Nell’ambito delle iniziative e degli attori istituzionali e non, coinvolti in questo processo di sviluppo economico che definiamo “Smart Cities”, possiamo individuare una sorta di mappa ben inquadrata da questo schema a insiemi.

Gli attori come si vede sono molteplici, ognuno con un ruolo ed un determinato committment che affonda le radici nel grado di interesse, coinvolgimento, spinta e input politico. I recenti interventi dell’Esecutivo in carica hanno dato vita ad un ente che sulla carta può rappresentare un eccellente opportunità in ottica sviluppo Smart Cites, l’Agenzia Digitale.

Istituita dal Decreto Sviluppo approvato dal Consiglio dei Ministri il 15 giugno 2012, l’Agenzia è una leva fondamentale per conseguire gli obiettivi di Europa 2020. Assolverà compiti cruciali quali:

– sviluppare le reti di nuova generazione;

– garantire la sicurezza e l’interoperabilità dei dati della Pubblica Amministrazione;

– dare sviluppo all’Agenda Digitale (prevista per settembre 2012).

La nuova Agenzia incorpora le funzioni svolte finora da tre diversi enti – DigitPA, Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, Dipartimento per la digitalizzazione – che vengono soppressi (i primi due) o riorganizzati (il terzo). Avrà un organico di 150 addetti, guidati da un direttore generale con mandato triennale, nominato dal Presidente del Consiglio d’intesa con i Ministri dello Sviluppo Economico, dell’Economia, dell’Università e Ricerca, della Funzione Pubblica.

L’Agenzia Digitale, che possiamo raffigurare come il contenitore, ha quindi dei compiti tra cui spicca quello di dare sviluppo alla cosiddetta “Agenda Digitale” che di fatto rappresenta il contenuto concreto di linee guida.

L’Agenda Digitale Italiana (ADI) è stata istituita il primo marzo 2012 con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione; il Ministro per la coesione territoriale; il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Ministro dell’economia e delle finanze. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge del 18 ottobre 2012, n° 179 “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” –  c.d.provvedimento Crescita 2.0 – in cui sono previste le misure per l’applicazione concreta dell’ADI. I principali interventi sono previsti nei settori: identità digitale, Pubblica Amministrazione digitale/Open data, istruzione digitale, sanità digitale, divario digitale, pagamenti elettronici e giustizia digitale.

L’approccio dell’ADI (http://www.agenda-digitale.it) è stato sostanzialmente quello di individuare dei gruppi di studio, attori principali di proposte, idee e confronti da cui sono scaturite le linee guida di sviluppo sulle quali fare leva per creare interventi normativi di impulso all’economica, il processo lo possiamo raffigurare tramite questo schema, tratto direttamente dal relativo sito istituzionale.
L’Agenda Digitale Italiana si pone quindi lo scopo di raccogliere gli spunti propositivi dalla società civile per trasformarli in azioni concrete che l’Agenzia Digitale avrà il compito di mettere in pratica.

L’elaborazione delle idee all’interno dei 6 filoni di sviluppo sopra rappresentati ha, ad oggi, prodotto un elenco di interventi che, se realizzati, possono dare realmente un contributo occupazionale importante e un reale impulso economico traducibile in punti percentuali del PIL. La prospettiva è tale per cui è sostenibile che gli investimenti, che pure rappresentano costi per il Prodotto Interno Lordo, si tramutino in utili perché efficentano la vita comune.

Questa la lista di proposte corredate da analisi schematiche di ciascuna area di interesse:

Infrastruttura di Rete

Integrazione dei sistemi ICT nella P.A.

Digitalizzazione nei rapporti di imprese e cittadini verso la P.A. (Switch-off)

Incentivo all’utilizzo del digitale e competenze

L’intervento italiano và doverosamente contestualizzato nella politica di più ampio respiro avviata dall’Unione Europea con l’Agenda Digitale Europea e gli obiettivi Europa 2020 (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2010:2020:FIN:IT:PDF). Con questo strumento l’Unione Europea ha individuato nel “digitale” una delle vie d’uscita dalla profonda crisi che ci accompagna da alcuni anni e ha conseguentemente indirizzato gli stati membri a fare altrettanto, contestualizzandoli per ogni area: in sostanza la visione di una forte digitalizzazione può rappresentare un efficentamento importante della vita, del sociale, dei processi e quindi trasformarsi in un fattore di produttività a proprio vantaggio. Si sposa peraltro pienamente con le “Smart Cities”, con un nuovo modello di sviluppo che oramai si rende necessario ed indispensabile.

Quindi, ancora di più, vi sono prove ed elementi concreti che siamo su una strada tracciato con criterio, all’interno di una visione più ampia e che solo la cecità della classe politica che fino ad ora ha occupato la “stanza dei bottoni” ha posto l’Italia su un divario ampissimo, se raffrontata con altri paesi. Non tutto è perduto, enti e strumenti come l’Agenzia Digitale sono di fondamentale importanza e se usati correttamente non possono che dare buoni frutti: si pone ovviamente la questione politica. Se tale non sarà sponsor attivo e non darà credito a questi strumenti, avremo gli ennesimi carrozzoni inutili ed improduttivi.