Diversi verbi per definire diverse conseguenze, ma non solo, gli stessi forniscono ulteriori spunti perché ognuno ha un significato diverso e forse una connotazione più o meno positiva. Ad esempio l’adagio che “l’unione fa la forza” è certamente il più positivo e attraverso ”l’unire” le forze di diversi soggetti è possibile avere una forza complessiva maggiore.

Accorpare” ha una valenza diversa con un messaggio in cui un soggetto fa proprio un altro, magari più piccolo. Molto in voga dal punto di vista aziendale dove spesso aziende ne accorpano altre. Infine “sopprimere”, molto chiaro e non lascia spazio a interpretazioni.

porto

L’esempio migliore di utilizzo dei diversi verbi sopraelencati lo ha dato e lo sta dando la vicenda delle Autorità Portuali che in questi mesi ha riempito ed animato i dibattiti sui giornali e nella politica locale. In parte su spinta delle ultime richieste del governo Renzi, in parte perché tema aperto da tempo, si è passati dal parlare di “unioni” fra le autorità portuali di Genova e Savona piuttosto che di accorpamenti e soppressioni (per quella di Savona). Un po’ tutte le alternative che venivano proposte di volta in volta dall’una o dall’altra figura politica.

Personalmente non credo sia un problema da trattare con piglio campanilistico o territoriale, come sembra sia avvenuto nel partito che guida la regione ed i comuni principalmente coinvolti, forse per proprie questioni interne visto un troppo diretto coinvolgimento della politica nella gestione delle Autorità Portuali, il vero problema a mio avviso, ma piuttosto un modello corretto e vincente di “governance” per rendere più competitiva una industria che potenzialmente può dare molto al territorio.

Scrivo potenzialmente perché su Savona ci sono luci e ombre nel rapporto tra Autorità Portuale e territorio: sia chiaro che non basta dire che una qualunque ditta/impresa fornisce opportunità di lavoro e quindi è benevola con il territorio. Le opportunità di lavoro ci sono perché servono a quella ditta/impresa. Non c’è alcun rapporto di benevolenza ma un semplice interesse comune: da una parte serve una risorsa per fare delle attività, dall’altra serve un reddito. Nulla di più nulla di meno.

Stesso discorso vale per l’Autorità Portuale che peraltro, rispetto ad una qualunque ditta, non può certo “spostare” la propria attività altrove.

Quello che forse è mancato negli ultimi anni è un maggiore investimento degli utili sul territorio attraverso percorsi condivisi con la cittadinanza su temi di interesse sociale e generale. Un esempio negativo è la costruzione della nuova sede: perché non si poteva recuperare strutture già esistenti come Palazzo S. Chiara?

Ricordo che la definizione, presente sul sito dell’Autorità, è “L’Autorità Portuale di Savona è un ente pubblico non economico, istituito dalla legge n. 84 del 28 gennaio 1994, che amministra il litorale fra Albissola Marina e Bergeggi: 10 km di costa che includono i porti di Savona e Vado Ligure e le spiagge comprese fra i due scali.”

Stiamo parlando di un ente pubblico quindi, che è bene collettivo e non strumento di amministrazione politica: se per superare la logica attuale è necessario rimescolare le carte a favore di un nuovo approccio gestionale, ben venga individuare una forma di unione con l’Autorità Portuale di Genova, peraltro interessante per prepararsi alla nuove sfide del mercato con specializzazioni in settori merceologici in ogni area portuale. Poter ridurre anche il peso degli emolumenti per i vertici dirigenziali e politici può rappresentare un ulteriore spazio di miglioramento, lasciando ad ogni area portuale autonomia nelle scelte operative si potrebbe comunque mantenere un corretto assetto tra unione amministrativa e gestionale e autonomia operativa.

Ma tant’è la riforma che era in procinto di varare il ministro Lupi è stata esempio di come al peggio non c’è fine perché senza un’adeguata visione si andava unicamente verso la  “soppressione” di alcune autorità portuali tra cui quella di Savona. Ora il tutto si è stoppato in attesa di nuove revisioni, è probabile che le insistenze di alcune personalità del partito democratico siano state decisive o semplicemente non si è ancora trovato l’accordo per suddividere le aree di influenza politica (e temo sia la più probabile…). Una cosa è certa, questo modello di Autorità Portuale deve cambiare a favore di un maggiora condivisione dei risultati con la collettività intera, che poi ne è la proprietaria.