Il drago Draghi.

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Mario draghi, il presidente della Banca Centrale Europea, con una mossa parzialmente inaspettata ha abbassato ulteriormente il livello dei tassi di interesse nell’Eurozona, portandolo allo 0,25%, minimo storico dall’esistenza della moneta unica.

Per Draghi l’andamento dei tassi di interesse è correlato all’andamento del tasso di inflazione e la sua policy, nella strenua difesa del fortino Euro, è stata fino ad oggi quella di allontanare il rischio, concreto, della  “deflazione” intervenendo con una politica accomodante.

Le questioni in gioco sono 2 quindi: l’andamento dell’Euro in termini di tasso di interesse e il livello di inflazione nei paesi con moneta unica.

Abbassare il tasso di interesse ad un ulteriore minimo storico non avvantaggerà certamente i normali cittadini con mutuo, cosa a cui tutti normalmente pensano: i mutui legati al tasso di scambio dell’Euro si stima siano, in Italia, meno del 2%. Gli altri sono tutti legati all’Euribor, per lo più a 3 mesi, che non è in diretta relazione con il tasso Euro e peraltro sono già a livelli talmente bassi che non è pensabile una ulteriore riduzione: nessuna banca oggi presterebbe denaro senza un tasso minimale di interesse ad altre banche. Potrebbe avvantaggiare le varie banche che si fanno prestare denaro dalla BCE ma ad oggi le stesse non rimettono in circolo il denaro ricevuto e questo, di per sé, è un grosso limite ed un errore nelle regole esistenti.

L’altra questione che preoccupa è il tasso di inflazione che si attesta mediamente sullo 0,7%, in picchiata dall’anno scorso in cui era al 3,2%. Non entriamo nelle teorie economiche che definiscono cos’è l’inflazione ma basti sapere che l’effetto finale è che a parità di moneta disponibile, un bene o un servizio costa di più. L’inflazione per la BCE deve essere mediamente al 2%, valore peraltro simile a quanto veniva perseguito in Italia nella prima metà del ‘900, ed oggi la tendenza è che il valore dei prezzi salga sempre di meno, addirittura in uno scenario simile a quanto accaduto in Giappone, possa scendere ancora. Da notare che il Giappone non è fallito, non ci sono state orde di barbari nelle strade ma ha, con fatica, tenuto i tassi di interesse allo zero per molti anni, aumentato le esportazioni e “svalutato” la moneta. Qui si parla di “deflazione”. Cosa comporta?

Pensare che la diminuzione dei prezzi sia un vantaggio oggettivo è sbagliato perché tutti noi siamo consumatori ma anche “produttori” e tutto il sistema produttivo si troverebbe a fare i conti con prodotti o servizi con minore utile, conseguenze dirette sono la riduzione dell’occupazione, in un contesto dove la produzione stessa diminuisce proprio perché viene ridotta la domanda ed il valore del prezzo finale.

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Un gatto che si morde la coda visto che il livello di disoccupazione medio in area Euro è al 12%, senza contare quella giovanile che in paesi come il nostro supera il 30%.

Fatte queste premesse è chiaro che lo scenario futuro è grigio, per usare un eufemismo, ma soprattutto non è condivisa la visione dello stesso futuro monetario. La politica di austerità imposta dalla leadership tedesca sta mettendo a dura prova la tenuta sociale dell’Europa che dimostra enormi differenze da paese a paese, ne avevo già fatto cenno in un mio precedente articolo.

Siamo di fatto tenuti forzatamente uniti da una moneta che molti economisti mettono in discussione non tanto per pregiudiziali politiche ma quanto perché non ha la flessibilità necessaria per affrontare un periodo come questo.La realtà è che siamo sempre più prossimi all’inevitabile scelta da affrontare ovvero se investire tutto nella costruzione di una Europa Unita, disegnata tramite la politica sui bisogni della società e dei cittadini che ne fanno parte, anziché una “Moneta Unita” disegnata sulle necessità di alcune lobby di potere, grandi banche, pochi paesi beneficiari di cui noi cittadini ne subiamo le scelte, senza reali benefici.

Forse dovremmo rispolverare le speranze e le idee di Giuseppe Mazzini che con la sua Giovine Europa si prefissava di promuovere l’indipendenza e l’emancipazione dei popoli dalla sudditanza ai regimi assoluti, ma oggi chi sono i regimi assoluti? Gli Stati sovrani o, forse, le Banche Assolute?