Lo stallo creatosi nel mondo sindacale, in particolare nell’ambito delle forme e dei modi con cui rendere esigibile tutto ciò che concerne e deriva della contrattazione fra sindacati e parti datoriali, ha purtroppo dei punti in comune con lo stallo della nostra politica.

Sono facce di una stessa medaglia dove alcuni attori non vogliono in alcun modo sciogliere i nodi che il tempo e le scelte sbagliate hanno provocato.

Nel mondo sindacale sono i due in particolare i temi caldi che l’accordo di Maggio di quest’anno ha cercato di risolvere: la modalità con cui misurare la rappresentatività di una sigla sindacale, con ciò che ne consegue, e l’ esigibilità di un contratto, nato da una “piattaforma” contrattuale posta da una o più sigle ma non necessariamente tutte, e la sua esigibilità appunto verso tutti i lavoratori, ovvero che sia applicata e rispettata da tutti.

Sul primo tema è bene fare un po’ di storia perché ad esso è legata la forte tensione fra le sigle sindacali del settore metalmeccanico, FIOM da una parte e FIM-UILM dall’altra, benché venga da domandarsi cosa ne pensano le altre, come i COBAS, di cui sempre poco si parla ma che anch’essi, nelle fabbriche e non solo ci sono ancora, eccome.

L’accordo interconfederale del Dicembre 1993 definisce le regole con cui costituire le RSU (rappresentanze sindacali unitarie) citando in particolar modo che possono prendervi parte quelle associazioni firmatarie del Protocollo di intesa del Luglio 1993 e/o quelle che comunque sono firmatarie del C.C.N.L. di categoria applicato al reparto o allo stabilimento oggetto di elezioni. Quindi, se la sigla sindacale rientra nelle casistiche di cui sopra può chiedere sostanzialmente l’indizione di elezioni. Tali si svolgono con delle votazioni di lista ed i seggi disponibili, variabili in base al numero di addetti a partire da 3 seggi, vengono assegnati proporzionatamente sulla base dei voti ricevuti. C’è però una complicanza, questo avviene su 2/3 dei seggi disponibili, il comma 2 del succitato accordo di Dicembre prevede che 1/3 sia dedicato esclusivamente alle sigle firmatarie del contratto collettivo di categoria. E’ bene ricordare che non tutte le sigle sindacali regolarmente presenti nel mondo dei sindacati sono necessariamente firmatarie di contratti, tipicamente i cosiddetti Cobas che non partecipano ai tavoli contrattuali ma anche, formalmente, per la FIOM nel settore metalmeccanico.

Evidentemente chi allora fece questo accordo, CGIL, CISL e UIL, ritenne che chi firmava dovesse essere favorito: sbagliato perché non è un principio democratico, anzi provocatoriamente parrebbe che chi non firma è sostanzialmente messo in una condizione di subire successivi ed ulteriori  aggravi, inoltre non garantisce reale rappresentatività, ma tant’è andò bene fino a pochi anni fa perché andava a ledere sigle sindacali generalmente meno presenti e soprattutto non sostenute politicamente dai partiti storici di inizio anni 90’, con le successive trasformazioni “trasformiste”: CGIL-PCI, CISL-DC, UIL-PSI.

Una nota di colore: nel protocollo di Luglio l’unica associazione che mise nero su bianco la sua contrarietà a destinare 1/3 dei seggi delle votazioni per RSU alle sigle sindacali firmatarie dei contratti collettivi fu la CONFEDIR, la confederazione dei dirigenti e quadri nella pubblica amministrazione.

Con il passare degli anni, senza particolari drammi, si arriva al contratto collettivo dei metalmeccanici del 2008 che viene siglato da tutte le 3 sigle appartenenti ai sindacati confederali. Ma contestualmente arriva la “bomba” FIAT con Marchionne che esce da Confindustria, quindi disdice il contratto poiché la sua parte datoriale che lo aveva firmato non lo rappresenta più e si apre il noto scenario dei contratti dedicati al settore Auto con i referendum delle diverse sigle, l’aspra contesa con la FIOM e le diverse piattaforme contrattuali per un nuovo contratto collettivo che arrivò nel 2009: il risultato finale fu quindi un contratto sottoscritto solo da FIM e UILM con l’esclusione della FIOM, successivo comunque ad un referendum in FIAT in cui la FIOM, per pochi voti, andò in minoranza.

Al di là di questa spiacevole e molto complessa vicenda, il nocciolo della questione è però proprio quanto nel 2011 e poi a Maggio di quest’anno i sindacati confederali hanno provato a dirimere, riscrivendo sostanzialmente le regole per la rappresentanza.

Si tratta in pratica come valutare e pesare una sigla sindacale: in base agli iscritti ed in base ai voti presi nelle elezioni per le RSU con una media pesata al 50% per ciascuno dei 2 fattori. Chi a livello nazionale conta quindi un valore maggiore o uguale al 5% fra  i lavoratori dello stesso settore (metalmeccanico, bancario o chicchessia purché nel privato), può sedere al tavolo della trattativa per i contratti collettivi. Un principio assolutamente corretto e tutto sommato simile ad una sorta di soglia di sbarramento.

Peccato che questo passaggio purtroppo abbia lasciato ancora irrisolta la faccenda dell’ 1/3 dei seggi: oggi come oggi ci sono delle nuove regole ma non è stata definita la modalità per superare questo punto ed ora FIOM, FIM e UILM “giocano“ a chi non vuole fare il primo passo. Da un lato la FIOM non è firmataria di contratto e quindi formalmente non potrebbe averne diritto, dall’altro ci sono però delle nuove regole con cui misurare la rappresentatività che sicuramente danno un peso importante alla FIOM. Il nodo da sciogliere è però strettamente legato all’altra questione, cioè l’esigibilità dei contratti.

Le nuove regole contenute nell’accordo di Maggio 2013 prevedono che ci possano essere, in fase di contrattazione collettiva, più piattaforme di proposta contrattuale: la parte datoriale darà precedenza a quella sostenuta dalla sigla/sigle che hanno un livello di rappresentatività come sopra descritto del 50% + 1.

E come sopra, se tale piattaforma sarà quella che diverrà contratto appunto sostenuta dal 50% + 1 delle organizzazioni sindacali, dovrà essere sottoposta a consultazione ed approvazione a maggioranza semplice da parte dei lavoratori della categoria coinvolta, secondo modi e tempi da definire in ciascun CCNL.

A questo punto parrebbe esserci la soluzione dei problemi di rapporti e pesi “contrattuali” nel mondo dei sindacati purché si riscriva definitivamente il regolamento per le elezioni delle RSU, cancellando il, “privilegio” dell’1/3, e si proceda quindi a fare elezioni laddove necessario per aggiornare i dati ed avere dei livelli di rappresentatività oggettivi.

Un’ultima nota per il settore metalmeccanico: la soluzione qui è ancora in itinere. Da un lato la FIOM continua a non riconoscere la validità del contratto collettivo dei metalmeccanici del Dicembre 2012 benché anche per via giudiziale ne sia stata confermata l’esigibilità, dall’altro FIM e UILM non intendono procedere a rinnovi di RSU rinunciando alla quota di 1/3 di cui formalmente avrebbero diritto.

Facciamo tutti un passo avanti: i primi accettino il contratto così come ora, magari dicendo che non gli piace così nessuno si sente offeso, i secondi diano il benestare in via transitoria, fino alla definitiva scrittura delle regole,  a fare elezioni aperte che peraltro vedrebbero un’interessante partecipazione anche di altre sigle, non solo la FIOM, tutte alla pari.

Chissà, magari qualche nuova organizzazione sindacale potrebbe farsi avanti e rivoluzionare il settore.