Questa settimana temevo di non avere particolari argomenti di cui scrivere nell’appuntamento settimanale con Trucioli, anche perché impegni di lavoro e personali mi hanno portato via molto del mio tempo libero. Ma proprio su questi ultimi ho trovato uno spunto di cui è bene, anzi doveroso, invitare a riflettere e conoscere.
Un mio parente prossimo, molto molto prossimo, è stato ricoverato per un ulteriore intervento chirurgico, il quinto nella fattispecie, presso l’ospedale “Ospedale Santa Maria di Misericordia” di Albenga, nel reparto definito MIOS, acronimo di Malattie Infettive e Ortopedia Settica. A dirla con una battuta, nelle vesti di Crozza che imita Formigoni, “una eccellenza”, ma c’è ben poco da scherzare perché abbiamo veramente una eccellenza e magari non ne siamo coscienti.

L’intera struttura ospedaliera è nuova, ben fatta, pulita ed accogliente, per il reparto in questione vi sono poi delle interessanti sinergie tra infettivologi, ortopedici e specialisti in ricostruzioni plastiche. Questo mix di competenze ha fatto sì che possano essere eseguiti interventi ortopedici di ricostruzioni o trapianti ossei, francamente impensabili per chi non è avvezzo a siffatte operazioni, generalmente causati da una forma infettiva molto diffusa, l’osteomielite.

L’infezione in questione và affrontata con la massima serietà, non si scherza, se attacca l’apparato osseo di un arto estendendosi su di esso, può non esserci scampo e l’amputazione risulta essere l’intervento finale, mio malgrado ho visto persone nel reparto che hanno dovuto subire questo percorso. Affrontata come fanno al MIOS di Albenga, con approccio specifico, puntuale e preciso, combinando cure antibiotiche con trapianti ossei prelevati da altre parti del corpo con alcune tecniche peculiari, come anche il parziale trapianto dei vasi sanguigni circostanti l’osso, il paziente torna a regime.

Ecco che allora dobbiamo pretendere, come cittadini e come contribuenti, che ci siano tanti reparti come il MIOS in giro per gli ospedali nostrani, che possano anche attrarre giovani medici promettenti, come ve ne sono ad Albenga, e che in questo modo la Sanità Pubblica possa essere una tranquilla e serena opportunità di ricevere cure adeguate con professionalità di livello.

Non ultimo considero che anche l’aspetto umano, relazionale, tra gli operatori vari presenti e i pazienti, come anche i familiari, sia improntato ad un eccellente rapporto paritario.

Certo, il brusco risveglio alla realtà arriva vedendo come la Regione Liguria, guidata da Claudio Burlando, interviene sulla Sanità ligure, di cui ha competenza. Tagli, riduzioni del personale, personale infermieristico sostituito dalle cooperative, con meno diritti e retribuzioni inferiori, sezioni di Pronto Soccorso che chiudono…così, se il destino ha deciso di metterti alla prova, la giunta regionale gli dà un mano, magari una mezzoretta in più in ambulanza “et voilà”, risolto il problema alla radice.

Dimenticavo, i soldi non ci sono, tranne che per valichi, piattaforme, raddoppi stradali….le priorità, per alcuni, per altri sperpero di denaro pubblico. Mi domando cosa succederà quando arriveranno le prime cause in giudizio per decessi causati da tempi di trasporto eccessivi a causa delle distanze da coprire, viste le riduzioni di Pronto Soccorso disponibili.

Chi pagherà?