Siccome a prendersi troppo sul serio si finisce di cadere nel ridicolo, oggi vorrei fare alcune considerazioni su una passione che ho sviluppato negli ultimi anni: il vino.

Cogno-VistaNovello

Certamente bevo vino da tempo (non sono un alcolizzato sia chiaro!) ma circa tre anni fa mi sono iscritto ad un corso di degustazione organizzato da quella che una volta era l’UNITRE ed ora si chiama UNISAVONA e che propone ogni anno corsi molto interessanti che toccano dalla cultura al corso di cucina compreso il famoso corso di degustazione. Il corso di degustazione vini è organizzato da persone estremamente appassionate innanzitutto e competenti che fanno capo ad una organizzazione che si pone l’obiettivo di promuovere la passione per il buon vino, l’uso moderato ovvero “poco ma buono” ed il cosiddetto “eno – turismo” ovvero l’opportunità di visitare le cantine per conoscere direttamente il luogo di origine e produzione, il territorio.

 terroir-definition-for-wine

 

Eh sì perché il vino è forse una delle produzioni dell’uomo maggiormente legate al territorio di cui è imbevuto, scusate il gioco di parole, come anche della cultura stessa che si sviluppa con esso e grazie ad esso. Infatti nel settore si parla del cosiddetto terroir che identifica il rapporto uomo – vigna – territorio, gli elementi essenziali nella composizione del vino quale prodotto finale, una bella definizione si trova anche in wikipedia “il terroir definisce l’interazione tra più fattori, come terreno, disposizione, clima, viti, viticoltori e consumatori del prodotto. Questa parola non può essere banalmente tradotta in altre lingue in “territorio” in quanto il concetto è molto più complesso”.

Vero. La traduzione non renderebbe giustizia ma il concetto è chiaro ed il nesso tra i diversi fattori è determinante.

Per questo il vino diventa prodotto del territorio e ne identifica le caratteristiche oltre che promuoversi vicendevolmente: è un fattore determinante e và tutelato come bene produttivo. Che siano vitigni importati o autoctoni, franco di piede o no, laddove presente si lega al luogo di produzione si identifica con esso e con il passare del tempo con le persone che ci lavorano. Rosso, bianco, rosato, fermo o mosso, invecchiato in botti di rovere o vino in purezza, le mille varianti ogni volta uniche.

Fino a poco tempo fa il vino italiano era poco noto per la sua qualità, veniva prodotto in abbondanza e bevuto senza molto criterio. Avevamo ampia produzione, quantomeno fino a 25-30 anni orsono mentre la Francia è sempre stata una eccellenza noi, soprattutto con il caso del metanolo, avevamo toccato il fondo. Da allora la strategia è completamente cambiata, la promozione ed i controlli hanno dato il via ad un nuovo modo di concepire il vino e una cultura completamente diversa. E’ ripresa con intensità la coltivazione di terre da vino anche di piccole dimensioni, ricercando la qualità con tecniche nuove o tradizionali ma disciplinari molto rigidi che oggi ci consentono di avere vini eccellenti di qualità invidiabile. I migliori alla faccia dei francesi.

La Liguria non è da meno, le nostre zone hanno ottimi bianchi tra cui il Vermentino, che contro quello sardo è più secco e sapido, il Pigato, di vitigno simile al primo ma ancor più qualitativo, e rossi come il Rossese di Dolceacqua, il vino più pregiato fra i rossi liguri, cui segue l’Ormeasco. Nel savonese non possiamo non citare la Granaccia di Qualiano ed il Buzzetto, una variante della lumassina. Alcuni esempi che consentono a diverse piccole imprese locali di produrre e commercializzare creando valore per tutti. Ma non solo.

La coltivazione del vino tramite il recupero di terre collinari abbandonate consente di salvaguardare localmente aree dal dissesto idrogeologico e parallelamente può ridar vita a quei borghi dell’immediato entroterra ormai spopolati.

Ecco che alla fine ci sono caduto e tra il serio e faceto in fondo c’è sempre qualcosa di utile, anche da semplici passioni si può vedere come dietro ci siano risvolti importanti. Anzi, per la nostra regione determinanti.

Ora vado a farmi un bicchiere.