Il “meccanismo” della lista civetta nasceva formalmente per creare una lista ad arte da partiti e coalizioni al fine di aggirare il meccanismo dello scorporo contemplato dalla vecchia legge elettorale del 1993, per quanto riguardava la Camera dei deputati.

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Quella legge elettorale, per tre quarti maggioritaria (con collegi uninominali di tipo anglosassone), e per il rimanente quarto proporzionale con sbarramento, prevedeva che un candidato nel collegio uninominale dovesse collegarsi ad una lista presente nella parte proporzionale, cui sottrarre (scorporare) la differenza di voti tra il primo candidato risultato vincente e il secondo.

Per aggirare questo meccanismo, i grandi partiti e le coalizioni evitavano di collegare i loro candidati nei collegi uninominali alle liste reali di partiti reali, a cui nel qual caso sarebbero stati sottratti dei voti, e li collegavano a liste fittizie, liste civetta per l’appunto. [Fonte Wikipedia]

Da allora hanno assunto, cambiando la legge elettorale nazionale, connotazioni diverse, come i casi di liste civetta che si presentano anche a competizioni regionali, nazionali e non solo richiamando direttamente e volutamente liste o partiti senza che questi ne abbiamo conoscenza, ma con lo scopo di sfruttare biecamente il raggiro all’elettore, magari disattento, e ottenere dei voti validi.

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Inoltre, vi è la casistica dei Comuni sotto i 15 mila abitanti laddove, in caso di presentazione di una lista unica, al voto si dovrebbero recare il 51% dei residenti: circostanza molto difficile in alcune realtà territoriali. La “lista civetta” evita il problema fornendo una blanda, se non farlocca, alternativa per una validità a maggioranza semplice dei voti e la conseguente vittoria di chi di fatto doveva vincere. Insomma, un accordo sottobanco.

Veniamo comunque al caso, anzi ai casi, che più ci sono vicini, ovvero le innumerevoli liste civiche presenti nelle elezioni amministrative dei comuni intorno a Savona: da Varazze ad Albenga, passando per le Albisole, Quiliano, Vado è un allegro fiorire di liste civiche, tutte innovatrici e rinnovatrici, tranne scoprire poi che molte di queste, soprattutto quelle papabili per la vittoria, sono legate mani e piedi ai partiti.

Mi domando perché tutte nascondono dal proprio simbolo il chiaro legame al partito che rappresentano? Perché come per la lista dei candidati sindaco delle Albisole, o di Vado non viene mostrata l’evidente e nota appartenenza al partito politico cui sono legati.

Il partito che si vergogna del partito? Eppure l’elettore ha diritto di sapere chi sta votando, non solo dalle parole, ma anche dall’ispirazione e dai principi di riferimento di cui molti parlano riempiendosi la bocca. Sembra più una partita a Risiko, dove si occupa il territorio con le proprie milizie, nascondendole dietro delle liste civiche per attrarre più voti, anche di chi, se ci fosse il tanto amato/odiato simbolo forse non sarebbe propenso a dare il voto.

Quindi ancor più grave, senza andare a pensare male, ma francamente trovo più encomiabile una lista civica vera, dove nessuno è realmente iscritto ad alcun partito, soprattutto il candidato sindaco, che quantomeno è coerente e trasparente con i cittadini

Queste interpretazioni delle “liste civetta”, perché questo sono, dove apparentemente non ci sono riferimenti salvo poi “scoprire”, come ad esempio a Stella, che la lista civica è una lista del PD dove il Sindaco è candidato alle europee per il Partito Democratico, rappresentano un aspetto a dir poco “spiacevole” nel rapporto con gli elettori, dimostrando sempre più quanto sia importante la coerenza anche nell’ uso dei simboli.

Che poi, ad essere un po’ maligni, la civetta è simbolicamente ambigua, spesso associata a cattivi presagi in virtù del fatto di essere animale notturno…. se tutte queste liste civetta portassero pure un po’ sfiga?