Vorrei fare alcune riflessioni sul ponente savonese, le cittadine costiere che abbracciano l’arco territoriale da Finale ad Andora, passando per Pietra, Loano, Borghetto Ceriale, Albenga. Per poi arrivare ad Andora e Alassio. Senza dimenticare Bergeggi, Noli e Varigotti.
Un’area nota a tutti quantomeno per il turismo, il mare e i centri storici delle diverse cittadine, in alcuni casi perle di bellezza uniche conosciute ovunque. In questo periodo ho cercato di comprenderle meglio parlando con le persone che le vivono e le conoscono, fermo restando che non può bastare così poco tempo, ci sono alcuni temi comuni che si possono raggruppare in una sorta di elenco che le tocca tutte con sfumature diverse.
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Turismo sì, ma di seconde case: si può affermare senza essere smentiti che quasi tutte queste cittadine hanno una popolazione residente di un certo numero, ma che nel periodo estivo raddoppia ed oltre. Non solo, ad esso è strettamente correlato un eccesso di cementificazione selvaggia nell’immediato entroterra proprio per dare spazio a nuove abitazioni, una sorta di fenomeno di “rapallizzazione” tipico della cittadine costiere liguri, non a caso il termine è stato coniato proprio per Rapallo nella riviera di Levante.
Infrastrutture. Senza girarci intorno, in molte di queste cittadine è aperta la questione della tratta ferroviaria su 2 diversi ordini di problemi: il raddoppio e lo spostamento o “ribaltamento a monte”. Il tratto a binario unico è un’offesa ai cittadini liguri che sulla dorsale ferroviaria che attraversa tutta la regione, devono contare come strumento indispensabile per spostarsi, per lavoro e per turismo. Come risolvere la questione? Ad oggi presenti sul sito delle ferrovie si possono vedere i progetti di raddoppio con ribaltamento a monte, per intenderci ad esempio ciò che fu fatto negli anni settanta nelle cittadine tra Arenzano e le Albissole le cui aree costiere tornarono a nuova vita e si diede uno slancio importante per il litorale con splendide “passeggiate a mare” e impulso ad un turismo qualitativamente superiore.
L’alternativa che viene posta sul tavolo è il raddoppio in sede, ovvero laddove necessario ampliare il tratto ferroviario nella sua sezione per ricavare il secondo binario. Certamente gli investimenti necessari sarebbero più contenuti come anche gli impatti sul territorio. A queste opzioni non c’è alternativa e la scelta può e deve essere fatta con il coinvolgimento dei cittadini tutti, sia coloro che sono su area costiera sia coloro che potenzialmente sarebbero impattati dal ribaltamento a monte. Non solo, ogni scelta và effettuata con approccio scientifico prevedendo prima analisi e controlli del territorio, poi condivisione con la cittadinanza ed insieme le decisioni del caso.
E rimanendo nell’ambito infrastrutture, abbiamo certamente ancora aperto il tema depuratori che in alcune zone, come l’albenganese, non trova soluzione definitiva e permane quindi il potenziale rischio, come altrove a macchia di leopardo, degli sversamenti soprattutto in periodo estivo: chiaramente per aree che del turismo balneare si giocano una importante fetta di entrate economiche non è accettabile ed oltretutto non è linea con le direttive europee che impongono reti di depuratori sui territorio o in alternativa le cosiddette fosse IMOF (fosse chimiche).
Nel Ponente savonese si gioca poi una partita delicatissima sul fronte sanitario, di cui in altri articoli ho già fatto cenno. I 2 ospedali di Albenga e Pietra Ligure sono al centro di continue discussioni, oggetto di pellegrinaggi continui da parte di tutte le forze politiche con annessi regali di penne, borsette e altri piccoli oggetti. Al di là del cattivo gusto, che pare più da avvoltoi che si aggirano intorno alla loro preda, o al cadavere, io credo che i 2 ospedali debbano convivere e sopravvivere. Lunga vita ai 2 ospedali! Ma pienamente integrati, con i servizi e le specialità equamente distribuiti per massimizzare personale e macchinari. Offrire un servizio pubblico eccellente significa saperlo valorizzare, puntando a chirurgia elettiva in uno e magari in chirurgia traumatica nell’altro. Avere 2 ospedali a distanze ravvicinate non significa necessariamente sprechi: è “semplicemente” una questione di organizzazione ben fatta da promuovere e raggiungere. Dobbiamo puntare a fornire eccellenze per invertire le fughe fuori regione ed anzi saper attrarre sul nostro territorio pazienti che cercano servizi di qualità.
E poi il capitolo lavoro, legato a casi noti come la questione Piaggio e i cantieri Rodriquez, ferite aperte sul fronte occupazionale ma anche potenziali mire speculative per la solita edilizia quando invece, con le giuste leve come la riduzione dell’IRAP o le stesse infrastrutture di cui sopra, si poteva avere di più e meglio. Ma non solo, il lavoro nel settore primario, forte nell’albenganese, è spesso a rischio per un delicato equilibrio sul territorio che causa dissesto idrogeologico risponde come può manifestando le evidenti responsabilità di chi non ha programmato e rispettato il territorio stesso.
Un territorio quindi delicato, che ha però ampi margini di miglioramento ad esempio nel turismo stesso che non può essere solo balneare, ma deve mettere a fattor comune le bellezze dell’entroterra, ricco di borghi e paesaggi da visitare. Metterli a fattor comune, in un contenitore che li promuova a livello internazionale insieme ad un marchio che identifichi il nostro territorio e la bellezza che può offrire.
Non per ultimo e non da ignorare le infiltrazioni malavitose, vi invito a fare una ricerca con il Google e le parole chiave “ponente savonese”: l’esito vi stupirà, forse tranne gli addetti ai lavori. Una partita difficile che su trasparenza, onestà e legalità può trovare la chiave per vincere.
Queste ed altre idee sono un libro dei sogni per alcuni, una idea chiara di sviluppo per noi.