Skip to main content

Città intelligenti e “Smart Generation”.

Città intelligenti e “Smart Generation”.

 

Parliamo molto di Smart Cities e, comunque sia, in vari settori il significato è consolidato e comunemente condiviso. Quali siano i filoni di attività e di investimento lo dicono sia le esigenze dei cittadini sia le nuove frontiere dello sviluppo che vedono progressivamente affermarsi tecnologie e soluzioni più sostenibili.
imgimg
La sostenibilità è uno dei temi forti su cui ruotano le Smart Cities del futuro, quantomeno lo è per le aree più tecnologiche ma anche più impattanti laddove si è constatato maggiormente quanto il delicato equilibrio tra uomo e ambiente sia fondamentale per lo sviluppo armonioso delle attuali e future generazioni. E’ però necessaria una visione progettuale condivisa che fornisca il “motore ed il controllo” a tutte le infrastrutture che in qualunque ambito si potranno utilizzare, ad esempio la mobilità elettrica con le tecnologie di ricarica distribuita, le reti dati, i sistemi di illuminazione pubblica, l’elettrificazione dei porti etc… serve energia e controllo.

Per l’energia, ovvero il “motore”, il key point è duplice: sostenibile e rinnovabile. Non è un errore, sono diversi attributi con diverse connotazioni. In Italia abbiamo assistito in anni recenti ad un forte sviluppo del fotovoltaico grazie ed una politica di incentivi estremamente accomodante ma spesso la realizzazione di parchi fotovoltaici di grandi dimensione non è stata del tutto armoniosa con le esigenze del territorio, l’agricoltura con le stesse ampie aree può fornire prodotti alimentari che le vengono di fatto sottratti. Quindi energia rinnovabile ma forse e non necessariamente del tutto “sostenibile”.

Per le “rinnovabili” si intendono quelle forme di energia generate da fonti che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano o non sono “esauribili” nella scala dei tempi “umani” e, per estensione, il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future.

Dal punto più squisitamente tecnico, per la generazione elettrica, è necessario quindi ottimizzare l’esercizio delle diverse fonti di generazioni che interagendo fra loro devono essere equilibrate per le condizioni della rete e le caratteristiche dei consumi. Per quanto riguarda le fasi di trasmissione e distribuzione, occorre garantire stabilità ed affidabilità della rete (smart network), per il consumo determinante fare in modo che l’utilizzatore abbia strumenti di monitoraggio e interazione (smart metering).

L’insieme di questi elementi ci porta a pensare ad un modello di “smart generation” energetico puntando ad una generazione diffusa, capillare, locale e disponibile. Sostenibile e rinnovabile; tanti aggettivi per un unico concetto.

Arriviamo quindi al secondo key point di questo modello concettuale e progettuale: il controllo. Parliamo di sistemi altamente tecnologici e con un forte tasso di ICT (Information Communication Technology) tramite i quali è necessario e possibile acquisire informazioni in tempo reale, gestirle, utilizzarle e fare in modo che tutti gli elementi di questa orchestra suonino all’unisono come una sinfonia di orchestra ben diretta.

La tecnologia in questo caso oggi è da un lato determinante dall’altro disponibile, con pochi accorgimenti molto è già realizzabile in modo integrato.

Un aiuto ed un impulso importante ci può venire dalle normative dei vari paesi che necessariamente possono creare le basi per dare l’avvio a nuovi sviluppi e nuovi sistemi di generazione e integrazione su larga scala, ma se fate caso nelle precedenti righe ho ripetuto 2 volte “future generazioni”: le basi per qualsiasi sviluppo “smart” per il futuro, passano dal presente e ruotano intorno alla “smart generation”….ma quella di oggi, ma in questo caso delle persone, di tutti coloro che a vario titolo possono contribuire a migliorare l’ambiente in cui viviamo e che hanno una visione smart.

Possiamo discutere e progettare Smart Cities ma per realizzarle davvero servono le persone che ci credono: le amministrazioni, le aziende, i cittadini, una sorta “Smart Generation” in grado di cogliere l’opportunità che ci viene data per rivedere molto del nostro mondo, in meglio. 

 

 

 

Smart Cities, perché, come e quando – Seconda parte.

Smart Cities, perché, come e quando –  Seconda parte.

 

 Come anticipato nella prima parte dell’articolo, prima delle festività natalizie, andiamo a chiudere questa non esaustiva analisi del concetto di “smart cities”, con alcuni esempi o /e casi di riferimento di come, visto sia come strategia che come strumenti, e il quando: ovvero casi o progetti di città intelligenti.
In ambito europeo è sicuramente doveroso ricordare quanto sia stato e sia tuttoggi determinante il patto dei sindaci (…VEDI), un’iniziativa autonoma dei Comuni europei finalizzata a ridurre le emissioni di CO2 di oltre il 20% entro il 2020 attraverso l’efficienza energetica e azioni di promozione dell’energia rinnovabile11.

Lanciato nel gennaio 2008, il Patto è sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito del perseguimento degli obiettivi della Strategia 20-20-2020.

Ad oggi vi aderiscono 4.200 Comuni europei per una popolazione di circa 165 milioni di abitanti, di cui oltre 2.000 italiani. Savona non è firmataria del patto, al contrario ad esempio di Albisola Superiore per citare un comune limitrofo, pare comunque abbia recentemente avviato le pratiche per sottoscrivere un protocollo di intesa con la Provincia di Savona: deve essere presentato un progetto strutturato e sostenibile che consenta di avviare un reale caso di “green economy” e soprattutto che non sia una agopuntura per sporadici finanziamenti fini a se stessi ma piuttosto l’embrione di una visione diversa dello sviluppo urbano.

I Piani infatti dovrebbero includere iniziative nei seguenti settori:

– Ambiente urbanizzato (inclusi edifici di nuova costruzione e ristrutturazioni di grandi dimensioni).

– Infrastrutture urbane (teleriscaldamento, illuminazione pubblica, smart grids, ecc.).

– Pianificazione urbana e territoriale.

– Fonti di energia rinnovabile decentrate.

– Politiche per il trasporto pubblico e privato e la mobilità urbana.

– Coinvolgimento dei cittadini e, più in generale, partecipazione della società civile.

– Comportamenti intelligenti in materia energetica da parte dei cittadini, consumatori e aziende.

 

L’adesione consente l’accesso ai fondi della Banca Europea per gli Investimenti e/o altri fondi dell’Unione Europea (ad esempio, i fondi strutturali 2007–2013) o altri strumenti finanziari innovativi per interventi specifici.

 

Altro strumento organizzativo quale piano strategico per le tecnologie energetiche è il SET Plan (…VEDI) che traccia il quadro logico entro cui sviluppare le azioni per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2020 nel campo delle fonti energetiche in ottica “low carbon”, cioè energie sostenibili, Per l’implementazione di tali azioni propone alcune iniziative industriali, focalizzate su settori principalmente nel settore energetico.

 Infine una delle colonne portanti nell’ambito è l’iniziativa europea è la “Smart Cities and Communities Initiative” con lo scopo di sostenere, in parte, nella realizzazione dei propri progetti circa 20-25 città europee che dimostrino la volontà di andare oltre gli obiettivi climatici ed energetici dell’Unione Europea per giungere ad una riduzione del 40% delle emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020.

I progetti sono previsti concentrarsi su tre direttrici principali:

– Reti elettriche.

– Trasporti.

– Efficienza energetica nell’edilizia.

Quali strumenti finanziari abbiamo uno scenario europeo ed italiano che si configura con alcune linee principali di supporto.

Nel 2011 la Commissione Europea ha lanciato l’iniziativa “Smart Cities and Communities European Innovation Partnership” che, per il primo anno (2012), è stata finanziata con 81 milioni di Euro destinati ai settori dell’energia e dei trasporti. Per il 2013 il budget è stato portato a 365 milioni di Euro e riguarderà anche il settore ICT.

Diversi i settori coinvolti:

– Edifici intelligenti e progetti di quartiere

– Approvvigionamento intelligente e progetti al servizio della domanda

– Progetti di mobilità urbana

– Infrastrutture digitali intelligenti e sostenibili.

Sempre a livello europeo, sono stati inoltre lanciati ulteriori bandi di ricerca in cui rientrano anche i temi smart city:

– 9 miliardi di Euro a conclusione del Settimo Programma Quadro 2007-2013.

– 80 miliardi di Euro con il nuovo programma comunitario Horizon 2020

(nuovo Programma Quadro di Ricerca e Innovazione 2014-2020).

Ad essi si aggiungono:

– Bando “Smart Cities and Regions” (febbraio 2012) destinato allo sviluppo di smart grid locali (dimensione energetica e ambientale insieme, con il supporto del digitale).

– Azioni pilota sull’ “Internet del Futuro” che dovranno, entro il 2015, concretizzarsi in una decina di progetti di territorio.

Le più rilevanti vedono in prima fila il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) con le 2 principali azioni viste nel 2012.

– Marzo 2012: stanziamento di oltre 200 milioni di Euro per progetti inerenti le smart city nel Mezzogiorno, accompagnati da 40 milioni di Euro per “Progetti di Innovazione Sociale”

– Luglio 2012: 655,5 milioni di Euro (170 milioni di contributo alla spesa e 485,5 milioni di credito agevolato) per la realizzazione dei progetti nel settore “Smart Cities and Communities and Social Innovation” su tutto il territorio nazionale.

Svariati ed estremamente interessanti i temi su cui partecipare che si legano anche ai lavori intrapresi dalla neonata Agenzia Digitale, di cui già trattato in precedente articolo.
Ora chiudiamo con alcuni casi concreti in larga scala di città smart nel mondo. Casi come Amsterdam, Curitiba (in Brasile), Seattle sono citati in pressoché ogni pubblicazione sul tema.
Amsterdam è tipicamente smart sugli aspetti di mobilità ed efficienza energetica degli edifici, Curitiba eccelle anch’essa per la mobilità, unita alla gestione dei rifiuti e Seattle è smart sul risparmio energetico.

Non mancano poi iniziative di vario genere in diversi città, ultima Tallinn in Finlandia che ripropone quanto avvenne a Bologna nel 70: per ridurre l’inquinamento e migliorare la mobilità viene fornito gratuitamente il trasporto pubblico locale. Certamente molto difficile da sostenere, a Bologna durò pochi anni, ma molto interessante come sperimentazione.

Nel campo della mobilità Hong Kong è sicuramente un caso da manuale.

I risultati ottenuti sono stati resi possibili da una visione chiara e integrata dei problemi di mobilità della città: Oggi a Hong Kong l’84% della popolazione (6 milioni di  abitanti circa) si muove usando i mezzi di trasporto pubblici, le biciclette o a piedi. Viene usata una carta che può essere usata su autobus, tram, traghetti, metropolitane, treni ad alta velocità e lunga percorrenza, funziona anche come carta di credito e fornisce sconti ovunque.

All’avanguardia nei servizi smart rivolti alla società “sociale” è Singapore: la città ha un approccio fortemente innovativo in ambito salute e grazie a questa visione medici e operatori sanitari possono accedere in tempo reale a tutte le informazioni clinicamente rilevanti di un paziente (dati anagrafici, diagnosi cliniche, storia farmacologica, ecc.), con la possibilità di ridurre sia i costi (in termini di test duplicati o inutili) sia le possibilità di errore, sia in fase di prevenzione.

Le città smart possono essenzialmente svilupparsi secondo due modelli: greenfield (città create ex novo) o brownfield (città esistenti).

Esempio del primo caso è Masdar, che sorgerà a pochi chilometri dal centro di Abu Dhabi e a 15 km da Dubai, entro il 2020 (…VEDI ).

Masdar City è un progetto, del valore totale di 22 miliardi di dollari, ad opera della società Masdar – grande impresa attiva nel settore delle energie rinnovabili, a sua volta controllata dalla Mubadala Development Company, la società di sviluppo immobiliare ed economico del Governo di Abu Dhabi.

A regime i residenti dovrebbero essere circa 50.000, e circa 1.000 imprese, per lo più legate all’alta tecnologia e alle energie rinnovabili.

Una volta terminata, la smart city coprirà una superficie di 640 ettari e consumerà il 75% di energia in meno rispetto ad una città tradizionale di pari dimensioni. La strategia della città prevede zero emissioni, zero rifiuti, 80% dell’acqua riciclata.

Incredibile che proprio i proprietari del combustibile fossile per eccellenza, il petrolio, stiano lanciando iniziative di questo genere. Certamente le ampie disponibilità economiche sono un fattore determinante per iniziative di questo genere ma non solo: sono prove di trasmissione, insomma, test reali di un futuro che è alle porte.

Ma non è l’unico progetto estremo: la Cina è molto attiva e ci sono anche altre città in cantiere che verranno “ricreate” in ottica smart, invito a consultare …l’articolo

Futuro irrealizzabile? No affatto ma ovviamente come già sostenuto ogni caso ed ogni sviluppo và contestualizzato nel proprio territorio, l’Italia ha altre specificità, esigenze e risorse economiche diverse.

Per lo scrivente non vi è una sola soluzione o strategia ma sono convinto che sia fondamentale l’indirizzo “politico”.  Solo una visione chiara, condivisa e convinta di quale modello di sviluppo si voglia  intraprendere, e quello “smart” è l’unico sostenibile per le prossime generazioni, può far si che si concretizzi. Non si tratta di un piano di sviluppo del genere sovietico del primo novecento, ma piuttosto un insieme di iniziative coordinate che si sviluppano nel tempo, supportate da investimenti pubblici ma anche privati, in un contesto invitante, fatto di incentivi, detassazioni, agevolazioni, anche e soprattutto per i cittadini.

Smart Cities, perché, come e quando – Parte Prima.

Smart Cities, perché, come e quando – Parte Prima.

 

 Il tema “Smart Cities” sta progressivamente prendendo piede nel linguaggio comune, benché ancora limitato sia il numero di coloro che ne colgono il significato e la portata. Proviamo a fare alcuni passaggi con il quale si possano dare ulteriori contributi chiarificatori con 2 domande, “Perché Smart Cities” e “Cosa e Come Smart Cities”.
Innanzitutto il termine, già trattato in un precedente articolo, fa un chiaro riferimento terminologico a “città intelligenti”. La questione “città” è un tema ormai definitivamente aperto: nel 2007, a livello globale, la popolazione urbana ha superato quella rurale. Si prevede che nel 2050 la Terra ospiterà 9 miliardi di persone (+32,4% dal 2010) e, a tale data, le città ne ospiteranno circa il 70%. Entro il 2030 quasi un quarto della popolazione mondiale vivrà nelle 600 maggiori città del mondo.

L’Italia ha delle peculiarità che vale la pena considerare attentamente, soprattutto in prospettiva di sviluppo:  una persona su due (44,6% della popolazione) vive in comuni ad alta urbanizzazione, in linea con la media europea (47%) 41. Al contrario, la quota di popolazione italiana che vive in zone a medio grado di urbanizzazione supera di quasi 14 punti percentuali il valore medio europeo (25%): significa che molto del tessuto sociale italiano vive in realtà più ridotte, meno “inglobate” da grandi città. Da qui la considerazione che vanno trattate come “reti” di città, e relativi interventi smart così configurati.

La sfida dello sviluppo si gioca comunque nelle “città”, questo è ormai ampiamente condiviso dai più. Và da sé pertanto che vi sia un forte spirito di ricerca e che si tenda, finalmente, a circoscrivere indirizzi di sviluppo condivisi dei quali si vogliono definire ambiti e scenari.

Ed è per questo che vi sono varie definizioni ed interpretazioni, peraltro il termine “SMART”, applicato a soluzioni specifiche, è stato utilizzato per le prime volte da aziende che operano nel settore ICT, come CISCO ed IBM, ormai più di 15 anni orsono.

Oggi, il termine SMART CITIES, è unanimemente riconosciuto come un modello di sviluppo il cui carattere peculiare è la sostenibilità ambientale, l’unico aspetto comune a tutte le definizioni che si focalizza su un corretto ed efficiente uso delle risorse: sempre più prioritario soprattutto rispetto per le future generazioni che abiteranno nelle città.

Oltretutto sono approcci e studi che arrivano anche dalla programmazione politica europea con gli obiettivi 20-20-20, insomma non stiamo parlando di iniziative sporadiche di qualche scienziato pazzo.

Le interpretazioni del modello di sviluppo in questione, come detto, variano a seconda degli attori coinvolti:

  • Qualità della vita, e gli aspetti più marcatamente sociali (quali istruzione, governance partecipativa, inclusione, sanità), più marcate nel mondo accademico.
  • Le interpretazioni degli enti europei, che si concretizzano nelle emanazioni dei bandi per incentivare soluzioni “smart”, sono tendenzialmente più restrittive. Il focus è sulle infrastrutture di rete (energia, mobilità, ICT), dove è forte l’intervento dell’aspetto tecnologico e dove la connettività è considerata fattore di crescita nel breve periodo. Si pongono, invece, in secondo piano le sfaccettature della smart city connesse alla qualità della vita.
  • Qualità dell’ambiente, tema sostanzialmente trasversale a tutte le interpretazioni date.

Effettivamente il ruolo delle tecnologia, fin dagli albori della storia antica, ha sempre segnato il passo degli sviluppi che hanno consentito una sorta di passaggio di livello: certamente non sempre il meglio per l’uomo in termini assoluti ma sicuramente un “passaggio”.

Molte delle tecnologie chiave illustrate nella figura sottostante si configurano, di

fatto, come sistemi (trasporti, gestione idrica, energia ed elettricità, edifici).

 

E’ quindi determinante la disponibilità di “alto tasso” tecnologico che può concretamente essere di supporto per qualunque disegno di sviluppo sostenibile si voglia intraprendere, questo oggi è una certezza. Non và trascurata l’affascinante declinazione dell’ ”internet delle cose” con la quale si prefigurano oggetti che comunicano tramite la rete il proprio stato: il frigo con gli alimenti al proprio interno in esaurimento, la macchina con il traffico circostante etc…

Estremamente interessante anche il concetto elaborato dal MIT di Boston (http://senseable.mit.edu/) che le definisce come “senseable city” ovvero città in grado di sentire: l’idea che la città sia abitata da persone “evolute”, che apprendono, si adattano alle nuove soluzioni tecnologiche, partecipano anch’esse ai processi di innovazione e hanno un ruolo attivo nella cosiddetta democrazia partecipativa come anche la città stessa che diventa intelligente ed in grado di “sentire” le esigenze di chi ci vive.

Si tratta, dunque, di un modello di sviluppo di città in cui, citando le definizioni quanto mai pertinenti del report “European House Ambrosetti”, si perseguono precise linee di indirizzo:

  • Gli sprechi idrici ed elettrici vengono evitati grazie a sistemi di rilevamento e monitoraggio avanzati, sistemi di telecontrollo e sensori su lampioni pubblici, impianti di irrigazione, ecc. con tutte le ottimizzazioni che se ne possono ricavare
  • Le emissioni industriali e residenziali sono ottimizzate grazie a soluzioni che riducono l’impatto degli impianti di aerazione e di riscaldamento
  • Le fonti di energia rinnovabile sono integrate nel sistema energetico e le soluzioni per l’efficienza energetica sono applicate nei settori industriale, residenziale, infrastrutturale e nei trasporti.
  • Gli spostamenti sono agevoli grazie al controllo dei flussi di traffico ed alla infomobilità, i trasporti pubblici sono innovativi e sostenibili, i centri storici sono pedonalizzati, si favorisce l’intermodalità tra mezzi di trasporto non inquinanti (auto elettriche e biciclette, ad esempio).
  • Si producono meno rifiuti, li si raccoglie in maniera differenziata e se ne trae energia.
  • Le prestazioni sanitarie possono essere prenotate e pagate in remoto, così come i servizi urbani, recuperando tempo utile per se stessi.
  • Non si ha più necessità di accodarsi in banca, in posta, o presso gli uffici pubblici, basta disporre di un computer.
  • Il patrimonio immobiliare della città è manutenuto costantemente e gestito attraverso le tecnologie più avanzate.
  • Il verde urbano è protetto e le aree dismesse vengono bonificate.
  • La città è un laboratorio di idee, un ambiente fertile per l’apprendimento, la creatività e l’innovazione, perseguiti secondo logiche inclusive.

 

Nel prossimo articolo faremo alcune ipotesi di “Come Smart Cities”, ovvero alcuni esempi o “best practice” che possono essere di aiuto per completare il quadro.

Smart Grid e Smart Cities, il futuro è arrivato – Seconda Parte.

Smart Grid e Smart Cities, il futuro è arrivato – Seconda Parte.

Nella …prima parte dell’articolo…abbiamo introdotto l’argomento delle Smart City e delle Smart Grid, approfondendo quest’ultimo tema. Ora passiamo in esame il concetto di Smart City che, tradotto, non è altro che “città intelligente”: ma come può una città essere intelligente?

 

 I criteri guida di cui sopra rappresentano di fatto gli interventi su cui concretamente si prospettano ampi margini di crescita e sviluppo, brevemente:- la “mobilità”, fortemente di carattere elettrico, comprendendo in questo insieme le 3 grandi tipologie di auto elettriche: Electric Vechicle (EV), Plug In Electric Vechicle (PEV) e Hibryd Electric Vechicle (HEV). Comprensivo di tutto il sistema di colonnine di ricarica e sistemi di immagazzinamento dell’energia. Un recente studio nell’ambito del progetto Energy Strategy del Politecnico di Milano prefigura uno scenario pessimistico di diffusione di veicoli elettrici in Italia entro il 2020 intorno ad oltre 2 milioni di unità con investimenti pari a 60-80 miliardi di Euro, lo scenario ottimistico arriverebbe quasi a raddoppiareOvviamente, alla luce delle tecnologia di “mobilità” in uso, si possono e si devono rivedere le modalità di utilizzo del proprio mezzo, magari in concomitanza con la presenta di trasporti pubblici efficienti, non inquinanti ed affidabili- l’”ICT”, ovvero quell’insieme di tecnologie e software che consentono la circolazione delle informazioni con la più ampia e facile portata, per tutti gli usi dal privato al pubblico. Tramite reti dati veloci, computer prestazionali, wireless accessibile etc…

– la “sostenibilità ambientale”, come ad esempio edifici progettati o ristrutturati con sistemi di riduzione delle dispersioni termiche, autonomi dal punto di vista energetico, dotati di sistemi di teleriscaldamento, riduzione delle emissioni CO2, aziende eco-compatibili etc…

Per ultimi ma non per importanza “qualità della vita” e “società smart” rappresentano direttrici di sviluppo di cui la prima è naturale conseguenza di questo nuovo modello di sviluppo urbano, la seconda rappresenta ad esempio i nuovi modelli democratici partecipativi, da estendere in molti aspetti della vita sociale.

Fornita quindi una definizione formale e sostanziale del concetto di Smart City, possiamo certamente affermare che tutti i criteri riportati sono già in corso di realizzazione in molti casi di studio e non solo, in Italia e all’estero. Ci sono grandi prospettive e tutte le aziende del settore, i centri di ricerca universitari e le amministrazioni pubbliche più lungimiranti stanno portando avanti porzioni di trasformazioni “smart”: ovviamente per una reale e tangibile percezione di un miglioramento della qualità della vita, peraltro che possa essere misurabile con ad esempio maggiore tempo libero a disposizione/riduzione emissioni CO2, si deve intervenire con un approccio sistemico e generale, salvaguardando le peculiarità di ogni contesto: l’Italia ha pochi grandi centri urbani, quindi al di fuori di questi si deve ragionare per aggregati.

Veniamo ora al capitolo investimenti: qui abbiamo un enorme volano ma per avviarlo serve una grande spinta che solo forti volontà politiche, la presenza di imprese con adeguate competenze e la disponibilità di fondi possono garantire.

Per quanto concerne la volontà politica abbiamo un panorama un po’ a macchia di leopardo per intenderci, dove ci sono amministrazioni pubbliche, generalmente comunali, che vogliono intraprendere reali progetti esecutivi in ambito “smart city”, ve ne sono tante altre che per ora nulla stanno facendo.

Certo che una certa politica, problema tutto italiano, purtroppo non è nemmeno in grado di comprendere quanto qui si prospetta, il potenziale enorme che da questo rinnovo urbanistico si può ottenere, soprattutto in termini occupazionali ora più che mai è necessario intraprendere iniziative forti, per spingere questo processo e dargli sostegno: non ad esempio come recentemente fatto ridurre gli incentivi per la realizzazione di impianti da fonte rinnovabili.

Le imprese di settore, che intravedono opportunità di business concreti dei quali ovviamente si nutrono per la loro stessa sopravvivenza, anche alla luce della forte crisi in corso, dove è fondamentale ribaltare il problema e trovare nuovi fronti di sviluppo, sono estremamente attente agli scenari prospettati.

Chiaramente il capitolo “fondi” è il più delicato, ma non si pensi che si parta da zero, tutt’altro.

Il MIUR ha stanziato fondi per oltre 900 milioni di Euro tramite 2 bandi specifici; a livello europeo l’iniziativa “Smart Cities and Communities Initiative” ha recentemente fornito stanziamenti tramite bando per 450 milioni di Euro.

Il recente “Pacchetto Occupazione” della Commissione Europea (“Towards a job reach recovery”) punta a creare in 3 settori chiave, entro il 2020, diversi milioni di posti di lavoro. Questi punti chiave sono “green economy”, “information and communication technology” (ICT) e “lavoratori della sanità”: a leggere con attenzione si può tranquillamente constatare che è tutto riconducibile a realizzare soluzioni “smart”. Peraltro, proprio in questo periodo, è in discussione tra Consiglio europeo e Commissione, le modalità di destinazione dei fondi di finanziamento alle politiche di sviluppo regionali (FESR) che per ora vede un budget di oltre 330 miliardi di Euro.

Una conclusione a questo breve e non esaustivo articolo non c’è, semmai si può concludere con l’auspicio che la politica, soprattutto in Italia, non sia cieca e non sia fatta solo di “Er Batman” ma di cittadini onesti e preparati ad accogliere queste sfide come opportunità per la salvaguardia del bene comune.

 Proviamo a dare una definizione tratta da un recente studio cofinanziato da aziende del settore dell’istituto “The European House-Ambrosetti”:“Smart city è per noi un modello urbano che minimizza lo sforzo per i bisogni “bassi” e soddisfa efficacemente i bisogni più “alti”, per garantire un’elevata qualità della vita, ottimizzando risorse e spazi per la sostenibilità.È in atto un progressivo passaggio dal soddisfacimento dei bisogni primari e materiali (bisogni biologici, sicurezza, affetti, rispetto), tipici delle società di mercato consumistiche, al soddisfacimento di bisogni più “alti”, tipici di società globali post-consumistiche: consapevolezza (di sé e del mondo), sostenibilità delle scelte (soddisfare i propri bisogni evitando di compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro), equilibrio, realizzazione di sé e crescita personale. Questo genere di bisogni può essere soddisfatto solo da città più evolute, da città smart. Smart city è, dunque, per noi un modello urbano capace di garantire un’elevata qualità della vita e una crescita personale e sociale delle persone e delle imprese, ottimizzando risorse e spazi per la sostenibilità.”Dalla definizione si comprende quanto ampio sia l’impatto di questo modello di sviluppo urbano, alla stregua di un intervento di “spirito rinascimentale” citando un accostamento quanto mai corretto ed efficace.

I criteri guida quindi per identificare una città-progetto smart possono essere sintetizzati in:

  • Mobilità
  • ICT (Information Communication Technology)
  • Sostenibilità ambientale (Energia, edifici, suolo, acqua)
  • Qualità della vita
  • Società smart (istruzione,sanità,governance,partecipativa)

Una città ideale “smart” è quindi un progetto molto ampio che tocca tutti gli aspetti della vita quotidiana e si configura come una grande, se non unica, possibilità di cambiare radicalmente, in meglio, la qualità della vita nei centri urbani; và ricordato peraltro che recenti studi affermano che nel mondo cosiddetto “occidentale”, da pochi anni il numero di abitanti concentrato in grandi centri urbani ha superato percentualmente il numero di quelli al di fuori di contesti urbani.

I criteri guida di cui sopra rappresentano di fatto gli interventi su cui concretamente si prospettano ampi margini di crescita e sviluppo, brevemente:

– la “mobilità”, fortemente di carattere elettrico, comprendendo in questo insieme le 3 grandi tipologie di auto elettriche: Electric Vechicle (EV), Plug In Electric Vechicle (PEV) e Hibryd Electric Vechicle (HEV). Comprensivo di tutto il sistema di colonnine di ricarica e sistemi di immagazzinamento dell’energia. Un recente studio nell’ambito del progetto Energy Strategy del Politecnico di Milano prefigura uno scenario pessimistico di diffusione di veicoli elettrici in Italia entro il 2020 intorno ad oltre 2 milioni di unità con investimenti pari a 60-80 miliardi di Euro, lo scenario ottimistico arriverebbe quasi a raddoppiare

Ovviamente, alla luce delle tecnologia di “mobilità” in uso, si possono e si devono rivedere le modalità di utilizzo del proprio mezzo, magari in concomitanza con la presenta di trasporti pubblici efficienti, non inquinanti ed affidabili

– l’”ICT”, ovvero quell’insieme di tecnologie e software che consentono la circolazione delle informazioni con la più ampia e facile portata, per tutti gli usi dal privato al pubblico. Tramite reti dati veloci, computer prestazionali, wireless accessibile etc…

– la “sostenibilità ambientale”, come ad esempio edifici progettati o ristrutturati con sistemi di riduzione delle dispersioni termiche, autonomi dal punto di vista energetico, dotati di sistemi di teleriscaldamento, riduzione delle emissioni CO2, aziende eco-compatibili etc…

Per ultimi ma non per importanza “qualità della vita” e “società smart” rappresentano direttrici di sviluppo di cui la prima è naturale conseguenza di questo nuovo modello di sviluppo urbano, la seconda rappresenta ad esempio i nuovi modelli democratici partecipativi, da estendere in molti aspetti della vita sociale.

Fornita quindi una definizione formale e sostanziale del concetto di Smart City, possiamo certamente affermare che tutti i criteri riportati sono già in corso di realizzazione in molti casi di studio e non solo, in Italia e all’estero. Ci sono grandi prospettive e tutte le aziende del settore, i centri di ricerca universitari e le amministrazioni pubbliche più lungimiranti stanno portando avanti porzioni di trasformazioni “smart”: ovviamente per una reale e tangibile percezione di un miglioramento della qualità della vita, peraltro che possa essere misurabile con ad esempio maggiore tempo libero a disposizione/riduzione emissioni CO2, si deve intervenire con un approccio sistemico e generale, salvaguardando le peculiarità di ogni contesto: l’Italia ha pochi grandi centri urbani, quindi al di fuori di questi si deve ragionare per aggregati.

Veniamo ora al capitolo investimenti: qui abbiamo un enorme volano ma per avviarlo serve una grande spinta che solo forti volontà politiche, la presenza di imprese con adeguate competenze e la disponibilità di fondi possono garantire.

Per quanto concerne la volontà politica abbiamo un panorama un po’ a macchia di leopardo per intenderci, dove ci sono amministrazioni pubbliche, generalmente comunali, che vogliono intraprendere reali progetti esecutivi in ambito “smart city”, ve ne sono tante altre che per ora nulla stanno facendo.

Certo che una certa politica, problema tutto italiano, purtroppo non è nemmeno in grado di comprendere quanto qui si prospetta, il potenziale enorme che da questo rinnovo urbanistico si può ottenere, soprattutto in termini occupazionali ora più che mai è necessario intraprendere iniziative forti, per spingere questo processo e dargli sostegno: non ad esempio come recentemente fatto ridurre gli incentivi per la realizzazione di impianti da fonte rinnovabili.

Le imprese di settore, che intravedono opportunità di business concreti dei quali ovviamente si nutrono per la loro stessa sopravvivenza, anche alla luce della forte crisi in corso, dove è fondamentale ribaltare il problema e trovare nuovi fronti di sviluppo, sono estremamente attente agli scenari prospettati.

Chiaramente il capitolo “fondi” è il più delicato, ma non si pensi che si parta da zero, tutt’altro.

Il MIUR ha stanziato fondi per oltre 900 milioni di Euro tramite 2 bandi specifici; a livello europeo l’iniziativa “Smart Cities and Communities Initiative” ha recentemente fornito stanziamenti tramite bando per 450 milioni di Euro.

Il recente “Pacchetto Occupazione” della Commissione Europea (“Towards a job reach recovery”) punta a creare in 3 settori chiave, entro il 2020, diversi milioni di posti di lavoro. Questi punti chiave sono “green economy”, “information and communication technology” (ICT) e “lavoratori della sanità”: a leggere con attenzione si può tranquillamente constatare che è tutto riconducibile a realizzare soluzioni “smart”. Peraltro, proprio in questo periodo, è in discussione tra Consiglio europeo e Commissione, le modalità di destinazione dei fondi di finanziamento alle politiche di sviluppo regionali (FESR) che per ora vede un budget di oltre 330 miliardi di Euro.

Una conclusione a questo breve e non esaustivo articolo non c’è, semmai si può concludere con l’auspicio che la politica, soprattutto in Italia, non sia cieca e non sia fatta solo di “Er Batman” ma di cittadini onesti e preparati ad accogliere queste sfide come opportunità per la salvaguardia del bene comune.

Smart Grid e Smart Cities, il futuro è arrivato – Prima Parte.

Smart Grid e Smart Cities, il futuro è arrivato – Prima Parte.

 

Inglesismi arcani che ci proiettano in “città intelligenti” (Smart Cities) e “reti intelligenti” (Smart Grid), cosa nascondono ai profani questi termini sempre più in voga?

Proviamo a delimitare e circoscrivere lo scenario: nei giorni nostri vediamo chiaramente quanto incida nella vita quotidiana e negli equilibri economici tutto ciò che concerne la qualità della vita percepita, l’ambiente, lo sviluppo della persona e del sistema economico e la necessaria infrastruttura per produrre e fornire energia. Tutto correlato e connesso in un grande sistema che è il pianeta in cui viviamo.

Dall’assunzione di cui sopra nel corso degli ultimi anni è maturata e cresciuta una proposta di modello di sviluppo alternativo che prediligesse la realizzazione di sviluppi urbani con caratteristiche qualitative diverse, puntando decisamente a sistemi “intelligenti” (smart) integrati fra loro che racchiudono alcuni punti cardine contraddistintivi al fine di costituire le chiavi per una Città Intelligente (Smart City):

 

Tecnicamente quindi il tema delle Smart Cities racchiude in sé molti fronti di sviluppo, tra i quali ne emerge uno in particolare, dal quale non è possibile prescindere poiché trattasi della linfa vitale: la rete di distribuzione dell’energia, intesa in senso ampio.

Quando pertanto si parla di “Smart Grid” si tende ad includere nella definizione la commistione dei sistemi di produzione e distribuzione di energia elettrica al fine di disporre di una Rete Intelligente caratterizzata da un elevato livello di strutture IT (Information Technology)  e in grado di veicolare flussi di energia ed informazioni “multi direzionali”.

Ecco che stiamo schiarendo i dubbi iniziali su quali siano le differenze e i significati dei 2 termini, con una sostanziale rappresentazione in cui il contenitore della Smart Cities racchiude in sè buona parte delle “Smart Grid” poiché elemento alimentante.

 

Prima di provare a sviscerare il tema delle Smart Cities, và analizzato con particolare attenzione il passaggio sui “flussi multi direzionali” nel contesto delle Smart Grid sopra citati: vera chiave di volta dal punto di vista energetico e di sviluppi a tendere è la reale novità dell’ultimo decennio e rappresenta la scelta cui puntare per abbandonare i tradizionali sistemi di produzione di energia, peraltro con fonti combustibili fossili riconosciuti fra più inquinanti: petrolio e carbone

Stiamo parlando quindi di un nuovo modo di pensare l’alimentazione e la distribuzione di energia elettrica, in particolare sul fronte delle emissioni di CO2.

Nel modello di sviluppo “Smart” finalmente introdotto le fonti rinnovabili non sono più necessariamente legate a pochi produttori ma sempre più diventano disponibili per ampie fette di popolazione: si pensi ai pannello fotovoltaici sui tetti, il micro eolico etc…

Con questa svolta concettuale e pratica si assiste quindi ad una necessarie ridefinizione dei processi tecnologici coinvolti a supporto della rete elettrica che dovrà essere in grado di gestire immissioni di elettricità da molteplici fonti, dalla centrale tradizionale al privato cittadino munito di pannelli fotovoltaici che diventa produttore e consumatore di energia elettrica.

In questo modo quindi, utilizzando proprio il semplice cittadino come esempio, esso stesso rappresenta il soggetto che fruisce e fornisce energia e che consente una reale riduzione delle emissioni inquinanti.

Chi non è del settore e non è avvezzo al trattare di questi temi si chiederà per quali ragioni si stia sviluppando questa strada, la risposta è semplice: il mondo ha fame di energia e nel mondo, pur con la crisi attuale, la domanda è sempre in crescita con le eccezioni dettate dal periodo congiunturale di alcune aree, come in Italia ad esempio dove il consumo di energia è calato di diversi punti percentuale.

Vedasi a riguardo il recente documento di Terna “PREVISIONI DELLA DOMANDA ELETTRICA IN ITALIA E DEL FABBISOGNO DI POTENZA NECESSARIO

ANNI 2011 – 2021”, disponibile sul sito.

Non solo, analizzando i dati di consumo, sempre fonte Terna, si evidenzia come dal 2008 anno di picco eccezionale per consumo e produzione, vi sia stato un forte calo in ambito nazionale pur intravedendo un lievissimo rialzo nel 2011, tale da rivedere fortemente gli investimenti  nelle centrali termoelettriche tradizionali.

Ma fortunatamente questo non è l’unico motivo, la comunità internazionale è divenuta cosciente del serio e concreto problema delle emissioni inquinanti e quindi più domanda implica più emissioni di gas nocivi.

Come ridurle? Sono state fatte diverse stime, con due scenari di riferimento, i famosi 550 e 450 ppm, ossia “parti per milione di concentrazione” di CO2 nell’atmosfera. Ebbene, in entrambi i casi, uno più conservativo ed uno più spinto, si evidenzia che le rinnovabili e l’efficienza energetica sono i due driver principali, al punto da poter portare a riduzioni di CO2 fino all’80%.

Altro elemento cardine e vincolo tecnologico è la cosiddetta stabilità della rete elettrica, espressa in frequenza (Hertz) che è sostanzialmente di 50 Hertz in gran parte del mondo e 60 Hertz nei paesi vicini al cosiddetto “mondoCommonwealth” : si tratta sostanzialmente di un vincolo tecnico che implica una serie di sistemi di protezione e controllo della rete al fine di salvaguardarne la stabilità.

Tutti gli elementi di cui sopra sono e costituiscono il nuovo modo di progettare e realizzare una rete elettrica “intelligente” con lo scopo di ottenere una produzione di energia distribuita e una forte efficienza energetica.

 

Questo è già realtà perché molto si sta facendo e si è in procinto di fare, con contatori intelligenti, accumulatori di energia, la nuova frontiera per gestire il problema della non programmabilità di alcune fonti rinnovabili ed anche la non modulabilità delle stesse, l’introduzione di auto elettriche con relative colonnine di ricarica, la diffusione nel civile delle soluzioni di produzione energetica, sistemi software per gestire l’equilibrio della rete laddove l’immissione di energia elettrica non risponda ai vincoli tecnici di frequenza etc…

Tutto ciò sta inoltre avviando una grandissima ricaduta occupazionale, le aziende del settore stanno puntando fortemente a questo nuovo fronte, sfidante filone di sviluppo contemporaneo ma che realmente rappresenta la strada da intraprendere.

Ed inoltre, ora come non mai non è più giustificabile indirizzare gli investimenti puntando nelle centrali tradizionali non necessarie, in particolar modo in Italia, e non più compatibili con l’ambiente, quando la tecnologia ci offre alternative concrete e realizzabili.

Sia chiaro: qui non si dice che ci sono le condizioni per uno “switch off” immediato, se però guardiamo la composizione della produzione di energia elettrica in Italia possiamo però fare delle considerazioni importanti. Guardando ad esempio il punto di riferimento così in voga per ogni paragone, la Germania, nella seguente tabella che mostra la potenza efficiente lorda degli impianti elettrici di generazione nei principali paesi del mondo al 31 dicembre 2010 (fonte Terna), di cui si riporta un estratto parziale, si nota subito quanto sia ampio il differenziale produttivo per eolico e fotovoltaico tra questi 2 paesi, peraltro si consideri che la Germani oltre ai combustibili fossili ha una discreta produzione nucleare.