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La Bestia ovvero i social.

Premesso che Renzi è a parere mio un pessimo politico e se vi fossero degli illeciti nelle inchieste in corso ben faccia la magistratura a fare il suo corso, non condivido però la crociata del Fatto nell’uso dei social, della “bestia” organizzativa per fare propaganda o contropropaganda.

Si perché fra i primi ad usare i social con aggressività e intensità per costruire consenso fu ad esempio il movimento 5 stelle, poi anche Renzi, dopo la Lega ora piu recentemente Fratelli d’italia. Spesso i voti di massa si spostano oggigiorno grazie a campagne e social, e spesso la riprova è che sui territori non c’è nessun rappresentante di quel partito piuttosto che l’altro. Per cui forse il tema è se e come regolamentare l’uso dei social per fare campagne politiche. Un po come regolamentare le liti al bar sport ai tempi di don Camillo e Peppone, che però in fondo erano dei galantuomini e si rispettavano.

Elezioni a Savona, le mie considerazioni.

Elezioni a Savona, le mie considerazioni.

Generali.

  • Ha vinto l’astensionismo, record storico assoluto e dato negativo sotto tutti i punti di vista. Colpisce tutti, fa riflettere quelle forze politiche come il Movimento che molto avevano puntato sulla partecipazione, a tratti pareva esserci riuscito, ma i dati a livello nazionale bocciano tutti indistintamente.
  • Ha vinto il candidato Sindaco che ha lavorato da anni ad un progetto coinvolgendo moltissime persone, realtà, gruppi e associazioni. Ha vinto un modo di fare politica bello, di studio, analisi dialogo e “tempo”, il contrario di quello che oggi con i social viene imposto di dover fare una dichiarazione dopo 1 minuto che è successo qualcosa, invece qui si è costruito con il tempo.
  • Ha vinto il candidato che ha fatto un percorso avviato anni addietro e ha prodotto insieme ad altri un progetto politico presentandolo al civismo interessato a fare politica e ai partiti. Convincendoli. Contrariamente ad altre esperienze, quella delle scorse regionali, ad esempio, che ho seguito in prima persona, la scelta è partita dal basso verso l’alto e non viceversa. Non sono stati i partiti in segrete stanze a scegliere candidato e programma ma l’esatto opposto.E questa strada ha pagato fruttuosamente.
  • A mio avviso il centrodestra ha perso perché ha pagato 5 anni di amministrazione immobile, ha individuato un candidato sindaco sbagliato, ottimo professionista ma oltremodo avulso dalle questioni locali, e con un metodo sbagliato, fatto a tavolino, a Genova.
  • Ho trovato 2 elementi gravi nella campagna elettorale del centrodestra. Il primo l’offerta della presidenza del consiglio al candidato sindaco del M5S: sbagliata perché porta con sé una enorme lacuna nel rispetto dell’autonomia del consiglio comunale, ancor più esacerbata dal fatto che proviene da un Presidente di Regione, quindi anch’egli organo istituzionale. L’altro, il famoso “trenino” dell’ultimo giorno di campagna elettorale, con gran parte degli esponenti politici regionali sopra: appariva come una visita allo zoo, dove gli animali erano i savonesi.
  • Ero presente ed ho apprezzato moltissimo il gesto di Angelo Schirru nel venire di persona a complimentarsi con il vincitore: roba da democrazia anglosassone che qui manca ancora moltissimo.

Del Movimento.

  • Ho letto nei mesi scorsi che venivo considerato ex grillino da alcuni esponenti locali e anche dai media locali. Devo rilevare che sono regolarmente iscritto, lo ero prima, pienamente in regola con tutti gli adempimenti previsti anche in virtù del mio ex ruolo istituzionale, e lo sono tutt’ora nel nuovo Movimento 5 Stelle 2050. Non ho mai volutamente risposto a queste considerazioni perché non era mio interesse farlo, non avevo e non sentivo il bisogno di cavalcare un ruolo pregresso, ho rispettato la scelta di chi ha deciso di correre in autonomia senza volutamente creare confusioni (benchè avessero scelto uno con quasi il mio cognome…), ma è bene che si chiarisca, agli addetti ai lavori, che gli statuti dei partiti cui si appartiene vanno letti attentamente e tali differiscono dalle regole di candidatura che di volta in volta vengono elaborate. E così ad esempio ho potuto votare il nuovo statuto, così ad esempio ho potuto votare per la nomina o meno di Giuseppe Conte a presidente del Movimento 5 Stelle etc.… E non poteva essere altrimenti visto che il Movimento ha corso in coalizione in diverse città, come Napoli e Bologna. Senza dimenticare che governa a livello nazionale un po’ con tutti. Detto questo se per qualcuno questo è o dovesse essere un problema ci saranno organi e sedi opportune che lo valuteranno, fino a prova contraria, o mia eventuale disiscrizione, le cose stanno così.
  • Il mio rammarico più grande è che la scelta di partecipare al progetto del Patto per Savona, quando ancora in itinere, non sia stato posto all’attenzione di tutti gli iscritti al Movimento, quantomeno i savonesi. Magari avrebbero dato un’opinione differente, come accadde prima delle elezioni regionali dove gli iscritti con alcune condizioni diedero mandato di partecipare alla coalizione.Non lo sapremo mai. Certo che diventa discutibile tutto se non c’è un processo chiaro di coinvolgimento degli iscritti perché il coinvolgimento non può essere a intermittenza a seconda delle condizioni a contorno, ed in altre scelgono pochi per molti.
  • Il Movimento 5 Stelle continua la sua discesa, a livello locale ormai sempre più netta. Una forza politica che governa a livello nazionale e che in Liguria sta scomparendo da tutti i consigli comunali, benché già pochi nella migliore fase. Anche a Savona ho letto che Manuel Meles il candidato sindaco ha dichiarato, con un po’ di frasi di circostanza cui quando si ha un ruolo istituzionale si deve fare i conti, che “abbiamo tenuto” e meglio “della media nazionale” ma i numeri dicono, limitandomi ad un solo raffronto, che alle elezioni regionali dello scorso anno, andando in coalizione, i voti presi nel solo comune di Savona erano 2.288 contro i 1.526 voti di queste elezioni comunali, dove il Movimento ha corso da solo, attutiti dalla lista Conte con 634 voti ma comunque sommati rimanendo inferiori arrivando a 2160. Quindi il tema non è coalizioni si o no ma radicamento “reale” sul territorio, presenza, esperienza, persone, competenze, programmi. La non presenza a livello locale crea un circolo vizioso dove si è esclusi da scelte che sono fondanti della stessa forza politica: il trasporto pubblico, la gestione dei servizi pubblici, dell’acqua pubblica, e tanti temi cari su cui di fatto non si potrà incidere e non si potrà fare esperienza.Detto questo fino a quando non ci sarà una profonda riorganizzazione che parta dal livello locale sarà inutile avere Giuseppe Conte, persona che ritengo più che valida in un ruolo di rappresentanza centrale, senza avere una struttura alla base, struttura che deve essere scalabile, devono esserci processi decisionali e persone che possono proporsi, essere sostituite da altre con delle elezioni avvicendandosi e così via. Il contrario di quanto oggi si regge su un autogoverno locale.
  • Mi reputo un “risultato” del Movimento perché non mi interessavo di politica locale, non partecipavo e tendevo a osservare solo il palcoscenico nazionale. Invece negli ultimi dieci anni sono entrato nella carne viva della politica locale e pure nelle istituzioni perché ho creduto nella partecipazione attiva e non nella mera delega; osservo quindi questi risultati negativi del Movimento con dispiacere e rammarico perché doveva andare diversamente.

Personali.

  • Ho conosciuto Marco a Settembre del 2021, quando ormai concluso il mio mandato in regione, avevo decisamente voglia di prendermi una pausa dalla politica, sia per ovvie ragioni sia perché ero un po’ stanco di alcune dinamiche di partito. La sua proposta mi ha convinto fin da subito, avevo posto una unica condizione: se ci crediamo andiamo avanti fino in fondo, ovvero arrivando ad avere un progetto politico e un candidato. Così è stato.
  • Mai si è posto il tema di posti e poltrone garantiti, vedasi il punto precedente come unica “richiesta”. E quindi, potrà stupire, mi sono impegnato in questa avventura sapendo benissimo cosa andassi a perdere e, non avendo alcunché a pretendere, non sapendo nulla sul dove andavo. Mi sono candidato perché se ci metto la faccia la metto fino alla fine, conscio di essere in un gruppo di qualità e di non avere particolari opportunità ma la cosa bella di fare politica è quando sei davvero libero e senza alcuna ansia da prestazione. Allora sforni idee, collabori e hai la massima serenità di non dover dimostrare niente a nessuno, ovviamente non nego che avrei avuto piacere a entrare nelle istituzioni ma l’ho affrontato con spirito molto positivo.
  • Potevo stare tranquillamente in disparte e rimanere nel “giro buono” del Movimento, dove con un solo mandato svolto avrei certamente avuto titolo per tenermi pronto per altre candidature, magari le politiche: a livello locale ci sono persone che non ne mancano una da anni, stando buono e in disparte. Non faccio calcoli personali, non li ho fatti in passato (magari avrei dovuto…) e non li ho fatti adesso.

E ora? C’è un nuovo Sindaco, un nuovo consiglio comunale e persone che hanno voglia di partecipare, in alcuni vedo lo stesso spirito del Movimento nei primi anni. Arriveranno i problemi, le difficoltà, i compromessi che in politica fanno tutti e quelli che dicono non ne fanno mentono spudoratamente, ma ci sono le prospettive.

Al di là di tutte le sfide, una però è per tutti: riconquistare interesse nel seguire la cosa pubblica perché chi partecipa oggi a Savona è una esigua minoranza rispetto a tutti gli elettori.

 

Sostegno alle famiglie nel percorso di crescita dei figli.

Sostegno alle famiglie nel percorso di crescita dei figli.

L’Italia è un paese particolare, bellissimo ma ricco di contraddizioni. Una che mi ha sempre colpito è la difficoltà nel ricevere un aiuto concreto per quelle famiglie che devono  crescere figli, dal principio e poi nel percorso di sviluppo scolastico, per non parlare della fiscalità che spesso e volentieri non è particolarmente favorevole per genitori con figli.

Un amministrazione comunale non può certo intervenire direttamente su temi governati a livello nazionale, ma può prevedere reali percorsi di sostegno ai ragazzi e quindi alle loro famiglie, dal periodo del nido di infanzia fino all’università, passando per le scuola dell’obbligo e gli istituti superiori.
Ho esperienza diretta come genitore di figli in piena età scolastica e nel programma del Patto per Savona sono felice che trovi posto una visione graduale dove per ogni età devono essere introdotti e disponibili aiuti alle famiglia, non solo di carattere economico, ma organizzativo, logistico, nella disponibilità di posti e collaborazione con le realtà associative del territorio per sport e tempo libero, per fornire ai ragazzi dai 3 anni fino all’università un insieme di opportunità per loro e aiuti ai genitori.
Un sistema che chi ha governato la città di Savona in questi 5 anni ha completamente
abbandonato delegandolo a qualche iniziative sporadica, grazie più all’interesse di gruppi di genitori che si sono adoperati e hanno fatto squadra per questo.
Fra le mie priorità sicuramente c’è l’attenzione che meritano le generazioni future e le famiglie che si occupano di loro troppo spesso lasciate sole alle loro forze, ancor più durante questo ormai lungo periodo di pandemia che speriamo stia volgendo al termine.

Campus universitario di Savona: opportunità per creare occupazione

Campus universitario di Savona: opportunità per creare occupazione

Il campus universitario di Savona non è solo luogo di studio per i giovani, ma può e deve essere attrattore di imprese innovative, orientate a cogliere le sfide del futuro.

Per arrivare a questo, migliorando e integrando quanto già fino ad oggi è stato fatto, servono alcune azioni che la politica comunale dovrà attuare.

Innanzitutto un accordo di programma tra Comune e Università per co-definire gli obiettivi e l’integrazioni delle attività universitarie nella nostra città, estendosi anche alle scuole superiori di Savona.
Dovrà poi essere rivisto il ruolo del Comune per tornare ad essere protagonista nelle politiche del lavoro che coinvolgono il campus come soggetto promotore di aziende che si vogliono insediare sul territorio savonese, partendo proprio da esperienze universitarie: aziende giovani, innovative che hanno e possono dare prospettive di crescita.
Il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) metterà in circolo centinaia di milioni di Euro per sviluppi verso la digitalizzazione, l’innovazione, la green economy, la mobilità sostenibile, tutti filoni che a Savona si possono già vedere: tocca alla politica locale dare sostanza alle idee perchè si tramutino in posti di lavoro per i nostri giovani.

Ed infine dovranno essere individuati nuovi spazi per l’insediamento delle imprese connesse alle attività del Campus, in Legino, e nelle aree limitrofe, e spazi per gli studenti che debbano cercare alloggi universitari, oltre che servizi legati alla loro permanenza nella città.
Queste iniziative, avviate in accordo con l’Università, possono contribuire realmente ad attrarre studenti cui offrire servizi adeguati, che possano poi scegliere Savona come città in cui avviare le loro esperienze professionali creando valore aggiunto al nostro sistema economico e vera occupazione, divenendo anche i savonesi del futuro.

Parco Urbano Madonna degli Angeli, outdoor e prevenzione al dissesto idrogeologico chiavi per il nostro entroterra comunale.

Parco Urbano Madonna degli Angeli, outdoor e prevenzione al dissesto idrogeologico chiavi per il nostro entroterra comunale.

La proposta del nostro candidato Sindaco Marco Russo, di realizzare sull’area della chiesa di Madonna degli Angeli, seguita con passione dall’Associazione GPN2010-ODV, un parco urbano, non solo è utile per tutelare la zona da qualunque mira diversa dalla salvaguardia del territorio, ma porta alla ribalta diverse questioni.

La prima, il fallimento di chi ha governato Savona in questi 5 anni perché proprio su quell’area era a disposizione un bando di regione Liguria, peraltro governata dalla stessa parte politica, tale da indirizzare già la strada per accedere a fondi del piano di sviluppo rurale, nella fattispecie la misura del “PSR 8.2.8.3.1. M08.03 – Prevenzione dei danni cagionati alle foreste da incendi boschivi” con cui il Comune poteva disporre di quasi 400 mila completamente coperti dal fondo regionale, utili primariamente alla prevenzione incendi e indirettamente al contrasto contro il dissesto idrogeologico. Ebbene questa opportunità è stata abbandonata e l’area non ha potuto beneficiare di un intervento a costo zero per le casse comunali con un progetto già pronto Dimostrazione di quanto sia utile una task force dedicata alla gestione dei bandi in generale e quanto sia inutile pensare di avere alla guida dell’amministrazione savonese la stessa parte politica che guida la regione.

Il secondo aspetto è la valorizzazione del nostro primo entroterra, dalle zone della Madonna del Monte al Naso di Gatto, passando per la Conca Verde, dove tanto stanno facendo gli appassionati di downhill della “Koncaverde”, al Santuario, un’area enorme ricca di natura che può diventare facilmente una opportunità economica per sviluppare sport, outdoor, escursionismo leggero connettendo i numerosi punti di interesse e creando una vera e propria rete a disposizione dei savonesi e dei turisti. Sviluppando e promuovendo anche formule di accoglienza ed eventi sportivi ci sono le potenzialità per trarre benefici collettivi oltre che per migliorare la prevenzione sul territorio per problemi di carattere idrogeologico.

Questo è un tema dirimente, il contrasto al dissesto idrogeologico passa attraverso la valorizzazione del territorio, quindi l’esatto opposto dell’abbandono e dell’incuria, che possiamo ottenere mettendo in campo iniziative per raggiungere questi obiettivi.

Patto Per Savona, opportunità per la città, mia priorità ricerca e gestione fondi.

Patto Per Savona, opportunità per la città, mia priorità ricerca e gestione fondi.

Come già in passato ho detto, sposo e partecipo al progetto di Marco Russo e del Patto Per Savona, lista civica che a breve sarà presentata con tante persone in gamba, con esperienze diverse e variegate che danno un valore aggiunto ai tanti progetti che Marco sta proponendo in questi giorni in risposta ai problemi della città, progetti nati da un lungo percorso di incontri negli ultimi anni. Sono felice di poter dare il mio contributo portando la mia esperienza di persona e lavoratore e poi di chi ha avuto l’opportunità di sedere nei banchi del consiglio regionale dove ho partecipato e seguito attivamente alle tante tematiche del territorio e di Savona.

Fra i progetti che abbiamo uno in particolare mi sta a cuore, per dare gambe proprio alle numerose idee, perché per realizzarle servono risorse economiche e questo nessuno lo mette in dubbio.

Un modello di governance per cercare fondi europei, nazionali, regionali e non solo, attraverso la partecipazione a bandi che mettano a disposizione quelle risorse necessarie per realizzare i tanti progetti di sviluppo per la nostra città.

Una proposta che vede 3 diversi livelli di intervento: innanzitutto la creazione di un sistema partecipativo strutturale che metta a fattor comune, oltre alla politica, le rappresenze del mondo scolastico, universitario, sportivo, economico e non solo, al fine di disporre di una ampia visione delle esigenze e anche delle opportunità. Poi un livello di intervento nella parte amministrativa che investa sul personale al fine di creare una task force, un ufficio fondi specializzato e, compatibilmente con le risorse economiche e il piano di fabbisogno del personale, l’inserimento e la collaborazione con professionisti “europrogettisti” anche in sinergia con il mondo universitario. Ed infine una maggiore responsabilizzazione della parte politica a partire sia della Giunta che del Consiglio comunale.

Credo che un intervento così strutturato vada avviato nei primi 100 giorni di governo della città per poi raccogliere risultati importanti nei successivi anni portando contributi economici a Savona per investire su più fronti. E farla crescere come merita.

Riflessioni sulle elezioni amministrative di Savona 2021.

Riflessioni sulle elezioni amministrative di Savona 2021.

La proroga delle elezioni amministrative ricorda per certi versi lo scenario vissuto nelle scorse elezioni regionali. Ci sono alcuni vantaggi e alcuni svantaggi.

Per i primi chi non ha ancora elaborato proposte, idee e strategie ci sarà più tempo, per i secondi è proprio averli già elaborati e il trascorrere del tempo a logorarsi nell’attesa. Personalmente ritengo credibile la proposta del Patto per Savona, ma soprattutto credibile come collante civico di una ampia area di persone e di forze politiche: questo in realtà è il vero elemento su cui lavorare perché ci sia una coalizione che comprenda tutte le forze civiche e politiche accomunate da una visione dove si riconoscono in diversi temi chiave, non solo per essere “contro” quelli di adesso o di prima, ma per essere proattiva per la comunità di Savona e dei savonesi.

Nel tempo ho letto e leggo critiche alle proposte del Patto, per alcuni ritenute poco chiare o critiche sulle persone che vi hanno aderito e provengono da esperienze pregresse, vorrei fare alcune considerazioni su questo.

Spesso chi si interessa di politica sostiene la tesi che ci debba essere un indirizzo, una direzione in cui tracciare poi la proposta politica vera propria, tale mi sembra che sia l’approccio del Patto. Non credo bastino le semplici liste della spesa, chiunque può vedere cosa non va in città e dire che si deve cambiare. Se dovessi sostenere che la città è sporca e va pulita, direi di avere centrato un punto del programma con facilità. Ma come arrivo a questo obiettivo? Quali azioni vanno introdotte? Come si deve organizzare il sistema nel suo complesso? È il modo con cui si vuole intervenire che fa la differenza.

Ho letto attraverso i media che secondo alcuni le proposte del Patto non ci sono o non sono puntuali. Premesso che ritengo ce ne siano, alcune puntuali altre correttamente applicabili nel momento in cui si possono disporre di tutte le informazioni, devo anche dire che nel panorama politico locale, lo scrivo garbatamente, non vedo molte proposte concrete all’orizzonte, a parte alcuni NO o SI a prescindere essenziali per dare risposte verso il proprio elettorato di riferimento. In sostanza mi pare che al Patto si voglia pregiudizialmente criticare l’assenza di proposte quando le stesse non arrivano da chi muove queste osservazioni: parrebbe più un modo per muovere critiche a prescindere, un po’ approccio savonese.

Leggo inoltre di osservazioni perché alcuni aderenti che hanno fatto esperienze politiche pregresse seguono o sostengono il Patto. Esperienze in alcuni casi negative, a livello amministrativo, non a caso bocciate dagli elettori. Allora qui dobbiamo capire cosa si intende, perché o per qualcuno vanno tolti i diritti civili a chi ha avuto o fatto esperienza politica pregressa, e allora lo dichiari pubblicamente e vediamo l’esito oppure deduco che ragioni per “opportunità”. Posso condividere l’osservazione solo se l’opportunità si valuta eventualmente nel tipo di ruolo o incarico che mai in futuro dovesse venire, se mai dovesse esserci un futuro. Fintanto che come qualunque cittadino si partecipa ad un progetto dove si propone e si discute, sfido chiunque a muovere questioni. Peraltro, spiace rilevare che pur avendo pubblicato l’elenco di chi collabora con il Patto, potrei dire un centinaio di persone, per alcuni il tema siano 4 o 5 persone.

Io auspico e invito le forze politiche di area a intensificare il confronto fra loro e il Patto per Savona sui temi, sulle proposte cogliendo questo tempo per dare una proposta collettiva di ripartenza per la nostra città che sappia essere anche puntuale ma non si limiti ad una lista della spesa, io credo debba esserci a monte un’idea di sviluppo e la voglia di mettersi in gioco.

Centro ictus a Savona

Centro ictus a Savona

Tutte le iniziative per attivare in via definitiva un centro ictus a Savona sono utili.
Nello specifico stiamo parlando di una “stroke unit di primo livello”, questione che avevo posto all’attenzione del consiglio regionale già a inizio del 2016 con una interrogazione, prima, e con una mozione nella metà dello stesso anno approvata all’unanimità a parte di tutto il consiglio, funzione prevista per qualunque ospedale DEA di primo livello, come l’ospedale di Savona è inquadrato.

Non mi consola vedere che siamo ancora fermi, peraltro in più momenti successivi era stata sollecitata l’attivazione formale; la raccolta firme idem già svolta, ricordo che il comitato che segue questa vicenda anni addietro l’aveva portata “fisicamente” in via Fieschi. A onor del vero va detto che una parte di attività viene svolta con la massima professionalità anche se non è formalmente configurato e riconosciuto come centro ictus e manchino alcuni elementi per essere effettivamente inquadrato come prevedono gli standard ministeriali. Purtroppo chi allora ricopriva il ruolo di commissario straordinario presso ASL2, successivamente trasferitosi, non aveva mai nascosto una certa diffidenza nell’adottare formalmente il mandato politico trasformandolo in un atto amministrativo della stessa azienda sanitaria. E su questo rimpallo c’è stata un evidente latenza da chi allora guidava politicamente la sanità regionale, senza di fatto andare a chiudere il cerchio. Prima della conclusione del mio mandato avevo però sondato una diversa e nuova percezione con maggiori aperture da parte di chi oggi ricopre il ruolo di commissario straordinario presso ASL per affrontare con spirito più collaborativo la definitiva formalizzazione del centro ictus.
Ora, oltre al dibattito in consiglio regionale sarebbe utile a mio avviso veicolare questo tema anche nelle sedi di confronto tra l’azienda sanitaria e i comuni del territorio attraverso la conferenza dei sindaci, il cui comune capofila è Savona, sollecitando i consigli comunali ad attivarsi verso i rispettivi sindaci perché si affronti e si dia attuazione a quanto da anni è rimasto un impegno preso ma mai adottato. Parallelamente andrebbe definitivamente chiarito che tipologia di stroke unit si vuole disporre a Savona, ovvero una di primo livello dovuta ad un ospedale DEA di primo livello, o una stroke unit di secondo livello, prevista e presente se non è cambiato nulla negli ultimi mesi, negli ospedali DEA di secondo livello, come Pietra Ligure.
Questo per essere coerenti mettendo a fattor comune e in equilibrio le esigenze sanitarie locali e una pianificazione regionale coerente con esse.

Savona e il campo nomadi.

Savona e il campo nomadi.

Il campo nomadi di Savona ha una storia lunga come le più longeve serie di successo, peccato che non raccolga lo stesso entusiasmo, salvo i momenti pre elettorali.

E’ da anni che se ne discute, ricordo quando erano di fronte al Priamar, per poi arrivare all’attuale collocazione nel parcheggio della Fontanassa, parcheggio che è nato chiaramente allo scopo di essere a servizio del campo di atletica.
Quindi è oggettivamente indiscutibile che non sia un luogo adatto per un camping “diversamente in regola”. La recente discussione in consiglio comunale ha visto un corto circuito fra le forze di maggioranza di chi governa la città nella capacità di prendere una decisione chiara e condivisa, di cui a me personalmente interessa poco per questo aspetto, più di tipo politico.
Mi preme sottolineare che rimane un’altra questione lasciata purtroppo sottotraccia: la volontà delle persone ad abbandonare quell’area.
E’ evidente sia una anomalia, è altrettanto evidente che siano persone che hanno una cultura differente, in generale molti di noi amano il camping nelle vacanze ma certamente non ci vivono normalmente.
Invece qui si sono insediati in forma irregolare ma per scelta. Perché gli strumenti al fine di inserire molte di queste famiglie in alloggi popolari esistono da anni, spesso e volentieri ne hanno pieno diritto in quanto cittadini residenti, ma non è ciò che vogliono.
Giusto quindi dare spazio e contesto adeguato al campo di atletica, che peraltro grazie al lavoro del CUS Savona sta salendo agli onori delle cronache sportive nazionali, ma obiettivamente una comunità non dovrebbe decidere le sorti di altre persone con emendamenti, mozioni e quant’altro, senza che sia stato avviato un vero dialogo di confronto per capire realmente come accompagnare ad altre soluzioni le persone direttamente coinvolte.
Sia che si parli di maggioranza che di opposizione, sono temi sensibili che andrebbero affrontati nel tempo e con proposte concrete da parte di tutti, così come avvenuto mi pare poco serio e, vestita come la si vuole, rimane di fatto uno sgombero a colpi di atti di consiglio comunale, magari più gentile, ma pur
sempre tale è.

Ampliamento per la centrale turbogas di Vado Ligure.

Ampliamento per la centrale turbogas di Vado Ligure.

Il Piano Nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) è un documento di indirizzo programmatico del nostro paese in termini di politica energetica, concertato con l’Unione Europea, che ha preso vita grazie all’adozione, nel 2017, della nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN).


Su alcuni elementi vale la pena porre attenzione, fra questi la transizione a fonti energetiche green, con un progressivo abbandono delle fonti fossili, in primis il carbone.
E’ importante però ricordare alcune questioni tecniche che sono imprescindibili, tra cui:
– l’attuale copertura di fonti rinnovabili per i fabbisogni del nostro paese, ancora molto al di sotto del necessario;
– l’intermittenza delle stesse fonti che per loro natura hanno degli alti e bassi produttivi.
Cosa è intervenuto nel frattempo? Il capacity market, ovvero quel sistema compensativo a favore delle centrali elettriche tradizionali, quindi alimentate a gas e in alcuni casi ancora a carbone, che si rendono disponibili a intervenire immettendo energia quando le fonti rinnovabili non sono sufficienti: questo è indispensabile perché la rete elettrica deve avere un costante equilibrio tra immissione energia e utilizzo della stessa.
Nel processo di transizione, che traguarda il 2030 come primo importante step di de-carbonizzazione e il 2050 come quasi totale de-carbonizzazione, rimane presente l’utilizzo quale fonte energetica del gas, cui si traguarda di affiancare l’idrogeno trattato in forma green.
Del gas ora ci sono nuove tipologie di utilizzo e impatti nelle emissioni estremamente contenuti, ma, volendo sintetizzare il concetto, per alcuni decenni è vi sarà necessità di mantenere sul territorio nazionale un certo numero di centrali alimentate
con gas: questo per garantire la necessaria quantità di energia in ogni momento.
Ed è altrettanto facilmente ipotizzabile che diversi produttori avvieranno proposte di transizione delle loro centrali a carbone, passando al gas.
Venendo quindi al dibattito locale che si è avviato sull’ipotesi di un raddoppio a gas, perchè un gruppo è già presente ed operativo, della centrale di Vado Ligure di proprietà Tirreno Power, è plausibile che sia in linea con la politica energetica tracciata e che la dislocazione, al netto del preciso luogo fisico, è insita nella necessità di avere un certo numero di centrali disponibili nelle diverse zone in cui è suddiviso il mercato elettrico italiano, oltre che per alcune ragioni fisiche, anche per ragioni di prezzo del mercato elettrico, al netto dei contributi ricevuti se si aderisce al “capacity market”.
Credo che il dibattito non possa quindi essere se nel nostro paese ci devono essere ancora centrali a gas o meno, perché a mio avviso la risposta non può che essere affermativa, ma piuttosto se a seconda di determinati parametri e tecnologie utilizzate, tali possano essere localizzate nei pressi di centri abitati.
Questo è un elemento corretto di ragionamento politico, ma non deve essere viziato ne dalla preclusione aprioristica, non tecnicamente percorribile, ne dal concetto inglese NIMBY “Not In My Back Yard”, letteralmente “Non nel mio cortile sul retro”.