Ponente che vai, gente che trovi

Ponente che vai, gente che trovi

Vorrei fare alcune riflessioni sul ponente savonese, le cittadine costiere che abbracciano l’arco territoriale da Finale ad Andora, passando per Pietra, Loano, Borghetto Ceriale, Albenga. Per poi arrivare ad Andora e Alassio. Senza dimenticare Bergeggi, Noli e Varigotti.
Un’area nota a tutti quantomeno per il turismo, il mare e i centri storici delle diverse cittadine, in alcuni casi perle di bellezza uniche conosciute ovunque. In questo periodo ho cercato di comprenderle meglio parlando con le persone che le vivono e le conoscono, fermo restando che non può bastare così poco tempo, ci sono alcuni temi comuni che si possono raggruppare in una sorta di elenco che le tocca tutte con sfumature diverse.
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Turismo sì, ma di seconde case: si può affermare senza essere smentiti che quasi tutte queste cittadine hanno una popolazione residente di un certo numero, ma che nel periodo estivo raddoppia ed oltre. Non solo, ad esso è strettamente correlato un eccesso di cementificazione selvaggia nell’immediato entroterra proprio per dare spazio a nuove abitazioni, una sorta di fenomeno di “rapallizzazione” tipico della cittadine costiere liguri, non a caso il termine è stato coniato proprio per Rapallo nella riviera di Levante.
Infrastrutture. Senza girarci intorno, in molte di queste cittadine è aperta la questione della tratta ferroviaria su 2 diversi ordini di problemi: il raddoppio e lo spostamento o “ribaltamento a monte”. Il tratto a binario unico è un’offesa ai cittadini liguri che sulla dorsale ferroviaria che attraversa tutta la regione, devono contare come strumento indispensabile per spostarsi, per lavoro e per turismo. Come risolvere la questione? Ad oggi presenti sul sito delle ferrovie si possono vedere i progetti di raddoppio con ribaltamento a monte, per intenderci ad esempio ciò che fu fatto negli anni settanta nelle cittadine tra Arenzano e le Albissole le cui aree costiere tornarono a nuova vita e si diede uno slancio importante per il litorale con splendide “passeggiate a mare” e impulso ad un turismo qualitativamente superiore.
L’alternativa che viene posta sul tavolo è il raddoppio in sede, ovvero laddove necessario ampliare il tratto ferroviario nella sua sezione per ricavare il secondo binario. Certamente gli investimenti necessari sarebbero più contenuti come anche gli impatti sul territorio. A queste opzioni non c’è alternativa e la scelta può e deve essere fatta con il coinvolgimento dei cittadini tutti, sia coloro che sono su area costiera sia coloro che potenzialmente sarebbero impattati dal ribaltamento a monte. Non solo, ogni scelta và effettuata con approccio scientifico prevedendo prima analisi e controlli del territorio, poi condivisione con la cittadinanza ed insieme le decisioni del caso.
E rimanendo nell’ambito infrastrutture, abbiamo certamente ancora aperto il tema depuratori che in alcune zone, come l’albenganese, non trova soluzione definitiva e permane quindi il potenziale rischio, come altrove a macchia di leopardo, degli sversamenti soprattutto in periodo estivo: chiaramente per aree che del turismo balneare si giocano una importante fetta di entrate economiche non è accettabile ed oltretutto non è linea con le direttive europee che impongono reti di depuratori sui territorio o in alternativa le cosiddette fosse IMOF (fosse chimiche).
Nel Ponente savonese si gioca poi una partita delicatissima sul fronte sanitario, di cui in altri articoli ho già fatto cenno. I 2 ospedali di Albenga e Pietra Ligure sono al centro di continue discussioni, oggetto di pellegrinaggi continui da parte di tutte le forze politiche con annessi regali di penne, borsette e altri piccoli oggetti. Al di là del cattivo gusto, che pare più da avvoltoi che si aggirano intorno alla loro preda, o al cadavere, io credo che i 2 ospedali debbano convivere e sopravvivere. Lunga vita ai 2 ospedali! Ma pienamente integrati, con i servizi e le specialità equamente distribuiti per massimizzare personale e macchinari. Offrire un servizio pubblico eccellente significa saperlo valorizzare, puntando a chirurgia elettiva in uno e magari in chirurgia traumatica nell’altro. Avere 2 ospedali a distanze ravvicinate non significa necessariamente sprechi: è “semplicemente” una questione di organizzazione ben fatta da promuovere e raggiungere. Dobbiamo puntare a fornire eccellenze per invertire le fughe fuori regione ed anzi saper attrarre sul nostro territorio pazienti che cercano servizi di qualità.
E poi il capitolo lavoro, legato a casi noti come la questione Piaggio e i cantieri Rodriquez, ferite aperte sul fronte occupazionale ma anche potenziali mire speculative per la solita edilizia quando invece, con le giuste leve come la riduzione dell’IRAP o le stesse infrastrutture di cui sopra, si poteva avere di più e meglio. Ma non solo, il lavoro nel settore primario, forte nell’albenganese, è spesso a rischio per un delicato equilibrio sul territorio che causa dissesto idrogeologico risponde come può manifestando le evidenti responsabilità di chi non ha programmato e rispettato il territorio stesso.
Un territorio quindi delicato, che ha però ampi margini di miglioramento ad esempio nel turismo stesso che non può essere solo balneare, ma deve mettere a fattor comune le bellezze dell’entroterra, ricco di borghi e paesaggi da visitare. Metterli a fattor comune, in un contenitore che li promuova a livello internazionale insieme ad un marchio che identifichi il nostro territorio e la bellezza che può offrire.
Non per ultimo e non da ignorare le infiltrazioni malavitose, vi invito a fare una ricerca con il Google e le parole chiave “ponente savonese”: l’esito vi stupirà, forse tranne gli addetti ai lavori. Una partita difficile che su trasparenza, onestà e legalità può trovare la chiave per vincere.
Queste ed altre idee sono un libro dei sogni per alcuni, una idea chiara di sviluppo per noi.

Valle dell’Eden o Valbormida?

Valle dell’Eden o Valbormida?

Alcune settimane fa, ho partecipato ad un incontro a Carcare con diverse associazioni del territorio, incontro organizzato dal gruppo locale del “Meetup Amici di Beppe Grillo Valbormida”. Faceva seguito ad una breve visita fatta a priori sul territorio, condizione necessaria ma non sufficiente per avere una visione di insieme di quella che potrebbe essere una perla del nostro entroterra e che invece, a conti fatti, risulta essere un area fortemente a rischio.

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Sono rimasto colpito in particolare da una testimonianza puramente casuale raccolta durante il sopralluogo nei pressi dell’Italiana Coke. Un abitante del luogo stava pulendo il bordo della strada insieme al figlio per rendere scorrevole lo scolo delle acque, con lui abbiamo incominciato a discutere e, osservando le case sparse nei dintorni, elencandole una a una, ha fatto il resoconto delle malattie mortali che in ognuna di esse si sono introdotte. Ecco, io vorrei partire da questo.

La presenza di una realtà industriale oggettivamente obsoleta e al di fuori di ogni limite del consentito e del buon senso, facilmente collegabile al degrado delle condizioni ambientali causa di svariate patologie anche gravi, rende de facto necessaria una efficiente struttura ospedaliera di area per cura e soprattutto prevenzione delle patologie.
Affermare e pretendere che l’ospedale di Cairo Montenotte debba essere dichiarato “ospedale di area disagiata” avendone i requisiti tecnico-giuridici prefissati dall’ex ministro della salute Balduzzi oltre che per necessità oggettive derivanti dall’ampiezza del bacino di popolazione servito dalla struttura (40.000 abitanti), dalla posizione geografica all’interno dell’appennino ligure e dalla precarietà della viabilità locale, è la “conditio sine qua non” perché sia rispettato il territorio e i cittadini che lo vivono.
Non solo, per quanto riguarda l’ambiente e gli effetti nocivi che su di esso causano insediamenti produttivi osceni che si sono visti nell’area, ricordiamo l’ACNA di Cengio in primis, nodo ancora da sciogliere, è indispensabile intervenire nell’ accertare entità, gravità della situazione e responsabilità attraverso mirate campagne di monitoraggi ambientali e efficaci indagini epidemiologiche con la massima trasparenza coinvolgendo i rappresentanti delle associazioni e i cittadini tutti.
Vorrei ricordare che la Regione ha potenzialmente già a disposizione in mezzi per farlo, ovvero l’ARPAL per la parte di monitoraggio, le ASL per la parte di indagini epidemiologiche, e DATASIEL per la parte di analisi dati con sistemi informativi.
Ciascuno di questi 3 soggetti è però messo nelle condizioni di non poter operare efficientemente ed efficacemente, vuoi per inefficienze o cattiva gestione, vuoi per totale assenza della politica regionale e locale che pare voglia girare la testa dall’altra parte.
Vediamo come evidentemente ci siano delle carenze oggettive nella gestione e l’utilizzo di queste aziende o enti pubblici citati che in un territorio come quello della Valbormida potrebbero fare molto: se ad oggi non è stato fatto nulla o quasi, potremmo pensare che qualcuno o ci è o ci fa. Viste le gravi problematiche dell’area, le lacune e il disinteresse degli amministratori regionali, ricordando chiaramente che negli ultimi dieci anni hanno condotto le danze in solitaria Burlando con la sua attuale metamorfosi paitiana e il Partito Democratico calpestando gli interessi della collettività, il sospetto è che sia area volutamente messa in disparte.
Ne è ulteriore indizio il devastante piano regionale dei rifiuti della Paita che fa sospettare che questa valle possa essere adibita, in un futuro non molto lontano, ad un grosso centro di trattamento e smaltimento dei rifiuti del nord Italia. E ad esso si aggiunge la certezza del biodigestore di Ferrania, in corso di realizzazione, evidentemente sovradimensionato rispetto alle esigenze del territorio, che non apporterebbe significativo impatto occupazionale ma il rischio di generare ulteriori problemi ambientali in un’area abitata già martoriata da decenni di industrializzazione ottocentesca fuori controllo che ha lasciato rovine e problemi, progetto quindi respinto al mittente e da rivedere in toto.
In Val Bormida, come nel resto della nostra regione, non si devono insediare ulteriori attività eco incompatibili ma occorre progettare un futuro nel quale siano avviate campagne di bonifica dei siti inquinati e conversione di attività ora dannose per l’ambiente trasformando industrie inquinanti e oramai destinate alla chiusura per crisi finanziaria o di mercato in attività eco-compatibili costituite da piccole medie imprese a forte impatto occupazionale, magari nelle energie alternative e nell’efficienza energetica che tanta occupazione stanno dando all’estero con esempi virtuosi.
Ed inoltre, come altre aree del nostro entroterra, penso ai paesi come Stella da cui provengo e il relativo entroterra, è importante mettere a disposizione una rete viaria adeguata per zone che durante la stagione invernale possono lamentare difficoltà e che, nel caso specifico, possono contare anche sulla rete ferroviaria Savona – Torino sulla quale andrebbero svolte migliorie e ribadita la necessità di potenziare la frequenza dei treni, fornendo stazioni di interscambio con il trasporto locale per agevolare la mobilità sul territorio e rendere appetibile lo stesso a nuovi insediamenti o aziende del terziario avanzato.
Chiudo questo testo da come ho iniziato: è ormai imprescindibile riprogettare lo sviluppo sul territorio in modo che non vi siano più case da indicare con drammatici lutti al proprio interno.

Turismo 2.0 per la Liguria

Turismo 2.0 per la Liguria

L’idea di “turismo” in Liguria deve passare ad una versione di Turismo 2.0. Dobbiamo mostrare la nostra regione in tutta la sua bellezza e liberarne le potenzialità, passando anche e soprattutto dall’entroterra. Aree da recuperare e valorizzare con progetti di albergo diffuso per ridare vita ai nostri borghi, percorsi escursionistici che si snodino dal mare ai monti, sport e salute che si intrecciano virtuosamente, micro – imprese sostenibili dedicate alla produzione di prodotti locali, agricoli e artigianali nell’ottica di una produzione e consumo a “chilometro 0”, che diventino anche luoghi da vedere per riscoprire un modo diverso di vivere. Un turismo sostenibile che cammina a fianco del recupero del territorio, legato ad esso e all’uomo che lo vive e che lo tutela, per il bene proprio e dei propri figli.

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L’obiettivo a medio lungo termine deve essere quello di avere un settore produttivo vero e proprio che non produca solo benessere per alcuni e lavoro “stagionale” ma che dia l’opportunità di fornire occasioni di lavoro stabili per i giovani. Gli stessi giovani che ora, magari con un impiego stagionale ,si pagano gli studi per poi andare a lavorare fuori regione, devono avere gli strumenti ed il supporto per realizzare micro imprese locali e utilizzare le potenzialità inespresse del nostro entroterra, ad un passo dal mare. Abbiamo tutti gli elementi che madrenatura poteva offrire.

E in maniera organica possiamo mettere insieme tutti i tasselli. Ci sono i borghi da visitare, ci sono percorsi naturalistici da rivitalizzare e arricchire, contestualmente a percorsi ciclabili non solo sulla riviera, ma nell’entroterra. Pratiche come la “mountain bike” o l’escursionismo a cavallo, possono portare moltissimi appassionati.

Affiancando e distribuendo sul territorio alberghi nei borghi o nei paesini dell’entroterra, andando quindi a rivitalizzarli, diverrebbero gli strumenti per creare il sistema di accoglienza, magari collegato in una unica rete centrale di gestione che sul territorio si distribuisce capillarmente.

Piccole aziende agricole, con le opportune incentivazioni, potrebbero diventare gli attori protagonisti con cui tornare a presidiare il territorio “a monte” facendo sia produzione agricola locale oppure come vini caratteristi delle nostre zone, allevamenti di piccole dimensioni o agriturismi legati al territorio che, per ovvie necessità, andrebbero a prendersi cura dei terreni, delle fasce. Si le famose e uniche fasce liguri, supportate dai muretti a secco con le quali questa terra è stata per secoli custodita e curata.

Potrebbero svilupparsi rapporti con le organizzazioni sportive di ogni genere per intrecciare sport e salute con presidi capillari sul territorio, sia dell’uno che dell’altro. Ma ci sono anche gli elementi di culto, architettonici, paesaggistici che devono essere “semplicemente” messi nel giusta prospettiva, valorizzati come un insieme logico e ben progettato per diventare una vere a propria offerta turistica. In fondo è semplicemente valorizzare ciò che già abbiamo e incentivare ciò che potremmo avere.

Un sogno? Fantasia? Potrebbe sembrare ad una prima veloce lettura, ma provate a guardare in giro anche solo altre regioni italiane, ad esempio il Trentino o la Valle d’Aosta. Regioni che hanno saputo promuovere la loro principale offerta: la montagna. Bene, noi abbiamo sia il mare che la montagna ed abbiamo perso fin troppo tempo fino ad oggi.

 

Il Risiko dei Sindaci.

Il Risiko dei Sindaci.

La nostra regione è prossima ad affrontare le elezioni per la scelta della nuova amministrazione che avrà il compito di guidarla dalla primavera del 2015. Scalda da tempo i motori il Partito Democratico che sfruttando l’ampio spazio dedicato dai giornali con l’infinita sfida per le “Primarie” mette in prima fila i propri alfieri per una campagna elettorale che di fatto è già iniziata da un anno.

Si sente peraltro discutere delle opinioni dei singoli sfidanti in gioco e non di un programma organico condiviso: in sostanza l’impressione è di essere al bar sport con alcuni presunti esperti di gioco che dicono la loro su come la squadra deve essere messa in campo la Domenica. Ma nessuno di questi ha diretto gli allenamenti, gli anglosassoni definirebbero questo approccio “top down” ovvero pochi che decidono dall’alto verso il basso.

La mia riflessione però è in questo caso indirizzata al nugolo di sindaci in quota PD che da Levante a Ponente dichiarano il loro amore verso l’uno o l’altro candidato. Uno schieramento come nel classico gioco del Risiko.

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Nulla da eccepire sul fatto che vi siano simpatie o comunque comunanza di idee con l’uno o con l’altro, ma non mi piace vedere Sindaci che sono apertamente dichiarati o schierati, non mi piace perché il Sindaco è un ruolo istituzionale del quale si dimentica che è per legge “super partes”, primo cittadino, ma di tutti i cittadini, rappresentante di Governo, del Comune e dell’Amministrazione tutta, a prescindere da quale colore ne sia alla guida. Non mi piace per rispetto di tutti gli elettori questa prevaricazione del ruolo di partito sul ruolo istituzionale, non mi piace il modo spudorato con cui viene fatto, e non è solo una mera questione di stile. Nemmeno di opportunità.

Ma di decenza. La decenza di occuparsi innanzitutto del proprio territorio per il quale le “cose da chiedere e da trattare” dovrebbero essere ben assodate: le necessità dei cittadini sono la priorità per un Sindaco, se la relazione con il soggetto istituzionale “Regione” deve correttamente essere oliata e bidirezionale, prescinde dal presunto candidato presidente. Peraltro aggiungo che dovrebbe prescindere anche se fosse di altra formazione politica. In sostanza quello che vedo è solamente una forma di propaganda elettorale di un solo partito, pagata con i soldi dei contribuenti tutti.

E’ bene ricordare ai vari sindaci locali, per rimanere in zona il Sindaco di Savona ad esempio, piuttosto che Orsi, di Albisola Superiore, che insieme agli scaioliani ora sono tutti in quota “Paita” (…che culo, ne avevamo tanto bisogno…), o i Sindaci di Celle e Varazze, che sono pagati per fare i Sindaci e non per fare propaganda elettorale. Qualora lo volessero, chi lo nega, possono serenamente rassegnare le dimissioni e dedicarsi “anema e core” al Partito con un po’ di volontariato di cui c’è tanto bisogno, anche per la continua riduzione dei servizi che il Governo sta proponendo. La provocazione magari c’è, ma magari non sarebbe sbagliato avere un approccio più istituzionale e meno di logica di partito, ricordandosi che non c’è discontinuità nelle proposte messe in campo dal Partito Unico e che quindi, se hanno a cuore gli interessi del comune che rappresentano, facciano un gesto coraggioso, forte per cambiare veramente. Non c’è nulla di più coraggioso che cambiare idea, non per interesse, ma per necessità dei propri concittadini superando la mera visione di partito imposta dall’alto per obiettivi più nobili, che non garantiranno la rielezione, perché il consenso non sempre và d’accordo con il governo, ma certamente lascerebbe un ricordo utile in queste elezioni regionali, sarebbe un gesto apprezzabile. Quindi un passo indietro, grazie.

Ce la faranno?

P.S.: Auguri di Buon Anno.

Lettera alla Liguria.

Lettera alla Liguria.

La nostra Regione è splendida. Per tanti anni ho vissuto e lavorato fuori regione: mi mancava il mare e mi mancava la possibilità unica offerta dalla Liguria di avere, girato l’angolo, colline e montagne. Un entroterra verdissimo, ricco di natura e piccoli borghi caratteristici, angoli di mare da cartolina. Un sole caldo nella bella stagione, vento e acqua a volontà che possono diventare energia rinnovabile e sostenibile.

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Ma la Liguria è anche la regione con il più alto tasso di disoccupazione del Nord Italia, con un’età media della popolazione fra le più elevate, con delle sacche di insediamenti inquinanti che hanno negli anni consumato irrimediabilmente ampie aree del territorio e del mare con evidenti lacune in tutto il processo di controllo, pensiamo solo ai casi dell’area provinciale di Savona quali l’Acna, Tirreno Power e la Cokeria di Bragno, per citarne alcuni.

In Liguria, dopo la Lombardia, sono state consumate percentualmente le più ampie aree del territorio con una cementificazione selvaggia, volgare e arrogante sponsorizzata da aree politiche spesso conniventi con organizzazioni illegali. Ponente, Levante, l’area metropolitana di Genova ed il relativo entroterra sono in equilibrio precario ed il rischio idrogeologico non è più un rischio ma una assoluta certezza ogni qualvolta piove: si piove, incredibile chi lo avrebbe mai detto e potuto prevedere.

La Regione ha ampie e fondamentali competenze nel comparto Sanità e molto del suo bilancio è dedicato a questo, insieme ai trasporti. Oggi stiamo vivendo nel silenzio assordante promosso volutamente da partiti come il Partito Democratico una precisa strategia di “ritirata” del pubblico da tutti i settori fondamentali, un progressivo smantellamento dei presidi sanitari, i pronto soccorso che erano distribuiti in maniera capillare sul territorio, alle specialità disponibili sui diversi ospedali. La media dei posti letto ogni 1000 abitanti è in costante diminuzione, ci sono evidenti criticità laddove viene instillato il messaggio che è necessario inserire i privati pagati dalla Sanità Pubblica facendo evidente abuso dell’intramoenia oramai fuori controllo. Non perché il privato non debba operare, ma perché se pagato dal pubblico avrà certamente un costo maggiore contro un identico servizio fornito direttamente dal pubblico. All’interno di una riorganizzazione e di una riduzione degli sprechi e delle inefficienze, è possibile e doveroso pretendere una sanità pubblica “eccellente” insieme ad una valorizzazione importante del personale che opera nel settore che deve essere fornito di tutti gli strumenti formativi necessari.

La Liguria è il fanalino di coda nella raccolta differenziata e per questo a costante rischio sanzioni da parte dell’Unione Europea, ma come tutta la politica ambientale ligure che negli anni di gestione burlando è stata fallimentare. Ho scritto tante cose che non vanno che sono evidenti agli occhi di tutti ma forse non del tutto a chi non vuole vedere con obiettività come stanno le cose, o forse perché è direttamente o indirettamente coinvolto.

Le responsabilità sono evidenti e in Liguria non è difficile identificare nomi e cognomi perché sono i soliti noti da anni, decenni…. Io credo che ci si debba concentrare su pochi e chiari obiettivi e tentare di raggiungerli cambiando completamente metodi e persone. Non dobbiamo dimenticare che la Regione ha potere di legiferare ovvero “leggi regionali” con le quali è possibile incidere realmente e cambiare in meglio la vita di tutti i cittadini, facendola conoscere a tutti, rendendola trasparente e facendo in modo che sia bella, intelligente e “smart” , un posto dove poter far crescere i nostri figli, sicuro, dove potranno avere delle opportunità di studio e di lavoro al pari o anzi meglio di altre regioni.Dove possiamo disporre di cure eccellenti tramite un servizio pubblico funzionale e funzionante. Dove è possibile non solo fare impresa con il turismo, da valorizzare ben di più di quanto fatto fino ad oggi, ma anche imprese nuove, innovative, che sanno conciliare virtuosamente ambiente e persone: sgravi fiscali e aree in cui concentrare e favorire start up, terziario avanzato, operatori nel settore delle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica.

Il dado è tratto.

 

Relazione introduttiva sulla nuova proposta di legge regionale per l’acqua pubblica.

Relazione introduttiva sulla nuova proposta di legge regionale per l’acqua pubblica.

Il testo della proposta di legge regionale per il Servizio Idrico Integrato è un buon testo. Richiama in esso alcune norme quali:
– Art. 117 della Costituzione:della potestà legislativa di Stato e Regioni, per materie di competenza.
– Articolo 147 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale): definisce e delega le Regione alla predisposizione degli ambiti territoriali ottimali secondo alcuni principi chiave
– Parte terza del decreto legislativo n. 152/2006: qui si fa alla ripartizione delle competenze nella gestione del Servizio Idrico Integrato

Del Trasporto Pubblico regionale.

Del Trasporto Pubblico regionale.

C’è un tema che recentemente ho cercato di approfondire che tocca molte scelte delle città liguri in ambito di mobilità urbana: la riforma del trasporto regionale ligure.

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Con legge regionale 33/2013 la Regione Liguria ha avviato il processo di creazione di una unica Agenzia regionale del trasporto pubblico, in house, che avrà il compito di gestire il “servizio” di trasporto pubblico appunto, servizio che è descritto in altri articoli della legge e si tratta, in sintesi, della mobilità tramite i mezzi pubblici come la conosciamo, o quasi perché si và ad integrare anche il trasporto ferroviario.

Il territorio di riferimento sarà però l’intera regione, ovvero il cosiddetto ATO, Ambito Territoriale Ottimale, viene individuato corrispondente all’intera regione Liguria, in parte discutibile. Và detto che l’Agenzia Regionale sarà appunto il gestore, con i fondi stanziati dalla regione di cui ancora vanno identificati esattamente gli importi ma stiamo parlano di milionate di euro, ed essa stessa sarà un ente compartecipato in quote variabili dai vari comuni della regione e la regione per un totale di Euro 400.000. Savona ad esempio contribuisce con propria parte per il 7,04%. La struttura societaria infatti e l’esistenza dell’Agenzia è stata resa operativa da pochi mesi. Come detto l’Agenzia di fatto è il gestore, il soggetto che curerà la definizione del bando, dei livelli di servizio, dei controlli e della qualità, non quindi l’esecutore che sarà invece il soggetto che si aggiudicherà la futura gara di gestione del servizio di trasporto pubblico.

Avrà una dotazione di base di mezzi pubblici e farà fronte ad un bacino di potenziali utenti molto ampio, in pratica tutto ciò che ora viene servito con le varie aziende di trasporto pubblico locali.

Alcune considerazioni che si possono fare nascono innanzitutto dal principio: conviene o no avere una unica azienda di trasporto regionale? Dal mio personale punto di vista conviene, in una logica squisitamente aziendale è possibile infatti fare efficienza su tutte le forniture, non banale visto che su carburanti e manutenzione vi sono costi importanti. La perplessità nasce dall’ATO in rapporto “1 a 1” con il territorio regionale. Forse si poteva valutare un discorso a parte per l’area metropolitana genovese, oppure quella e il ponente ed il levante. Purtroppo non viene definito tutto dalla legge, quindi dal punto di vista operativo in realtà si potrebbe aprire uno spazio affinchè ci siano delle “sotto aree” più locali e vicine al territorio.

Comunque sia è altresì vero che disporre di una unica o quasi azienda di trasporto pubblico renderebbe un po’ meno imbarazzante il ballo delle poltrone nominate dalla politica. Anche qui la legge poteva essere migliore e inserire un comma che impedisse le nomine politiche privilegiando invece procedure di selezione mirate alla ricerca delle figure più indicate, a partire dal CDA.

Inoltre và detto che un trasporto pubblico unico potrebbe disporre di maggiore potenza di fuoco per mantenere al proprio interno l’intero servizio di manutenzione, cosa che adesso a seconda dei casi viene dato fuori. Stante la legge quindi asset principali rimarrebbero in capo all’Agenzia mentre il servizio vero e proprio andrebbe in gara, anche con la partecipazione di soggetti esteri, per una durata di 7 anni. Questo è l’aspetto più delicato perché in pratica potrà arrivare un privato che operativamente sarà chiamato a fornire il servizio di trasporto pubblico: fondamentale quindi il controllo operato dall’Agenzia e degli enti che la compongono, quindi il soggetto pubblico ovvero i cittadini.

Sotto questo profilo recentemente il Movimento 5 Stelle con proposta di legge nr. 2443 presentata a Giugno propone una serie di modifiche al d.lgs   422/1997 tese a migliorare la mobilità urbana e quindi la vita.

L’obiettivo di questa proposta di legge è quello di ridurre il numero di auto in circolazione, favorendo lo spostamento di utenti dal trasporto privato a quello pubblico.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario realizzare, specie nelle grandi aree urbane, forme di servizio pubblico in linea con quelle dei principali Paesi Europei.

 

Alcuni principali punti sono:

  • POTERI DI CONTROLLO AI CITTADINI

Rafforza i poteri di controllo a disposizione del Cittadino, attraverso azioni di sindacato ispettivo dal basso;

  • ASSET STRATEGICI PUBBLICI

Sancisce come principio inderogabile quello che gli asset strategici, come le reti ferroviarie o tranviarie, le officine di riparazione, i garage, le pompe di rifornimento etc, restino pubblici e garantisce che questo principio non possa essere in alcun modo raggirato;

  • QUADRO NORMATIVO COMPLETO

Si preoccupa di disegnare un quadro normativo completo. In questo modo cerca di superare i limiti delle legislazioni precedenti che hanno sempre operato dei rattoppi, senza intervenire in modo coerente su una riorganizzazione delle norme;

  • CONTROLLO E RESPONSABILIZZAZIONE DEI MANAGER PUBBLICI

Favorisce forme di controllo e di responsabilizzazione dei manager pubblici attraverso una serie di parametri tesi a valorizzare il controllo sulle performance dei servizi di mobilità;

  • GESTIONE TRASPARENTE NELL’ASSUNZIONE DEL PERSONALE

Introduce un sistema più stringente di controlli ed obblighi, finalizzati ad incentivare una gestione trasparente delle aziende del Trasporto Pubblico Locale, al fine di evitare criteri clientelari nell’assunzione di personale e nell’acquisto delle forniture.

Proposta interessante quindi che và nella direzione corretta al fine di sostenere il trasporto pubblico quale risorsa per la mobilità e la riduzione del traffico veicolare privato.

 

Rimane un ultima considerazione: non tutte le società di trasporto pubblico ligure godono delle stessa situazione economica e AMT di Genova è l’esempio in negativo, con un indebitamento molto importante, noccioline in confronto ad ATAC di Roma che è tutt’altra storia, ma tant’è non è ancora chiaro come verranno coperti questi debiti. Dalla Regione che se li accolla, per tutte le società pubbliche, o dalle attuali amministrazioni che le controllano? Una cosa è certa. Non devono pagare i lavoratori per gestioni incompetenti di nominati dalla politica. A meno che non stiamo parlando di posti di lavoro creati per dispensare favori e aumentare il consenso. Non sarò mica così, vero?