Skip to main content

Liste civetta, gatta ci cova.

Liste civetta, gatta ci cova.

Il “meccanismo” della lista civetta nasceva formalmente per creare una lista ad arte da partiti e coalizioni al fine di aggirare il meccanismo dello scorporo contemplato dalla vecchia legge elettorale del 1993, per quanto riguardava la Camera dei deputati.

uno due

 

 

 

 

 

 

 

Quella legge elettorale, per tre quarti maggioritaria (con collegi uninominali di tipo anglosassone), e per il rimanente quarto proporzionale con sbarramento, prevedeva che un candidato nel collegio uninominale dovesse collegarsi ad una lista presente nella parte proporzionale, cui sottrarre (scorporare) la differenza di voti tra il primo candidato risultato vincente e il secondo.

Per aggirare questo meccanismo, i grandi partiti e le coalizioni evitavano di collegare i loro candidati nei collegi uninominali alle liste reali di partiti reali, a cui nel qual caso sarebbero stati sottratti dei voti, e li collegavano a liste fittizie, liste civetta per l’appunto. [Fonte Wikipedia]

Da allora hanno assunto, cambiando la legge elettorale nazionale, connotazioni diverse, come i casi di liste civetta che si presentano anche a competizioni regionali, nazionali e non solo richiamando direttamente e volutamente liste o partiti senza che questi ne abbiamo conoscenza, ma con lo scopo di sfruttare biecamente il raggiro all’elettore, magari disattento, e ottenere dei voti validi.

fatture

Inoltre, vi è la casistica dei Comuni sotto i 15 mila abitanti laddove, in caso di presentazione di una lista unica, al voto si dovrebbero recare il 51% dei residenti: circostanza molto difficile in alcune realtà territoriali. La “lista civetta” evita il problema fornendo una blanda, se non farlocca, alternativa per una validità a maggioranza semplice dei voti e la conseguente vittoria di chi di fatto doveva vincere. Insomma, un accordo sottobanco.

Veniamo comunque al caso, anzi ai casi, che più ci sono vicini, ovvero le innumerevoli liste civiche presenti nelle elezioni amministrative dei comuni intorno a Savona: da Varazze ad Albenga, passando per le Albisole, Quiliano, Vado è un allegro fiorire di liste civiche, tutte innovatrici e rinnovatrici, tranne scoprire poi che molte di queste, soprattutto quelle papabili per la vittoria, sono legate mani e piedi ai partiti.

Mi domando perché tutte nascondono dal proprio simbolo il chiaro legame al partito che rappresentano? Perché come per la lista dei candidati sindaco delle Albisole, o di Vado non viene mostrata l’evidente e nota appartenenza al partito politico cui sono legati.

Il partito che si vergogna del partito? Eppure l’elettore ha diritto di sapere chi sta votando, non solo dalle parole, ma anche dall’ispirazione e dai principi di riferimento di cui molti parlano riempiendosi la bocca. Sembra più una partita a Risiko, dove si occupa il territorio con le proprie milizie, nascondendole dietro delle liste civiche per attrarre più voti, anche di chi, se ci fosse il tanto amato/odiato simbolo forse non sarebbe propenso a dare il voto.

Quindi ancor più grave, senza andare a pensare male, ma francamente trovo più encomiabile una lista civica vera, dove nessuno è realmente iscritto ad alcun partito, soprattutto il candidato sindaco, che quantomeno è coerente e trasparente con i cittadini

Queste interpretazioni delle “liste civetta”, perché questo sono, dove apparentemente non ci sono riferimenti salvo poi “scoprire”, come ad esempio a Stella, che la lista civica è una lista del PD dove il Sindaco è candidato alle europee per il Partito Democratico, rappresentano un aspetto a dir poco “spiacevole” nel rapporto con gli elettori, dimostrando sempre più quanto sia importante la coerenza anche nell’ uso dei simboli.

Che poi, ad essere un po’ maligni, la civetta è simbolicamente ambigua, spesso associata a cattivi presagi in virtù del fatto di essere animale notturno…. se tutte queste liste civetta portassero pure un po’ sfiga?

Aria fritta, fuffa e un pò di sale.

Aria fritta, fuffa e un pò di sale.

uno

Una delle più ghiotte specialità napoletane, note anche come Zeppole (Aria Fritta…), sono state  preparate in gran quantità e sono pronte per essere servite dal nostro MasterChef Renzi, che peraltro sta preparando contemporaneamente un sacco di altre prelibatezze.

“Nell’attesa della riforma costituzionale del Titolo V” – così recita espressamente il comma 1 dell’articolo 2, questo provvedimento comporta l’istituzione di 9 città metropolitane – Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria – che si insedieranno fisicamente al posto dell’omonima provincia (Reggio Calabria con tempi diversi). I comuni delle province che diventano città metropolitane potranno decidere di non aderirvi, questo perché a parte le nove province che diventano città metropolitane, tutte le altre rimangono vive e vegete fino a quando non si procederà alla loro soppressione con un disegno di legge costituzionale. Dovrebbero comunque avere le seguenti funzioni generali: cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città metropolitana; cura delle relazioni istituzionali afferenti il proprio livello, comprese quelle a livello europeo, ossia quelle con le città e le aree metropolitane europee.

Ad esse sono state aggiunte alcune funzioni:

  1. tutela ambientale e gestione dell’edilizia scolastica (non solo per le scuole secondarie di secondo grado, ma sembrerebbe, in assenza di specificazione, su tutte). Alla fine, sarà una funzione fondamentale delle province, che gestiranno anche tutta la partita dei contratti, appalti, procedure concorsuali e selettive che vi sono inerenti.

Renzi ha dichiarato di far piovere 2 mld di euro. Da chi saranno gestiti? Dalle Provincie, dai commissari, dalle città metropolitane….boh e poi quanto tempo dureranno queste province “provvisorie”? E quanto ci costeranno?

E’ stato poi definito un abnorme aumento dei consiglieri ed assessori fino ai 10.000 abitanti (ma ne avevamo bisogno?):

  • Nei comuni fino a 1.000 abitanti il numero dei consiglieri sale da 6 a 10 e si introducono 2 assessori (prima non erano previsti).
  • Nei comuni da 1.001 a 3.000 abitanti il numero dei consiglieri sale da 6 a 10, rimane invariato il numero di 2 assessori.
  • Nei comuni da 3.001 a 5.000 abitanti il numero dei consiglieri sale da 7 a 12, gli assessori aumentano da 3 a 4.
  • Nei comuni da 5.001 a 10.000 abitanti il numero dei consiglieri sale da 10 a 12, rimane invariato il numero degli assessori.

Tutto ciò cosa ci regala:

 due
  • una moltiplicazione di poltrone. E’ scritto che dovrà essere ad invarianza di spesa, in quanto la spesa per le indennità attuale dovrà essere semplicemente spalmata anche sui nuovi arrivati. Ma questo riguarda le sole indennità, i costi di funzione e di struttura ci saranno!
  • una concentrazione di potere. In sostanza, le province saranno gestite dai sindaci e dai consiglieri comunali, si tratta di potere già concentrato di suo, perché si tratta delle stesse “zone”, di potentati “locali”.

–      Ci lasciano poi l’indispensabile, della serie “non ne potevamo fare a meno”,  terzo mandato dei sindaci per i comuni fino a 3.000 abitanti.

Si poteva fare di meglio? Si, semplicemente sopprimere le province per via costituzionale, affidando competenze e funzioni amministrative alle amministrazioni centrali, alle Regioni e ai Comuni, al contempo, con legge ordinaria, provvedendo all’accorpamento dei Comuni più piccoli, attraverso le unioni e le fusioni, e, soprattutto, disboscando e tagliando la giungla di enti e società che sono proliferati a livello territoriale (strumentali, “inutili”, intermedi).

Non è infatti da sottovalutare il parere della Corte dei Conti laddove evidenzia la probabilità che la prospettata coesistenza di Città metropolitane e Province comporti aggravi di spesa, confusione ordinamentale e moltiplicazione di oneri. Il meccanismo di riordino contenuto nel disegno di legge del Governo risulta molto complesso e articolato, suscettibile di alimentare il contenzioso, in particolare nella ripartizione di funzioni tra Provincia e Città metropolitana.

Cosa ci resta? Tanta aria fritta e fuffa, come la legge elettorale, l’ITALICUM: vi siete accorti che non se ne discute più? Perché è stato approvato alla Camera ma non al Senato dove non c’è una maggioranza e per ora nulla si dice e nulla di discute.

Faremo indigestione di Zeppole nei prossimi mesi….

Tu quoque, Brute, fili mi!

Tu quoque, Brute, fili mi!

imgDentro questa storica espressione attribuita a Giulio Cesare morente sotto le pugnalate inferte dai congiurati, quando vide il proprio figlio adottivo Bruto anch’egli fra gli assassini, c’è tutto il significato profondo del tradimento.

Quantomeno ci sono gli elementi più importanti del tradimento: l’imprevedibilità del fatto stesso ovvero il fatto che ci sia un azione non prevista volta a modificare radicalmente lo svolgimento di fatti e azioni condotte dal soggetto/soggetti passivi, colui/coloro che subiscono il tradimento, e la presenza di uno o più soggetti attivi ovvero colui o coloro che compiono il tradimento dei quali si ignora il coinvolgimento.

Certo la storia ci tramanda altri noti tradimenti, ad esempio il più antico giunto ai giorni nostri è quello di Giuda o dell’apostolo Pietro nei confronti di Gesù, benché in ambedue i casi venga a mancare il fattore dell’imprevedibilità. Altri ancora ve ne sono a seconda delle interpretazioni: l’armistizio del Maresciallo Badoglio, il generale americano Arnold che durante la Guerra di Indipendenza americana tradì il suo esercito passando a quello britannico,  il Maresciallo Pétain che nella Seconda Guerra Mondiale fu a capo della Repubblica di Vichy, il governo collaborazionista con le truppe tedesche che, nel frattempo, occupavano Parigi e il resto della Francia etc…

Ad eccezione dei tradimenti per amore, il tradimento segue sempre regole di mero interesse: possa essere economico o di potere poco importa.

Si è parlato molto del tradimento di Renzi su Letta per il quale non darò opinioni politiche su cui mi pare già noto come possa vedere la vicenda nel suo complesso, ma è possibile vedere e capire cosa sia avvenuto: si può parlare effettivamente di tradimento? Ci sono gli elementi di imprevedibilità ed un preciso soggetto attivo che compie il tradimento? C’è l’interesse?

Secondo me no, in buona parte non è un vero tradimento.

L’ex Sindaco Renzi aveva concluso la sua cavalcata trionfale da poco, pochissimo, e visto il suo evidente arrivismo non poteva non sfruttare l’abbrivio fornitogli da stampa, finti avversari, elettori delle primarie, De Benedetti etc…in sostanza era assolutamente lecito aspettarsi che puntasse dritto al podio più alto, zona medaglia d’oro per intenderci e per rimanere in tema olimpiadi.

Quindi tutt’altro che imprevedibile.

Inoltre, c’erano o ci sono i soggetti attivi che mai ti saresti aspettato? Assolutamente no, era chiarissimo chi avrebbe fatto piazza pulita e su chi. Quindi nomi noti, chiari fin da subito, pronti ai nastri di partenza.

C’era l’interesse? Bè questo è l’unico fattore che credo sia stato determinante. La corrente politica dei renziani doveva prendere il potere, ormai non poteva più attendere ed il momento era propizio: Letta inerme, sfiduciato da Confindustria e dalle banche, benchè l’ultimo regalone gli avesse dato un po’ di crediti, si è visto dare un calcio in culo da Napo&Co. Alla volta di Renzi quindi, un po’ come nei videogiochi quando le vite disponibili sono in esaurimento.

Concludendo quindi non c’è stato alcun tradimento ma un semplice, chiaro, prevedibile, cambio di potere fra diverse correnti della Democrazia Cristiana.

Ma non basta, i tradimenti sono arrivati anche sulle bacheche di facebook, divampa in questi giorni la vis polemica dove tutti sono statisti ed hanno la soluzione, come al bar sport tutti sono allenatori. Piccoli tradimenti quotidiani si consumano nelle pagine di “amici” virtuali che si attaccano a favore di una o dell’altra squadra senza però andare alla sostanza ma solo la forma.

Leggo di quello che dice che non l’ha fatto parlare, perché non aveva nulla da dire, l’altro che sostiene che i rimborsi poi li prendono, non è vero basta documentarsi se si è in grado, che il minuscolo gruppo parlamentare destrorso ha le chiavi per la verità quando invece è illegale, ovvero senza numeri per essere un gruppo parlamentare, che i fuggitivi del Cavaliere tengono alle sorti del paese e stanno al Governo (chi ci crede…. vogliono solo rimanere perché altrimenti non verrebbero eletti visto l’esiguo livello di rappresentanza ), ma alla fine nessuno che dice: io sono d’accordo o contrario a questo provvedimento, quest’altro e questo no. Perché alla fine chi lo fa senza preconcetti, scopre quanto è profonda la tana del bianconiglio.

Si guarda sempre il solito dito ma a suon di guardarlo, alla fine, si gireranno le orbite perché è sempre più dietro.

Boldrini? No grazie.

Boldrini? No grazie.

Facciamo subito una premessa, il Presidente della Camera non ha responsabilità diretta del contenuto presente nel cosiddetto decreto IMU/BankItalia, visto che non è coinvolta direttamente nell’attività di governo e visto che tantomeno non ha scritto il testo.

img

Ma ha una responsabilità indiretta. Innanzitutto perché appartiene ad una forza di opposizione che dovrebbe essere indagata per “manifesta incoerenza”, reato inesistente ma comportamento politicamente diffusissimo: in sostanza i parlamentari di SEL sono comodamente seduti al caldo delle stanze del Parlamento perché alleati con il Partito Democratico. Ma ora sono all’opposizione….se lo fossero stati fin da subito, ovvero non nella coalizione di centro sinistra, sarebbero fuori…come direbbe Briatore.

In secondo luogo è chiaro che un decreto che il governo vorrebbe trasformato in legge che contiene e mescola pere con mele chiedendone una valutazione unica è una porcata: gli ultimi vent’anni hanno visto il legislatore cadere sempre più in basso in termini di qualità della forma e della sostanza con cui vengono scritte le leggi ma purtroppo non è solo per l’incompetenza di molti politici, ma per una precisa volontà e strategia. E’ facile, basta mettere dentro cose che tutti i cittadini chiedono a gran voce e contestualmente inserire regalie, pizzi, tangenti, mutandine incluse alle quali non si può negare, nel complesso, la necessità di approvare e tramutare in legge dello Stato. Povero Stato e poveri noi.

Negli accadimenti in Montecitorio che tanto hanno destato stupore perché si è scoperto che esiste una opposizione (dai?), sul decreto di cui sopra, si è arrivati ai ferri corti; il Movimento 5 Stelle voleva scorporare le 2 principali tematiche in modo che si potessero fare votazioni dell’IMU in un modo, e degli altri contenuti in altro ovvero non accorpando in unico testo era tecnicamente possibile salvaguardare i cittadini dall’ulteriore pagamento dell’IMU ed avere la flebile possibilità di non regalare alle banche oltre 7 miliardi.

Veniamo ora al punto della Banca d’Italia. Il 56% delle quote della nostra banca nazionale sono detenute da un numero determinato di banche privati, tra cui anche la nostrana Carige. Il decreto legge che era ormai prossimo alla scadenza se non convertito in legge in Parlamento, prevede che le quote, valutate prima 155.000 Euro, ora siano rivalutate a 7, 5 miliardi di Euro senza alcun aumento di capitale: fantastico, come e meglio del Superenalotto. Le varie banche, ciascuna possiede percentuali diverse anche al 20% o al 30%, non possono detenere più del 3% quindi devono vendere al nuovo valore nominale, ovviamente. E incasseranno l’87,5% dell’intero importo mentre il resto del 12,5% saranno interessi pagati allo Stato: una scorreggia, flebile.

Di punto in bianco le banche italiane sono piene di soldi senza aver fatto nulla. Ma non finisce qui: proprio perché vincolate all’obbligo di non detenere più del 3% di quote, qualora non riuscissero a vendere, la Banca d’Italia ricomprerà quelle invendute, ovviamente rivalutate. Spettacolare, meglio di una assicurazione sulla vita fatta ad un morto.

Ora, secondo voi, avere un po’ di mal di pancia per questa operazione, non è naturale? Ma torniamo al Presidente della Camera (la Boldrini…): cosa poteva fare?

Niente. Doveva semplicemente consentire all’opposizione di fare i propri interventi come previsto dai Regolamenti e, se non si fosse stati nei tempi, il decreto sarebbe decaduto nella sua interezza. Il Governo, se avesse a cuore l’interesse dei cittadini, avrebbe rifatto un decreto urgente per la sola IMU, le forze di maggioranza come il PD, se avessero a cuore il bene dei cittadini (o no?), avrebbero sostenuto una conversione in legge dell’annullamento della mini IMU ed il resto si sarebbe discusso democraticamente.

La Boldrini è “incompetente” perché non le compete applicare regolamenti che non esistono: la cosiddetta “tagliola” che chiude il dibattimento parlamentare è una modalità prevista nel regolamento del Senato e non della Camera. Peraltro i deputati del Movimento in quel frangente avevano appena depositato una mozione appunto per scorporare la parte di IMU dal resto. Bastava discuterla, metterla ai voti…et voilà.

La Boldrini è “impreparata” perché non è preparata a gestire situazioni dove l’opposizione fa l’opposizione: d’altronde SEL l’opposizione la presenta nei libri di storia e nelle memorie di qualche storiografo.

La Boldrini è “incoerente” perché se nel suo mandato innanzitutto deve garantire tutte le parti in causa, non è stata coerente nei fatti poiché non ha consentito alla minoranza di esprimere le proprie opinioni pur avendo, la minoranza stessa, fin da subito richiamato il regolamento in maniera esplicita e segnalando, con le mani alzate, che l’incombenza di questa tagliola era illegittima.

La Presidenza della Camera, nella persona della Boldrini, deve dimettersi perché non è di fatto più credibile come garante di tutte le forze politiche. Suoi predecessori, come Fini o altri, hanno interpretato decisamente meglio il ruolo della terza carica dello Stato.

Nota di colore: come avevo scritto in passato su Vendola e le intercettazione con il portavoce dell’Ilva di Taranto, dopo l’Ecologia, la Libertà ora SEL si è giocata pure la Sinistra facendo gli interessi, chiari ed evidenti, del mondo della finanza.

Nota di constatazione: l’Italia è commissariata. L’arrivo di Monti, contestuale a l’immobilismo di Berlusconi sbattuto fuori dallo spread, ha segnato l’inizio del commissariamento del nostro paese che non poteva esserlo alla luce del sole come la Grecia ma era necessario prima spolparlo, poi mettere “in bolla” le banche per evitare perdite agli azionisti ed ai grandi investitori e successivamente…mandarci a quel paese.

Quindi ora si discute di quanto sono stati brutti e cattivi i grillini (il dito), ma non stiamo guardando che il proprietario del fondoschiena (noi tutti), lo ha preso in quel posto…e non era un dito.

Renzusconi.

Renzusconi.

Al di là dell’aspetto morfologico che potrebbe non piacere,  la creatura di Renzusconi è una forma di animale leggendario,  simile al centauro, che ha trovato il suo momento di massima diffusione nel secondo decennio del 21° secolo. Vive in zone mediterranee,  ama le temperature miti e le località balneari, pur non disdegnando località invernali, le Dacie (non la macchina…) e le città d’arte dove pare trovi serenità nel riposare prima di andare a caccia, di voti.

img

Ama farsi vedere, salutare tutti con pacche sulle spalle, molto sorridente, arriva anche a farsi dare del tu da tutti, ma proprio tutti. Và a cena con tutti, incontra tutti, parla con tutti.

Certamente vive in branco, con altri suoi simili, con i quali condivide il suo più nobile interesse: la ricerca del bene, il proprio.

A parte le battutaccie è evidente il riferimento al rapporto tra Renzi e Berlusconi, rapporto non iniziato solo ora ma che lega le 2 figure da lungo tempo e che tanti hanno già avvicinato, compreso il sottoscritto in un precedente articolo. Non commenterò certamente l’incontro sulla legge elettorale, era assolutamente inopportuno per tante ragioni ma saranno soprattutto gli elettori del partito di cui Renzi è segretario a giudicare: se va bene a loro amen.

Ne tantomeno di Berlusconi, del quale non c’è altro da dire,  ma se di qualcosa si può parlare è della sostanza:  un preaccordo per una nuova legge elettorale, almeno per questo caso specifico. E’ curioso che tanto sforzo dei 2 statisti abbia prodotto un “Porcellinum”,  amato in Sardegna come specialità culinaria, evidentemente  il Cavaliere è riuscito a convincere il Sindaco che la regione sarda è bella e debba essere valorizzata in modi e forme innovative.

 

Tant’è che ora in sostanza i nostri (loro) hanno presentato in commissione una proposta incompleta di legge che parla di un ampio premio di maggioranza e di liste bloccate. Ciò che sostanzialmente ha sentenziato la Corte Costituzionale essere incostituzionale viene riproposto con numeri lievemente diversi ma soprattutto con la benedizione delle larghe intese, anzi, larghissime intese tali da mettere all’angolo Alfano.

Infatti il punto in questione è proprio questo:  Renzi è in linea con l’attuale scenario politico perché di fatto è promotore di una sorta di nuovo centro, abbiamo NCD (Nuovo Centro Destra), avremo NCS (Nuovo Centro Sinistra) + PD: il gioco delle sigle è solo un gioco ma le conseguenze delle azioni e delle modalità di gestire il PD come “Uomo Forte”,  sta già producendo del “remescio” e qualche conseguenza ci sarà. Renzi non innova assolutamente nulla ma è solo, come ho già scritto in passato, un esempio di nuova corrente politica all’interno di uno dei più grandi partiti italiani. Intanto è abbastanza probabile che non ci siano i numeri per portare avanti queste proposte di riforma, proprio perché non condivise nel PD, poi alla resa dei conti pare essere più una mossa in ottica propaganda elettorale per le imminenti elezioni europee.

Comunque sia Berlusconi ha dichiarato che Renzi è il suo erede: se fossi nei figli la prenderei molto a a male. C’è il rischio che gli lasci Arcore…vuoi mettere?

Tanta confusione che chiaramente non piace a nessuno.

Cosa succede a Savona anche dal punto di vista politico? Ci sono delle conseguenze o degli impatti?

Certamente ci sono dei nomi, delle ipotesi, di “renziani” della prima ora, della seconda, forse pure della terza, che si propongo o vengono proposti in ruoli direttivi del partito o ai nastri di partenza per le prossime amministrative. Ci sono poi il moltiplicarsi dei gruppi consiliari, come fossero dei gremlins, quei mostriciattoli del film che se bagnati diventavano cattivi e si moltiplicavano, soprattutto nell’area di centro destra.

Il Sindaco pare più preoccupato al futuro (in Regione) che al presente, in un clima piuttosto statico dove in sostanza si procede per ordinaria amministrazione: lavori assegnati ad ATA, servizi assegnati ad ATA, progettazioni assegnate ad ATA…. ma la domanda vera è: ATA sarà renziana della prima ora?

A Scuola di “tagli”.

A Scuola di “tagli”.

Sono rimasto colpito dalla vicenda dei 150 Euro che la categoria degli insegnanti ha rischiato di vedersi trattenuti in busta. Una vicenda che ha del surreale non solo per la trattenuta in sé, ormai le tasse ed i balzelli sono annidati ovunque e sommati danno delle cifre più alte  di uno stipendio netto, ma quanto per il principio inviolabile, a mio avviso, che se delle somme e dei pagamenti, dovuti per accordi e/o per previsioni contrattuali sono stati versati, non può lo Stato riprenderseli indietro.
freeskipper-insegnanti
Non è di fatto accettabile che su una categoria professionale che certamente ha degli stipendi dignitosi ma non da nababbi, si arrivi con questa facilità solo a pensare che si possa fare una trattenuta del genere per ripristinare o adeguare un qualche tecnicismo che si era previsto adottare.

Ma vi è di più. Se dalla funzione politica emerge che sia necessaria un’azione che tocca delle retribuzione in modo così profondo, è possibile non intervenga prima un confronto per verificarne la correttezza e la coerenza? E’ possibile che se anche non fosse solo responsabilità politica ma burocratica, un Ministro non si faccia degli scrupoli? E’ possibile che solo SuperRenzi (si vabbè la denuncia è stata fatta dal Movimento 5 Stelle ma vuoi mettere con il Sindacone che figurona….) con la sola imposizione delle mani potesse risolvere tutto?

Solitamente non sono votato alla dietrologia ma questi episodi mi lasciano fortemente toccato. Ho avuto la netta sensazione che ci fosse un timido tentativo di “provarci”, un approccio tipo Grecia per intenderci, motivato da qualche somma non dovuta per l’anno corrente per qualche aspetto contrattuale o normativo, e che così facendo si faceva un po’ di cassa.

Su un settore del pubblico impiego, quello della pubblica istruzione, già a pezzi, ma il fondo purtroppo non l’abbiamo ancora raggiunto, così almeno ci stanno mostrando.

A chi fosse passato inosservato infatti, scuole del veneto sono state chiuse per le scarse condizioni igieniche: le cooperative vincitrici degli appalti non riuscivano a garantirne le condizioni minime per mandarci i nostri figli. La gestione della pulizia nelle scuole è faccenda complessa ma si tratta in sostanza di un servizio che viene affidato da soggetti diversi dal Comune che generalmente ha in carico i servizi mensa, con relativi appalti.

Dal punto di vista dello Stato centrale, ringraziamo Letta ed il PD, si è evidenziato un drastico taglio nel decreto del Fare sul budget disponibile per i bandi dei 13 lotti con cui è diviso il territorio italiano per l’esternalizzazione del servizio: addirittura in sede di discussione parlamentare, sollevate con alcuni emendamenti dal M5S, ci sono state considerazioni sull’antieconomicità del servizio e della qualità, i lavoratori di queste cooperative prendono retribuzioni talmente misere ai limiti dello sfruttamento, ed il settore non è affatto ricco di concorrenza, anzi, gravitano le solite cooperative…. “colorate”. Internalizzare il servizio, ridandolo al settore pubblico stesso, potrebbe essere migliore in termini qualitativi ed economici.

Tant’è ora siamo arrivati a non avere scuole pulite e rischiamo di peggiorare ulteriormente: tagli alle retribuzioni degli insegnanti, un ruolo fondamentale per la crescita dei giovani, trattamenti di favore alla scuole privati dei ricchi contro una scuola pubblica sempre più malconcia.

E’ inaccettabile.

Come sosteneva Mandela, recentemente scomparso, la crescita di un popolo, di una nazione e dei suoi ragazzi, passa dall’istruzione e noi in Italia l’abbiamo scambiata per Drive In, Ballarò, A porta a porta o la Gazzetta dello Sport.

Massimo rispetto per tutti e a tutti l’opportunità di esserci, ma la scuola pubblica deve tornare tassativamente ed assolutamente a primeggiare come fu, senza andare lontano nel tempo, in Italia quando nacque il nostro paese e serviva fare una popolo, come fu sempre in Italia nel dopoguerra, per ridare luce alla coscienze annebbiate. Come serve ora per dare a tutti i bambini ed i ragazzi l’opportunità di primeggiare, alla pari di tutti gli altri. Le cose ora non funzionano così, vanno controllate da tutti i cittadini le modalità con cui le nostre scuole sono gestite, pulite e cosa danno da mangiare nelle mense.

Si può cominciare anche da Savona, con il bando del Comune con cui viene affidato il servizio mensa su cui ogni cittadino può e deve pretendere un servizio in linea con quanto stipulato nel contratto di appalto……..buona lettura…..

Finanziamenti, Rimborsi e Paduli.

Finanziamenti, Rimborsi e Paduli.

Volevo fare una riflessione approfondita e con molte citazioni alle normative passate e vigenti ma non credo sia necessario per definire un principio cui traguardare.

img

Le modalità di raccolta fondi per i partiti tradizionali sono strettamente legate alla stesso percorso intrapreso dagli anni del dopoguerra volto alla ricerca di strumenti finanziari che ne consentissero l’autonomia operativa. Fin dagli anni sessanta e successivi in Italia si sono accavallate norme su norme per modificare o intervenire sui criteri di finanziamento pubblico ai partiti, peraltro non disciplinato in Costituzione volutamente affinchè non venissero “istituzionalizzati”: ancora una volta la nostra Costituzione si conferma migliore dei tempi che trascorrono e dei politici che si avvicendano.

Purtroppo però non è riuscita nell’intento di contrastare la fame di denaro che con gli anni i partiti hanno manifestato parallelamente a come gli stessi sono entrati purtroppo nelle istituzioni, spartendosi tutto: dai media alle banche, dalle industrie alle infrastrutture ed altro ancora. Finanziamento pubblico ed erogazioni liberali: questi sono gli assi portanti delle entrate. Ma se per le seconde, opportunamente limitate, disciplinate e rendicontata si rifanno alla libertà di ciascuno di sovvenzionare qualunque forma associativa in cui crede con il proprio denaro, per il “finanziamento pubblico” ci vogliono ben altre attenzioni. Si tratta di denaro nostro, di tutti, presente nelle casse dello stato grazie alle nostre tasse, in un modo o nell’altro. Nell’istante in cui questo denaro viene riversato o tramite finanziamento o, in forma “truffaldina” come rimborso elettorale, è assolutamente necessario capire come vengono spesi questi denari, chi li incassa, se sono giustificati e se sono “opportuni”. Si, anche l’opportunità di disporre di ingenti somme in un periodo di forte contrazione economica è motivo di riflessione attenta che purtroppo non è mai stata fatta.

Enormi fiumi di denaro sono finiti in mano  e tuttora sono in mano ai partiti con i quali si sostenta la partitocrazia fine a se stessa,  gli italiani però nel ’93 mandarono già un messaggio piuttosto chiaro che fu immediatamente raggirato. img1Oggi siamo per certi versi in un contesto simile ad allora ma con meno processi in corso o forse con meno indignazione, ci siamo abituati.

 

E comunque sia da tutti, senza distinzioni di credo politico, magari senza manifestarlo chiaramente, c’è il forte desiderio che vengano limitate le ingenti somme di finanziamento pubblico ai partiti. Il Movimento 5 Stelle  ad esempio vi ha rinunciato direttamente, questi comunque sono fatti concreti ed interessanti esempi.

I partiti tradizionali hanno discusso, dibattuto, sentenziato, pontificato e sono arrivati, tramite “Palle d’acciao” Letta, a formulare una proposta geniale: togliere formalmente il finanziamento pubblico ai partiti nell’arco dei prossimi 3 anni e contestualmente inserire forme di detrazione su presunte scuole di politica tenute dai partiti (ma non c’è già la facoltà di Scienze Politiche per questo) e detrazioni sulle erogazioni liberali, oltre che la destinazione del 2 per mille sottratta, inevitabilmente ad altre voci di bilancio.

Insomma, i conti non sono ancora fatti ma c’è chi giura di avere ottenuto un sostanziale pareggio tra quanto si rinuncerebbe e tra quanto alla fine si andrebbe a prendere con queste forme di finanziamento indiretto.

Peccato perché non hanno compreso che la volontà degli italiani era diversa, ma con la finzione e l’arte del mistificare purtroppo non è stata colta la delicatezza dello scenario attuale.

Tutti i partiti tradizionali (PD+-L) fanno molte parole su molte questioni ma in concreto reali e vere riforme, coraggiose, non se ne vedono. L’esempio dato dai “grillini”, così sporchi brutti e cattivi, non è certo un voto di povertà e castità ma un messaggio a dimostrazione che per fare politica, a tutti i livelli, sono sufficienti minori risorse e che se queste sono dedicate ad altre aree economiche ne possiamo trarre vantaggio tutti: in ultimo ad esempio l’attivazione del conto in un preciso capitolo di bilancio dove destinare le varie eccedenze di diarie che il Movimento 5 Stelle ha “lasciato” allo Stato, pretendendone però una precisa destinazione, nel caso specifico alle piccole-medie imprese in difficoltà.

Un altro esempio di come investire meglio i fiumi di denaro che i partiti ricevono e che, Berlusconi docet, non hanno affatto impedito ad un uomo con ingenti somme di dominare la scena politica italiana. Quindi è dimostrato come non ha funzionato il principio di dare soldi alle forze politiche per fare in modo che non divenissero preda di uomini assetati di potere e scarsi principi morali.

E’ invece dimostrato come possano essere ridotti ed usati meglio, senza prendere in giro gli italiani, i presunti fondi di finanziamento pubblico o  rimborsi elettorali anziché inventare ulteriori forme di “sottrazione di fondi pubblici” per spese inutili, l’ennesimo Padulo…natalizio per di più.

P.S.: Buone Feste.

Telefono e Papere.

Telefono e Papere.

C’era una volta il telefono che salvava la vita, per tanto tempo lo ha ricordato il bravo attore comico Lopez per uno spot di una nota compagnia telefonica, ora prossima alla vendita peraltro.

Effettivamente con una telefonata si possono chiedere informazioni, dare aiuto o chiederlo, passare un po’ di tempo con un amico lontano, anticipare delle informazioni o semplicemente tenersi compagnia. Per alcuni nostri politici però il telefono è un problema, pare che “questo matrimonio non s’ha da fare”, come dicevano i Bravi.

Inutile dirlo, ma le telefonate di Cancellieri e Vendola potevano evitarsele, l’uno e l’altra hanno fatto delle figure meschine e quanto dichiarato successivamente li mette ancor di più in ridicolo, per essere gentili.img

La Cancellieri ha mentito, di fronte al Parlamento, per il vizietto nascosto di continuare, pur nel suo ruolo istituzionale, ad intrattenere rapporti con gli amici di famiglia Ligresti: non proprio dei semplici popolani. Poche palle, un Ministro della Repubblica deve gestire i suoi rapporti personali con ben altre attenzioni alle consuete frequentazioni e se il caso, interromperle, anche perché la questione di fondo è sulla fiducia che si può concedere ad un Ministro della Repubblica che mente: negli Stati Uniti, per una questione che in Italia diverte, hanno chiesto le dimissione del Presidente. Certe amicizie, se sono disinteressate andrebbero “sospese”, se sono disinteressate appunto.

Poi Vendola, di Sinistra Ecologia Liberà: allora, l’Ecologia direi che ce la siamo giocata, la Sinistra da tempo anche se alcuni non se ne sono accorti e la Libertà….bè la sudditanza del tono assunto durante un colloquio con un “portavoce” dei Riva la dice lunga. Succubi dei poteri forti riporta un interessante articolo del Fatto Quotidiano.

Insomma, se una volta una telefonata allungava la vita, direi che ora una telefonata accorcia la carriera del politico di turno.

Le soluzioni sono 2: non telefonare, oppure essere coerenti, certo la prima costa molto meno.

 

Clandestino innocente.

Clandestino innocente.

Quanto accaduto recentemente all’interno del Movimento 5 Stelle a seguito dell’iniziativa autonoma dei 2 senatori che nell’ambito dei lavori di commissione hanno proposto l’abolizione del reato di clandestinità, conferma quanto il tema sia evidentemente delicato e possa scaldare tutti gli animi, dai più calcolatori a quelli più calorosi.

Nel caso specifico c’è stata una replica immediata dal Blog di Beppe Grillo che, con eccesso lapidario, ha dato una visione diametralmente opposta dell’opportunità di intervenire in questo modo per dare una soluzione al problema ben più ampio dell’immigrazione.

Dal mio punto di vista hanno, le due parti, commesso degli errori e la cosiddetta colpa è in mezzo: come fin da subito anticipato i senatori si sono mossi autonomamente senza coinvolgimento ne dell’assemblea in cui congiuntamente agli altri colleghi del Movimento vengono intraprese le scelte più delicate, ne tantomeno, errore ancora più grave se vogliamo, un azione di sondaggio delle opinioni all’interno del proprio bacino di elettori per comprenderne il polso e la visione del problema.

Hanno commesso altresì un errore Grillo e Casaleggio dando da un punto di vista formale una spiegazione troppo fredda e non contestualizzata, vero che la questione non era nel programma ma i fattori esterni che incidono sull’azione politica sono molteplici e vanno affrontati ancor di più se non previsti a priori, tornando però all’errore “procedurale” imputabile ai senatori.

Ovviamente dal punto di vista politico questo è stato un assist per i detrattori del Movimento che si getteranno a bocche spalancate per cogliere l’opportunità, se non lo avessero già fatto, di snocciolare pompose analisi sull’errore commesso.

Al di là di questo aspetto vorrei provare a fare una riflessione su quello che rappresenta la “sostanza” di quanto affermato da Grillo, ovvero che non deve essere abolito il reato di clandestinità per le ricadute rischiose in termini di immigrazione incontrollata: questo è il punto di partenza.

Da un lato l’istituzione del reato di clandestinità, avvenuto in tempi relativamente recenti nel nostro paese, caso non unico che ci accomuna con Francia, Germania e Gran Bretagna, ha mostrato la corda proporzionatamente all’intensificarsi dei flussi migratori strettamente correlati all’intenso acuirsi dell’instabilità politica nell’area nordafricana. Il reato però prevede l’obbligatorietà della sanzione penale al contrario di Francia e Gran Bretagna, con l’ “annessa” conseguenza di espulsione, peraltro ormai poco praticata e dai costi insostenibili, gravando mostruosamente sul nostro intero apparato penale e di pubblica sicurezza. In aggiunta la beffa del soccorso ai clandestini che rende compartecipi di un reato ha dato visti i recenti tragici fatti il colpo finale a questa norma.

E’ ragionevole quindi rivedere il reato di clandestinità, ma deve essere inquadrato in una revisione organica del Testo Unico D.Lgs. 286/98 – Testo Unico immigrazione, modificato appunto con la legge 94 del 2 luglio 2009, con lo scopo di disporre degli strumenti normativi per affrontare una parte del problema immigrazione, all’interno del nostro territorio nazionale, dando gli strumenti adeguati per gestirlo, limitandone le conseguenza negative con annesse delle quote o delle soglie che consentano di prevedere annualmente un numero indicativo di persone che possano essere accolte nel nostro paese ed integrate come anche prevedendo quei filtri per evitare l’ingresso di persone con precedenti pericolosi o in aria di terrorismo, fenomeno da non dimenticare perché sempre assolutamente attuale e purtroppo presente.

Ovviamente queste sono considerazioni di massima che vanno approfondite ma il problema di fondo rimane “a monte”, non quindi nel paese di destinazione ma nei paesi di provenienza, ovvero all’esterno del nostro territorio.

L’immigrazione oggi, in Italia e nei paesi occidentali, è un problema concreto e sarebbe sbagliato nasconderlo; il nostro paese in particolare non è attualmente in grado di assorbire l’offerta di forza lavoro esterna, tanto non riesce a coprire il fabbisogno interno quanto non potrebbe, nel breve-medio periodo, sopperire con forme di ingresso per una definitiva integrazione che non siano le doverose forme di sostegno umanitario. Se ripensiamo agli scenari di fine ottocento e metà novecento in cui noi italiani andavamo alla ricerca di fortuna all’estero, pure con molte difficoltà, alla volta di paesi dove c’era assoluta necessità di manodopera, stime indicative riportano di un flusso in uscita dalla sola Italia di oltre i 15 milioni di persone nell’arco di un secolo. Considerando la situazione internazionale dove l’evidente miglior qualità di vita del nostro paese e dei paese limitrofi, al confronto delle zone africane e medio orientali, non c’è alcun motivo nel dubitare che sia una meta ambita e molto probabilmente è corretto ipotizzare che ci attendano realisticamente milioni e milioni di persone che nei prossimi decenni spingeranno per l’ingresso nell’Europa unita.

Qual è la differenza tra i nostri migranti e i migranti che ora arrivano da noi? La neonata Italia figlia dell’unificazione e dei decenni successivi era un paese sicuramente più civile dei nostri dirimpettai di oltre mare, benché vi fossero aree in condizioni di estrema arretratezza,  e tendeva ad una minimale regolamentazione delle uscite quali condizioni minime di sicurezza, al contrario di quanto avviene al di là del Mediterraneo, quindi il vero problema non è il reato di clandestinità come configurato in Italia ma le condizioni di vita nei paesi di provenienza e le modalità con cui intraprendono questi “viaggi della speranza” che stanno causando ed hanno causato migliaia di caduti in una guerra silenziosa.

Non solo l’Unione Europea ma l’intera comunità internazionale, quindi l’ONU, deve prendere coscienza che è necessario intervenire direttamente sui territori per prevenire l’acuirsi delle condizioni sociali tipiche da cui deriva la necessità di (fuggire) emigrare dal proprio paese. Interventi in loco potrebbero ridurre le fuoriuscite illegali dai propri paesi, creare task force di polizia internazionale che, con l’adeguata copertura normativa, potrebbero colpire duramente quei delinquenti che si offrono per denaro nel trasporto degli emigranti in condizioni vergognose, salvaguardare le condizioni di vita dal punto di vista sanitario e scolastico, dando assistenza alle famiglie ed in particolar modo ai bambini.

Ed inoltre la stessa comunità internazionale dovrebbe mettere in discussione con forza e con coerenza le pratiche vergognose con cui vengono condotti certi business nei paesi africani che provocano volutamente guerre costanti tramite le quali controllare indirettamente giacimenti vari, petrolio, uranio, diamanti, con la connivenza dei governi stessi: proprio gli stessi che poi si chiedono come risolvere il problema dell’immigrazione.

Pensare quindi a numeri ridotti e ragionare sull’onda dell’emotività è politicamente un grave errore per tutti e nulla di tutto ciò impedisce la gestione dell’oggi con interventi umanitari internazionali. Ed è questa una ulteriore riflessione: l’Unione Europea non può delegare ai soli stati di frontiera la gestione di questa emergenza nella speranza, vana, che riescano in autonomia a sbrigarsela da soli. L’Unione ci costa, pretende e ci impone: bene, ora è il momento di riscuotere e collaborare per risolvere un’emergenza che è certamente più grande di noi soli.

Lifting comunale.

Lifting comunale.

So che mi state ascoltando, avverto la vostra presenza. So che avete paura di noi, paura di cambiare. Io non conosco il futuro, non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire, sono venuto a dirvi come comincerà”: non è un discorso di un comizio politico ma un passaggio del film Matrix con il quale si chiude il primo dei tre film, ma tant’è sembra che le dichiarazioni dei nostri amministratori di Savona, a valle della scorsa settimana, fossero di questo tenore.

Inaugurazioni di palazzetti sportivi vari, spiagge dorate restituite alla città ed infine un centro culturale in piena area Darsena, la nuova zona “In” di Savona. La percezione era quella di assistere alla conclusione di un processo gestito e dominato in tutte le sue fasi ma forse non è del tutto così.

Ad esempio la realizzazione del Palatrincee, ex pista di pattinaggio aperta a tutti, che dall’avvio dei lavori di copertura, durati ben oltre i tempi previsti con diverse varianti che ne hanno incrementato il costo, ha restituito alla città una pista di pattinaggio ad uso esclusivo della SMS Generale, storica società di mutuo soccorso savonese, tramite la quale ora è necessario e indispensabile passare per poter pattinare a Villapiana. Certamente la struttura può dare in prospettiva valore aggiunto, ma perché non ampliare l’accesso in modi e forme che consentano anche un uso libero e senza necessariamente pagare. img

 

Sul lungomare di via Nizza ora, tramite i lavori eseguiti dall’Autorità Portuale, è stato restituito alla città un tratto di litorale fra i più estesi delle nostre zone per restituirlo ai cittadini, e forse alle Associazioni dei Bagni marini, bene, anzi male perché in Liguria per fare il bagno d’estate si paga ovunque e pure salato. Ma come si inquadra questo disegno con la prossima realizzazione della piattaforma multipurpose di Vado e la smania urbanistica che tratteggia l’operato della Giunta savonese? Il rischio “palazzoni” su via Nizza è reale, tanto quanto la piattaforma ed allora la vocazione turistica di cui Savona si vorrebbe fare portatore non sta più in piedi ma assume la forma di una miriade di case e palazzi fin quasi sul mare o sopra di esso. Una cattedrale nel deserto, senza occupazione, con pochi o nessun insediamento produttivo e una centrale a carbone a cui finalmente stanno togliendo la maschera. Un idea di sviluppo pubblicizzata in contrasto con quella applicata. Incoerente.

Hanno inaugurato le Officine Solimano, un’idea eccellente di accentratore culturale dove musica, cinema e teatro si ritrovano: va’ detto che l’input al recupero di questa area l’aveva dato a suo tempo la giunta Ruggeri ed ora, la strada per recuperarla e molti dei finanziamenti necessari li hanno ottenuti direttamente le società che la occuperanno come i Cattivi Maestri: i meriti devono essere sottolineati e non sfruttati.

 

In Darsena ora abbiamo un’area rivalutata rispetto ai tempi del brigantino, che ricordo quale zona inavvicinabile dai tratti racchiusi in una canzone di De Andrè per le zone ed i caratteristi che ci vivevano. Ora tutto è cambiato, ma in meglio? Da un lato si, dall’altro diciamolo, il Crescent è proprio brutto, non è quello che doveva essere, idem per le volumetrie ed ora ci tocca discutere e chiedere che il Crescent 2 non venga realizzato. Peraltro il rischio è che lo facciano pure ancora più brutto!

Si prospetta quindi l’ennesima idea progettuale e innovativa (…che noia…) di ampliare ulteriormente tramite variante l’area tra il Crescent e le zone antistanti con il cosiddetto Crescent2 che, a dispetto della previsione iniziale di insediamento turistico ricettivo, il costruttore spinge perché sia del tutto residenziale ed il Comune, come spesso accade,  è prossimo ad accettare i voleri dell’imprenditore privato.

In tutta questa enorme area cementificata  abbiamo però un po’ di verde, dunque non c’è da lamentarsi oltremodo come siamo soliti noi savonesi…gli alberi chiedono pietà, non c’è terra, qualcuno li abbatta stanno soffrendo…