Come anticipato nella prima parte dell’articolo, prima delle festività natalizie, andiamo a chiudere questa non esaustiva analisi del concetto di “smart cities”, con alcuni esempi o /e casi di riferimento di come, visto sia come strategia che come strumenti, e il quando: ovvero casi o progetti di città intelligenti.
In ambito europeo è sicuramente doveroso ricordare quanto sia stato e sia tuttoggi determinante il patto dei sindaci (…VEDI), un’iniziativa autonoma dei Comuni europei finalizzata a ridurre le emissioni di CO2 di oltre il 20% entro il 2020 attraverso l’efficienza energetica e azioni di promozione dell’energia rinnovabile11.

Lanciato nel gennaio 2008, il Patto è sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito del perseguimento degli obiettivi della Strategia 20-20-2020.

Ad oggi vi aderiscono 4.200 Comuni europei per una popolazione di circa 165 milioni di abitanti, di cui oltre 2.000 italiani. Savona non è firmataria del patto, al contrario ad esempio di Albisola Superiore per citare un comune limitrofo, pare comunque abbia recentemente avviato le pratiche per sottoscrivere un protocollo di intesa con la Provincia di Savona: deve essere presentato un progetto strutturato e sostenibile che consenta di avviare un reale caso di “green economy” e soprattutto che non sia una agopuntura per sporadici finanziamenti fini a se stessi ma piuttosto l’embrione di una visione diversa dello sviluppo urbano.

I Piani infatti dovrebbero includere iniziative nei seguenti settori:

– Ambiente urbanizzato (inclusi edifici di nuova costruzione e ristrutturazioni di grandi dimensioni).

– Infrastrutture urbane (teleriscaldamento, illuminazione pubblica, smart grids, ecc.).

– Pianificazione urbana e territoriale.

– Fonti di energia rinnovabile decentrate.

– Politiche per il trasporto pubblico e privato e la mobilità urbana.

– Coinvolgimento dei cittadini e, più in generale, partecipazione della società civile.

– Comportamenti intelligenti in materia energetica da parte dei cittadini, consumatori e aziende.

 

L’adesione consente l’accesso ai fondi della Banca Europea per gli Investimenti e/o altri fondi dell’Unione Europea (ad esempio, i fondi strutturali 2007–2013) o altri strumenti finanziari innovativi per interventi specifici.

 

Altro strumento organizzativo quale piano strategico per le tecnologie energetiche è il SET Plan (…VEDI) che traccia il quadro logico entro cui sviluppare le azioni per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2020 nel campo delle fonti energetiche in ottica “low carbon”, cioè energie sostenibili, Per l’implementazione di tali azioni propone alcune iniziative industriali, focalizzate su settori principalmente nel settore energetico.

 Infine una delle colonne portanti nell’ambito è l’iniziativa europea è la “Smart Cities and Communities Initiative” con lo scopo di sostenere, in parte, nella realizzazione dei propri progetti circa 20-25 città europee che dimostrino la volontà di andare oltre gli obiettivi climatici ed energetici dell’Unione Europea per giungere ad una riduzione del 40% delle emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020.

I progetti sono previsti concentrarsi su tre direttrici principali:

– Reti elettriche.

– Trasporti.

– Efficienza energetica nell’edilizia.

Quali strumenti finanziari abbiamo uno scenario europeo ed italiano che si configura con alcune linee principali di supporto.

Nel 2011 la Commissione Europea ha lanciato l’iniziativa “Smart Cities and Communities European Innovation Partnership” che, per il primo anno (2012), è stata finanziata con 81 milioni di Euro destinati ai settori dell’energia e dei trasporti. Per il 2013 il budget è stato portato a 365 milioni di Euro e riguarderà anche il settore ICT.

Diversi i settori coinvolti:

– Edifici intelligenti e progetti di quartiere

– Approvvigionamento intelligente e progetti al servizio della domanda

– Progetti di mobilità urbana

– Infrastrutture digitali intelligenti e sostenibili.

Sempre a livello europeo, sono stati inoltre lanciati ulteriori bandi di ricerca in cui rientrano anche i temi smart city:

– 9 miliardi di Euro a conclusione del Settimo Programma Quadro 2007-2013.

– 80 miliardi di Euro con il nuovo programma comunitario Horizon 2020

(nuovo Programma Quadro di Ricerca e Innovazione 2014-2020).

Ad essi si aggiungono:

– Bando “Smart Cities and Regions” (febbraio 2012) destinato allo sviluppo di smart grid locali (dimensione energetica e ambientale insieme, con il supporto del digitale).

– Azioni pilota sull’ “Internet del Futuro” che dovranno, entro il 2015, concretizzarsi in una decina di progetti di territorio.

Le più rilevanti vedono in prima fila il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) con le 2 principali azioni viste nel 2012.

– Marzo 2012: stanziamento di oltre 200 milioni di Euro per progetti inerenti le smart city nel Mezzogiorno, accompagnati da 40 milioni di Euro per “Progetti di Innovazione Sociale”

– Luglio 2012: 655,5 milioni di Euro (170 milioni di contributo alla spesa e 485,5 milioni di credito agevolato) per la realizzazione dei progetti nel settore “Smart Cities and Communities and Social Innovation” su tutto il territorio nazionale.

Svariati ed estremamente interessanti i temi su cui partecipare che si legano anche ai lavori intrapresi dalla neonata Agenzia Digitale, di cui già trattato in precedente articolo.
Ora chiudiamo con alcuni casi concreti in larga scala di città smart nel mondo. Casi come Amsterdam, Curitiba (in Brasile), Seattle sono citati in pressoché ogni pubblicazione sul tema.
Amsterdam è tipicamente smart sugli aspetti di mobilità ed efficienza energetica degli edifici, Curitiba eccelle anch’essa per la mobilità, unita alla gestione dei rifiuti e Seattle è smart sul risparmio energetico.

Non mancano poi iniziative di vario genere in diversi città, ultima Tallinn in Finlandia che ripropone quanto avvenne a Bologna nel 70: per ridurre l’inquinamento e migliorare la mobilità viene fornito gratuitamente il trasporto pubblico locale. Certamente molto difficile da sostenere, a Bologna durò pochi anni, ma molto interessante come sperimentazione.

Nel campo della mobilità Hong Kong è sicuramente un caso da manuale.

I risultati ottenuti sono stati resi possibili da una visione chiara e integrata dei problemi di mobilità della città: Oggi a Hong Kong l’84% della popolazione (6 milioni di  abitanti circa) si muove usando i mezzi di trasporto pubblici, le biciclette o a piedi. Viene usata una carta che può essere usata su autobus, tram, traghetti, metropolitane, treni ad alta velocità e lunga percorrenza, funziona anche come carta di credito e fornisce sconti ovunque.

All’avanguardia nei servizi smart rivolti alla società “sociale” è Singapore: la città ha un approccio fortemente innovativo in ambito salute e grazie a questa visione medici e operatori sanitari possono accedere in tempo reale a tutte le informazioni clinicamente rilevanti di un paziente (dati anagrafici, diagnosi cliniche, storia farmacologica, ecc.), con la possibilità di ridurre sia i costi (in termini di test duplicati o inutili) sia le possibilità di errore, sia in fase di prevenzione.

Le città smart possono essenzialmente svilupparsi secondo due modelli: greenfield (città create ex novo) o brownfield (città esistenti).

Esempio del primo caso è Masdar, che sorgerà a pochi chilometri dal centro di Abu Dhabi e a 15 km da Dubai, entro il 2020 (…VEDI ).

Masdar City è un progetto, del valore totale di 22 miliardi di dollari, ad opera della società Masdar – grande impresa attiva nel settore delle energie rinnovabili, a sua volta controllata dalla Mubadala Development Company, la società di sviluppo immobiliare ed economico del Governo di Abu Dhabi.

A regime i residenti dovrebbero essere circa 50.000, e circa 1.000 imprese, per lo più legate all’alta tecnologia e alle energie rinnovabili.

Una volta terminata, la smart city coprirà una superficie di 640 ettari e consumerà il 75% di energia in meno rispetto ad una città tradizionale di pari dimensioni. La strategia della città prevede zero emissioni, zero rifiuti, 80% dell’acqua riciclata.

Incredibile che proprio i proprietari del combustibile fossile per eccellenza, il petrolio, stiano lanciando iniziative di questo genere. Certamente le ampie disponibilità economiche sono un fattore determinante per iniziative di questo genere ma non solo: sono prove di trasmissione, insomma, test reali di un futuro che è alle porte.

Ma non è l’unico progetto estremo: la Cina è molto attiva e ci sono anche altre città in cantiere che verranno “ricreate” in ottica smart, invito a consultare …l’articolo

Futuro irrealizzabile? No affatto ma ovviamente come già sostenuto ogni caso ed ogni sviluppo và contestualizzato nel proprio territorio, l’Italia ha altre specificità, esigenze e risorse economiche diverse.

Per lo scrivente non vi è una sola soluzione o strategia ma sono convinto che sia fondamentale l’indirizzo “politico”.  Solo una visione chiara, condivisa e convinta di quale modello di sviluppo si voglia  intraprendere, e quello “smart” è l’unico sostenibile per le prossime generazioni, può far si che si concretizzi. Non si tratta di un piano di sviluppo del genere sovietico del primo novecento, ma piuttosto un insieme di iniziative coordinate che si sviluppano nel tempo, supportate da investimenti pubblici ma anche privati, in un contesto invitante, fatto di incentivi, detassazioni, agevolazioni, anche e soprattutto per i cittadini.