Il caso Bombardier di Vado è un canovaccio visto e ripetuto in molte realtà industriali italiane, laddove abbiamo a che fare con multinazionali. Non certo meglio se la passano le aziende a carattere nazionale ma, se non altro, il livello di confronto è racchiuso sul territorio ed è possibile sviscerare con più facilità quelle che sono le motivazioni e le cause per cui vengono intraprese determinate azioni.
Qui invece ci troviamo di fronte appunto ad una realtà industriale di primaria importanza per il nostro territorio, una realtà peraltro che si muove su una produzione in linea con soluzioni di mobilità particolarmente utili sia nel nostro contesto rivierasco, sia a più ampio spettro sull’intero territorio nazionale, peraltro senza impatti nefasti quali altre realtà vadesi ci hanno abituato. La produzione peculiare del sito in questione è rappresentata da un locomotore che è risultato nell’ultimo ventennio essere vincente sotto tutti i profili, il modello E464. Tutto bene fino a quando con il passare del tempo è naturalmente invecchiato e le richieste del mercato e del principale cliente Trenitalia hanno manifestato un limite strutturale: senza un investimento in termini di innovazione tecnologica ed omologazione per nuove tipologie di locomotori, il prodotto vadese di fatto non è più appetibile.
I lavoratori nella recente assemblea pubblica hanno quindi posto l’accento sul nodo della questione, ovvero la necessità che l’azienda investa per poter partecipare alle gare di Trenitalia con la disponibilità di un prodotto adeguato e già omologato, al fine di essere competitiva quanto e meglio degli altri concorrenti.

A dare risalto alla richiesta sono state chiamate le istituzioni e le forze politiche locali, tutte unite per l’obiettivo condiviso.

 E’ chiaro che a questo punto la questione si sposta sia sul confronto tra azienda, lavoratori e istituzioni, ma è altrettanto chiaro che di fronte abbiamo una multinazionale il cui vertice non è certamente in Italia, dovranno quindi fin da subito chiariti i ruoli ed i margini di manovra del management italiano.
In sostanza è necessario capire se e quale sia l’interlocutore più indicato per porre la questione, le istituzioni potrebbero su questo fare leva ed invitare ad esprimersi tutto il “Board” della divisione “Transportation” con un invito formale.

Altra questione da porre e la consueta abitudine di questa realtà a sollecitare viceversa le istituzioni per avere supporto ed aiuto durante le gare di appalto più sensibili con Trenitalia. Un’approccio di questo genere è piuttosto limitativo per una grande azienda, che tale si definisce, perchè è proprio con il suo prodotto e la diversificazione su più clienti che può garantire maggiori opportunità di sviluppo. Ben venga l’aiuto per il sito di Vado, ma la principale protagonista in questa vicenda è l’azienda che deve investire sul sito per crescere ed accedere a tutte le opportunità a cui sicuramente le istituzioni non porranno limiti.Trattandosi però di una multinazionale, purtroppo gli scenari sono ben più complessi, inutile nascondere un fatto noto a tutti, moltissime realtà come Bombardier stanno disinvestendo in Italia, dove i capitali sono diminuiti, il credito è bloccato e non ci sono in vista ampie campagne di miglioramento delle infrastrutture esistenti, come ad esempio i trasporti regionali.

Le scelte quindi che Bombardier farà non sono per ora note, anche se i segnali sono evidenti: per ora niente nuovi prodotti ma solo “revamping” delle carrozze, una sorta di rifacimento degli interni  che certamente non rappresenta una eccellenza dove la qualità del lavoro vadese può emergere come ha dimostrato sui locomotori: il rischio è che una attività come quella possa essere facilmente migrata altrove.

Con questa tendenza il sito di Vado, che ora vive il più classico dei percorsi all’insegna degli ammortizzatori sociali, la cassa integrazione ordinaria, si avvierebbe ad un declino evidente con impatti sull’occupazione drammatici.