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Sostegno alle famiglie nel percorso di crescita dei figli.

Sostegno alle famiglie nel percorso di crescita dei figli.

L’Italia è un paese particolare, bellissimo ma ricco di contraddizioni. Una che mi ha sempre colpito è la difficoltà nel ricevere un aiuto concreto per quelle famiglie che devono  crescere figli, dal principio e poi nel percorso di sviluppo scolastico, per non parlare della fiscalità che spesso e volentieri non è particolarmente favorevole per genitori con figli.

Un amministrazione comunale non può certo intervenire direttamente su temi governati a livello nazionale, ma può prevedere reali percorsi di sostegno ai ragazzi e quindi alle loro famiglie, dal periodo del nido di infanzia fino all’università, passando per le scuola dell’obbligo e gli istituti superiori.
Ho esperienza diretta come genitore di figli in piena età scolastica e nel programma del Patto per Savona sono felice che trovi posto una visione graduale dove per ogni età devono essere introdotti e disponibili aiuti alle famiglia, non solo di carattere economico, ma organizzativo, logistico, nella disponibilità di posti e collaborazione con le realtà associative del territorio per sport e tempo libero, per fornire ai ragazzi dai 3 anni fino all’università un insieme di opportunità per loro e aiuti ai genitori.
Un sistema che chi ha governato la città di Savona in questi 5 anni ha completamente
abbandonato delegandolo a qualche iniziative sporadica, grazie più all’interesse di gruppi di genitori che si sono adoperati e hanno fatto squadra per questo.
Fra le mie priorità sicuramente c’è l’attenzione che meritano le generazioni future e le famiglie che si occupano di loro troppo spesso lasciate sole alle loro forze, ancor più durante questo ormai lungo periodo di pandemia che speriamo stia volgendo al termine.

Campus universitario di Savona: opportunità per creare occupazione

Campus universitario di Savona: opportunità per creare occupazione

Il campus universitario di Savona non è solo luogo di studio per i giovani, ma può e deve essere attrattore di imprese innovative, orientate a cogliere le sfide del futuro.

Per arrivare a questo, migliorando e integrando quanto già fino ad oggi è stato fatto, servono alcune azioni che la politica comunale dovrà attuare.

Innanzitutto un accordo di programma tra Comune e Università per co-definire gli obiettivi e l’integrazioni delle attività universitarie nella nostra città, estendosi anche alle scuole superiori di Savona.
Dovrà poi essere rivisto il ruolo del Comune per tornare ad essere protagonista nelle politiche del lavoro che coinvolgono il campus come soggetto promotore di aziende che si vogliono insediare sul territorio savonese, partendo proprio da esperienze universitarie: aziende giovani, innovative che hanno e possono dare prospettive di crescita.
Il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) metterà in circolo centinaia di milioni di Euro per sviluppi verso la digitalizzazione, l’innovazione, la green economy, la mobilità sostenibile, tutti filoni che a Savona si possono già vedere: tocca alla politica locale dare sostanza alle idee perchè si tramutino in posti di lavoro per i nostri giovani.

Ed infine dovranno essere individuati nuovi spazi per l’insediamento delle imprese connesse alle attività del Campus, in Legino, e nelle aree limitrofe, e spazi per gli studenti che debbano cercare alloggi universitari, oltre che servizi legati alla loro permanenza nella città.
Queste iniziative, avviate in accordo con l’Università, possono contribuire realmente ad attrarre studenti cui offrire servizi adeguati, che possano poi scegliere Savona come città in cui avviare le loro esperienze professionali creando valore aggiunto al nostro sistema economico e vera occupazione, divenendo anche i savonesi del futuro.

Parco Urbano Madonna degli Angeli, outdoor e prevenzione al dissesto idrogeologico chiavi per il nostro entroterra comunale.

Parco Urbano Madonna degli Angeli, outdoor e prevenzione al dissesto idrogeologico chiavi per il nostro entroterra comunale.

La proposta del nostro candidato Sindaco Marco Russo, di realizzare sull’area della chiesa di Madonna degli Angeli, seguita con passione dall’Associazione GPN2010-ODV, un parco urbano, non solo è utile per tutelare la zona da qualunque mira diversa dalla salvaguardia del territorio, ma porta alla ribalta diverse questioni.

La prima, il fallimento di chi ha governato Savona in questi 5 anni perché proprio su quell’area era a disposizione un bando di regione Liguria, peraltro governata dalla stessa parte politica, tale da indirizzare già la strada per accedere a fondi del piano di sviluppo rurale, nella fattispecie la misura del “PSR 8.2.8.3.1. M08.03 – Prevenzione dei danni cagionati alle foreste da incendi boschivi” con cui il Comune poteva disporre di quasi 400 mila completamente coperti dal fondo regionale, utili primariamente alla prevenzione incendi e indirettamente al contrasto contro il dissesto idrogeologico. Ebbene questa opportunità è stata abbandonata e l’area non ha potuto beneficiare di un intervento a costo zero per le casse comunali con un progetto già pronto Dimostrazione di quanto sia utile una task force dedicata alla gestione dei bandi in generale e quanto sia inutile pensare di avere alla guida dell’amministrazione savonese la stessa parte politica che guida la regione.

Il secondo aspetto è la valorizzazione del nostro primo entroterra, dalle zone della Madonna del Monte al Naso di Gatto, passando per la Conca Verde, dove tanto stanno facendo gli appassionati di downhill della “Koncaverde”, al Santuario, un’area enorme ricca di natura che può diventare facilmente una opportunità economica per sviluppare sport, outdoor, escursionismo leggero connettendo i numerosi punti di interesse e creando una vera e propria rete a disposizione dei savonesi e dei turisti. Sviluppando e promuovendo anche formule di accoglienza ed eventi sportivi ci sono le potenzialità per trarre benefici collettivi oltre che per migliorare la prevenzione sul territorio per problemi di carattere idrogeologico.

Questo è un tema dirimente, il contrasto al dissesto idrogeologico passa attraverso la valorizzazione del territorio, quindi l’esatto opposto dell’abbandono e dell’incuria, che possiamo ottenere mettendo in campo iniziative per raggiungere questi obiettivi.

Patto Per Savona, opportunità per la città, mia priorità ricerca e gestione fondi.

Patto Per Savona, opportunità per la città, mia priorità ricerca e gestione fondi.

Come già in passato ho detto, sposo e partecipo al progetto di Marco Russo e del Patto Per Savona, lista civica che a breve sarà presentata con tante persone in gamba, con esperienze diverse e variegate che danno un valore aggiunto ai tanti progetti che Marco sta proponendo in questi giorni in risposta ai problemi della città, progetti nati da un lungo percorso di incontri negli ultimi anni. Sono felice di poter dare il mio contributo portando la mia esperienza di persona e lavoratore e poi di chi ha avuto l’opportunità di sedere nei banchi del consiglio regionale dove ho partecipato e seguito attivamente alle tante tematiche del territorio e di Savona.

Fra i progetti che abbiamo uno in particolare mi sta a cuore, per dare gambe proprio alle numerose idee, perché per realizzarle servono risorse economiche e questo nessuno lo mette in dubbio.

Un modello di governance per cercare fondi europei, nazionali, regionali e non solo, attraverso la partecipazione a bandi che mettano a disposizione quelle risorse necessarie per realizzare i tanti progetti di sviluppo per la nostra città.

Una proposta che vede 3 diversi livelli di intervento: innanzitutto la creazione di un sistema partecipativo strutturale che metta a fattor comune, oltre alla politica, le rappresenze del mondo scolastico, universitario, sportivo, economico e non solo, al fine di disporre di una ampia visione delle esigenze e anche delle opportunità. Poi un livello di intervento nella parte amministrativa che investa sul personale al fine di creare una task force, un ufficio fondi specializzato e, compatibilmente con le risorse economiche e il piano di fabbisogno del personale, l’inserimento e la collaborazione con professionisti “europrogettisti” anche in sinergia con il mondo universitario. Ed infine una maggiore responsabilizzazione della parte politica a partire sia della Giunta che del Consiglio comunale.

Credo che un intervento così strutturato vada avviato nei primi 100 giorni di governo della città per poi raccogliere risultati importanti nei successivi anni portando contributi economici a Savona per investire su più fronti. E farla crescere come merita.

Diario di un Covid-19 normale.

Diario di un Covid-19 normale.

Con l’esito dell’ultimo tampone ho ricevuto il pedigree che attesta la non presenza del virus che, ai primi di Marzo, si era affacciato per poi essere attestata con tampone dell’ASL la positività al virus SARS-CoV-2 ed avviare la quarantena.
Devo dire che se non esistesse potrei raccontare di una fastidiosa e lunga influenza con una serie di sintomi tipici del Covid ma contenuti, un paio di giorni di febbre, un po di tosse (poca) molta molta stanchezza e gusto e olfatto spariti, tutt’ora scarsamente funzionanti. Ricordo che nel ‘96 a militare ci fecero il classico vaccino che si usava a inizio “naja” attraverso il quale non ho mai avuto influenze fino al 2021….  nessuno sapeva chi era il produttore e non c’era dibattito. Quella volta in una caserma di 700 ragazzi almeno 400 con la febbre post vaccino a 40. Ero stato decisamente peggio.

Alcune riflessioni ho avuto il tempo di farle e provo a elencarle in ordine sparso.

La presa in carico di chi ha il Covid-19 sul territorio è identica a Marzo 2020. Ci sono 2 modalità ON/OFF. O stai male male e chiami soccorso e allora si parte con il ricovero altrimenti attendi in casa chiamando i centralini ASL per fare il primo tampone, poi il secondo di controllo e poi cerchi di capire se puoi uscire tu o i tuoi familiari, in mezzo poco o niente quanto un monitoraggio regolare sui sintomi, non pervenuto. Mi domando se ci fosse più potenza di fuoco, ovvero se non fosse stato smantellato il servizio sanitario, avremmo forse avuto un controllo sul territorio più accurato e una presa in carico a prescindere migliore che potrebbe intercettare evoluzioni peggiori e prevenirle prima che tali richiedano il ricovero.

Alcuni pongono la domanda “da chi lo hai preso” come se qualcuno volontariamente avesse sparato a bruciapelo un colpo di saliva nell’occhio. Non lo so. Per non prendersi un virus bisognerebbe stare chiusi in un bunker da soli con un sistema di approvvigionamento sterile dei beni di prima necessità, qualunque altra opzione apre a questioni meramente “probabilistiche” con anche tutte le precauzioni del caso. Mi pare che si tenda a una caccia all’untore a prescindere.

lockdown is for babies, 3 settimane di quarantena in appartamento is for men“, nel mio caso ho fatto anche un tampone che ha fatto cilecca e quindi si sono allungati i tempi. Mi viene in mente quando nel lockdown 2020 c’erano le faide tra quelli che a norma di DPCM scendevano a fare nei pressi di casa attività sportiva e quelli che non lo tolleravano (e magari avevano case con bei grandi giardini…). Era allora ed è tutt’ora nei casi non gravi il trionfo dei pigri.

Curioso come si stia creando una corrente di talebani al contrario per i quali se ti ammali è perché sicuramente hai sbagliato tu o non hai seguito le regole (“te la sei cercata”): come un tempo chi contraeva l’HIV era necessariamente un omosessuale drogato. Questi sono pericolosi tanto quanto quelli che ignorano ogni regola perché se i secondi sono irresponsabili, i primi sono quelli che se gli dai potere poi godono nell’esercitarlo senza senso, forse sono gli stessi che controllano dalla finestra chi esce e mette la mascherina;

L’alto livello di contagio è indubbio, però dal punto di vista percentuale, benché i numeri siano alti,  evidenzia che sintomi gravi sono per una fetta molto contenuta sulla massa dei positivi.

Rapport tra positivi e ospedalizzati positivi (quindi con sintomi più gravi), aggiornato al 23 Marzo:

Il dato percentuale (non l’assoluto) al 5,7% per il 23 Marzo è importante perché a mio avviso la questione è il dimensionamento e quindi la capacità di gestione dei malati nei sistemi sanitari dei paesi ricchi (come il nostro). Con il passare del tempo non sono state prese reali contromisure di potenziamento dell’assistenza sul territorio e della forza lavoro ospedaliera, chiaramente se i numeri assoluti crescono si può arrivare a troppi casi di ricovero difficile da gestire, ma il valore percentuale indica che la patologia crea problemi più seri per circa il 5,7% delle persone. Non voglio né sottodimensionare il problema né tantomeno fare un ragionamento semplicistico, valuto solamente la casistica e come viene gestita sulla percentuale degli affetti con complicanze che richiedono il ricovero.

È probabile che il virus circoli anche fra i giovani e i bambini che fortunatamente non hanno sintomi o sintomi lievissimi. E probabilmente il contagio arriva in casa ma il tema rimane e non può che essere proteggere i soggetti “deboli”, in primis con opportune azioni adottate dai soggetti “non deboli”. Le misure di contenimento vanno rivolte soprattutto alle fasce deboli o con patologie mentre deve essere possibile maggiore elasticità alle altre tipologie di soggetti anche per ragioni di lavoro, di tutti i lavori.

Questo potrebbe essere un dibattito già visto in tante occasioni, ovvero tra “salute e lavoro”; nella nostra storia sono tanti i casi di lavoro che ha causato danni alla salute, esempi attuali potrebbero essere l’Ilva di Taranto, oppure le centrali a carbone come a livello locale fu la questione Tirreno Power di Vado Ligure, e tanti altri. Il delicato rapporto tra questi 2 pilastri della nostra stessa Costituzione si ripropone nella gestione della pandemia, in modo molto più ampio.

Le scuole devono essere aperte, devono andare avanti. La didattica a distanza va bene a piccole dosi ma obiettivamente oltre a togliere un valore inestimabile per i ragazzi e i bambini, la socialità, evidenzia tanti (troppi) che si perdono per strada per i più svariati motivi.

Vaccinarsi senza se e senza ma. Personalmente non ho timori di sorta, tantomeno fretta visto che sono fresco di guarigione, e ritengo sia innanzitutto a proprio vantaggio, quindi ben venga quando arriverà il mio turno. Non c’è spazio in una pandemia per i novax ideologici, se non ci sono patologie di sorta accertate che rendano pericolosa la somministrazione. Ho comunque alcuni dubbi generali. Non credo ad esempio che a settembre sia possibile arrivare all’80% di copertura nel nostro paese. Non tanto per incapacità organizzative, ma più che altro perché non c’è alcun controllo nell’approvvigionamento della materia prima, il vaccino. La più grande pandemia moderna è combattuta con dei vaccini creati da aziende private con le quali gli stati fanno dei contratti: se ci pensiamo direi che hanno un bel potere contrattuale, le aziende.
Non è chiaro poi se ogni anno dovrà essere rifatto, come il vaccino influenzale stagionale. Mi chiedo inoltre se la vaccinazione non verrà perseguita a livello globale, la cosiddetta immunità di gregge complessiva non potrà esserci quindi la circolazione nel mondo rimarrà ancora sottesa a diverse limitazioni.

In Liguria la gestione dei vaccini è fra le peggiori ma soprattutto pare disordinata. Per non parlare delle file apparentemente privilegiate che intere categorie stanno avanzando, alcune francamente imbarazzanti. Voglio però essere ottimista auspicando che sia data precedenza senza troppi giri di parole agli anziani e mi aspetto che si possa ripartire per il periodo estivo a una sorta di normalità.

Purtroppo, questa vicenda, al netto dell’impatto sulle persone e sulla salute che è stato oggettivamente pesante per molte, sta marcando gli aspetti peggiori delle comunità perché porta all’isolamento, alla cultura del sospetto e un po’ di egoismo latente. Vorrei però che non fosse dimenticato di porre al centro delle politiche di ogni livello il potenziamento ed il miglioramento del servizio sanitario come anche la ricerca: uno degli insegnamenti di questa pandemia per gli stati moderni è questo, per il nostro paese anche il modello organizzativo con la sanità regionalizzata che ha mostrato evidenti disparità di trattamento e gestione incompatibili con lo spirito di uno stato nazionale che dovrebbe essere unico.

Riflessioni sulle elezioni amministrative di Savona 2021.

Riflessioni sulle elezioni amministrative di Savona 2021.

La proroga delle elezioni amministrative ricorda per certi versi lo scenario vissuto nelle scorse elezioni regionali. Ci sono alcuni vantaggi e alcuni svantaggi.

Per i primi chi non ha ancora elaborato proposte, idee e strategie ci sarà più tempo, per i secondi è proprio averli già elaborati e il trascorrere del tempo a logorarsi nell’attesa. Personalmente ritengo credibile la proposta del Patto per Savona, ma soprattutto credibile come collante civico di una ampia area di persone e di forze politiche: questo in realtà è il vero elemento su cui lavorare perché ci sia una coalizione che comprenda tutte le forze civiche e politiche accomunate da una visione dove si riconoscono in diversi temi chiave, non solo per essere “contro” quelli di adesso o di prima, ma per essere proattiva per la comunità di Savona e dei savonesi.

Nel tempo ho letto e leggo critiche alle proposte del Patto, per alcuni ritenute poco chiare o critiche sulle persone che vi hanno aderito e provengono da esperienze pregresse, vorrei fare alcune considerazioni su questo.

Spesso chi si interessa di politica sostiene la tesi che ci debba essere un indirizzo, una direzione in cui tracciare poi la proposta politica vera propria, tale mi sembra che sia l’approccio del Patto. Non credo bastino le semplici liste della spesa, chiunque può vedere cosa non va in città e dire che si deve cambiare. Se dovessi sostenere che la città è sporca e va pulita, direi di avere centrato un punto del programma con facilità. Ma come arrivo a questo obiettivo? Quali azioni vanno introdotte? Come si deve organizzare il sistema nel suo complesso? È il modo con cui si vuole intervenire che fa la differenza.

Ho letto attraverso i media che secondo alcuni le proposte del Patto non ci sono o non sono puntuali. Premesso che ritengo ce ne siano, alcune puntuali altre correttamente applicabili nel momento in cui si possono disporre di tutte le informazioni, devo anche dire che nel panorama politico locale, lo scrivo garbatamente, non vedo molte proposte concrete all’orizzonte, a parte alcuni NO o SI a prescindere essenziali per dare risposte verso il proprio elettorato di riferimento. In sostanza mi pare che al Patto si voglia pregiudizialmente criticare l’assenza di proposte quando le stesse non arrivano da chi muove queste osservazioni: parrebbe più un modo per muovere critiche a prescindere, un po’ approccio savonese.

Leggo inoltre di osservazioni perché alcuni aderenti che hanno fatto esperienze politiche pregresse seguono o sostengono il Patto. Esperienze in alcuni casi negative, a livello amministrativo, non a caso bocciate dagli elettori. Allora qui dobbiamo capire cosa si intende, perché o per qualcuno vanno tolti i diritti civili a chi ha avuto o fatto esperienza politica pregressa, e allora lo dichiari pubblicamente e vediamo l’esito oppure deduco che ragioni per “opportunità”. Posso condividere l’osservazione solo se l’opportunità si valuta eventualmente nel tipo di ruolo o incarico che mai in futuro dovesse venire, se mai dovesse esserci un futuro. Fintanto che come qualunque cittadino si partecipa ad un progetto dove si propone e si discute, sfido chiunque a muovere questioni. Peraltro, spiace rilevare che pur avendo pubblicato l’elenco di chi collabora con il Patto, potrei dire un centinaio di persone, per alcuni il tema siano 4 o 5 persone.

Io auspico e invito le forze politiche di area a intensificare il confronto fra loro e il Patto per Savona sui temi, sulle proposte cogliendo questo tempo per dare una proposta collettiva di ripartenza per la nostra città che sappia essere anche puntuale ma non si limiti ad una lista della spesa, io credo debba esserci a monte un’idea di sviluppo e la voglia di mettersi in gioco.

Sfruttamento minerario di titanio nel parco Beigua.

Sfruttamento minerario di titanio nel parco Beigua.

Come noto con il decreto 1211-2021 Regione Liguria ha autorizzato le attività di esplorazione e ricerca di minerali, in particolar modo il titanio, nelle aree che da molti anni sono oggetto di interesse della CET, la Compagnia Europea per il Titanio.
Ricordo bene che già nel 2015 ci trovavamo in una situazione simile, con allora un procedimento di VIA in corso al quale partecipai direttamente depositando delle osservazioni volte a scongiurare questa ipotesi. Tale fu anche l’interesse dei comuni come quelli di Urbe e Sassello che le varie associazioni ambientaliste che l’ipotesi allora sembrava fosse tramontata definitivamente. Purtroppo così non è stato e nuovamente si riapre questa scelta, con l’aggravante che in questo caso non si è passati per una procedura di Valutazione di Impatto ambientale, complice anche il fatto che nella scorsa legislatura la giunta Toti ha di fatto abrogato la legge regionale che disciplinava la VIA regionale creando guarda caso le condizioni per questo genere di atti: nulla è mai casuale se si seguono le vicende sia politiche che amministrative.
Ad una lettura attenta del decreto, che è pubblico, ci sono diversi punti non chiari, uno fra tutti è l’area che si vorrebbe autorizzare, confrontando infatti il testo nella parte del “considerato che si riporta che la richiesta insiste su 458 ha di cui 229 ricadenti in area parco e di questi 46 sono in area protetta ZSC:

Nella parte di decreto vero e proprio però si autorizza per 229 ettari, e non per i soli 183 al di fuori sia della zona parco che della zona ZSC.


Ben fanno ad avviare un ricorso su questo provvedimento perché non è solo, da un punto di vista politico, sbagliato ma anche da un punto di vista amministrativo manifesta alcuni limiti.
E non posso fare a meno di pensare alla vicenda dell’ingresso del comune di Urbe nel Parco del Beigua, vicenda per la quale avevo presentato un emendamento al piano regionale che disciplina i parchi e i confini, richiesta bocciata senza alcuna ragione tecnica: non vi erano osservazioni da nessun ufficio tecnico, dai comuni e dall’ente parco che non fossero a favore di questa scelta. Scelta che vedeva contraria la parte politica regionale senza apparenti motivazioni. Benchè la richiesta di ingresso nel parco comprendeva un’area contenuta del comune di Urbe, per un 2% circa della superficie ed in particolare nei pressi del passo del Faiallo, si era creato un dibattito tale che non era allora comprensibile la ragione di questa avversione. Non era comprensibile allora, ma se invece fosse legata ad avere più libertà nel concedere in un prossimo futuro la possibilità di una miniera di titanio nei pressi del parco?
Credo sia una scelta sbagliata e spero che tutti gli attori che hanno gli strumenti per intervenire e fermare questa ipotesi si attivino in tutte le sedi.

Draghi Vs Conte

Draghi Vs Conte

La crisi di governo non è inspiegabile, al netto della miccia che è stata accesa da Italia Viva, da tempo era evidente il fermentare di spinte variegate per dare una spallata alle attuali forze di governo.
Peraltro facendo un passo indietro, a valle delle elezioni politiche 2018, già si era palesato non esserci una maggioranza netta e solo grazie alle scelte dei partiti, Lega, M5S, e poi PD, si sono create delle condizioni parlamentari perché ci fosse un governo, al netto che per i rispettivi elettorati e gli stessi partiti, siano state impreviste o comunque dettate dal timore di ritornare alle urne, complice una legge elettorale poco funzionale.
Questo già di per sé era un campanello di allarme sulla qualità della proposta politica ma soprattutto sulla capacità di governare con un indirizzo chiaro.
La crisi pandemica, dal punto di vista politico, ha di fatto acuito questo scenario mostrando la difficoltà oggettiva di rappresentare una maggioranza chiara con un altrettanto indirizzo politico. Non condivido la tesi per cui se le regioni sono per gran parte di orientamento di centro destra, necessariamente il paese sia orientato in quella direzione, ne tantomeno che si dovesse votare anticipatamente, avremmo altrimenti una sola votazione nazionale mentre invece ci sono più livelli e possono normalmente esserci differenti maggioranze, tra comuni, regioni e stato. A mio avviso tutto ruota sulla effettiva e iniziale assenza di una maggioranza chiara in sede parlamentare che si era creata in modo artificiale con scelte oggetto di profondo dibattito, acuite ora dall’emergenza sanitaria e dalle scelte che nell’arco di quest’anno dovranno essere intraprese anche e soprattutto in campo economico.
È evidente che per passaggi così sensibili il coperchio, già in equilibrio precario, saltasse: non è Renzi il punto; ha fatto da semplice detonatore di pulsioni e pressioni interne ed esterne. Interne alla politica, presumibilmente dalle stesse forze politiche di centro destra, esterne, da molteplici categorie, gruppi economici o “think tank” di ogni genere.

La scelta del Presidente della Repubblica, dalle dichiarazioni, la trovo ragionata con alcuni limiti di tipo politico. Condivido che le elezioni anticipate, in questi mesi, vadano a contrapporsi con le priorità di gestione emergenza sanitaria. Non condivido però che sia un governo tecnico a sancire come indirizzare il più importante piano di investimenti economici del dopoguerra ad oggi. Perché questo è un indirizzo politico, dovrebbe essere una rappresentazione delle istanze degli elettori per come vorrebbero sia disegnata l’Italia del futuro.
Per questo spero si valuti lo spiraglio di sciogliere le camere sul limite del semestre bianco di Mattarella, traguardando quindi Giugno come periodo perchè successivamente non si potrebbe fino a nuovo Presidente della Repubblica, andando quindi al 2022. Abbiamo già visto come il periodo estivo abbia minore diffusione del contagio, e potrebbe essere il momento adatto per i tempi canonici di una campagna elettorale e le varie prassi di avvio nuova legislatura.
Cosa dovrebbe fare un eventuale governo tecnico nei mesi da Febbraio a Giugno, quindi un governo a tempo determinato?
Gestire sicuramente l’emergenza sanitaria e il piano vaccini. Tenere aperto il dialogo con l’Unione Europea per tutti i fondi di cui si discute, circoscrivendo gli accordi per avere un indirizzo su come il paese intende investirli ma trattare perché siano raffinati e ratificati da Settembre in poi, con un governo politico nuovo e soprattutto un nuovo parlamento.
Mettere in sicurezza alcune questioni di impatto sociale rilevante, tra cui i vari ristori e il blocco dei licenziamenti per tutto il 2021 con il contestuale finanziamento delle varie forme di cassa integrazione. E fare una legge elettorale, coerente con la riduzione dei parlamentari, possibilmente che consenta maggiore stabilità.

In sintesi credo si debba andare al voto e si possa fare durante questa estate prendendo atto che questo parlamento non esprime una maggioranza. E credo che i partiti abbiamo mostrato ancora una volta l’incapacità di superare i momenti più difficili o forse il coraggio di fare scelte perdendo consenso, scelte che guardino al bene comune e non alle proiezioni dei sondaggi.


In ultimo ringrazio il Presidente Conte, io credo abbia fatto del suo meglio in condizioni francamente proibitive per chiunque, con serietà e impegno.

Centro ictus a Savona

Centro ictus a Savona

Tutte le iniziative per attivare in via definitiva un centro ictus a Savona sono utili.
Nello specifico stiamo parlando di una “stroke unit di primo livello”, questione che avevo posto all’attenzione del consiglio regionale già a inizio del 2016 con una interrogazione, prima, e con una mozione nella metà dello stesso anno approvata all’unanimità a parte di tutto il consiglio, funzione prevista per qualunque ospedale DEA di primo livello, come l’ospedale di Savona è inquadrato.

Non mi consola vedere che siamo ancora fermi, peraltro in più momenti successivi era stata sollecitata l’attivazione formale; la raccolta firme idem già svolta, ricordo che il comitato che segue questa vicenda anni addietro l’aveva portata “fisicamente” in via Fieschi. A onor del vero va detto che una parte di attività viene svolta con la massima professionalità anche se non è formalmente configurato e riconosciuto come centro ictus e manchino alcuni elementi per essere effettivamente inquadrato come prevedono gli standard ministeriali. Purtroppo chi allora ricopriva il ruolo di commissario straordinario presso ASL2, successivamente trasferitosi, non aveva mai nascosto una certa diffidenza nell’adottare formalmente il mandato politico trasformandolo in un atto amministrativo della stessa azienda sanitaria. E su questo rimpallo c’è stata un evidente latenza da chi allora guidava politicamente la sanità regionale, senza di fatto andare a chiudere il cerchio. Prima della conclusione del mio mandato avevo però sondato una diversa e nuova percezione con maggiori aperture da parte di chi oggi ricopre il ruolo di commissario straordinario presso ASL per affrontare con spirito più collaborativo la definitiva formalizzazione del centro ictus.
Ora, oltre al dibattito in consiglio regionale sarebbe utile a mio avviso veicolare questo tema anche nelle sedi di confronto tra l’azienda sanitaria e i comuni del territorio attraverso la conferenza dei sindaci, il cui comune capofila è Savona, sollecitando i consigli comunali ad attivarsi verso i rispettivi sindaci perché si affronti e si dia attuazione a quanto da anni è rimasto un impegno preso ma mai adottato. Parallelamente andrebbe definitivamente chiarito che tipologia di stroke unit si vuole disporre a Savona, ovvero una di primo livello dovuta ad un ospedale DEA di primo livello, o una stroke unit di secondo livello, prevista e presente se non è cambiato nulla negli ultimi mesi, negli ospedali DEA di secondo livello, come Pietra Ligure.
Questo per essere coerenti mettendo a fattor comune e in equilibrio le esigenze sanitarie locali e una pianificazione regionale coerente con esse.

Savona e il campo nomadi.

Savona e il campo nomadi.

Il campo nomadi di Savona ha una storia lunga come le più longeve serie di successo, peccato che non raccolga lo stesso entusiasmo, salvo i momenti pre elettorali.

E’ da anni che se ne discute, ricordo quando erano di fronte al Priamar, per poi arrivare all’attuale collocazione nel parcheggio della Fontanassa, parcheggio che è nato chiaramente allo scopo di essere a servizio del campo di atletica.
Quindi è oggettivamente indiscutibile che non sia un luogo adatto per un camping “diversamente in regola”. La recente discussione in consiglio comunale ha visto un corto circuito fra le forze di maggioranza di chi governa la città nella capacità di prendere una decisione chiara e condivisa, di cui a me personalmente interessa poco per questo aspetto, più di tipo politico.
Mi preme sottolineare che rimane un’altra questione lasciata purtroppo sottotraccia: la volontà delle persone ad abbandonare quell’area.
E’ evidente sia una anomalia, è altrettanto evidente che siano persone che hanno una cultura differente, in generale molti di noi amano il camping nelle vacanze ma certamente non ci vivono normalmente.
Invece qui si sono insediati in forma irregolare ma per scelta. Perché gli strumenti al fine di inserire molte di queste famiglie in alloggi popolari esistono da anni, spesso e volentieri ne hanno pieno diritto in quanto cittadini residenti, ma non è ciò che vogliono.
Giusto quindi dare spazio e contesto adeguato al campo di atletica, che peraltro grazie al lavoro del CUS Savona sta salendo agli onori delle cronache sportive nazionali, ma obiettivamente una comunità non dovrebbe decidere le sorti di altre persone con emendamenti, mozioni e quant’altro, senza che sia stato avviato un vero dialogo di confronto per capire realmente come accompagnare ad altre soluzioni le persone direttamente coinvolte.
Sia che si parli di maggioranza che di opposizione, sono temi sensibili che andrebbero affrontati nel tempo e con proposte concrete da parte di tutti, così come avvenuto mi pare poco serio e, vestita come la si vuole, rimane di fatto uno sgombero a colpi di atti di consiglio comunale, magari più gentile, ma pur
sempre tale è.