenti, ma ora stanno attingendo ai risparmi per tirare avanti perché hanno pensioni basse, sono stati licenziati, hanno figli che non lavorano. Che magari hanno anche un mutuo. Le persone ormai entrano in crisi per ogni spesa non prevista, possono contare sempre meno su redditi esterni.

Non paghi ovviamente nel consiglio comunale del 28 Febbraio, durante l’approvazione del Bilancio, quanto previsto veniva, per il 2012, definitivamente confermato.

Forse qualcuno non si è accorto che ora, per comprare casa, l’erogazione dei mutui è ormai un miraggio, il capitale necessario in una compravendita è tale che pochi sono in grado di comprare, i “Soliti Pochi” verrebbe da dire; assumere quindi che possedere altre case di proprietà sia sinonimo di ricchezza è sbagliato nella forma e nella sostanza, soprattutto quando queste case provengono per eredità dai propri parenti “defunti”.

Quando un parente prossimo poi concede ai figli, nipoti o cugini un immobile gratuitamente, laddove questi vi risiedano abitualmente con il nucleo familiare, perché non hanno gli strumenti per comprare casa,  non è certo per lucro e nella sostanza si tratta di una abitazione principale. Perché quindi non applicare una aliquota più sostenibile? Sono eresie? Assolutamente no, basti guardare alcuni comuni a noi vicini come Albissola Marina, Varazze che applicano l’aliquota ordinaria dello 0,76 per gli immobili dati in comodato d’uso gratuito ad un parente fino al 3° e affini al 2°.

In sostanza i distinguo si potevano fare.

Si trattava forse di un problema di Bilancio? Se non ricordo male, dopo la relazione della Corte dei Conti, successiva ai fatti dell’IMU, il Sindaco ha dichiarato che Savona è in regola con i bilanci, si tratta solo di problemi tecnici. Poteva quindi rimodulare l’aliquota mettendola allo 0,76. Tanto per dare un messaggio alla Corte dei Conti, della serie siamo massicci e non abbiamo nulla da temere.

La realtà purtroppo è che molto probabilmente i conti non sono in ordine e che non vi è una visione tale da capire che colpire nel mucchio i soliti noti di fatto riduce le capacità di spesa, non basta trincerarsi dietro concetti ai limiti del ricatto quali o così o siamo costretti a tagliare i servizi: e valutare invece concetti quali efficacia ed efficienza? O forse perequazione fiscale?

Se i conti non sono in ordine è responsabilità politica dell’amministrazione comunale che peraltro è la medesima del precedente mandato e diretta discendente di quella ancor prima guidata da Ruggieri: qui non ci sono Berlusconi a cui dare la colpa…

Per una applicazione corretta dell’imposta comunale, una visione sistemiche e che tendesse ad un modello impositivo quanto più equo possibile, avrebbe, se non altro, cercato di applicare quanto disposto dalla legge 30/12/2004, n. 311 che al comma 336 tratta in merito della possibilità per i Comuni di richiedere quanto necessario ai titolari degli immobili che risultino avere un classamento non congruo per intervenute variazioni edilizie. Non solo, il comma 335 determina che possano e debbano essere presi in considerazione, proprio ai fini dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili, disparità tra il valore medio di mercato e il valore medio catastale al fine di identificare il corretto classamento.

La ruota gira, purtroppo a pagare tutto sono sempre i soliti noti, poi ci sono gli altri.