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Covid 19: Appunti dalla Commissione Sanità

Covid 19: Appunti dalla Commissione Sanità

Questa settimana, dal punto di vista dei lavori in Consiglio Regionale, ha avuto qualche risvolto positivo, se non altro dopo diverse insistenze e superati alcuni problemi organizzativi naturali per questa fase, sono ripartiti i lavori delle commissioni regionali e ci apprestiamo a fare la prima seduta di Consiglio in videoconferenza.

Abbiamo iniziato con un ciclo di audizioni in terza commissione, prima con l’assessore allo Sviluppo Economico, poi con l’assessore al Lavoro e Trasporti e infine con l’assessore all’Istruzione e Sport, per indicare le deleghe principali.
Sabato mattina invece abbiamo ripreso con la seconda commissione, Salute e Sanità, che per ovvie ragioni è stata la più intensa e complessa.
Quali considerazioni potrei fare? Me lo sono chiesto anche io e devo fotografare luci e ombre.
Luci perché ritengo come ho sempre detto che non sia il momento per fare sofismi o polemiche spicciole, francamente è facile dire “se ci fossi io avrei fatto…” ma 1) non ci sei 2) devi avere tutti i dati completi per dirlo. Registro poi un dato oggettivo di un forte impegno nell’aumentare i posti letti delle strutture ospedaliere, sia di terapia intensiva che semi-intensiva oltre che i bandi per mettere a disposizione del personale medico, strutture alberghiere dove poter alloggiare e lasciare in sicurezza i propri familiari nel malaugurato caso di contagio o accogliere il personale aggiuntivo in corso di assunzione.

Vorrei però fare una breve riflessione sempre sulla parte sanitaria, per le ombre che ho rilevato dal punto di vista politico e organizzativo.
È evidente che non fossimo preparati: dallo Stato alle Regioni. L’amico e Senatore Mattia Crucioli ha fatto una breve ma interessante analisi degli atti principali prodotti sul tema, focalizzando uno dei temi più controversi che è quello delle forniture di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), partendo dal Piano Nazionale (PN) che suddivide le fasi della pandemia e individua compiti e responsabilità dei vari enti coinvolti in ogni fase dove rimanda alle regioni di “richiamare l’attenzione sulle misure di controllo dell’infezione e distribuire lo stockpile dei dispositivi di protezione individuale” (cfr. pag. 56 del PN).
Nella fase successiva (ovvero in periodo pandemico in atto), spetta alle Regioni “mantenere la capacità di controllo della trasmissione dell’infezione” e “mantenere gli operatori sanitari aggiornati sull’uso dei DPI” (par. 69 del PN), nonché “rimpiazzare stock di farmaci, attrezzature e equipaggiamenti essenziali” (pag. 70 del PN).
Lo stesso PN “detta anche linee guida per la stesura dei Piani Pandemici Regionali (PPR), imponendo a ciascuna regione l’obiettivo di adottare misure di prevenzione e controllo dell’infezione. Tra le misure di sanità pubblica che le linee guida nazionali attribuiscono ai PPR vi è quella di “stimare il fabbisogno di DPI e di kit diagnostici e mettere a punto piani di approvvigionamento e distribuzione”.
Sulla base di quanto riportato, Regione Liguria, con DGR n. 572 del 1/6/2007, ha approvato il proprio “Piano regionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale”.
Riporto ancora testualmente dallo scritto di Crucioli “In particolare, al punto 2.2.2 di pag. 9 del predetto PPR, si legge che “la regione ha provveduto al censimento dei DPI presso le aziende sanitarie e disposto l’eventuale incremento delle scorte dei dispositivi di protezione in base al fabbisogno, in proporzione al personale sanitario, che può venirsi a creare in caso di conclamata pandemia”.

Lascio ulteriori approfondimenti, per chi fosse interessato, alla lettura del documento nella sua interezza:

Fai clic per accedere a B_000000085907272O00.pdf

Chiaramente trattasi solo di 1 aspetto che da solo non determina alcunchè dal punto di vista della pandemia attuale, per la quale l’arma principale adottata ovunque nei paesi evoluti è il distanziamento sociale, mi pare solo un esempio per comprendere come il sistema si sia trovato impreparato a questa ondata.

A valle della commissione regionale sanità svoltasi Sabato, trovo alcune criticità in pochi semplici dati: abbiamo un tasso di mortalità per Covid fra i più alti del Paese e i contagi tutt’ ora non sembrano avere intrapreso una chiara curva discendente. I dati oscillano ancora tra aumenti e lievi diminuzioni di contagi, apparentemente più rilevati a domicilio che ricoverati. Ben venga che si stia riducendo la casistica di ricoveri, ma….abbiamo ancora un problema aperto. Ci diciamo che siamo fra le regioni con l’età media della popolazione fra le più alte d’Europa, ed è vero, ma non mi convince in toto. Anche perché le altre regioni pur con “pance” di età media differenti, non sono nel Nord Italia così differenti. Non ho le competenze tecniche medico scientifiche, credo solo che dal punto di vista organizzativo Regione Liguria sia stata in affanno fin dall’inizio, coordinandosi con altre regioni certamente ma provando ad adottare strategie e soluzioni DOPO le altre, forse questo potrebbe essere il motivo per cui vediamo o vedremo gli auspicati risultati migliorativi sempre dopo gli altri, forse abbiamo pagato dazio per un ritardo strutturale nelle scelte che altre regioni adottano sempre prima, a volte anche sperimentando.
Mi viene in mente la collaborazione con i Medici di famiglia, che forse verrà sbloccata lunedì (6 Aprile) o l’uso delle terapie domiciliari con il protocollo di medicinali autorizzato da AIFA a metà Marzo che altre regioni come Lombardia, Veneto e Piemonte stanno provando e regione Liguria sembra ancora indietro.

Come le squadre di Unità Speciale di Continuità Assistenziale, come previste dal decreto Cura Italia del 9 marzo, declinate in Liguria con il nome di GSAT (Gruppi Strutturati di Assistenza Territoriale), che a breve dovrebbero essere operative in modo sempre più diffuso sul territorio, in collaborazione con personale che potrà effettuare tamponi a domicilio e il supporto dei medici di famiglia. Tutti attori di un sistema che dovrebbe essere più strutturato e organizzato, con protocolli di lavoro precisi e che affrontino quella che appare essere una delle strategie su cui puntare, ovvero intercettare i soggetti con i primi sintomi al loro domicilio e su questi intervenire con le prime cure per evitare l’evolversi del Covid in forma più aggressiva. Vedremo se con questa strategia e la distribuzione di strumenti di controllo a domicilio, come ad esempio i saturimetri per controllare il grado di saturazione di ossigeno all’interno del sangue e intercettare prima l’evoluzione negativa sulla parte respiratoria, ci saranno meno aggravamenti e quindi meno emergenza ospedaliera.

In commissione si è parlato molto degli esami sierologici per intercettare la presenza di anticorpi: appare quest’ultima una delle strade su cui si vuole lavorare inizialmente sul personale sanitario e che altre regioni stanno seguendo. Dal tampone, che fatto correttamente attesta o meno la positività al Covid, il test sierologico verifica se sono presenti anticorpi, quindi può informare se si è stati colpiti dal virus o meno, a prescindere dall’avere o meno manifestato i sintomi, benché anche su questo vi sia un dibattito scientifico in corso, come anche sulla validità della copertura di anticorpi che non è dimostrato consenta di ritenere il soggetto immune da un nuovo contagio dopo un certo periodo.

Questa strada è comunque sul tavolo di diverse regioni, anche quelle che inizialmente avevano ipotizzato tamponi a tappeto su tutta la popolazione, anche il ministero della salute con le sue diramazioni dovrebbe avvallare la scelta. Direi che il problema è capire 1) l’efficacia dei test , ci sono varie modalità di effettuazione e deve essere intercettata la giusta carica virale per affermare se sono o non sono presenti anticorpi 2) la certezza della copertura degli anticorpi ovvero quanto accennavo prima su quanto e come possono “proteggere” da un nuovo contatto con il virus.

Credo che ora non debba passare il messaggio che sei hai gli anticorpi sia tutto risolto, purtroppo ancora molti elementi sono in corso di studio e analisi. Sicuramente si potrà capire quanto più o meno ampia sia la fetta di popolazione che è stata colpita dal virus, a prescindere dall’avere sviluppato più o meno sintomi e quindi analizzare meglio le strategie da adottare per traguardare il raggiungimento del R0, il fattore di contagio che si deve appunto azzerare.

Ad oggi sono effettuati a pagamento con dei prezzi variabili e che personalmente dopo la prima sperimentazione e compreso meglio l’aspetti clinico, farei passare al SSR e li farei erogare al più ampio campione possibile di popolazione. Se poi fosse dimostrato che sono validi i farmaci come gli antivirali di cui si discute ed altri con cui attenuare le evoluzioni più critiche della patologia, forse avremmo una luce in fondo al tunnel oltre al distanziamento sociale che in questo momento appare essere la nostra principale difesa.

Mai come oggi dobbiamo fare affidamento alle medicina e alla Scienza, quella con la S maiuscola e non le catene in rete o altre belinate del genere.

Covid-19, Tu quoque

L’evoluzione della situazione ha manifestato con gravità mai vista nel mondo occidentale moderno, quanto quella sottovalutazione fosse errata e di fatto abbia colto impreparati tutti noi. Per me è stato nel fine settimana del 7-8 marzo, quando già erano attivi provvedimenti del Governo e delle regioni del Nord Italia ma tant’è ancora in tanti non comprendevano la reale portata del fenomeno, dove ho preso coscienza che il problema fosse serio e c’era un reale e concreto pericolo per la salute di tutti, nessuno escluso.

Cosa è successo dopo, a parte le reazioni di ciascuno di noi, è notizia di cronaca: l’OMS dichiara la pandemia, la diffusione globale del virus, i decessi, le progressive e sempre più stringenti misure di chiusure, il cosiddetto “lock down”etc…misure che hanno radicalmente cambiato le nostre vite, tra l’altro ricordando quanto ciascuno di noi abbia una vita sociale, anche i più “orsi” caratterialmente, come il sottoscritto. Come alcuni sanno ho un ruolo pubblico, come consigliere regionale, che svolgo dal 2015 quando allora fui eletto, per cui più di altri in questo periodo ho avuto ed ho tutt’ora relazioni con molti soggetti, ora tutte “virtuali”, ma soprattutto la responsabilità quantomeno di rappresentare delle istanze, dei problemi o anche delle proposte, da trasferire a chi governa, al netto di essere in minoranza in regione Liguria; quindi ancor più sentito è stato ed è un sentiment, una percezione più ampia dei problemi non tanto per particolari capacità ma semplicemente per le informazioni che acquisisco, come chiunque in questo ruolo.

Visto lo stato attuale delle cose, alla data in cui scrivo siamo al 27 marzo, gli ordini di problemi sono ovviamente 2: l’aspetto sanitario strettamente correlato a quello epidemiologico, e l’aspetto economico, conseguenza diretta del primo.

Sul primo punto credo che non si possa fare altro che mantenere rigide le misure di contenimento sociale, la curva dei contagi sta rallentando e nell’arco dei prossimi 10 giorni potremo misurare, come auspicato da tutti, una riduzione, frutto semplicemente dei minori contatti sociali. E’ una mera questione statistica, di grandi numeri, ci saranno zone con curve di rallentamento più o meno accentuate, ma la Cina ha dimostrato che un rigido protocollo di lock down porta a ridurre drasticamente i contagi. Protocollo che la Cina, anch’essa con qualche ritardo, ha adottato verso le fine di Gennaio e conta di rimuovere i primi di Aprile, dopo oltre 2 mesi.

Della nostra sanità, della capienza di posti letto, della disponibilità di personale etc.. scriverò successivamente, ci basti sapere che sono meno rispetto a diversi anni fa su tutti i fronti, come sono meno le risorse economiche disponibili.

Ma la riflessione che vorrei fare in questa sede è quanto mi abbia colpito un aspetto. Al 2020, con i big data, la rete, l’intelligenza artificiale, la possibilità di andare nello spazio, le macchine elettriche, i super computer e chi più ne ha più ne metta, un virus, come altri in passato, sta penetrando nelle nostre società più avanzate e ricche, e l’unica arma per combatterlo è….stare a casa. Di cotanta tecnologia, siamo di fatto nelle condizioni di rispondere al picco più alto del contagio come bene o male si poteva fare secoli e secoli addietro.

E’ una considerazione agrodolce questa, che ci ricorda alla fine quanto siamo piccoli nell’universo, ricorda a chi ha il dono della fede il nostro spazio all’interno di un grande disegno non sempre comprensibile, ricorda come alla fine niente è assolutamente certo e scontato. Non vorrei cadere però nel pessimismo, caratteristica che non mi appartiene, personalmente ho grande fiducia nella scienza e nella ricerca scientifica e sono certo verranno individuate contromisure importanti, il tema vero è che trattasi di una guerra anche contro il tempo e i danni epidemologici e sanitari saranno maggiori tanto quanto il tempo per trovare delle soluzioni scientifiche andranno lunghe.

L’altra riflessione, come accennato, è di carattere economico. E’ stato detto da persone molto più illustri del sottoscritto: siamo in guerra. Le guerre si combattono con strumenti straordinari. E’ evidente che l’impatto del Covid sia duplice, il primo è l’alto tasso di infezione comporta una sempre più ampia fetta di cittadini che nella migliore delle ipotesi sono costretti a casa per la malattia, nella peggiore come purtroppo avviene, in ospedale. Il secondo aspetto è che le stesse misure di contrasto, ovvero di contenimento sociale, hanno fermato tout court un’ampia fetta del nostro mondo produttivo ed economico, che ovviamente non può passare indenne da una prova di questo genere, mai vista dal dopoguerra ad oggi.

Ed allora la politica, auspicabilmente quella più alta, entra in gioco per mettere in campo soluzioni prima emergenziali e poi, parallelamente ad una sperata riduzione del contagio, di rilancio di tutti i settori. Vedo in quest’ottica il dibattito a livello europeo vera chiave di volta. L’Italia, e forse nessun paese europeo da solo, può avere tutti gli strumenti necessari per ripartire azzerando quanto avvenuto, vorrei essere ottimista ma i dati economici del nostro paese al netto del “coronavirus” non erano incoraggianti prima e tantomeno lo potranno essere dopo. E’ quindi inevitabile che ci sia un ruolo chiave dell’Unione Europea, che siamo anche noi. Ed allora oggi si misurerà se questo organismo che nei decenni è cresciuto ed ha acquisito ruoli sempre più importanti nelle vite dei propri cittadini europei, è in grado di fare quel salto di qualità da molti auspicato; chi scrive è un europeista convinto, per una Europa vera, unita e solidale che nella propria carta fondante ha i valori di coesione sociale una colonna portante della propria ragion d’essere e che purtroppo ad oggi mostra ancora grossi limiti.

Quella che viviamo è la più grande “crisi” dell’epoca moderna, alcuni riconducono il significato di crisi (dal greco antico κρίσις ) a “opportunità, che è più l’interpretazione cinese Io, pessimo studente al liceo classico, rimarrei sul presunto significato originale dal greco antico di “separazione” o “scelta”: credo sia, per l’aspetto economico – politico, il momento delle scelte in chiave europeista e l’evoluzione del dibattito ci dirà quale sarà la scelta che dovremo fare.

Per ora non possiamo che ringraziare tutto quel personale ospedaliero che in prima linea combatte per noi.

Per aspera ad astra.