“Caro CO.RE.CO ti scrivo, così mi distraggo un po’…”, a ripensare al testo volontariamente storpiato del compianto cantautore bolognese Lucio Dalla, in una delle sue migliori canzoni, viene nostalgia.

Ma a ripensare al CO.RE.CO, di questi tempi, ne viene altrettanta. Solo per ricordare ai più giovani o a chi non ne conosceva le funzioni, una brevissima cronistoria dell’Ente regionale al quale erano attribuite funzioni di controllo sugli atti delle province, dei comuni e degli altri enti locali.

Previsto dalla Costituzione fin dagli albori dello Stato repubblicano, all’articolo 130, fu istituito con legge n. 62 del 1953 e reso operativo nel 1971 in concomitanza con l’attuazione dell’ordinamento regionale.

Il CO.RE.CO (Comitato Regionale di Controllo) nelle sue funzioni esercitava sia il controllo di legittimità sugli atti delle provincie, dei comuni e degli altri enti locali sia, in casi disciplinati dalla legge, anche il controllo di merito, nella forma di richiesta motivata agli enti deliberanti di riesaminare la loro deliberazione.

In sostanza aveva anche il compito di annullare atti illegittimi ed intervenire nel merito su atti quali i bilanci degli enti locali vincolando i consigli a riesaminare la deliberazione che, per divenire esecutiva, doveva essere confermata dal consiglio, provinciale o comunale, a maggioranza assoluta assumendosene la responsabilità politica, sconosciuta a molti amministratori.

Era costituito con un mix di figure competenti in materia di diritto amministrativo nominate dalla Regione, dalla Prefettura e dal Tribunale Amministrativo Regionale.

Perché se ne parla al passato? Perché con la riforma del Titolo V della Costituzione, nel 2001, fu abolito l’articolo 130 e di fatto eliminato l’obbligo di avere un Ente amministrativo “controllore”; pur aprendosi un ampio dibattito sulla possibilità o meno di mantenere in funzione il CO.RE.CO, tutte le Regioni se ne privarono.

Le funzioni di un ente come il CO.RE.CO sono quanto mai di attualità, anche a Savona, dove pare che l’intervento della Corte dei Conti sugli sprechi e le inefficienze nella gestione dei rapporti con la società comunale ATA, tramite la sua relazione,  abbia compiuto un atto di “lesa maestà” verso l’amministrazione Berruti che si trincera dietro una banalizzazione del problema per “meri errori tecnici”.

Purtroppo al contrario la gravità del fatto non è sufficientemente compresa dai nostri amministratori e forse, con superficialità e poca attenzione agli aspetti giuridici di quanto contestato, non comprendono quali danni alla cittadinanza siano prossimi ad essere palesati e che tali ricadranno sulla stessa cittadinanza quali conseguenze dirette di un irregolare operato amministrativo.

Il vuoto lasciato da questo Ente probabilmente nel contesto attuale non verrà colmato, sicuramente dal punto di vista amministrativo, ma dal punto di vista funzionale è lecito domandarsi se forse con un livello di controllo più vicino all’operato degli enti locali si possa efficientare l’apparato amministrativo al fine, ultimo e primo per importanza, di evitare sprechi o cattiva gestione.

L’amministrazione comunale savonese sta accumulando da anni un debito pro-capite fra i più alti d’Italia, stando a fonti quali il Sole 24 Ore, e non vi sono state tracce di inversioni di tendenza. La classica “goccia che fa traboccare il vaso” dovrebbe essere proprio la relazione della Corte dei Conti che fornisce indirettamente l’invito ad un serio ripensamento di cosa significhi amministrare per il bene comune nel rispetto delle leggi e dei regolamenti.