Moneglia, non far la stupida stasera.

Moneglia, non far la stupida stasera.

Nel lontano 1975 mio nonno acquistava un lotto di terreno edificabile nella “ridente” cittadina di Moneglia, riviera di Levante, in una frazione nell’immediato entroterra. Una tranquilla zona in campagna che consentiva comunque di accedere con pochi chilometri di strada al piacevole mare di quelle aree.

Fece poi costruire una piccola casa a dimensione famiglia, ideale per i fine settimana e come rifugio di riposo e relax, benché purtroppo già nei primissimi anni ottanta, per motivi di salute, furono costretti a vendere. Il plurale è corretto perché la casetta era cointestata anche a mio padre ma al di là di questo l’immobile fu venduto, regolarmente iscritto con atto notarile e da allora questa vicenda si perse nella memoria di mio nonno, mio padre e delle vecchie foto ormai sbiadite.

Ma chi meglio della memoria può aiutarci a ricordare dei tempi che furono se non la Pubblica Amministrazione o gli amici di Equitalia? Checco Zalone nel suo ultimo film ci insegna che l’unica risposta corretta ad Equitalia che “bussa” dichiarando “Siamo di Equitalia” non è altro che “No mi dispiace qui siamo cattolici (ndr, sostituibile con qualunque altro credo)” ma purtroppo nella realtà al normale contribuente questo costa nervoso, tempo perso, raccomandate e tanta tanta incredulità. Ed infatti il Comune di Moneglia, non ancora Equitalia fortunatamente, a distanza di oltre 30 anni, dopo che mio nonno è mancato da quasi 18 anni, ha bussato alla porta di mio padre chiedendogli l’ICI degli anni 2007 e successivi e meno male che non gli hanno chiesto l’IMU, la TARSU, la TARES nonché la TRISE e la TASI degli anni a venire.

Ovviamente il vero proprietario ringrazia e, direi, gode anche perché dagli anni ottanta in poi chi ha pagato l’ICI? Mio nonno e soprattutto mio padre non di certo e ne tantomeno gli risulta essere tornato proprietario a sua insaputa.img

Stiamo parlando del 2012. Ma tant’è si può sbagliare, diamo il beneficio del dubbio, magari gli elenchi non sono aggiornati, non si riesce a fare un controllo incrociato con l’Agenzia del Territorio competente (Genova) ed allora il povero contribuente (mio padre), non ha altri mezzi che quello di scrivere al Comune in questione inviandogli tutte le copie degli atti di vendita, regolarmente custodite, spendere del tempo e del denaro per chiarire la propria posizione, dopo trent’anni.

Lo zelante impiegato addetto (zelante per modo di dire…) si chiarisce lo scenario, comprende, coglie la questione e in una telefonata tranquillizza tutti anticipando che avrebbe inviato un fax agli interessati e la faccenda si sarebbe chiusa.

Tant’è.

A Ottobre 2013, un anno dopo,  il Comune di Moneglia torna all’attacco, sempre con l’ICI da pagare per gli anni recenti e sempre a firma dello stesso ufficio scrivente ma a questo punto se errare è umano, perseverare è diabolico e a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

Domando al Sindaco, peraltro con delega al Bilancio, come sia possibile chiedere un tributo al proprietario di un immobile che lo era agli inizi degli anni ottanta, solo a “ri-partire dal 2007”. In questi trent’anni non vi è stato alcun’altro con titolo di proprietà sull’immobile? Perché proprio dal 2007 e gli anni a venire? Perché dopo un primo chiarimento evidente i propri uffici nuovamente tentano di prelevare da un ex concittadino delle somme di denaro per imposte inapplicabili?

Purtroppo non ci sono solo casi come questo, tante sono le situazioni in cui la Pubblica Amministrazione mette noi cittadini in grossa difficoltà, schiacciati dalla burocrazia, da un atteggiamento cieco, da addetti poco competenti e poco interessati e soprattutto totalmente al fuori dalla realtà.

Lancio comunque un appello al Sindaco Claudio Magro: “la imploro, tengo famiglia, non sono mai passato in vita mia da Moneglia ne a tutt’oggi intendo farlo ma, visto che ora ci state provando con mio padre, se mai in futuro doveste provare a farmi pagare l’ICI/IMU e TRISE per una casa a Moneglia, bè, ne voglio anche il titolo di proprietà pieno e le chiavi quanto prima”.

In quel caso vi lascio pure 2 caffè pagati al bar del centro, presumo ci sia. Grazie.

Comunicare si, farsi capire è meglio.

Comunicare si, farsi capire è meglio.

E’ difficile farsi capire, lo è di fronte uno all’altro figuriamoci attraverso immagini, mail, articoli e comunicati.

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Da un po’ di tempo vedendo un manifesto appeso in una stazione a Genova mi domandavo quale fosse il messaggio racchiuso, chi fossero i destinatari e quali obbiettivi si ponesse, l’immagine è comunque eloquente.

Il richiamo al noto e drammatico evento G8 di Genova del decennio scorso è chiaro e su quei fatti non si vuole entrare nel merito ma quanto mi ha colpito è l’immagine tratta da una foto ed il messaggio racchiuso. Parrebbe che sia rivendicato da un qualche gruppo di non so quale “collettivo qualcosa anarchico”  che si definisce Solidarietà e Azione, viene lanciato un messaggio di solidarietà ai condannati per i fatti del G8 lanciando un appello forte che pretende libertà per tutti coloro che hanno subito una condanna ed una chiara accusa allo Stato, visto come un terrorista.

Lo spirito anarchico emerge perché non ci deve essere nessuna condanna, nessuna sentenza e nessun tribunale: tipo Burundi, con rispetto parlando.

Fin qui tutto in linea con il credo di un gruppo di quel genere, ma la domanda sorge spontanea: perché nell’accusare lo Stato si inquadrano dei tipi con maschera a gas o passamontagna intenti a lanciare oggetti? Tutti evidentemente non in divisa, tutti chiaramente non proprio intenti a leggere dei versetti del Nuovo Testamento?

Francamente mi sarei aspettato immagini in cui il classico gruppo di celerini malmena dei poveri innocenti, invece abbiamo l’esatto contrario, quindi mi domando perché? Cosa volevano comunicare? Come si può pensare ad un ipotetico stato di innocenza mostrandosi durante un lancio di oggetti con il volto coperto?

Tante volte ci sono messaggi che girano tramite svariate forme e modi ma molto spesso non si capisce cosa vogliano dire, chi siano gli obbiettivi e cosa sostanzialmente si prefiggano, poi, se mascherati e privi di un volto, sarebbero sicuramente più credibili. Così no.

Viva La Pasta!

Viva La Pasta!

Anche il mito nostrano della pasta è caduto sotto i colpi della polemica e delle prese di posizione in pieno clima pre-partita. L’alimento italico per eccellenza, che ci unisce da generazioni e centinaia di anni, con cui pure si valorizzano le singole realtà territoriali condite da gusti e odori diversi, oggi ha diviso l’opinione pubblica.

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Tutto ruota intorno ad un intervista rilasciata dal sig. Barilla, alla guida dell’omonima azienda, rilasciata durante la trasmissione irriverente della Zanzara, su Radio24, la stessa solita a fare scherzi telefonici e a mettere volutamente a disagio i personaggi pubblici che incontra, in cui alla domanda posta se pensasse di fare spot pubblicitari dei propri prodotti con famiglie gay, legata anche ad alcune dichiarazioni in merito di Dario Fo, ha risposto che non è nei suoi piani e che sostanzialmente predilige un assetto familiare tradizionale ovvero tra sessi opposti, come ha lasciato intendere abbastanza chiaramente (“Non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca“). Non entriamo nel dettaglio se in regime matrimoniale o coppie di fatto e quant’altro, ulteriore diversificazione al pari delle tipologie di pasta presenti sul mercato.

A quel punto è scoppiata la polemica: immancabile e con gli schieramenti pronti a darsi battaglia ma su cosa? Giustamente le associazioni come ARCIGAY hanno manifestato il loro disappunto ed invitato a boicottare la pasta, come indicato da Barilla, molti altri compresi amici e conoscenti hanno lanciato l’allarme al pari della discriminazione razziale. Ma suvvia, Barilla ha detto quello che pensa e che intende trasmettere nei prodotti della sua azienda con le proprie campagne di marketing, e ne ha tutto il diritto.

img1Pensiamo al Mulino Bianco, ora c’è il bravo Banderas in  versione “pacioccosa” ma forse non ci ricordiamo dei film erotici e spinti che ha fatto eppure non si sono aperte tavole di discussione sui media relativamente all’opportunità o meno di una sua presenza, come Mugnaio….e che mugnaio qualche signora potrebbe dire!

 

Non ci sono tantomeno episodi di scalpore per le pubblicità di profumi dove spesso ci sono giovani ragazze in atteggiamenti non proprio monastici eppure chi li usa non sempre gira seminudo ammiccando a tutti quelli che passano, ne chi guida un’auto tedesca è sempre un affascinante quarantenne in piena carriera, anzi in genere i nostri sono piuttosto cicciotti, ne tantomeno tutti i motociclisti sono attorniati da belle ragazze quando partono dal box di casa, ne tantomeno abbiamo sempre una signora che ci ha pulito casa “tranne il water” o piatti con Svelto.

Chi lancia queste campagne pubblicitarie lo fa proprio perché ritiene che quel modello sia vincente, sia dal punto di vista di merchandising sia, forse, anche perché crede intimamente in quel modello: potrebbe mentire certo, questo non lo sappiamo, ma Barilla lo ha detto, a proprio rischio e pericolo evidentemente.

Nulla di più e nulla di meno.

E invece quasi sembra vi sia un accanimento al contrario, l’impossibilità di dire apertamente che si crede in un modello piuttosto che in un altro: non è questo il punto.

Il punto è che ambedue le “fazioni” lo possano esprimere e manifestare.

Quindi ben venga se altri produttori di pasta pensino di fare pubblicità con famiglie gay, come anche tanti attori, cantanti, personaggi famosi che lo nascondono per mero opportunismo, e come tanti altri che invece lo espongono apertamente: io ho sempre amato i QUEEN, probabilmente il mio gruppo preferito di sempre, insieme agli U2, di cui ho tutti gli album. Erano note anche alle pietre le preferenze sessuali del loro compianto leader, mica per questo non si potevano oggettivamente apprezzare le sue doti artistiche e comprarne i risultati, a prescindere dal modello di vita che lui stesso proponeva.

Quello che un po’ mi spaventa è l’iperattività nell’attaccare chi non necessariamente vede questioni sociali di questa rilevanza nello stesso modo, pronti ad etichettare piuttosto che a rispettare.

Dal canto mio continuerò serenamente a comprare la pasta in questione, come tante altre marche, soprattutto se in offerta, benché, dopo molte ricerche ed attente analisi sociologiche e psicologiche,  sia arrivato alla conclusione, inevitabile, che la pasta è bisessuale: con buona pace dei perbenisti conservatori della famiglia tradizionale e dei progressisti buonisti di sinistra aperti al nuovo, purché non li tocchi direttamente.

Lifting comunale.

Lifting comunale.

So che mi state ascoltando, avverto la vostra presenza. So che avete paura di noi, paura di cambiare. Io non conosco il futuro, non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire, sono venuto a dirvi come comincerà”: non è un discorso di un comizio politico ma un passaggio del film Matrix con il quale si chiude il primo dei tre film, ma tant’è sembra che le dichiarazioni dei nostri amministratori di Savona, a valle della scorsa settimana, fossero di questo tenore.

Inaugurazioni di palazzetti sportivi vari, spiagge dorate restituite alla città ed infine un centro culturale in piena area Darsena, la nuova zona “In” di Savona. La percezione era quella di assistere alla conclusione di un processo gestito e dominato in tutte le sue fasi ma forse non è del tutto così.

Ad esempio la realizzazione del Palatrincee, ex pista di pattinaggio aperta a tutti, che dall’avvio dei lavori di copertura, durati ben oltre i tempi previsti con diverse varianti che ne hanno incrementato il costo, ha restituito alla città una pista di pattinaggio ad uso esclusivo della SMS Generale, storica società di mutuo soccorso savonese, tramite la quale ora è necessario e indispensabile passare per poter pattinare a Villapiana. Certamente la struttura può dare in prospettiva valore aggiunto, ma perché non ampliare l’accesso in modi e forme che consentano anche un uso libero e senza necessariamente pagare. img

 

Sul lungomare di via Nizza ora, tramite i lavori eseguiti dall’Autorità Portuale, è stato restituito alla città un tratto di litorale fra i più estesi delle nostre zone per restituirlo ai cittadini, e forse alle Associazioni dei Bagni marini, bene, anzi male perché in Liguria per fare il bagno d’estate si paga ovunque e pure salato. Ma come si inquadra questo disegno con la prossima realizzazione della piattaforma multipurpose di Vado e la smania urbanistica che tratteggia l’operato della Giunta savonese? Il rischio “palazzoni” su via Nizza è reale, tanto quanto la piattaforma ed allora la vocazione turistica di cui Savona si vorrebbe fare portatore non sta più in piedi ma assume la forma di una miriade di case e palazzi fin quasi sul mare o sopra di esso. Una cattedrale nel deserto, senza occupazione, con pochi o nessun insediamento produttivo e una centrale a carbone a cui finalmente stanno togliendo la maschera. Un idea di sviluppo pubblicizzata in contrasto con quella applicata. Incoerente.

Hanno inaugurato le Officine Solimano, un’idea eccellente di accentratore culturale dove musica, cinema e teatro si ritrovano: va’ detto che l’input al recupero di questa area l’aveva dato a suo tempo la giunta Ruggeri ed ora, la strada per recuperarla e molti dei finanziamenti necessari li hanno ottenuti direttamente le società che la occuperanno come i Cattivi Maestri: i meriti devono essere sottolineati e non sfruttati.

 

In Darsena ora abbiamo un’area rivalutata rispetto ai tempi del brigantino, che ricordo quale zona inavvicinabile dai tratti racchiusi in una canzone di De Andrè per le zone ed i caratteristi che ci vivevano. Ora tutto è cambiato, ma in meglio? Da un lato si, dall’altro diciamolo, il Crescent è proprio brutto, non è quello che doveva essere, idem per le volumetrie ed ora ci tocca discutere e chiedere che il Crescent 2 non venga realizzato. Peraltro il rischio è che lo facciano pure ancora più brutto!

Si prospetta quindi l’ennesima idea progettuale e innovativa (…che noia…) di ampliare ulteriormente tramite variante l’area tra il Crescent e le zone antistanti con il cosiddetto Crescent2 che, a dispetto della previsione iniziale di insediamento turistico ricettivo, il costruttore spinge perché sia del tutto residenziale ed il Comune, come spesso accade,  è prossimo ad accettare i voleri dell’imprenditore privato.

In tutta questa enorme area cementificata  abbiamo però un po’ di verde, dunque non c’è da lamentarsi oltremodo come siamo soliti noi savonesi…gli alberi chiedono pietà, non c’è terra, qualcuno li abbatta stanno soffrendo…

Le Torri gemelle e il regime della paura.

Le Torri gemelle e il regime della paura.

L’11 Settembre 2011 è una data incisa nella storia di cui nessuno può ignorarne la portata ed il significato per il mondo occidentale e non solo. C’è poco da dire su fatti di cui sono stati ampiamente ricostruiti, intercettati i diretti responsabili e sostanzialmente anche i mandanti.

Poco rimane da commentare sull’immediata reazione degli Stati Uniti, avventata, nata dalla menzogna delle famose armi nucleari, l’Afghanistan e quello che ancora oggi ne rimane, mi preme però richiamare l’attenzione sulla paura che un evento come quello delle World Trade Center ha provocato sulle coscienze di tutti noi.

imgDurante quella giornata ero in ufficio a Milano e ricordo bene, visto che avevamo tutti un collegamento ad internet costante, come il tam tam della notizia rimpallasse da ufficio all’altro. Tutti interrompevano il lavoro per andare a vedere qualunque sito che mostrasse immagini, video, qualunque cosa pur di capire.

Ma nessuno, nessuno escluso, riusciva ad ignorare quanto stava avvenendo soprattutto quando giunse il secondo aereo: passi il primo quale incredibile errore, ma il secondo trasmise un brivido freddo a chiunque stesse guardando le immagini.

Tutto quanto avvenne dopo, le persone intrappolate, gli encomiabili vigili del fuoco ed il definitivo collasso delle strutture non fece altro che pensare a scenari ben più foschi come una guerra imminente: perché di quello si parlava. Comunque sia quei fatti lasciarono la paura che un evento del genere potesse avvenire nuovamente, in qualunque città anche europea.

 

imgInstillata la paura l’obiettivo purtroppo era stato raggiunto e da allora, a pensarci bene, non viviamo più come prima ma abbiamo sempre un diverso livello di attenzione, basti pensare agli aeroporti e a come sono cambiate tutte le procedure di sicurezza.

 

 

La paura si riaffacciò in modo incredibile pochi mesi dopo proprio a Milano e qui, francamente, ebbi modo di tastarla con mano. Stavo per rientrare in Liguria in prossimità delle festività pasquali, come abitudine con la metropolitana in direzione stazione centrale. Ricordo che esattamente arrivati in stazione, la metropolitana ferma di fatto sotto il piazza Duca d’Aosta, si sentì un boato enorme e tutti si fermarono un istante.

Non vedendo nulla molti me compreso risalirono in superficie anche se era visibile un fermento e molte persone che andavano e venivano con un’insolita fretta. Incuriosito andai a vedere immediatamente fuori dalle colonne antistanti la stazione e di fronte a me uno spettacolo incredibile: il Pirellone in fiamme, nuvoloni di fumo, oggetti che cadevano dal cielo. E’ ovvio che il primo pensiero fu quello di un attentato, tutti pensarono la stessa cosa e soprattutto quando le voci tra la gente salirono riportando la versione di un aereo che si era schiantato contro i piani alti del grattacielo milanese, nessun dubbio che fossimo sotto attacco.

Con gli anni e, probabilmente, azioni di intelligence, misure preventive unite all’evoluzione degli scenari internazionali, la probabilità che si ripetessero fatti del genere sono diminuite, senza dimenticare i tragici attentati di Madrid dell’11 Marzo 2004 che costarono la vita a centinaia di persone innocenti, ma resta tuttora un evidente problema di rapporti tra il mondo occidentale e l’area islamica. I fatti smentirono queste ipotesi, ma nell’immediato, con gli immancabili “Porta a Porta” di Vespa  ed il solito plastico, non si poteva fare a meno di pensare, con paura, ad una serie di iniziative terroristiche contro il nostro paese.

La Siria ancora oggi nei recenti fatti, conferma che comunque sia qualunque azione o rapporto con i paesi dell’area in questione ha direttamente o indirettamente reazioni a catena che sfociano nel “regime della paura”. E con questo dobbiamo fare i conti.

 

Riborgo, ai posteri l’ardua sentenza.

Riborgo, ai posteri l’ardua sentenza.

 

 Ascoltare in prima persona incontri come quello dell’altra sera presso il Palazzo delle Azzarie in zona Santuario, lascia sempre un po’ di amaro in bocca, che sia causato da una cattiva digestione o da qualche malcelato “mal di pancia” politico è altra questione.
 A Riborgo, località di Santuario, comune di Savona, si gioca una partita che ai più si potrebbe percepire come la solita questione da “rompi balle” che sanno solo dire di no, ma con un occhio più attento e con la voglia di capire come effettivamente stanno le cose, quello che emerge è ben più profondo, ed è un problema che travalica i confini del nostro comune.Cosa succede a Riborgo? Una impresa propone una operazione edilizia al Comune, e in qualche modo alla cittadinanza, che consiste nella realizzazione di 15 villette in zona ad oggi considerata “agricola”, quindi non edificabile. Dopo la presentazione del progetto preliminare, che alle villette affiancava alcune opere a beneficio della cittadinanza, giudicate poi negativamente dagli abitanti della zona, oggi si è arrivati ad una versione del progetto che, a detta dei proponenti, è accettabile sia dal punto di vista di impatto idrogeologico, sia come intervento con beneficio per tutti i cittadini del luogo.

Progetto Riborgo (foto da Savonanews)

Ma la realtà è ben diversa, molto più semplice e chiara: i cittadini del luogo, che si sono espressi ed hanno partecipato, sono contrari a questa operazione immobiliare. Lo sono perché ritengono che di fatto non ce ne sia bisogno, visto che la zona non lamenta ne una emergenza abitativa come si manifestava negli anni ’60, ne tantomeno, come l’intero comprensorio savonese, laddove vi sono centinaia di appartamenti sfitti, non si comprende quale necessità vi sia nel concedere autorizzazioni per costruire, anche in luoghi dove non è previsto, come a Riborgo, per i quali saranno chiamati a decidere i consiglieri comunali tutti.

Ecco, forse la famosa e leggendaria “Ragion di Stato”, in questo caso per raccogliere qualche centinaia di migliaia di euro, per rispondere ad una sorta di ricatto dei “servizi in meno”, ai quali si può solo rispondere con qualche casa in più, per gli oneri di urbanizzazione. Il paragone francamente è il medesimo del ricatto occupazionale, che vediamo in ben altre situazioni, vuoi il lavoro? Allora ti prendi anche l’inquinamento, zitto e muto. Ma gli amministratori con che titolo esattamente sanno cosa sia giusto e sbagliato?

Nessuno, perché sono persone come noi, da noi votate, che si occupano dell’amministrazione della nostra città per conto nostro, durante il mandato, secondo le nostre indicazioni. Questo è il punto, non tanto Riborgo che nel mondo rappresenta un piccolo e minuscolo luogo, ma piuttosto nel metodo, nell’approccio, nella strategia e nella visione: com’è possibile rispondere a queste domande all’interno dell’amministrazione attuale se la stessa ha la presunzione di sapere quello che serve per noi ignorando quello che noi diciamo? La novità risiede nella diversa percezione che la gente comune ha tutt’oggi degli amministratori ai quali chiede con chiarezza di giustificare perché deve essere avviata una operazione immobiliare laddove i cittadini stessi non ne trovino concretamente alcun beneficio.

Le bombe della Liberazione.

Le bombe della Liberazione.

Il gruppo bombardieri BG451 degli Alleati, equipaggiato con bombardieri B24 e B17, nelle settimane precedenti all’Agosto 1944 propedeutiche all’Operazione Dragoon, nome dell’invasione Alleatadella Francia meridionale del 15 agosto 1944, avevano avviato una serie di bombardamenti strategici sulle zone limitrofe, come la Liguria.

In particolare da Genova a tutta la riviera di ponente vi furono una serie di attacchi improvvisi, diurni e notturni, imprevedibili ed insistenti.
Se a questo si aggiunge che tra il 10 novembre 1943 e il 28 agosto 1944, la sola Genova subì 27 massicce incursioni, il quadro generale di come le forza anglo-americane abbiano attaccato con forza il capoluogo ligure senza risparmiare civili e indifesi è sufficientemente chiaro.
Lunedì 24 Luglio 1944 dal diario di P. Salvatico si legge: “Alle 11,40 bombardamento del porto di Genova e S.Pierdarena…”.
Le operazioni strategiche di quel giorno della 15.a Air Force del settore mediterraneo furono contrassegnate dall’impiego di 200 bombardieri all’attacco di obiettivi in Francia e in Italia. Alcune formazioni di B-17 si diressero sulle aree industriali di Torino, B-24 colpirono con lanci di bombe il porto di Genova.
Le bombe arrivarono senza preavviso, gli allarmi suonarono ormai tardi e le genti per strada poco riuscirono a fare, compreso il tram che stava portando a casa tanta gente comune, fra di esse il giovane studente di scuola media Sergio, con in braccio i propri testi scolastici, che vedeva così finire anzitempo il proprio destino, senza avere il tempo di assaporarne le età e le gioie, ma solo i risultati dell’umana follia.

Lo zio, fratello di mia madre, che non ha mai conosciuto perché le bombe ne hanno zittita la gioventù.

In altra regione dell’Italia, in Sardegna, il periodo più terribile cominciò l’8 novembre 1942 quando gli Alleati dall’Africa settentrionale decisero di sbarcare in Sicilia per invadere poi l’Europa. I bombardamenti in Sardegna, da febbraio a giugno, servivano a far credere ad un imminente sbarco nell’isola anziché in Sicilia, dove effettivamente si avviò l’operazione Husky.

Si intendeva in questo modo diffondere un terrore generalizzato che avrebbe dovuto portare al distacco degli italiani dall’alleato tedesco.

Noi abbiamo bombardato i vostri porti e le vostre industrie che lavorano nel solo interesse della Germania. Avete provato il peso delle nostre bombe. Altre seguiranno. E’ a voi la scelta tra la voce che noi vogliamo portarvi e la distruzione dei tedeschi ed i fascisti provocano sulle vostre città e su voi“.

Con questo volantino in un italiano stentato, si cercava di inviare un messaggio alla popolazione. Si intensificarono le azioni sui porti: Cagliari, Olbia, Porto Torres, Alghero, La Maddalena, Arbatax; sugli aeroporti: Elmas, Decimomannu, Monserrato, Villacidro, Milis, Borre, Olbia-Venafiorita, Alghero-Fertilia; quindi sulle città e sui paesi

 A Sassari a quel tempo si viveva con poco, perché poco c’era in effetti,  grazie all’isolamento tradizionale dell’isola e alla scarsa presenza di insediamenti industriali  e portuali della città, non vi furono da parte degli Alleati azioni dal cielo intense e sanguinose, tranne il 14 maggio del 1943, quando una bomba cadde nei pressi dell’impianto causando 3 vittime.

In seguito negli anni successivi vi furono bombardamenti programmati che fecero cadere una sola bomba nuovamente nei pressi della stazione causando una vittima.

In quegli anni i membri della famiglia  vivevano tutti nei pressi della stazione in ospitale aiuto da parte dell’allora capostazione, anch’egli di famiglia e visto il prestigioso incarico dava asilo ai restanti membri per fare una catena di aiuto.

Nell’ultimo sgancio di bombe delle forze alleate, ne risultò un tragico incidente. Delio  decise di andare a verificare quali danni erano stati causati visto che comunque dovevano esser certi che nello stabile non vi fossero rischi o pericoli, scese pertanto nello scantinato e lì commise un grave errore: accese l’interruttore della luce. L’area ormai impregnata di gas a causa della fuga provocata dalla bomba, si accese come un sole incandescente avvolgendolo come una torcia. Accorsero subito la moglie, Anita, e la sorella Nanà: la prima rimase atterrita dall’orrore dell’immagine, la seconda ebbe la prontezza d’animo di gettare una coperta sul povero Delio.
Passarono 8 mesi di sofferenze per ustioni di terzo grado su tutto il corpo, curate ad acqua e sale. Quando finalmente mio nonno Delio uscì dall’ospedale contestualmente alla conclusione del conflitto, potè finalmente riabbracciare i suoi cari e, a conti fatti, festeggiare con il concepimento di mio padre.
Da questi 2 fatti storici legati a vicende della mia famiglia si possono fare poche e semplici considerazioni. La Liberazione è una festa da ricordare e tramandare, ricca di significato e valore, dove si sono distinti uomini e donne che combattevano, ma anche civili che cercavano di vivere e sopravvivere.
Siamo soliti ricordare gli eroi, che sono pochi, facilmente dimentichiamo colore che non hanno compiuto gesta degne di un canto dell’Iliade, ma sono i tanti. Nel caso di mio Zio posso solo constatare la tragedia che ha colpito una famiglia, la perdita di un figlio, le bombe erano quelle degli alleati ma il risultato è stato identico a quello di tante altre armi di altra provenienza.
Per mio nonno il discorso vale una interpretazione di speranza, con la fine del conflitto europeo nel Maggio del 1945 e la voglia di ripartire costruendo un futuro  con un figlio.
Comunque sia è stata una Festa della Liberazione, quella del 25 Aprile, che ci ha liberato dalla guerra e da coloro che l’hanno causata ed è bene ricordarlo sempre.

De Via Aurelia BIS ….

De Via Aurelia BIS ….

 

“Grande fu lo stupore e la magnificenza per siffatta opera!”, così pare. Ma ad un occhio attento, al di là delle polemiche, non può passare inosservato che oggi i modelli di sviluppo delle città moderne, quelle che guardano ad un futuro “sostenibile”, le cosiddette “smart city”, che esistono, eccome se esistono, tutto pensano o progettano tranne che stradoni che si conficcano all’interno della città stessa, come lunghi coltelli affilati, per far scorrere su di esse non sangue bensì macchine.
Per carità, la macchina la usa pure chi scrive, ci mancherebbe, ma la questione da porsi è: si è compreso che dai centri urbani le macchine devono diminuire anzi devono “a tendere” essere ridotte all’osso? E’ chiaro o meno che quanto più si investono soldi pubblici in opere del genere tanto più si perdono occasioni per un modello di città più vivibile?

Ora, abbiamo anche noi il nostro bel tracciato che si infila nelle nostre montagne, sotto le nostre case, tra le nostre strade e ci riversa un po’ di macchine in nuovi ed affascinanti punti:

Ma è altrettanto lecito domandarsi quanto sia utile un opera che, ormai a lavori avviati, si presenta per costi intorno ai 140 milioni di Euro e viste le discusse ipotesi di flussi veicolari che la stessa dovrebbe “catturare”, probabilmente pochi ed insufficienti per giustificare un simile investimento, non risolve il traffico veicolare standard sull’Aurelia tradizionale. Ed ancora, come premesso, se tali investimenti fossero indirizzati sul trasporto pubblico avremmo probabilmente livelli di servizio tali da vedere autisti che vengono a prendere in casa gli anziani e li portano in braccio nell’autobus, dando peraltro un pò di respiro alla sempre tesa situazione societaria della nostra TPL.  Ora, per una maggiore e dettagliata analisi tecnica delle soluzioni alternative ad una ulteriore strada, che è di fatto una malcelata parte di una più ampia soluzione viaria che dovrebbe connettere gli hub portuali di Savona-Vado, con scenari di ampliamento variegati, c’è da sbizzarrirsi consultando le tavole del PUC, vanno fatti adeguati studi e proposte solide soluzioni, ma è una questione di approccio, è una questione di strategie di sviluppo.Stiamo vedendo realizzare un’opera pensata negli anni ottanta, valutata negli anni novanta e definita intorno al 2000, con le stime di crescita e sviluppo, e le modalità, di allora ma oggi il mondo sta cambiando, non si vede?

Dagli al “Grillino”!

Dagli al “Grillino”!

Si respira aria nuova nelle federazioni sportive di tutta Italia, finalmente un nuovo sport di carattere nazionale si sta imponendo su tutto lo stivale: la caccia al grillino.

Le regole del gioco sono molto semplici:

  • individuare un grillino per strada, al lavoro, su twitter, su facebook ed in rete
  • Verificare che non sia effettivamente un candidato eletto in qualche istituzione, tanto per evitare eventuali problemi con la polizia giudiziaria
  • Sfidarlo al “singolar tenzone”: qui per ora non si registrano contatti fisici ma solo scontri dialettici.

L’associazione dei medici locali ha già individuato alcuni problemi di salute che potrebbero manifestarsi causa stress da “attacco al grillino”, è preferibile  pertanto che si dia la caccia al malcapitato di turno intorno ai palazzi del quartiere dalle ore 20:00 alle ore 21:30, in minor assenza di polveri sottili sollevate per aria.

Da quando si è imposto all’opinione pubblica e, soprattutto, nelle sedi istituzionali centrali  l’enorme successo elettorale del Movimento 5 Stelle, si assiste alla ricerca incessante del nuovo “Nemico Pubblico”, una sorta di mantra di cui buona parte dell’elettorato ha una assoluta necessità al fine di avere argomentazioni da stadio su cui esercitare la pratica sportiva di cui sopra e sentirsi in grado di affrontare qualunque problema della propria esistenza, purchè vi sia un grillino di turno da bersagliare come causa di tutti i mali. Facciamo alcune considerazioni sulle principali varianti di questa nuova affascinante pratica sportiva che raccoglie numerose tipologie di adepti, ognuno con le proprie peculiarità, tutti comunque con i requisiti necessari per una imminente competizione olimpica.

Il Bersaniano

Il Movimento 5 Stelle nasce intorno alla metà degli anni 2000, grazie all’ormai noto blog di Beppe Grillo che accentra su di sé determinati interessi rivolti alle problematiche locali: nascono i gruppi sul territorio, poi MeetUp, poi liste civiche ed il resto lo conosciamo. Mai da allora fu detto qualcosa di diverso che non rivendicare la più totale autonomia ed indipendenza dai Partiti tradizionali, quindi nessuna alleanza fin dalle liste civiche per arrivare al MoVimento; ne tantomeno è stato dichiarato recentemente il contrario o accennata qualche ipotesi diversa o aperto qualche spiraglio a larghe intese, strette, oblique ed anche diagonali (non so come siano ma devono essere complesse, molto). Eppure il Movimento è irresponsabile, quindi il grillino va attaccato perché impedisce che nasca il governo del Partito Democratico. La disciplina in questione è particolarmente cara all’elettorato di sinistra, area PD. Se poi alle primarie ha votato Bersani, allora il match con il grillino diventa tosto, il “Bersaniano” è l’avversario più pericoloso e arrabbiato. Evitare di trovarsi da soli con un “Bersaniano” alle 3 di notte è un dovere morale e sociale.

Il Vendoliano

Se durante la campagna elettorale il grillino ovviamente sosteneva il MoVimento 5 Stelle, dall’altra vi erano i sostenitore di SEL, il partito del governatore di Puglia che ora è finalmente riuscito a cumulare  la carica di parlamentare e governatore, quello che non si è accorto dei problemi dell’ILVA di Taranto per intenderci. I personaggi in questione allora attaccavano il grillino, ora invece adottano un atteggiamento più ammiccante, figlio delle dichiarazioni del loro leader Vendola, che con fare quasi affettuoso e rispettoso vuole guardare verso Grillo. La sfida qui si gioca sul detto non detto, fatto non fatto, ti vedo non ti vedo, ed il “Vendoliano”, sull’orlo di una crisi di nervi, vorrebbe ma non può. Meglio evitarne il corteggiamento politico e ricordargli che ha giurato fedeltà al “Bersaniano” di cui sopra.

Il Puritano

Il Movimento 5 Stelle, fin dalle sue origini, ha fatto della riduzione dei costi della politica una delle sue principali battaglie, insieme alle più generali linee guida delle “5 stelle” (Acqua pubblica, mobilità, sviluppo, connettività e ambiente). E laddove è presente nelle istituzioni lo sta dimostrando con i fatti, come in Sicilia ma come anche a Roma, dove è già stato definito l’ammontare del compenso ai cittadini eletti in Parlamento. Come anche la rinuncia ai rimborsi elettorali, che peraltro sono una cifra che supera i 40 milioni di Euro. Su questo punto si gioca la partita più dura per il grillino che si trova contro tutti: la tendenza è attaccare al fianco,  sui rimborsi spese che sono ancora presenti, che alla fine non sono poi molti gli emolumenti cui rinuncia, che i soldi in politica servono altrimenti c’è il rischio che la politica la facciano solo persone con i soldi, magari con le televisioni,  con dei legami poco chiari (?) etc…

Entra in scena il Puritano, al limite del voto di castità e di povertà in pieno stile francescano, il più tosto, colui il quale sostiene che l’attività istituzionale dei “grillini” in realtà è troppo retribuita, che non basta ridurre i costi della politica di milioni di euro. Si tratta in genere di un elettore del centro sinistra, anche montiano, o che magari non ha votato e che non si è accorto che nessun altro partito ha fatto nulla di simile. Questo è lo scontro più difficile perché è un confronto impari tra chi è munito di apparato celebrale medio e chi ne ha una parte lievemente cristallizzata. La corsa intorno al quartiere in questo caso non è sufficiente e le polveri sottili fanno da Vicks Vaporub. Fuggire è la soluzione preferibile prima di rischiare una vita da mormone in qualche cascinale dell’Aspromonte.

Il Renziano

Le primarie del PD ci hanno consegnato l’uomo della Leopolda, che non è la fidanzata del Renzi ma un centro convegni. Il “Renziano” è decisamente lo sportivo più tonico, con una chiara rivendicazione intellettuale e di superiorità, trova nel grillino un problema da eliminare ma con molta astuzia, facendo ben attenzione che il messaggio di rinnovamento si possa riciclare nel mondo del Partito Democratico. Il Renziano suddetto tende a duellare con il grillino attaccandolo dal retro, senza necessariamente smontarlo ma piuttosto mettendone a nudo i limiti. Della serie il potere logora chi non lo ha e per ora il renziano “rosica” parecchio.

Al grillino in questo caso è concesso uno scontro su terreno neutro e tendenzialmente si conclude con una dialettica accesa ma ricca di termini da intellettuali, per il Renziano comunque ora c’è una eccellente alternativa ai berlusconiani per pavoneggiarsi di quanto è competente, stratega e pronto a governare.

Teme fortemente il santino di D’Alema che funge un po’ come da “kriptonite” per il buon vecchio Superman.

Il Berlusconiano

Non pervenuto, tranne alcuni rari assembramenti di gruppi di persone con gli occhiali scuri scambiati pià per “Men In Black” che seguaci del Cavaliere. I pochi tendono ad apprezzare il grillino per aver bloccato la sinistra, dall’altra ora lo vorrebbero togliere dai piedi perché potrebbe creare problemi, troppi problemi….

Subdolo.

Gli altri

La tipologia è estremamente variegata, in questo caso il grillino deve muoversi circospetto, “L’altro” è in agguato e a seconda della dichiarazione dei giornali del momento potrebbe volerne la testa per un sacrificio al tempio di Antas in Sardegna, insieme a Cannonau e pecorino, oppure festeggiarne le scelte politiche con una festa sulle spiaggi di Rimini.

Ci sono altre varianti dei vari praticanti di questo affascinante sport ma sono riconducibili alle tipologie principali; al grillino capace non resta che capire prima di affrontare in duello l’avversario per identificare la strategia di sopravvivenza.

 

NOTA: il testo non fa alcun riferimento a fatti o persone reali.

Libertà è Partecipazione.

Libertà è Partecipazione.

 

 
 Così recita un passaggio dell’eccellente canzone del compianto Gaber, “La Libertà”: “…la libertà è partecipazione…”.
Non è affatto scontato, infatti, ai giorni nostri, nel mondo, in molti paesi ed anche laddove si pensa sia naturale, disporre dell’opportunità di “partecipare”.
 Ovviamente quanto si vuole intendere qui è la partecipazione che consente di condividere ed influenzare le scelte della collettività, quell’insieme di individui che, raggruppati in forme e modi diversi, perseguono il cosiddetto “Bene Comune”, che in buona parte corrisponde alla politica o fare politica.

Ebbene, il privilegio di poter partecipare è stato intensamente perseguito, nei secoli, forse nei millenni, con lo scopo di far sì che sempre più persone potessero conoscere e decidere. La democrazia partecipata di cui ora si parla non è altro che una forma forse migliore di democrazia, l’amata democrazia che affonda le sue origini nell’Atene di Pericle e che per bocca di molti saggi è stata più volte definita in passato come un sistema di autogoverno imperfetto, ma quantomeno il migliore ad oggi conosciuto. Certamente più la democrazia appartiene ed è esercitata dal popolo più è reale, o forse meglio dire perfetta.

 

Con la diffusione delle informazioni, internet e varie pulsioni nate da movimenti e think tank diffusi si è consolidato il concetto che la sfida, oggi, si gioca sulla scelta del modello democratico che si vuole adottare e quale sostanziale forma di governo si voglia costruire.

La democrazia “per delega” ha ormai toccato il punto più alto, o più basso a seconda dell’angolazione che vogliamo adottare, nella nostra nazione e nel modello, deviato, partitocratico che ha di fatto consegnato le chiavi del nostro sistema paese a dei delegati sui quali di fatto è estremamente difficile determinare le scelte o il controllo diretto.

 

Quindi evidentemente non basta mettere una croce e attendere 5 anni per rimetterla, giudicando solo in quel frangente lo stato dell’arte e l’operato dei delegati: quei tali che sono stati incaricati tramite i Partiti e il voto dei cittadini ad amministrare.

Il modello è fallace e fallato perché in realtà con questo approccio il cittadino normalmente è lasciato completamente all’oscuro delle scelte intraprese su di lui e non ha reali e concreti mezzi per influenzarle.

A riguardo c’è un interessante analisi condotta annualmente dall’Economist, nota rivista periodica inglese di carattere economico, chiamata “The Economist Intelligence Unit’s Index of Democracy”, che a partire dal 2007 ha condotto delle analisi sulla base di alcuni fattori e di cosiddetti esperti/opinion leader, tramite le quali viene redatta una classifica che evidenzia quelle nazioni in cui vi sono:

 

  1. Democrazie complete (Full democracies) — punteggio di 8-10.
  2. Democrazie imperfette (Flawed democracies) —punteggio da 6 a 7.9.
  3. Regimi ibridi (Hybrid regimes) —punteggio da 4 a 5.9.
  4. Regimi autoritari (Authoritarian regimes) —punteggio inferiore a 4.

 Possono essere discutibili i criteri di classificazione, magari non esattamente oggettivi, ma i risultati sono alquanto interessanti, vediamo l’elenco fino al posizionamento dell’Italia:


L’Italia è al 31° posto, Capo Verde o le Mauritius ci superano e la Norvegia primeggia su tutti.
L’approccio quindi è diverso e il modo di pensare deve cambiare.

Recentemente a Savona è stato avviato dalla stessa amministrazione, pur con molte perplessità e contrarietà al suo interno, un embrione di modello partecipativo che includesse maggiormente i cittadini in alcune scelte dell’amministrazione, tramite l’istituzione di un assessorato alla Partecipazione.

Al di là di questo aspetto, quello che và sottolineato è l’importanza che giocano i cittadini chiamati a fare delle scelte o quantomeno tentare di indirizzarle: gli eventi organizzati in questo percorso partecipativo sono stati diversi e la partecipazione è stata costantemente in diminuzione. Peraltro và detto che fin da subito, il primo evento definito OST (Open Space Technology) ha visto quasi 170 persone partecipare ma, riflettendoci un attimo, su una popolazione di circa 62.000 abitanti al 2010, assumendo che di questi i cittadini attivi siano 1/3,

ovvero una quota parte non viene considerata perché in età minore ed un’altra quota è marito/moglie, compagna, sostanzialmente quindi di un nucleo familiare solo uno dei componenti si considera coinvolgibile, abbiamo un rapporto di 1 partecipante ogni 117 teorici.

Peraltro, ad un occhio attento, i partecipanti erano per lo più persone già coinvolte in qualche forma di aggregazione che fosse associazione, movimento, partito, comitato e quant’altro, sarebbe interessante sapere quanti erano effettivamente cittadini “non attivi” in nessuna forma di organizzazione; In sostanza circa meno dell’1% dei cittadini che potrebbero e dovrebbero partecipare hanno realmente accolto l’invito.

Le successive iniziative hanno visto un ulteriore calo dei partecipanti che sembrano per lo più sempre essere i soliti pochi noti.

Perché? Innanzitutto perché per quanto comunque è stato discusso e condiviso, con molte idee interessanti e utili, fin da subito l’Amministrazione  è risultata “macchinosa” nel formulare risposte e/o proposte risolutive, dando così adito e scusanti per chi già era diffidente e magari rispondendo alle spinte di chi voleva affossare fin da subito l’iniziativa, e ve ne sono.

Inoltre è probabile che le forme e i modi di comunicazione degli eventi non sia stato ottimale, nei tempi corretti e con gli strumenti idonei: sarebbe interessante coinvolgere anche come “prova” professionisti del settore per tentare un cambiamento di rotta, ancora possibile.

Ma a parer mio un po’ di responsabilità è di noi cittadini, dei “savonesi” che sono tendenzialmente pigri, abitudinari, ai quali chiedere di dedicare un po’ di ore a discutere del proprio “abitato” è come chiedere di partecipare ad un’assemblea di condominio di 4 o 5 ore. Detta così sembra un castigo ma posso garantire che superati i problemi di chi ha famiglia, la spesa, il lavoro, i figli, partecipare è affascinante e discutere di come migliorare il luogo in cui si vive altrettanto: ci sono molte persone in gamba che non fanno parte della cosiddetta “classe dirigente” ma che hanno tutti i numeri per esserlo, anzi, forse proprio perché non hanno tempo, magari per lavoro, sono doppiamente preparate su specifici temi.

La progressiva riduzione dei partecipanti a mio avviso non è giustificabile su di una iniziativa che di fatto è ancora troppo giovane per essere adeguatamente giudicata, come dire i savonesi sono da un lato pigri ma dall’altro un po’ troppo bacchettoni: perché invece non partecipare massivamente riducente quel rapporto da 1 su 117 a 1 su 30?