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La Mensa dei Poveri.

La Mensa dei Poveri.

Questa settimana si è discusso su alcuni giornali di una questione relativa alla mensa scolastica presso il Comune di Savona, servizio triennale gestito in appalto dalla cooperativa CAMST per una cifra intorno ai 5 milioni di Euro, uno degli appalti più onerosi per il Comune.

secolo

La questione è nata da una semplice e “prevista” visita presso il centro cottura sito in Vado. “Semplice” perché di fatto trattasi di una visita dei componenti Commissione Mensa, organo trasversale istituito tra insegnanti, genitori e responsabili del servizio, con lo scopo di supportarne le attività in termini di controllo, suggerimenti, verifiche e migliorie. “Prevista” perché fissata in una data nota a priori.

Su richiesta esplicita il Movimento 5 Stelle, a mio avviso anche per una valida e doverosa funzione di “controllo” che tutte le forze politiche dovrebbero effettuare negli appalti pubblici, è intervenuto con 2 deputati della Commissione Cultura e 1 consigliere del Movimento 5 Stelle di Savona, insieme ad alcuni rappresentanti della Commissione Mensa.

A questo punto il fatto: negli scaffali dove sono presenti alimenti per la cottura, sono stati ritrovati diversi sacchi di farina scaduti da circa 15 giorni.

Chi era presente per conto della CAMST ha da un lato addotto alcune giustificazioni, pur non negando ovviamente il fatto in sé, anche perché impossibile negarlo. Chi dall’altra parte presente, in alcuni casi ha colto con molta preoccupazione l’accaduto.

Alcuni invece hanno prontamente sminuito il tutto, l’Assessore Sorgini in primis, ed in cascata altre figure ed addirittura alcuni membri della commissione mensa. Per l’Amministrazione trattasi di alimenti che comunque erano chiaramente tracciati e individuabili come scaduti e quindi da smaltire. Ed io su questo vorrei fare una considerazione, anzi 2.

La prima è che immediatamente vi sono stati riferimenti relativi all’errore umano e la ricerca del colpevole, guarda caso l’ultimo della catena. Niente di più sbagliato laddove vi è un servizio così delicato ci devono essere delle procedure meticolose, scritte e che ne disciplinano l’esecuzione, di conseguenza diversi livelli di controllo con diversi soggetti addetti. Pertanto, la considerazione in questo caso è che siano mostrate queste procedure, non note ai membri della Commissione Mensa, e sia chiarito dove la procedura ha fallito perché si possa migliorare ed evitare nuovamente un caso del genere. Non è un fatto banale ma è proprio questa la ragione dei controlli per un processo di miglioramento continuo, peraltro poco credibile che fossero noti come materiale da non utilizzare perché in mezzo a tutto il restante per uso cottura, non giriamoci intorno.

Altra considerazione è la reazione. La CAMST basti fare qualche ricerca, è una cooperativa nata a Bologna e diventata un colosso della ristorazione negli appalti pubblici, presente in moltissimi comuni, molti dei quali amministrati dal Partito Democratico, perché alla guida di essi ovviamente, cosa avevate capito?  E per questo comunque non esente da critiche o problemi, alcuni dei quali:

http://torino.repubblica.it/cronaca/2014/06/25/news/mense_scolastiche_blitz_dell_asl_sigilli_alle_cucine_camst-89970994/

giornale

Non vi è nulla di strano o anomalo nel pretendere controlli, nell’eseguirli in prima persona o nel farli eseguire anche da una parte politica avversa. Il diritto di controllo e critica anzi, dovrebbe essere trasversale in un appalto di questo genere. Ed inoltre, gli stessi Comitati che nascono nelle scuole, possono e debbono essere attori protagonisti nei controlli, non solo utili per imbiancare le pareti perché il Comune non trova i fondi necessari, oppure l’Assessore vuole solo braccianti privi di capacità di giudizio utili solo “a chiamata”? A proposito la domanda di accesso ai fondi dei contribuenti che possono destinare l’8×1000 Iperf all’edilizia scolastica a che punto si trova? Perché anche questo tema verrà sviluppato con attenzione nelle prossimo elezioni regionali e nel programma elettorale del Movimento.

Per concludere, la farina scaduta, mangiatevela voi e i vostri figli, noi ci vedremo alla prossima ispezione, questa volta a sorpresa.

 

A Scuola di “tagli”.

A Scuola di “tagli”.

Sono rimasto colpito dalla vicenda dei 150 Euro che la categoria degli insegnanti ha rischiato di vedersi trattenuti in busta. Una vicenda che ha del surreale non solo per la trattenuta in sé, ormai le tasse ed i balzelli sono annidati ovunque e sommati danno delle cifre più alte  di uno stipendio netto, ma quanto per il principio inviolabile, a mio avviso, che se delle somme e dei pagamenti, dovuti per accordi e/o per previsioni contrattuali sono stati versati, non può lo Stato riprenderseli indietro.
freeskipper-insegnanti
Non è di fatto accettabile che su una categoria professionale che certamente ha degli stipendi dignitosi ma non da nababbi, si arrivi con questa facilità solo a pensare che si possa fare una trattenuta del genere per ripristinare o adeguare un qualche tecnicismo che si era previsto adottare.

Ma vi è di più. Se dalla funzione politica emerge che sia necessaria un’azione che tocca delle retribuzione in modo così profondo, è possibile non intervenga prima un confronto per verificarne la correttezza e la coerenza? E’ possibile che se anche non fosse solo responsabilità politica ma burocratica, un Ministro non si faccia degli scrupoli? E’ possibile che solo SuperRenzi (si vabbè la denuncia è stata fatta dal Movimento 5 Stelle ma vuoi mettere con il Sindacone che figurona….) con la sola imposizione delle mani potesse risolvere tutto?

Solitamente non sono votato alla dietrologia ma questi episodi mi lasciano fortemente toccato. Ho avuto la netta sensazione che ci fosse un timido tentativo di “provarci”, un approccio tipo Grecia per intenderci, motivato da qualche somma non dovuta per l’anno corrente per qualche aspetto contrattuale o normativo, e che così facendo si faceva un po’ di cassa.

Su un settore del pubblico impiego, quello della pubblica istruzione, già a pezzi, ma il fondo purtroppo non l’abbiamo ancora raggiunto, così almeno ci stanno mostrando.

A chi fosse passato inosservato infatti, scuole del veneto sono state chiuse per le scarse condizioni igieniche: le cooperative vincitrici degli appalti non riuscivano a garantirne le condizioni minime per mandarci i nostri figli. La gestione della pulizia nelle scuole è faccenda complessa ma si tratta in sostanza di un servizio che viene affidato da soggetti diversi dal Comune che generalmente ha in carico i servizi mensa, con relativi appalti.

Dal punto di vista dello Stato centrale, ringraziamo Letta ed il PD, si è evidenziato un drastico taglio nel decreto del Fare sul budget disponibile per i bandi dei 13 lotti con cui è diviso il territorio italiano per l’esternalizzazione del servizio: addirittura in sede di discussione parlamentare, sollevate con alcuni emendamenti dal M5S, ci sono state considerazioni sull’antieconomicità del servizio e della qualità, i lavoratori di queste cooperative prendono retribuzioni talmente misere ai limiti dello sfruttamento, ed il settore non è affatto ricco di concorrenza, anzi, gravitano le solite cooperative…. “colorate”. Internalizzare il servizio, ridandolo al settore pubblico stesso, potrebbe essere migliore in termini qualitativi ed economici.

Tant’è ora siamo arrivati a non avere scuole pulite e rischiamo di peggiorare ulteriormente: tagli alle retribuzioni degli insegnanti, un ruolo fondamentale per la crescita dei giovani, trattamenti di favore alla scuole privati dei ricchi contro una scuola pubblica sempre più malconcia.

E’ inaccettabile.

Come sosteneva Mandela, recentemente scomparso, la crescita di un popolo, di una nazione e dei suoi ragazzi, passa dall’istruzione e noi in Italia l’abbiamo scambiata per Drive In, Ballarò, A porta a porta o la Gazzetta dello Sport.

Massimo rispetto per tutti e a tutti l’opportunità di esserci, ma la scuola pubblica deve tornare tassativamente ed assolutamente a primeggiare come fu, senza andare lontano nel tempo, in Italia quando nacque il nostro paese e serviva fare una popolo, come fu sempre in Italia nel dopoguerra, per ridare luce alla coscienze annebbiate. Come serve ora per dare a tutti i bambini ed i ragazzi l’opportunità di primeggiare, alla pari di tutti gli altri. Le cose ora non funzionano così, vanno controllate da tutti i cittadini le modalità con cui le nostre scuole sono gestite, pulite e cosa danno da mangiare nelle mense.

Si può cominciare anche da Savona, con il bando del Comune con cui viene affidato il servizio mensa su cui ogni cittadino può e deve pretendere un servizio in linea con quanto stipulato nel contratto di appalto……..buona lettura…..