Volevo fare una riflessione approfondita e con molte citazioni alle normative passate e vigenti ma non credo sia necessario per definire un principio cui traguardare.

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Le modalità di raccolta fondi per i partiti tradizionali sono strettamente legate alla stesso percorso intrapreso dagli anni del dopoguerra volto alla ricerca di strumenti finanziari che ne consentissero l’autonomia operativa. Fin dagli anni sessanta e successivi in Italia si sono accavallate norme su norme per modificare o intervenire sui criteri di finanziamento pubblico ai partiti, peraltro non disciplinato in Costituzione volutamente affinchè non venissero “istituzionalizzati”: ancora una volta la nostra Costituzione si conferma migliore dei tempi che trascorrono e dei politici che si avvicendano.

Purtroppo però non è riuscita nell’intento di contrastare la fame di denaro che con gli anni i partiti hanno manifestato parallelamente a come gli stessi sono entrati purtroppo nelle istituzioni, spartendosi tutto: dai media alle banche, dalle industrie alle infrastrutture ed altro ancora. Finanziamento pubblico ed erogazioni liberali: questi sono gli assi portanti delle entrate. Ma se per le seconde, opportunamente limitate, disciplinate e rendicontata si rifanno alla libertà di ciascuno di sovvenzionare qualunque forma associativa in cui crede con il proprio denaro, per il “finanziamento pubblico” ci vogliono ben altre attenzioni. Si tratta di denaro nostro, di tutti, presente nelle casse dello stato grazie alle nostre tasse, in un modo o nell’altro. Nell’istante in cui questo denaro viene riversato o tramite finanziamento o, in forma “truffaldina” come rimborso elettorale, è assolutamente necessario capire come vengono spesi questi denari, chi li incassa, se sono giustificati e se sono “opportuni”. Si, anche l’opportunità di disporre di ingenti somme in un periodo di forte contrazione economica è motivo di riflessione attenta che purtroppo non è mai stata fatta.

Enormi fiumi di denaro sono finiti in mano  e tuttora sono in mano ai partiti con i quali si sostenta la partitocrazia fine a se stessa,  gli italiani però nel ’93 mandarono già un messaggio piuttosto chiaro che fu immediatamente raggirato. img1Oggi siamo per certi versi in un contesto simile ad allora ma con meno processi in corso o forse con meno indignazione, ci siamo abituati.

 

E comunque sia da tutti, senza distinzioni di credo politico, magari senza manifestarlo chiaramente, c’è il forte desiderio che vengano limitate le ingenti somme di finanziamento pubblico ai partiti. Il Movimento 5 Stelle  ad esempio vi ha rinunciato direttamente, questi comunque sono fatti concreti ed interessanti esempi.

I partiti tradizionali hanno discusso, dibattuto, sentenziato, pontificato e sono arrivati, tramite “Palle d’acciao” Letta, a formulare una proposta geniale: togliere formalmente il finanziamento pubblico ai partiti nell’arco dei prossimi 3 anni e contestualmente inserire forme di detrazione su presunte scuole di politica tenute dai partiti (ma non c’è già la facoltà di Scienze Politiche per questo) e detrazioni sulle erogazioni liberali, oltre che la destinazione del 2 per mille sottratta, inevitabilmente ad altre voci di bilancio.

Insomma, i conti non sono ancora fatti ma c’è chi giura di avere ottenuto un sostanziale pareggio tra quanto si rinuncerebbe e tra quanto alla fine si andrebbe a prendere con queste forme di finanziamento indiretto.

Peccato perché non hanno compreso che la volontà degli italiani era diversa, ma con la finzione e l’arte del mistificare purtroppo non è stata colta la delicatezza dello scenario attuale.

Tutti i partiti tradizionali (PD+-L) fanno molte parole su molte questioni ma in concreto reali e vere riforme, coraggiose, non se ne vedono. L’esempio dato dai “grillini”, così sporchi brutti e cattivi, non è certo un voto di povertà e castità ma un messaggio a dimostrazione che per fare politica, a tutti i livelli, sono sufficienti minori risorse e che se queste sono dedicate ad altre aree economiche ne possiamo trarre vantaggio tutti: in ultimo ad esempio l’attivazione del conto in un preciso capitolo di bilancio dove destinare le varie eccedenze di diarie che il Movimento 5 Stelle ha “lasciato” allo Stato, pretendendone però una precisa destinazione, nel caso specifico alle piccole-medie imprese in difficoltà.

Un altro esempio di come investire meglio i fiumi di denaro che i partiti ricevono e che, Berlusconi docet, non hanno affatto impedito ad un uomo con ingenti somme di dominare la scena politica italiana. Quindi è dimostrato come non ha funzionato il principio di dare soldi alle forze politiche per fare in modo che non divenissero preda di uomini assetati di potere e scarsi principi morali.

E’ invece dimostrato come possano essere ridotti ed usati meglio, senza prendere in giro gli italiani, i presunti fondi di finanziamento pubblico o  rimborsi elettorali anziché inventare ulteriori forme di “sottrazione di fondi pubblici” per spese inutili, l’ennesimo Padulo…natalizio per di più.

P.S.: Buone Feste.