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Ospedale di Albenga o GSL? Questo è il problema.

Ospedale di Albenga o GSL? Questo è il problema.

Nei giorni scorsi ho partecipato ad un importante incontro ad Albenga, presso il Teatro San Carlo, organizzato dal Sindaco Cangiano, che ringrazio per l’invito. Da quando sono in carica come Consigliere Regionale per il Movimento 5 Stelle ho partecipato a diversi momenti come questo per i più sensibili problemi del territorio, credo siano delle valide iniziative di incontro e confronto. Utili anche per capire come e quali sono le idee dietro ai problemi, le proposte ed anche le critiche. Se ci si pone nella visione costruttiva che a mio avviso deve avere la politica, credo ci stia tutto.

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Nel caso specifico ci si è trovati a discutere su un tema ampiamente dibattuto nel quale è importante ricordare i gravissimi fatti di cronaca giudiziaria che hanno accompagnato tutti i soggetti attivi nel rapporto contrattuale tra la ditta privata GSL e la Regione Liguria. È bene ricordarlo perché se un rapporto contrattuale sul quale poi si sono manifestate irregolarità importanti tali da decapitare i vertici della stessa ditta GSL, dell’ASL2 e indirettamente della regione con l’ex Presidente e l’ex Assessore, non posso esimermi dal registrare una situazione quantomeno rischiosa per l’Ente e per la collettività. Ho percepito da molti che questi aspetti debbano andare in secondo piano. Mi spiace ma non condivido affatto e credo che nell’indirizzo politico tali aspetti debbano essere seriamente presi in considerazione per tutte le valutazioni del caso.
Alla luce di quanto sopra, prendendo atto della scelta della Giunta regionale di rescindere il Contratto di riferimento, che legava l’esperienza di Ortopedia privata con GSL all’interno dell’ospedale pubblico di Albenga, per il mancato raggiungimento dell’obiettivo previsto dal contratto di riduzione delle “fughe” di pazienti di ortopedia protesica dal territorio ligure, si delineano 2 punti che compongono lo scenario complessivo.

Il primo è il modello di governance ed utilizzo dell’ospedale di Albenga all’interno del quadro complessivo provinciale, e regionale. Al tempo, dopo l’inaugurazione del 2008, mi si perdoni l’estrema semplificazione, fu valutato che per ragioni economiche l’ospedale di Albenga dovesse erogare un servizio, nel caso fu scelto l’ortopedia elettiva, per sostenere di fatto la sua stessa esistenza, anche attraverso chi si propose con determinazione per esserne l’attuatore, ovvero il gruppo GSL. Certamente un ospedale deve essere utilizzato bene, nei principi dell’efficienza e dell’efficacia che guidano, o dovrebbero, qualunque amministrazione; peraltro certamente condivisibile che non solo un ospedale appena costruito con soldi pubblici non venisse messo in dubbio, ma visto l’importante comprensorio di riferimento dovesse essere valorizzato con tutti i servizi necessari per il territorio di riferimento.

Le scelte adottate successivamente sono tutte invece ampiamente discutibili, e non mi riferisco solo al depotenziamento del Pronto Soccorso: tema che oltretutto abbiamo condotto con forza nel valbormidese reputando necessario un presidio per la gestione dell’emergenza ora assente, emergenza che ad Albenga è stata depotenziata rispetto al passato divenendo un Punto di Primo Intervento, anche se non come la realtà di Cairo e con numeri di tutto rispetto. Ed infine su forte spinta della Giunta regionale di allora guidata dal Partito Democratico si valutò che l’unica strada per “occupare” l’ospedale di Albenga fosse un affidamento a privato di un servizio di ortopedia protesica all’interno dell’ospedale. Giova ricordare che lo stesso tipo di servizio fu, ed è per certi versi, lungamente e con apprezzamenti svolto nell’ospedale di S. Corona a Pietra Ligure.

Di fatto fu avviata dalla giunta Burlando la competizione tra pubblico e privato che ora nuovamente la Giunta Toti propone: quindi mi pare ovvio e palese che su questo punto ci sia piena convergenza tra Centro sinistra e centro destra. Sia chiaro: non lo scrivo con vena polemica, è una constatazione di fatto, ciò che mi preme è non sentire critiche provenienti da una parte verso l’altra su un modello di sanità privata che ambedue gli schieramenti vedono di buon occhio.

Non fu valutato allora un ampliamento invece delle funzioni già svolte nel S. Corona riversandone una quota parte ad Albenga: in sintesi se da una parte, a Pietra, si facevano dei numeri ma forse non sufficienti a trattenere i pazienti o a coprire le esigenze provenienti da fuori comprensorio, dall’altra si poteva “potenziare” il pubblico con investimenti simili a quelli erogati nel contratto di affidamento all’operatore GSL, utilizzando l’ospedale albenganese. In un equilibrio costi/ricavi mi domando se fu fatto un business plan serio che prendesse in esame l’opzione o, per ragioni di natura politica, si andò come treni verso la privatizzazione del reparto.

Oltretutto dubito fortemente che il solo comprensorio albenganese sia affetto da esigenze di ortopedia protesica tali da sostenere da solo una ortopedia costruita per attrarre pazienti da tutta regione e non solo, per ovvie ragioni non può essere altrimenti, quindi per sua natura il servizio non è solo per i pazienti del comprensorio albenganese ma è di natura più ampia, però “scambiato” con la sopravvivenza dell’ospedale stesso.

Vorrei però affermare che GSL non è l’ospedale di Albenga e l’ospedale di Albenga non è GSL e che per il territorio è importante avere un ospedale che risponda in primis alle esigenze sanitarie del territorio stesso, fatto salvo che in una potenziale specializzazione ciò non esclude strutture potenziate per erogare prestazioni a pazienti provenienti da più parti. La scelta però di incapsulare un operatore privato all’interno dell’ospedale ha posto le condizioni per creare artatamente un cul-de-sac da cui ora uscire è certamente e oggettivamente complesso. Eppure lo stesso ospedale manifesta eccellenze in settori pubblici come il “Centro Specialistico Regionale Malattie Infettive e Ortopedia Settica S.C. MIOA”, noto anche come MIOS, che ho avuto modo di visionare privatamente più volte per ragioni personali.

E se il concetto alla base è il trattenere i chirurghi di fama per trattenerne i presunti pazienti, tale per estensione potrebbe essere applicato a qualunque specialità: quindi con la stessa logica si dovrebbe intervenire in tutti i settori allo stesso modo? Medici che decidono di agire fuori dal pubblico sono di fatto lavoratori che lecitamente possono scegliere come tutti, mi domando quindi se dobbiamo disegnare la sanità intorno a loro o se dobbiamo farla funzionare bene? Quando si accerta che una stessa protesi un privato la compra ad un prezzo e il pubblico ad un altro ben più alto, chi sta lavorando male? Se il privato giustamente fa profitto con la stessa operazione, magari con un chirurgo pagato molto di più che il collega nel pubblico e la stessa operazione nel pubblico costa di più dove sta il problema? Nel Privato? No. E’ doveroso intervenire nel pubblico e fare quanto necessario perché funzioni bene, non però abdicando a favore del privato, laddove possibile ovviamente. Questo in termini assoluti non significa che non ci possono essere convenzionamenti per altri servizi che per varie ragioni il pubblico non ha modo di erogare.

Quando però si parla di Sanità pubblica il primo obiettivo è il bene comune, che in questo caso corrisponde all’erogazione di cure alla collettività. Quando si parla di Sanità privata il primo obiettivo è il profitto, attraverso l’erogazione di servizi. E’ bene ricordarlo sempre prima di attuare ogni scelta.

Questa lunga digressione per affermare che un potenziale percorso da adottare poteva vedere nella valorizzazione della sinergia con l’ospedale S. Corona il punto cardine con il quale avere una specializzazione dei reparti di Albenga attraverso una importante equipe medica con rapporto diretto nel pubblico e con le opportune risorse che rispondesse alle richieste dei pazienti puntando ad assorbire i numeri necessari per l’economia dell’ospedale albenganese. Una sostanziale condivisione del Servizio di Ortopedia mantenendo così l’ospedale di Albenga un punto di eccellenza e specializzazione in equilibrio con il S. Corona, nel caso specifico di ortopedia ma non solo vista appunto la presenza del reparto Mios, nella Sanità pubblica, integrato con Pietra.

Anche se in termini assoluti credo che se il territorio, e condivido la richiesta, spinga per mantenere vivo ed operativo il proprio ospedale, tecnicamente parlando che ci sia un reparto di ortopedia pubblica o privata purchè le esigenze sanitarie del territorio siano corrisposte attraverso l’ospedale, dovrebbe essere fattore non determinante.

Ma tutto questo io credo non avverrà: la richiesta dei sindaci che capisco in virtù del delicato ruolo che assolvono, temendo la chiusura dell’ospedale senza il reparto di ortopedia protesica, presumo spingerà l’Assessore ad adottare strumenti idonei per fare un nuovo bando, sperando quantomeno esente da qualunque dubbio nella fase di affidamento. E tale avverrà a favore, presumo, di un nuovo soggetto privato. Commento amaro….“È così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi.” (citazione tratta da un noto film di fantascienza).

Scelta peraltro pienamente in linea con l’attuale Giunta ampiamente favorevole all’introduzione del privato e la cosiddetta competizione pubblico/privato, come precorso dalla Giunta Burlando a targa PD, anche questa valutazione è una mera constatazione di un impronta politica mai nascosta.

Si arriva quindi all’altro punto, certamente importante ed emergenziale, che è la questione occupazionale. Una cinquantina di persone professionali e dedite al loro lavoro sono alle prese con una azienda che ha oggettive difficoltà a garantire occupazione. Dico questo per chiarire che purtroppo siamo di fronte ad una realtà che ha impostato il suo business con un solo cliente con il quale aveva un contratto ”sperimentale” e certamente a scadenza determinata, a prescindere dalla rescissione anticipata. Non vorrei pensare che in questo frangente i lavoratori, e non sarebbe la prima volta, diventino “merce” di contrattazione anziché risorse da tutelare.

Purtroppo la crisi sta colpendo molte realtà, abbiamo Bombardier con 600 addetti e indotto, Piaggio con 900 addetti e indotto, Tirreno Power con 160 addetti e indotto, i precari ASL2 circa 26 e tanti altri. Per tutti servono giuste opportunità e soluzioni.
Vero è che l’assunzione in ASL diretta non è possibile, salvo passare da bandi aperti a tutti e che non possono certamente dare garanzie, vero anche che possono esserci, nei limiti di legge, dei titoli preferenziali ma non garantiti. Vero anche che qualunque soggetto privato differente dall’attuale datore di lavoro non può essere obbligato ad assumere nessuno, si possono certamente costruire accordi di programma e percorsi ma è bene non creare illusioni o certezze che le norme non consentono. Comprendo anche la posizione delle organizzazioni sindacali che vogliono avere occupazione, d’altronde come potrebbero sostenere il contrario.

La mia speranza è che vi possa essere un percorso di potenziamento più ampio delle risorse in ASL2 con concorsi che possano dare risposte alle necessità della nostra sanità, trovando nel rispetto della legge eventuali formule di titoli preferenziali che diano priorità a chi ha esperienze importanti. Non solo, la Regione potrebbe favorire il dialogo fra i vari operatori privati in convenzione per creare dei percorsi di assorbimento del personale fuoriuscito. E certamente, pur non condividendo la scelta politica, qualora subentrasse un nuovo soggetto privato, dovrebbe attraverso opportuni accordi, favorire il reimpiego dei lavoratori. Tutte strade incerte, comunque. Spero che nessuno si spenda in garanzie certe quando ora di certo non c’è nulla. Ed infine un invito all’Assessore: è il momento delle scelte, chi Governa ne ha il dovere per incarico conferito dagli elettori e lo deve fare con chiarezza. Ma lo deve fare guardando oltre il mandato della propria legislatura; se oggi siamo arrivati a questa situazione è perché non si è valutato appieno il sostanziale “ricatto” in qui ora è costretto a muoversi l’ospedale di Albenga per la sua stessa sopravvivenza.

Ci troveremo probabilmente il modello lombardo, che ci ha lasciato diverse indagini ed inquisiti importanti, ci siamo trovati un modello GSL- Regione Liguria, con diverse indagini ed inquisiti importanti, se ci trovassimo un modello ligure dove non c’è nulla di tutto questo ci farebbe tanto schifo?

To “bitume”, or not to “bitume”: that is the question.

To “bitume”, or not to “bitume”: that is the question.

Senza voler scomodare William Shakespeare con una citazione ironicamente storpiata, fare un commento su una vicenda come questa, del bitume a Savona, rischia di essere visto come una delle tante polemiche sterili della politica, lo scrivente però ora è in effetti parte attiva della politica nelle istituzioni di conseguenza deve dosare le parole perché siano chiari i messaggi e i destinatari.

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Prima di tutto vorrei fare un commento da cittadino savonese, quale che sono, con la mia famiglia che vive e paga le tasse a Savona. Ebbene, siamo rimasti fortemente scottati dalla vicenda Tirreno Power, non possiamo come cittadini ignorare il tradimento delle istituzioni a discapito di tutti noi, ci hanno lasciati soli. Da questo purtroppo si deve partire e fare i conti ogni qual volta nel nostro territorio vi sia una potenziale installazione dannosa per la salute, ma non solo. In questo caso, ed è sempre il cittadino savonese che scrive, trovo inconcepibile pensare di avere “dietro casa”, un deposito di bitume maleodorante laddove spesso e volentieri vado come molti savonesi a trascorrere le serate libere, nella vecchia darsena, ricca di locali e luoghi di ritrovo, importante centro turistico della nostra città e fonte di lavoro per molti. Il maleodore è un problema, ma certamente non l’unico: le esalazioni possono avere impatti peggiori se non controllate opportunamente, con rischi nocivi in taluni casi. Sono poi rimasto fortemente colpito da casi come quello nei pressi di Ancona dove un deposito di bitume è esploso alzando colonne di fumo e ceneri a centinaia e centinaia di metri, anche più. Non si dovrebbe pensare male perché porta male, così si dice, tant’è il pensiero lì finisce.

Ora alcune riflessioni del cittadino Andrea Melis prestato alla politica. Questa pratica ha visto i primi vagiti alla fine del 2011 in seno all’Autorità Portuale di Savona, successivamente è passata attraverso tutti gli enti coinvolti, dal Comune, la Provincia, la Regione e infine il Ministero dello Sviluppo Economico, questi tra il 2012 e il 2013 con code al 2014. A tutti i livelli nessun ente si è espresso con contrarietà al progetto. Per chiarezza il comune di Savona a trazione PD, Sindaco Berruti, la Provincia a trazione centrodestra, presidente Vaccarezza, ora consigliere regionale, la regione sempre PD con presidente Burlando.

Attori e forze politiche in gioco, questi erano e questi ora ci dicono che si deve cambiare, si deve intervenire, i cittadini hanno ragione etc…

Facciamo però ordine e mettiamo in sequenza i fatti. I primi a sollevare la questione a Maggio 2015, non appena venuta alla luce questa pratica che fino ad allora era rimasta all’oscuro dei più, sono stati alcuni consiglieri comunali savonesi tra cui il Movimento 5 Stelle e un gruppo locale civico che promuove l’elettrificazione delle banchine del porto savonese. Non il Partito Democratico ne il Centro Destra alcuno. A Giugno, per esattezza il 10, usciva su alcune testate on line anche un comunicato del sottoscritto che segnalava il problema (http://www.ivg.it/2015/06/bitumi-in-porto-a-savona-melis-m5s-bomba-ecologica-a-danno-dei-cittadini/).

Successivamente si avviava una intensa raccolta firme sia su piattaforma on line “change.org” sia cartacea che in poche settimane ha raggiunto la ragguardevole cifra di oltre 6000 firme.

Come Movimento 5 Stelle abbiamo avviato: una interpellanza in comune per chiedere come si sia potuto arrivare a questo punto, una interrogazione parlamentare e in regione una mozione per chiedere alla Giunta di impegnarsi formalmente a non sottoscrivere alcun protocollo di intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico. Passaggio previsto dalla legge 35/2012 che disciplina l’intero processo.

Da qui in poi è venuto alla luce il profondo corto circuito del PD che ha capito di giocarsi molto, quasi tutto a Savona città viste le imminenti elezioni comunali 2016, con questo progetto che non ha saputo o voluto controllare visto che nella stessa regione amministrata da Burlando ha dato il benestare. Cerca di salvare la faccia con la richiesta di una nuova procedura di Valutazione Impatto Ambientale, quasi che fosse la panacea di tutti i mali e di cui i termini sono tecnicamente decorsi: il procedimento è concluso da circa 250 giorni e non si può riaprire per i capricci di un partito che prima ha chiuso non uno ma ben due occhi ed ora crede di vendere soluzioni al problema con una procedura che, oltre a non potersi fare, ha come finalità l’entrata in esercizio dell’impianto. Perché mai il contrario è stato dichiarato.

Poi è arrivato il centro destra che forse ha fiutato, con alcuni esponenti politici di lungo corso, l’opportunità di fare campagna elettorale sia sul PD che sul Movimento 5 Stelle. Questo lo scrivo perché a mio modo di vedere la discussione della mozione in regione, avvenuta il 4 Agosto, poteva arrivare a dare un segnale concreto per invertire la rotta e fissare alcuni paletti da cui ripartire. Così non è stato, peraltro utilizzando il regolamento del consiglio regionale con una prassi inusuale è stato di fatto impedito di andare al voto della mozione da noi presentata e rimandato tutto a Settembre, non come a scuola per gli esami di riparazione, ma in Commissione IV – Territorio e Ambiente. Ci voleva più coraggio che è del tutto mancato all’Assessore e alla maggioranza.

La realtà è che quelle migliaia di firme rappresentano il malcontento per un modello di gestione politica della città di Savona, vanno oltre il caso specifico che è la classica goccia che fa traboccare il vaso. Rappresentano la necessità di essere ascoltati prima, non a giochi fatti. Questi sono gli errori collezionati dalla politica locale. Come anche il rapporto con l’Autorità Portuale di Savona.

Sono intervenuto nel dibattito presso il consiglio monotematico convocato dal Presidente del Consiglio comunale savonese su istanza di alcuni gruppi consiliari, e una parte del mio intervento è stata proprio indirizzata a questo importante soggetto che nella città dovrebbe integrarsi ed invece in molte occasioni ha dato luogo a rapporti conflittuali (nuova sede, piattaforma Maersk, nuovo ponte in darsena, acquisizione quote VIO per citarne alcuni) che il PD locale non è stato mai in grado di gestire, forse perché non ne aveva la forza o forse perché non aveva la libertà di farlo.

Savona deve ripartire, ripartire con un progetto di città nuovo, che veda la luce fra 15 o 20 anni gettando le basi ora. Il bitume non può e non deve farne parte.

Consiglio regionale del 1 Luglio 2015.

Consiglio regionale del 1 Luglio 2015.

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Dopo un mese esatto dalle elezioni regionali 2015, possiamo dire di essere effettivamente partiti con i lavori della decima legislatura del Consiglio Regionale ligure, definito anche quale Assemblea Legislativa della Liguria. Ed in effetti alla regione, quale organo previsto in seno alla nostra Costituzione, compete potere legislativo in tutta una serie di ambiti che toccano la nostra società in modo profondo e sensibile.
Ebbene la novità comunque la si voglia vedere siamo noi, del Movimento 5 Stelle, mai prima d’ora presenti all’interno di questa importante istituzione, novità a parer mio più sensibile dell’inaspettato esito elettorale che dopo 10 anni ha riconsegnato il governo della regione al centro destra. Scrivo questo perché la storia recente ci insegna che la differenza tra le politiche dell’uno o dell’altro schieramento si sono un assimilate le une con le altre, un po’ come succede tra 2 compagni di scuola che si frequentano sempre, sia durante la scuola che poi nel dopo scuola: alla fine si finisce con il somigliarsi. Vedremo nel proseguo dei lavori che direzione prenderà il governo regionale.
Una seduta senza dubbio ricca di tanta emozione per chi come il sottoscritto non aveva mai vissuto in prima persona il ruolo di portavoce presso una assemblea consiliare, per di più regionale. Superate le formalità di rito con le foto di noi consiglieri da pubblicare sul sito istituzionale, si è dato avvio alla seduta.
Presiedeva il consigliere più anziano in carica, Barbagallo (PD) che, come previsto dal regolamento, ha chiamato a supportarlo nelle formalità i 2 consiglieri più giovani, Garibaldi (PD) e la mia collega di gruppo Alice Salvatore (M5S). Il primo punto all’ordine del giorno è state quelle di notificare al consiglio che poi votava per alzata di mano la scelta del consigliere Bruzzone (Lega Nord) di ricoprire il proprio mandato per la circoscrizione di Savona, di fatto consentendo al genovese Puggioni (Lega Nord) l’accesso all’assemblea legislativa.
Il secondo punto all’ordine del giorno era la votazione della Giunta per le Elezioni, organo permanente composto da 5 consiglieri che ha il mandato di controllare cause di incompatibilità alla carica di tutti i membri del consiglio, cause sia presenti che sopravvenute. Sono stati votati 3 membri di maggioranza e 2 di opposizione tra cui il sottoscritto.
Si è poi giunti al piatto forte di questo consiglio, ovvero la votazione dell’Ufficio di Presidenza che si svolge in 2 sessioni separate: nella prima si vota il Presidente del Consiglio, il più votato assume la carica ed il secondo diventa Vice Presidente. Qui “bagarre” in aula, quanto meno dal punto di vista virtuale (per ora…). Come Movimento 5 Stelle ci eravamo proposti apertamente candidando Alice Salvatore per ricoprire il ruolo che ha per definizione una caratura istituzionale, quindi di garanzia. E francamente noi ce lo possiamo permettere serenamente. Ci hanno criticato per la nostra lettera indirizzata a Toti: personalmente ritengo che pur essendo un rappresentante della maggioranza, è anche il Presidente della Regione, che ci piaccia o meno, pertanto è uno dei soggetti con cui relazionarsi nei rapporti istituzionali.
Comunque sia è andata a Bruzzone (Lega Nord) la carica di Presidente e a Rossetti (PD) quella di Vice. Pronti via “Altra Liguria” con Pastorino che ha dato piena fiducia a Rossetti: insomma il potenziale terzo gruppo di opposizione si è sciolto come neve al sole in circa 30 minuti. In effetti faceva caldo, sarò per questo….
Si è poi passati alla votazione del Segretario Consigliere dell’Ufficio di Presidenza: in virtù del nuovo assetto di questo ufficio, ora con 3 membri prima 5, di fatto la maggioranza “pretende” che 2 siano propri rappresentanti. E’ stato quindi votato Muzio (Forza Italia). Anche qui, pur essendoci proposti, non ho fatto a meno di notare l’astensione dal voto delle altre 2 opposizioni, di fatto un benestare a procedere in questi termini. Etichetta politica o rituali che siano, si poteva osare di più.
E su questo assetto dell’ufficio di presidenza credo si debba fare un ragionamento e medio termine perché sia ampliato quantomeno a 4 membri. L’esito delle elezioni regionali infatti ci ha consegnato 3 poli presenti nell’assemblea legislativa ligure: la maggioranza, e i 2 gruppi di opposizione, il PD e noi del Movimento 5 Stelle. I criteri di voto per l’Ufficio di Presidenza (un voto a testa per consigliere) sono tali per cui la seconda “opposizione”, quindi noi guardando dal punto di vista squisitamente numerico dei seggi occupati, siamo rimasti fuori dalla carica di Vice Presidente. Se ve ne fossero stati 2 e pertanto il terzo classificato avesse potuto ricoprire il ruolo di secondo Vice Presidente, si dava adeguata rappresentanza in questo importante ufficio che, ricordo, stabilisce alcuni determinanti aspetti dei lavori consiliari quali ad esempio i punti all’ordine del giorno di ogni consiglio regionale, e non è poca cosa, anzi. Ma non solo.
Non farne parte non ci rende giustizia per il peso percentuale di poco inferiore a quello del Partito Democratico.
All’insediamento il Presidente Bruzzone ha avviato la sua guida ai lavori del consiglio con un discorso ampio dove c’è stato un interessante passaggio che ha, senza troppi giri di parole, aperto ad una informale “ma non troppo” partecipazione ai lavori dell’ufficio di presidenza del nostro gruppo che abbiamo accolto positivamente: sia una mera cortesia istituzionale o sia effettivamente la volontà di dare il giusto spazio alle opposizioni, è un segnale concreto di rispetto verso la rappresentanza elettorale che portiamo in dote. Questo sarà un ulteriore strumento per noi affinchè il Consiglio regionale possa essere sempre al centro dell’attenzione nelle scelte di indirizzo politico, va da sé che lo è nell’attività legislativa in quanto a differenza del governo centrale, spesso in “concorrenza” con il Parlamento, la Giunta regionale, non può sostituirsi al Consiglio regionale, per cui non può produrre né decreti legislativi né decreti-legge.
Ad maiora!

Ponente che vai, gente che trovi

Ponente che vai, gente che trovi

Vorrei fare alcune riflessioni sul ponente savonese, le cittadine costiere che abbracciano l’arco territoriale da Finale ad Andora, passando per Pietra, Loano, Borghetto Ceriale, Albenga. Per poi arrivare ad Andora e Alassio. Senza dimenticare Bergeggi, Noli e Varigotti.
Un’area nota a tutti quantomeno per il turismo, il mare e i centri storici delle diverse cittadine, in alcuni casi perle di bellezza uniche conosciute ovunque. In questo periodo ho cercato di comprenderle meglio parlando con le persone che le vivono e le conoscono, fermo restando che non può bastare così poco tempo, ci sono alcuni temi comuni che si possono raggruppare in una sorta di elenco che le tocca tutte con sfumature diverse.
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Turismo sì, ma di seconde case: si può affermare senza essere smentiti che quasi tutte queste cittadine hanno una popolazione residente di un certo numero, ma che nel periodo estivo raddoppia ed oltre. Non solo, ad esso è strettamente correlato un eccesso di cementificazione selvaggia nell’immediato entroterra proprio per dare spazio a nuove abitazioni, una sorta di fenomeno di “rapallizzazione” tipico della cittadine costiere liguri, non a caso il termine è stato coniato proprio per Rapallo nella riviera di Levante.
Infrastrutture. Senza girarci intorno, in molte di queste cittadine è aperta la questione della tratta ferroviaria su 2 diversi ordini di problemi: il raddoppio e lo spostamento o “ribaltamento a monte”. Il tratto a binario unico è un’offesa ai cittadini liguri che sulla dorsale ferroviaria che attraversa tutta la regione, devono contare come strumento indispensabile per spostarsi, per lavoro e per turismo. Come risolvere la questione? Ad oggi presenti sul sito delle ferrovie si possono vedere i progetti di raddoppio con ribaltamento a monte, per intenderci ad esempio ciò che fu fatto negli anni settanta nelle cittadine tra Arenzano e le Albissole le cui aree costiere tornarono a nuova vita e si diede uno slancio importante per il litorale con splendide “passeggiate a mare” e impulso ad un turismo qualitativamente superiore.
L’alternativa che viene posta sul tavolo è il raddoppio in sede, ovvero laddove necessario ampliare il tratto ferroviario nella sua sezione per ricavare il secondo binario. Certamente gli investimenti necessari sarebbero più contenuti come anche gli impatti sul territorio. A queste opzioni non c’è alternativa e la scelta può e deve essere fatta con il coinvolgimento dei cittadini tutti, sia coloro che sono su area costiera sia coloro che potenzialmente sarebbero impattati dal ribaltamento a monte. Non solo, ogni scelta và effettuata con approccio scientifico prevedendo prima analisi e controlli del territorio, poi condivisione con la cittadinanza ed insieme le decisioni del caso.
E rimanendo nell’ambito infrastrutture, abbiamo certamente ancora aperto il tema depuratori che in alcune zone, come l’albenganese, non trova soluzione definitiva e permane quindi il potenziale rischio, come altrove a macchia di leopardo, degli sversamenti soprattutto in periodo estivo: chiaramente per aree che del turismo balneare si giocano una importante fetta di entrate economiche non è accettabile ed oltretutto non è linea con le direttive europee che impongono reti di depuratori sui territorio o in alternativa le cosiddette fosse IMOF (fosse chimiche).
Nel Ponente savonese si gioca poi una partita delicatissima sul fronte sanitario, di cui in altri articoli ho già fatto cenno. I 2 ospedali di Albenga e Pietra Ligure sono al centro di continue discussioni, oggetto di pellegrinaggi continui da parte di tutte le forze politiche con annessi regali di penne, borsette e altri piccoli oggetti. Al di là del cattivo gusto, che pare più da avvoltoi che si aggirano intorno alla loro preda, o al cadavere, io credo che i 2 ospedali debbano convivere e sopravvivere. Lunga vita ai 2 ospedali! Ma pienamente integrati, con i servizi e le specialità equamente distribuiti per massimizzare personale e macchinari. Offrire un servizio pubblico eccellente significa saperlo valorizzare, puntando a chirurgia elettiva in uno e magari in chirurgia traumatica nell’altro. Avere 2 ospedali a distanze ravvicinate non significa necessariamente sprechi: è “semplicemente” una questione di organizzazione ben fatta da promuovere e raggiungere. Dobbiamo puntare a fornire eccellenze per invertire le fughe fuori regione ed anzi saper attrarre sul nostro territorio pazienti che cercano servizi di qualità.
E poi il capitolo lavoro, legato a casi noti come la questione Piaggio e i cantieri Rodriquez, ferite aperte sul fronte occupazionale ma anche potenziali mire speculative per la solita edilizia quando invece, con le giuste leve come la riduzione dell’IRAP o le stesse infrastrutture di cui sopra, si poteva avere di più e meglio. Ma non solo, il lavoro nel settore primario, forte nell’albenganese, è spesso a rischio per un delicato equilibrio sul territorio che causa dissesto idrogeologico risponde come può manifestando le evidenti responsabilità di chi non ha programmato e rispettato il territorio stesso.
Un territorio quindi delicato, che ha però ampi margini di miglioramento ad esempio nel turismo stesso che non può essere solo balneare, ma deve mettere a fattor comune le bellezze dell’entroterra, ricco di borghi e paesaggi da visitare. Metterli a fattor comune, in un contenitore che li promuova a livello internazionale insieme ad un marchio che identifichi il nostro territorio e la bellezza che può offrire.
Non per ultimo e non da ignorare le infiltrazioni malavitose, vi invito a fare una ricerca con il Google e le parole chiave “ponente savonese”: l’esito vi stupirà, forse tranne gli addetti ai lavori. Una partita difficile che su trasparenza, onestà e legalità può trovare la chiave per vincere.
Queste ed altre idee sono un libro dei sogni per alcuni, una idea chiara di sviluppo per noi.

Lettera alla Liguria.

Lettera alla Liguria.

La nostra Regione è splendida. Per tanti anni ho vissuto e lavorato fuori regione: mi mancava il mare e mi mancava la possibilità unica offerta dalla Liguria di avere, girato l’angolo, colline e montagne. Un entroterra verdissimo, ricco di natura e piccoli borghi caratteristici, angoli di mare da cartolina. Un sole caldo nella bella stagione, vento e acqua a volontà che possono diventare energia rinnovabile e sostenibile.

Cartina-Liguria

Ma la Liguria è anche la regione con il più alto tasso di disoccupazione del Nord Italia, con un’età media della popolazione fra le più elevate, con delle sacche di insediamenti inquinanti che hanno negli anni consumato irrimediabilmente ampie aree del territorio e del mare con evidenti lacune in tutto il processo di controllo, pensiamo solo ai casi dell’area provinciale di Savona quali l’Acna, Tirreno Power e la Cokeria di Bragno, per citarne alcuni.

In Liguria, dopo la Lombardia, sono state consumate percentualmente le più ampie aree del territorio con una cementificazione selvaggia, volgare e arrogante sponsorizzata da aree politiche spesso conniventi con organizzazioni illegali. Ponente, Levante, l’area metropolitana di Genova ed il relativo entroterra sono in equilibrio precario ed il rischio idrogeologico non è più un rischio ma una assoluta certezza ogni qualvolta piove: si piove, incredibile chi lo avrebbe mai detto e potuto prevedere.

La Regione ha ampie e fondamentali competenze nel comparto Sanità e molto del suo bilancio è dedicato a questo, insieme ai trasporti. Oggi stiamo vivendo nel silenzio assordante promosso volutamente da partiti come il Partito Democratico una precisa strategia di “ritirata” del pubblico da tutti i settori fondamentali, un progressivo smantellamento dei presidi sanitari, i pronto soccorso che erano distribuiti in maniera capillare sul territorio, alle specialità disponibili sui diversi ospedali. La media dei posti letto ogni 1000 abitanti è in costante diminuzione, ci sono evidenti criticità laddove viene instillato il messaggio che è necessario inserire i privati pagati dalla Sanità Pubblica facendo evidente abuso dell’intramoenia oramai fuori controllo. Non perché il privato non debba operare, ma perché se pagato dal pubblico avrà certamente un costo maggiore contro un identico servizio fornito direttamente dal pubblico. All’interno di una riorganizzazione e di una riduzione degli sprechi e delle inefficienze, è possibile e doveroso pretendere una sanità pubblica “eccellente” insieme ad una valorizzazione importante del personale che opera nel settore che deve essere fornito di tutti gli strumenti formativi necessari.

La Liguria è il fanalino di coda nella raccolta differenziata e per questo a costante rischio sanzioni da parte dell’Unione Europea, ma come tutta la politica ambientale ligure che negli anni di gestione burlando è stata fallimentare. Ho scritto tante cose che non vanno che sono evidenti agli occhi di tutti ma forse non del tutto a chi non vuole vedere con obiettività come stanno le cose, o forse perché è direttamente o indirettamente coinvolto.

Le responsabilità sono evidenti e in Liguria non è difficile identificare nomi e cognomi perché sono i soliti noti da anni, decenni…. Io credo che ci si debba concentrare su pochi e chiari obiettivi e tentare di raggiungerli cambiando completamente metodi e persone. Non dobbiamo dimenticare che la Regione ha potere di legiferare ovvero “leggi regionali” con le quali è possibile incidere realmente e cambiare in meglio la vita di tutti i cittadini, facendola conoscere a tutti, rendendola trasparente e facendo in modo che sia bella, intelligente e “smart” , un posto dove poter far crescere i nostri figli, sicuro, dove potranno avere delle opportunità di studio e di lavoro al pari o anzi meglio di altre regioni.Dove possiamo disporre di cure eccellenti tramite un servizio pubblico funzionale e funzionante. Dove è possibile non solo fare impresa con il turismo, da valorizzare ben di più di quanto fatto fino ad oggi, ma anche imprese nuove, innovative, che sanno conciliare virtuosamente ambiente e persone: sgravi fiscali e aree in cui concentrare e favorire start up, terziario avanzato, operatori nel settore delle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica.

Il dado è tratto.

 

Fermento nel Movimento.

Fermento nel Movimento.

C’è un pò di fermento nel Movimento, d’altronde se si chiama così non può essere per definizione “statico”.

fermento
Quanto emerge da qualche recente articolo apparso sui giornali e da un post sul blog di Beppe Grillo, per chi vive dall’esterno la realtà del Movimento, è un “avviso ai naviganti” di non utilizzare per certi scopi certe piattaforme tecnologiche. E’ sufficiente una banale verifica per smentire subito la faccenda, pertanto ho percepito che la questione sia stata utilizzata strumentalmente per diversi scopi, peraltro conoscendo direttamente una delle parti in causa posso certificare la buona fede e appunto lo scopo di quello che è un semplice, banale forum.

Bene, evidentemente anche qui ci sono le “aree” (moderati, talebani, dialoganti, curdi?) che sono in parte legate ai territori e in parte, direi soprattutto, agli “approcci”, al modo di vedere e di interpretare il Movimento e la politica. Ci sono certamente delle regole, uso del logo e quant’altro, su cui magari chi è più nuovo o non segue con assiduità, ha meno dimestichezza e giustamente vanno ricordate come tutte le regole, ma direi che tendenzialmente le questioni sono altre e sono legate alle umane virtù, vizi e difetti.
Premesso che sono sempre stato coinvolto più a livello locale, già molto impegnativo, credo però che valga la pena investire un pò di tempo anche su un lavoro in temi congiunti in linea con le proposte del Movimento a livello macro locale: le nostre aree che spesso sono coinvolte su temi volenti o nolenti che ci accomunano (ASL, livello territorio provinciale, Depuratori, Servizi idrici, problematiche di inquinamento che toccano più aree etc…).

Ci sono state recentemente diverse iniziative valide, utili e interessanti: un comunicato congiunto sulle elezioni provinciali, un firma day di area nello stesso giorno per la raccolta delle firme per la proposta di legge regionale sull’acqua pubblica, che andrà avanti ancora per diversi mesi.

Dal mio punto di vista, piattaforma tecnologica che sia, credo si possa e si debba proseguire serenamente con iniziative di questo tipo e discuterne in un luogo virtuale comune per superare le distanze e promuovere uno dei concetti basi che sta nel Movimento: la condivisione delle informazioni tramite la rete quale strumento, e non fine.
Faccio solo una breve riflessione sulle elezioni regionali: per ragioni di lavoro ho vissuto molti anni in Lombardia, quindi di fatto non voto per la regione liguria da prima del 2001. Io credo che sia molto importante avere il simbolo M5S nella scheda elettorale e spero che accanto a questo ci siano persone “per bene”, competenti quanto basta: personalmente il portavoce, candidato che sia o persona “dentro le istituzioni” è un attaccante e se di razza tantomeglio, ma dietro ci deve essere la squadra e il gioco (il contenuto) altrimenti non c’è Maradona che tenga. Ovviamente pretendo che siano parte integrante nella cultura di un “5 stelle ” appunto le 5 stelle: acqua, ambiente, trasporti, sviluppo ed energia. Le colonne portanti del programma, contestualizzato alla regione in cui siamo ed un modus operandi schietto, onesto e sincero.

Non falso buonista, nemmeno buonismo alla Fabio Fazio, ma solo persone con gli attributi, mi scusino le signore. Modalità di selezione più aperte possibile, come fino ad ora è stato fatto. Accetto che possano esserci un 20% circa di selezionati che c’entrano ben poco ma in fondo è un buon dato se confermato e probabilmente insito ed inevitabile. Affacciandomi un pò in giro negli gruppi vedo che ci sono persone molto in gamba, competenti in aree specifiche,  che si incontrano e discutono, per un lavoro in costante “work in progress” in vista del prossimo programma regionale, da discutere e fissare definitivamente. Quindi ci cosa parliamo? Perchè affannarsi in stoccate e colpi di fioretto, quando non sono colpi bassi, tra questo e quello quando è inevitabile la collaborazione per un passaggio che sta al di sopra. Non si pretende andare a cena tutte le sere appassionatamente e diventare tutti una grande famiglia: una perchè abbiamo già una famiglia e due perchè non serve.
Non serve per l’obbiettivo e quindi non è necessario investire il tempo in questo modo, mentre lo è essere pratici, concreti e realisti. Ma onesti, con gli avversari e con gli “amici”. Che poi, se ci sono persone realmente interessate a entrare nelle istituzioni perchè credono di poter dare un contributo positivo, animati dalle migliori intenzioni, francamente non vedo alcun problema anche esternarlo, pur consci che si andrà verso una selezione democratica aperta ma quantomeno che tutti possano conoscersi meglio e valutarne “vizi e virtù”, ovviamente nell’ambito del compito che dovessero ricoprire. Saranno poi gli altri, se convinti, a selezionarli: normale.

Si chiama democrazia.