So che mi state ascoltando, avverto la vostra presenza. So che avete paura di noi, paura di cambiare. Io non conosco il futuro, non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire, sono venuto a dirvi come comincerà”: non è un discorso di un comizio politico ma un passaggio del film Matrix con il quale si chiude il primo dei tre film, ma tant’è sembra che le dichiarazioni dei nostri amministratori di Savona, a valle della scorsa settimana, fossero di questo tenore.

Inaugurazioni di palazzetti sportivi vari, spiagge dorate restituite alla città ed infine un centro culturale in piena area Darsena, la nuova zona “In” di Savona. La percezione era quella di assistere alla conclusione di un processo gestito e dominato in tutte le sue fasi ma forse non è del tutto così.

Ad esempio la realizzazione del Palatrincee, ex pista di pattinaggio aperta a tutti, che dall’avvio dei lavori di copertura, durati ben oltre i tempi previsti con diverse varianti che ne hanno incrementato il costo, ha restituito alla città una pista di pattinaggio ad uso esclusivo della SMS Generale, storica società di mutuo soccorso savonese, tramite la quale ora è necessario e indispensabile passare per poter pattinare a Villapiana. Certamente la struttura può dare in prospettiva valore aggiunto, ma perché non ampliare l’accesso in modi e forme che consentano anche un uso libero e senza necessariamente pagare. img

 

Sul lungomare di via Nizza ora, tramite i lavori eseguiti dall’Autorità Portuale, è stato restituito alla città un tratto di litorale fra i più estesi delle nostre zone per restituirlo ai cittadini, e forse alle Associazioni dei Bagni marini, bene, anzi male perché in Liguria per fare il bagno d’estate si paga ovunque e pure salato. Ma come si inquadra questo disegno con la prossima realizzazione della piattaforma multipurpose di Vado e la smania urbanistica che tratteggia l’operato della Giunta savonese? Il rischio “palazzoni” su via Nizza è reale, tanto quanto la piattaforma ed allora la vocazione turistica di cui Savona si vorrebbe fare portatore non sta più in piedi ma assume la forma di una miriade di case e palazzi fin quasi sul mare o sopra di esso. Una cattedrale nel deserto, senza occupazione, con pochi o nessun insediamento produttivo e una centrale a carbone a cui finalmente stanno togliendo la maschera. Un idea di sviluppo pubblicizzata in contrasto con quella applicata. Incoerente.

Hanno inaugurato le Officine Solimano, un’idea eccellente di accentratore culturale dove musica, cinema e teatro si ritrovano: va’ detto che l’input al recupero di questa area l’aveva dato a suo tempo la giunta Ruggeri ed ora, la strada per recuperarla e molti dei finanziamenti necessari li hanno ottenuti direttamente le società che la occuperanno come i Cattivi Maestri: i meriti devono essere sottolineati e non sfruttati.

 

In Darsena ora abbiamo un’area rivalutata rispetto ai tempi del brigantino, che ricordo quale zona inavvicinabile dai tratti racchiusi in una canzone di De Andrè per le zone ed i caratteristi che ci vivevano. Ora tutto è cambiato, ma in meglio? Da un lato si, dall’altro diciamolo, il Crescent è proprio brutto, non è quello che doveva essere, idem per le volumetrie ed ora ci tocca discutere e chiedere che il Crescent 2 non venga realizzato. Peraltro il rischio è che lo facciano pure ancora più brutto!

Si prospetta quindi l’ennesima idea progettuale e innovativa (…che noia…) di ampliare ulteriormente tramite variante l’area tra il Crescent e le zone antistanti con il cosiddetto Crescent2 che, a dispetto della previsione iniziale di insediamento turistico ricettivo, il costruttore spinge perché sia del tutto residenziale ed il Comune, come spesso accade,  è prossimo ad accettare i voleri dell’imprenditore privato.

In tutta questa enorme area cementificata  abbiamo però un po’ di verde, dunque non c’è da lamentarsi oltremodo come siamo soliti noi savonesi…gli alberi chiedono pietà, non c’è terra, qualcuno li abbatta stanno soffrendo…